
Nell’esilarante commedia di Jason Reitman, George Clooney è un cinico tagliatore di teste alle prese con la crisi globale e le sfide dell’universo femminile
di Stefania Onofrillo
stefania.onofrillo@libero.it
Una commedia capace di farci riflettere, ma anche di farci ridere. Una storia d’amore divertente e travolgente, ma anche una tragedia carica delle tensioni e dei drammi generati dalla crisi economica globale. Con Tra le nuvole Jason Reitman, autore e regista del film, ha costruito un’avvincente sceneggiatura, ispirandosi al protagonista di un romanzo di Walter Kirn e proponendo una storia ricca di contenuti: nell’epoca di internet e dell’esplosione dei mezzi di comunicazione di massa è sempre più difficile comunicare e impegnarsi nei rapporti interpersonali. Il film si pone anche la fatidica domanda: meglio vivere da soli o in compagnia? Andare o restare? Anche se si è convinti di non aver bisogno di nessuno forse la vita è meglio trascorrerla con qualcuno?
E lo sa bene il protagonista della storia, Ryan Bingham, interpretato da George Clooney. Ryan è giunto a 45 anni senza un vero e proprio legame; viaggia per più di 300 giorni l’anno, vivendo tra aeroporti e hall di prestigiosi hotel ed è interessato solo ai suoi programmi di viaggio e alla collezione di miglia. Tutto quello di cui ha bisogno per condurre la sua vita è racchiuso all’interno di un piccolo trolley.
Il lavoro di Ryan Bingham consiste nel tagliare posti di lavoro nelle aziende: rappresenta il classico salesman americano, vende sogni e nuove speranze a chi sta perdendo una carriera.
Ryan ama viaggiare e apprezza proprio quel senso di precarietà che di solito la gente detesta; ma ben presto la routine e la cinica filosofia di vita di Ryan sarà scossa dalla comparsa di due donne molto diverse tra loro, che mettono in discussione il suo futuro di perenne viaggiatore: Natalie, un’ambiziosa e saccente ventitreenne neolaureata, che ne mina lo stile di vita, proponendo una rivoluzione nel suo lavoro, e Alex, un’affascinante trentacinquenne in carriera, che rappresenta un Ryan al femminile e con la quale nascerà un’immediata attrazione.
Se Natalie, interpretata da Anna Kendrick, legata all’ingenuo idealismo della gioventù, presa sotto l’ala protettiva d Ryan, ne minaccia lo stile di vita, Alex scatena il desiderio di Ryan di condividere qualcosa di più profondo.
Alex, interpretata da Vera Farmiga, abbraccia la filosofia di Ryan anti-legami e proprio questo essere simile a lui riuscirà a farlo innamorare.
Cruciale sarà l’incontro di Ryan con la propria famiglia, in occasione del matrimonio della sorella nel Wisconsin. Ryan sarà costretto a confrontarsi con una famiglia che ha ignorato per la maggior parte della sua vita da adulto e inevitabilmente il suo personaggio mostrerà un’evoluzione e una crescita.
I personaggi sono costruiti in modo estremamente reale e hanno sempre la battuta pronta. Il cambiamento interiore di Ryan si riflette in tutto il film dall’inizio alla fine.
Le città nelle quali Ryan viaggia per lavoro sono state selezionate sulla base dei luoghi dove in effetti si sono realizzati i più alti tagli al personale, fenomeni di bancarotta e fallimenti aziendali, come Detroit, San Louis, Phoenix e Whichita.
Il film,inoltre, riesce a dare un volto ai grandi numeri di dipendenti che quotidianamente perdono il lavoro, attraverso le testimonianze e le reazioni di persone reali, che hanno davvero perso il loro posto di lavoro.
La bravura di Reitman e dell’interpretazione di Clooney ci portano a sorridere non di fronte a questa tragedia, ma del presente in cui viviamo, dove ci si lascia con un sms, si viene licenziati in videoconferenza e dove il riscatto, le nuove possibilità e i nostri sogni sono contenuti all’interno di un pacchetto contrattuale.























