FEFF 2010 Diario di bordo: 1 Maggio

Castelway

Chiude i battenti la dodicesima edizione del Far East Film Fest. L’ultima giornata della kermesse friulana dedicata al meglio della cinematografia popolare dell’Estremo Oriente regala al suo pubblico un mix emozionate di arti marziali, passi di danza  spettacolari, sorrisi, brividi e baci rubati. Tra le sei pellicole in programma, che precederanno la premiazione dei film vincitori, occhi puntati sul martial arts action IP Man 2 e sul dramma dalle venature fantasy Castaway on the Moon

di Francesco Del Grosso
francescodelgrosso@yahoo.it

Cala il sipario su questa dodicesima edizione del Far East Film Fest, edizione ricca di interessanti scoperte e di piacevoli conferme. Alla mezzanotte verranno annunciati i premi di questa annata, ma non prima di vedere quali sono le ultime frecce nell’arco della kermesse friulana. Sei titoli scorreranno in successione sullo schermo del Teatro Nuovo Giovanni da Udine per un palinsesto dal quale ci si aspetta ancora qualche altra sorpresa. In attesa di poter fare un bilancio complessivo del festival, tirando così le somme di questi lunghi e intensi giorni vissuti all’insegna della produzione presente e passata proveniente dall’Estremo Oriente, non ci resta che presentare il programma di quest’ultima giornata, che dal primo mattino alla tarda nottata del 1 maggio proverà a regalare al pubblico in sala le ultime emozioni prima dell’arrivederci.

Le danze si aprono con un dramma indipendente sudcoreano e si chiudono in bellezza con la scarica di adrenalina di un martial arts action made in Hong Kong. Il cartellone dell’ultima giornata proporrà un mix esplosivo ed emozionante di quello che l’edizione di quest’anno ha offerto ai tantissimi accreditati e al pubblico pagante, un misto di sapori, atmosfere, sorrisi, lacrime e brividi, che in un modo o nell’altro ha finito con il convincere o il deludere. Si parte alle 9:00 con la pellicola diretta da Shin Yeon-Shick, The Fair Love, storia complessa e scomoda che affronta con coraggio e senza banalità il tema dell’amore tra persone di età differente. Segue dalla Cina la divertente commedia danzante diretta da Ye Kai, Quick, Quick, Slow (ore 11:00). Realizzato in digitale, il film è in realtà una docu-fiction che mescola interviste a sequenze di finzione per raccontare gli anni della Rivoluzione Culturale, attraverso la storia di un gruppo di ballerini in quel di Pechino decisi a vincere un’importante competizione di ballo che vale un posto nella cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici del 2008. Un viaggio che sa di romanzo di formazione, invece, per la terza pellicola in programma, la frizzante e irresistibile commedia adolescenziale battezzata Oh, My Buddha! (ore 14:15). La cinematografia nipponica, dopo aver consegnato agli occhi dei spettatori del FEFF splendide immagini nei giorni precedenti, chiuderà in bellezza la spedizione friulana con la pellicola firmata da Taguchi Tomorowo. Sullo sfondo del Giappone anni Settanta, a ritmo di rock, tre adolescenti partono per un’isola alla ricerca del mito “free secksu” (l’amore libero). Non lo troveranno ma scopriranno il significato della parola libertà. Ancora tre adolescenti, ma stavolta indonesiani, sono i protagonisti del film The Dreamer (ore 16:20). Riri Riza racconta con tocco leggero e nostalgico le difficoltà della crescita, l’impatto traumatico con le responsabilità del “mondo” adulto e la scoperta della sessualità, immergendo il tutto in un dramma che no lascerà l’amaro in bocca.

Ma il meglio arriverà in serata con le ultime due proposte del FEFF, il pluri-premiato Castaway on the Moon (ore 20:00) del regista sudcoreano Lee Hey-Jun e lo spettacolare IP Man 2 (ore 22:15) di Wilson Wip. A metà strada tra il classico della letteratura Robinson Crusoe e Il Cast Away di Robert Zemeckis, il film diretto da Lee Hey-Jun è un dramma fantasy fuori dagli schemi che mostra avventure e disavventure di un aspirante suicida finito per sbaglio su un’isoletta deserta nel mezzo del fiume Han. Da quel momento in poi il suo unico scopo sarà la sopravvivenza. Co-produzione tra Cina e Hong Kong, invece, per Wip, che con IP Man 2 firma l’esaltante e iper-cinetico sequel dedicato alla figura de maestro di Bruce Lee. Coreografie da standing ovation per un action destinato a rimanere per molto tempo nella mente e nel cuore del pubblico e degli addetti ai lavori.

FEFF 2010 Diario di bordo: 30 Aprile

BodiguardsLa penultima giornata del Far East Film si apre con uno dei titoli più attesi di questa edizione, il kolossal The Founding Of The Republic, imponente compendio epico sulla storia della Cina dal 1945 al 1949. Ma il programma quotidiano del Teatro Nuovo è destinato a lasciare il segno con l’action adrenalinico di Teddy Chen Bodyguards And Assassins e la spassosa tragicommedia nipponica di Miura Daisuke Boys On The Run. Sorrisi, lacrime e azione per un menù da gustare fino all’ultimo fotogramma

di Francesco Del Grosso
francescodelgrosso@yahoo.it

Giornata, questa del 30 aprile, segnata dalla cinematografia nipponica del passato e del presente. Sugli schermi del Teatro Nuovo Giovanni da Udine e del Visionario scorreranno le immagini di cinque titoli provenienti dal Sol Levante, di cui una quaterna legata alla retrospettiva che il Far East Film Fest sta dedicando alla Shin-Toho e una appartenente alla recente produzione nazionale. Dalle ceneri del tempo, sepolte dalle polvere della dimenticanza, riemergono in tutto il loro splendore quattro opere di altrettanti registi realizzati in un arco di tempo che va dal 1956 al 1954. Il cartellone della penultima giornata presenta al pubblico del FEFF i due thriller a sfondo erotico diretti rispettivamente nel 1960 da Onoda Yoshiki e nel 1956 da Shimura Toshio, ossia Cave Queens (Visionario ore 9:00) e Revenge of the Pearl Queen (Visionario ore 10:30), il giallo costruito a scatole cinesi firmato dal maestro Ishii Teruo dal titolo Women of Whirlpool Island (Teatro Nuovo ore 00:30), sorta di Casablanca made in Asia che non risparmia colpi di scena a raffica e un mix esplosivo di erotismo e azione, per chiudere in bellezza con uno dei pezzi da Novanta della sterminata filmografia Shin-Toho, quel Girl Divers of Spook Mansion (Visionario ore 12:10) di Magatani Morihei, che attraverso il genere horror ci presenta uno dei personaggi chiave della casa di produzione giapponese, la letale cacciatrice di perle. Tornando ai giorni nostri, il concorso si arricchisce di un’altra pellicola molto attesa, la tragicommedia Boys on the Run (Teatro Nuovo ore 22:30). Diretta dal talentuoso Miura Daisuke, il film tanto dissacrante quanto originale nello stile e nella narrazione, mostra le avventure e le disavventure del giovane pornofilo Tanishi, alle prese per la prima volta con le conseguenze dell’amore, quello vero.

Taiwan, Indonesia e Thailandia proveranno a ritagliarsi il loro spazio nel palinsesto mattutino e pomeridiano del Teatro Nuovo, con tre pellicole che si annunciano decisamente interessanti. Si parte alle 11:30 con la commedia sentimentale Hear Me di Cheng Fen-Fen e si prosegue alle 14:15 con il dramma Identity di Aria Kusumandewa e alle 15:50 con il road movie di Nithiwat Tharatorn Dear Galileo.  Successo di critica e pubblico in Patria, la pellicola di Cheng Fen-Fen fa dei lunghi e intensi silenzi la colonna sonora di una storia d’amore tra un fattorino e la sorella di una campionessa di nuoto muta. Carezze, sguardi, sorrisi e lacrime per un film che passeggia in punta di piedi sul cuore dello spettatore. Con Identity torna al Far East Film, dopo il vincitore della passata stagione Departures, il tema del culto dei morti e della sacralità. Il regista indonesiano Kusumandewa firma un’opera spiazzante, che punta tutto sulle atmosfere e sulla superlativa recitazione degli interpreti. Al centro della storia un valzer di anime che si incrociano lungo i corridoi asettici di un ospedale, dove ogni giorno si lotta tra la vita e la morte. Chiude la fascia pomeridiana del Teatro Nuovo il dramma giovanile firmato da Nithiwat Tharatorn. Dear Galileo è un viaggio fisico ed emozionale di due ragazze in cerca dei propri sogni di adolescenti. Parigi, Londra e Venezia sono le tappe di un tour che ha il sapore inconfondibile di un romanzo di formazione, che porterà la coppia alla scoperta del vero senso della vita e dell’amicizia.

Ma i piatti forti della penultima giornata della kermesse friulana portano il marchio di fabbrica di Cina e Hong Kong. Nel primo mattino è il turno di uno di film più attesi di questa dodicesima edizione, il dramma storico The Founding of a Republic (Teatro Nuovo ore 9:00). Tra i film più costosi nella storia della cinematografia cinese, il film diretto a quattro mani da Sanping Han e Jianxin Huang si presenta come la cronaca di un periodo cruciale per la Cina, i quattro anni che vanno dal 1945 al 1949. Il film, epico nella realizzazione e nella messa in scena imponente e curata nei minimi dettagli, è stato realizzato per celebrare il sessantesimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare. Intrighi politici nell’inferno del potere. Un esempio di come la storia con la “S” maiuscola può trasformasi in qualcosa che va oltre la mera propaganda e il patriottismo. Co-produzione cino-hongkonghese per l’altro pezzo da novanta in concorso. Si tratta del thriller politico con venature action Bodyguards and Assassins, al quale spetta il compito di battezzare la prima serata del Teatro Nuovo alle ore 20:00.  Spettacolare e adrenalinico, il film di Teddy Chen ci porta nell’Hong Kong di inizi Novecento, dove si intrecciano le vicende delle guardie del corpo di Sun Yat-sen padre della Repubblica Cinese. Una lotta per la sopravvivenza da mozzare il fiato.

FEFF 2010 Diario di bordo: 29 Aprile

Echoes of the rainbowBlack-comedy, thriller e spy story nel programma della settima giornata del Far East Film.  Grande attesa per il ritorno al festival friulano del regista filippino Erik Matti, che nella prima serata del Teatro Nuovo presenta in anteprima internazionale la sua utima fatica, il dramma The Arrival

di Francesco Del Grosso
francescodelgrosso@yahoo.it

Grande attesa per il ritorno di Erik Matti al Far East Film Festival. Il regista filippino, ospite fisso della kermesse friulana, presenta in anteprima internazionale la sua ultima fatica, la trigicommedia The Arrival. Matti continua il suo personale percorso nella cinematografia di genere, mantenendo comunque intatto il gusto e il desiderio di sperimentare.  La pellicola, che apre la serata del Teatro Nuovo Giovanni da Udine alle ore 20:00, racconta, tra una disavventura e l’altra, la storia del solitario Leo, contabile di una piccola ditta in quel di Manila, costretto arrabattarsi tra mille difficoltà pur di andare avanti.

Ci si aspetta molto anche da altre due pellicole inserite nel palinsesto di questa settima giornata, entrambe di provenienza sudcoreana: il thriller poliziesco diretto da Lee Yeon-woo Running Turtle (Teatro Nuovo ore 14:15) e l’action firmato da Hoon Jang dal titolo Secret Reunion (Teatro Nuovo ore 22:50). Lee Yeon-woo pare aver confezionato un film robusto, tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello più squisitamente narrativo. Il film si appoggia su un plot non particolarmente originale, basato sulla più tradizionale delle cacce all’uomo, che mette un dispetaro alle calcagna di un evaso con lo scopo di fermare la sua fuga in modo da intascare la ricca ricompensa. La critica ha apprezzato la capacità del regista di riuscire a mantenere sempre e comunque la tensione alta, caratteristica che, sulla carta, sembra avvicinarlo alla pellicola del collega Hoon Jang. Secret Reunion infatti, plot alla mano, si avvale di una sceneggiatura più articolata che punta sulle accelerazioni e i cambi di registro, che consentono alla storia e ai personaggi che la animano di evolvere e mutare in continuazione, passando dall’action puro alla più intricata delle spy story.

Il palinsesto giornaliero del Teatro Nuovo non si esaurisci qui. Altre sorprese potranno venire ad esempio dal melodramma di Alex Law, Echoes of the Rainbow (ore 8:55), che partendo da uno sguardo semi-autobiografico e fortemente nostalgico ci porta alla scoperta delle gioie e dei dolori di un focolaio domestico come tanti nella Hong Kong a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Da tenere d’occhio anche un’altro titolo made in Hong Kong, la black comedy tutta gag e citazioni La Comedie Humaine (ore 16:20), co-diretta da Hing Kai Chan e Janet Chun, oltre al martial arts action vietnamita The Legend is Alive (ore 11:00) di Luu Huynh.

Il resto del programma del 29 aprile rappresenta un tuffo nel passato grazie ad un terzetto ben assortito di pellicole prodotte dalla Shin-Toho, al quale il FEFF ha dedicato un’interessantissima retrospettiva. Sullo schermo del Cinema Visionario scorreranno, a partire dalle 8:55, tre thriller firmati da uno dei registi più importanti tra quelli che hanno collaborato con la storica casa di produzione nipponica, ossia Teruo Ishii. Si tratta di Yellow Line, storia di un sequestro consumato fra i vicoli stretti e contorti della “Casbah” di Kobe, in un valzer di forestieri, criminali ed emarginati di ogni genere; Black Line (ore 10:30), giallo urbano ambientato nel mondo della prostituzione e della criminalità organizzata; e infine Queen Bee and College Boy Ryu (ore 11:55), intreccio di vendette, alleanze, tradimenti, loschi affari e intrighi, legato alla yakuza. Realizzati nel giro di un anno, il 1960, le pellicole si contraddistinguono tutte per la capacità del suo autore di creare una speciale atmosfera, in perenne equilibrio tra sogno e realtà, dove il proibito e l’illecito attraggono e minacciano in egual misura.

Ospiti del giorno: Derek Kwok e Clement Cheng, registi di Gallants; Chapman To, interprete e produttore de La Comédie Humaine.

FEFF 2010 Diario di bordo: 28 Aprile

Phobia

Colata di sangue sulla sesta giornata del Far East Film Fest. Vampiri, serial killer, presenze inquietanti, mostri e demoni, sono i protagonisti dell’immancabile horror day, appuntamento chiave della kermesse friulana. Da mattina a notte inoltrara, il festival propone una carrellata di pellicole per appassionati dei sapori forti e della tensione

di Francesco Del Grosso
francescodelgrosso@yahoo.it

Non è Far East Film Fest senza Horror Day. Appuntamento tradizionale della kermesse friulana, che tutti gli anni offre al suo pubblico una raccolta di pellicole horror provenienti dalle cinematografie dell’Estremo Oriente. Vampiri, serial killer, presenze inquietanti, mostri e demoni, sono i protagonisti della sesta giornata, che dalla mattinata del 28 aprile fino a tarda notte regaleranno al pubblico in sala brividi ed emozioni forti. Colate di sangue inonderanno gli schermi del Teatro Nuovo e del Cinema Visionario con una carrellata di dieci pellicole del presente e del passato.

Quattro i titoli griffati Shin-Toho inseriti nella retrospettiva per questo Horror Day. Si parte con Vampire Bride (Visionario ore 8:55) di Namiki Kyotaro del 1960, galleria di mostruisità di ogna sorta e specie, si prosegue con storie di fantasmi giapponesi dalle atmosfere lugubri e asfissianti come Ghost Cat of Otama Pond (Visionario ore 10:25) di Ishikawa Yoshihiro del 1960 e Ghost Story of Yotsuya (Teatro Nuovo ore 14:10), capolavoro horror di Nobuo Nakagawa del 1959 tratto da un dramma teatrale Kabuki di Tsuruya Nanboku andato in scena per la prima volta nel 1825 e oggetto di numerosi adattamenti cinematografici fin dai tempi del cinema muto, passando per l’horror psicologico del 1959 The 99th Virgin (Visionario ore 11:50) diretto da Morihei Maganati.

Dopo la parentesi a stelle e strisce, Danny Pang torna in quel di Hong Kong per firmare Seven to One (Teatro Nuovo ore 8:55), teso e intrigato thriller ricco di colpi di scena e suspense nel quale sette storie separate viaggiano parallelamente fino a convergere in un unico evento: una rapina in un minimarket. Uno script solido che gioca sulla potenza rivelatrice dei flashback e sullo stile registico inconfondibile sono gli elementi chiave dell’ultima fatica di uno dei gemelli Pang. La mattinata si chiude con un altro thriller, ma che a differenza di quello firmato da Pang, vira verso il poliziesco classico. Si tratta di Invisible Killer (Teatro Nuovo ore 10:30) diretto dal regista cinese Wang Jing e girato in alta definizione. Un film dal solido intreccio a scatole cinesi che si appoggia su un tema di grande attualità, esplorando gli aspetti inquietanti del mondo della comunicazione virtuale in un Paese in cui i cibernauti sono centinaia di milioni e dove il confine tra pubblico e privato non è ancora ben definito.

Scatta alle 15:40 la maratona orrorifica del FEFF sotto il segno delle cinematografie thailandese e sudcoreana. Sui nastri di partenza si presenta Phobia 2, film in cinque episodi firmato a più mani da un gruppo di registi capitanati da Songyos Sugmakanan. Operazione che segue il primo non esaltante tentativo dal titolo 4Bia, passando dai quattro ai cinque capitoli, il sequel è però riuscito a fare centro al box office della scorsa annata diventando campione d’incassi. Il risultato è un pentagramma cinematografico ben assortito e bilanciato da storie capaci, ognuno a suo modo, di dispensare paura e disgusto. Dalla Thailandia sbarcano sullo schermo del Teatro Nuovo Giovanni da Udine altre due horror di grande succeso in madre patria, il serial thriller di Kongkiat Khomsiri Slice (ore 21:55) e lo shocker di Eakasit Thairatana Who Are You? (ore 23:45). Macelleria, truculente esecuzioni e omicidi efferati, sono gli ingredienti di entrambi i progetti made in Thailandia. Diversa la provenienza, ma stessa tensione ed efferatezza, per lo psyco-thriller sudcoreano a sfondo religioso Possessed (ore 20:00), opera prima di Lee Yong-ju, storia che non punta certo sull’originalità del plot ma sull’efficacia della messa in scena. Buon divertimento!

FEFF 2010 Diario di bordo: 27 Aprile

The MessageCina e Hong Kong sono le vere protagoniste della quinta giornata del Far East Film. Arrivano sullo schermo del Teatro Nuovo due pellicole sbanca botteghini: il dramma storico dalle venature gialle The Message e lo spettacolare kung fu movie vecchio stampo Gallants. Nella fascia mattutina da tenere d’occhio il dramma giovanile Bandage, l’ultima fatica di Kobayashi Takeshi, scritto e prodotto da uno degli esponenti della New Wave nipponica degli anni Novanta, Iwai Shunji

di Francesco Del Grosso
francescodelgrosso@yahoo.it

Siamo giunti a metà strada, al giro di boa di questa dodicesima edizione del Far East Film Fest. La quinta giornata regalerà al pubblico serale del Teatro Nuovo Giovanni da Udine due dei titoli più attesi, il dramma storico dalle venature gialle The Message (ore 20:00) e lo spettacolare kung fu movie vecchio stampo Gallants (ore 22:10). Capaci di strappare consensi e un notevole riscontro ai rispettivi box office nazionali, entrambi i film si caratterizzano per una messa in scena sontuosa, per script solidi e per la spettacolarità della resa stilistica. Il kolossal diretto dalla coppia formata dal taiwanese Chen Kuofu e dall’emergente Qunshu Gao, uno dei più costosi della storia della cinematografia cinese, si appoggia su un’intrigata storia di depistaggio e complotti vari ambientata all’epoca della seconda guerra mondiale, in un castello lussuosamente arredato percorso in lungo e in largo da sinistri agenti governativi che cercano di smascherare una spia della resistenza. Sulla scia di un cervellotico gioco a incastro alla Agatha Christie, la pellicola cinese riesce a tenere incollato alla poltrona lo spettatore fino all’epilogo chiarificatore come in una complicata e imprevedibile partita a scacchi. Gli amanti del kung fu movie vecchio stampo, nel quale la spettacolarità delle coreografie è un elemento imprescindibile, non possono perdere assolutamente il martial arts action direttoda Derek Kwok e Clement Cheng, Gallants, un vero e proprio omaggio alla tradizione del filone marziale hongkonghese del passato. Non mancheranno il solito humor e naturalmente una lunga sequela di combattimenti corpo a corpo dal forte impatto visivo, che daranno al pubblico una bella scarica di adrenalina.

Ma facciamo un salto temporale e torniamo alla mattinata del 27 aprile per presentare il resto del programma. Si parte alle 8:55 con il palinsesto del Cinema Visionario che in rapida successione propone un’altra delle pellicole più censurate della filmografia di Patrick Lung Kong, quel The Call Girls del 1972, nel quale il maestro hongkonghese confeziona una storia incentrata su alcune lavoratrici del sesso che vendono il proprio corpo attraverso tutti gli strati sociali. Sesso e implicazioni sentimentali sono al centro anche della pellicola d’esordio di Lung Kong dal titolo Prince of Broadcasters (ore 10:30), che già nel 1966 lo fece iscrivere nel libro nero della censura. Qui è alle prese con la storia di un aitante narratore radiofonico che da buon playboy conquista indistintamente studentesse e donne mature, fino a quando una donna riuscirà a fare breccia nel suo cuore. La mattinata del Teatro Nuovo, invece, parte con il pluri-premiato melodramma October Sonata (ore 8:55) di Somkiat Withuranij, sorta di mini compendio dei quindici anni chiave della storia thailandese che si intreccia abilmente con il vissuto privato di una donna. Un film intenso, esteticamente pregevole, che scivola sulle corde della passione e di accompagnamenti musicali avvolgenti. Segue alle 10:40 un film da tenere d’occhio, il dramma giovanile Bandage, l’ultima fatica di Kobayashi Takeshi, scritto e prodotto da uno degli esponenti della New Wave nipponica degli anni Novanta, Iwai Shunji. Si tratta di un viaggio nelle sonorità indie locali, vissuto attraverso gli occhi di una liceale alle prese con gioie e dolori dell’adolescenza.

Il programma pomeridiano promette bene grazie a una delle pellicole più interessanti della retrospettiva dedicata alla Shin-Toho, la commedia nera di Doi Michiyoshi, basata su un racconto di Fujiwara Shinji, dal titolo The Horizon Glitters (Teatro Nuovo ore 14:10). Uscito subito prima del tracollo della compagnia, il film narra di un’evasione che finisce male, che per stile innovativo e tecnica narrativa si distacca totalmente, come un corpo estraneo, da tutti gli altri lungometraggi della casa di produzione nipponica dell’epoca. Il pomeriggio si chiude con la proiezione di The Actresses (Teatro Nuovo ore 15:50), pellicola sudcoreana low budget diretta da E.J-Yong, nel quale il regista firma un affresco sul divismo nel mondo del cinema attraverso il ritratto di sei attrici, che per la prima volta decidono di mettere a nudo la loro vera esistenza.

FEFF 2010 Diario di bordo: 26 Aprile

HaeundaeQuarta giornata per il FEFF all’insegna dei disaster movie e del thriller di vecchia e nuova concezione. Tra gli appuntamenti del 26 aprile da non perdere assolutamente gli apocalittici Haeundae di Je-gyun Youn e il censuratissimo Yesterday Today Tomorrow di Patrick Lung Kong, ma soprattutto il thriller dalle atmosfere hitchcockiane Zero Focus di Isshin Inudo

di Francesco Del Grosso
francescodelgrosso@yahoo.it

Due visioni apocalittiche, così lontane per stile e periodo storico nel quale sono state concepite, ma accomunate dalla stesso devastante e tragico epilogo, aprono questa quarta giornata del Far East Film Fest. Purtroppo la concomitanza delle due proiezioni costringerà lo spettattore, desideroso più che mai di ricorrere al dono dell’obiquità, a dover a malincuore fare una dolorosa scelta tra il recentissimo disaster movie alla Roland Emmerich firmato dal sudcoreano Je-gyun Youn dal titolo Haeundae (Teatro Nuovo ore 8:55) e il censuratissimo Yesterday Today Tomorrow (Visionario ore 8:55) di Patrick Lung Kong, una delle pellicole più controverse della filmografia del maestro hongkonghese. Se nel blockbuster coreano i protagonisti se la dovranno vedere con una gigantesca onda anomala che mira dritta verso una delle più famose spiagge del Paese, nel film del 1970 un’intera città farà i conti con una letale epidemia causata da un’infestazione di ratti nei bassifondi, un morbo terribile che metterà in ginocchio il governo locale gettando la popolazione nel panico totale. La mattina del 26 aprile prosegue cambiando decisamente tono e registro; si passa infatti al minimalismo di Teddy Girls (Visionario ore 10:20), nel quale Lung Kong si confronta con un tema a lui caro, ossia quello della ribellione giovanile, attraverso la storia dell’adolescente arrabbiata Josephine Hsu, che dopo aver ingaggiato una furiosa rissa in una sala da ballo, finisce in tribunale dove le viene concessa l’opportunità di rimettersi in carreggiata trascorrendo un anno in riformatorio. La mattinata del Teatro Nuovo si chiude, invece, all’insegna della commedia demenziale made in Japan con Wig (ore 11:05) dell’apprezzato regista televisivo Tsukamoto Renpei. Tratta da una raccolta di saggi di Kobayashi Shinya, la pellicola ci porta alla scoperta delle ansie, delle paure e delle insicurezze di Moriyama, un impiegato sfigato alla quale viene concessa la chance della vita.

La fascia pomeridiana del Teatro Nuovo ha come comun denominatore il filone gangsteristico. Due le proposte in tal senso: il tentativo chiaro e lampante d’importare i modelli del filone a stelle e strisce da parte della cinematografia indonesiana con The Last Wolf (ore 14:10) del poliedrico regista e sceneggiatore Upi e il capolavoro firmato da Patrick Lung Kong, Story of A Discharged Prisoner (ore 16:40), dal quale John Woo ha partorito il suo A Better Tomorrow del 1986. Entrambi i film fanno della potenza dei rispettivi script a incastro e della bravura degli interpreti i punti di forza. Si tratta di autentiche ibridazioni che mettono lo spettatore al cospetto di repentini cambi di generi e registri, dal noir vecchio stampo al gangster alla Scorsese e alla De Palma, attraverso storie di tradimento e vendetta.

Con la commedia d’azione hongkonghese Little Big Soldier (ore 20:00) diretta da Sheng Ding e interpretata da un attempato ma ancora energico Jackie Chan e con il thriller dalle atmosfere hitchcockiane proveniente dal Sol Levante Zero Focus (ore 21:45) di Isshin Inudo, si chiude il programma della serata del Teatro Nuovo. Nel primo caso si tratta di un film in costume che teletrasporta il pubblico in sala nella Cina del periodo dei Regni Combattenti. Grande Soldato, interpretato proprio da Chan, combatte per il regno di Liang, ma è un codardo pragmatico che di solito in battaglia si finge morto, ma le cose sono destinate a cambiare. Tutt’altra storia, invece, per il thriller claustrofobico di Inudo, versione modernizzata dedll’ominimo racconto giallo del compianto scrittore Matsumoto Seicho, già portato sul grande schermo nel lontano 1961 da Nomura Yoshitaro.

FEFF 2010 Diario di bordo: 25 Aprile

The city of liveUna pioggia di piombo cade copiosa e inarrestabile sulla terza giornata del Far East Film Fest. Azione e adrenalina a dosi massicce nel programma domenicale, dove si fanno largo a colpi di pistole e di lame affilate i protagonisti dei film in concorso: dal blockbuster di azione fantasy Woochi al martial arts action vietnamita Clash

di Francesco Del Grosso
francescodelgrosso@yahoo.it

Il palinsesto della terza giornata del Far East Film Fest si caratterizza per una forte componente action, ma anche per le immagini dense e cariche di emozioni che compongono le prime due pellicole firmate dal regista hongkonghese Patrick Lung Kong, al quale la kermesse friulana rende omaggio con la seconda retrospettiva di questa dodicesima edizione. Il programma di domenica 25 aprile offre al pubblico di turno otto pellicole.

Nella mattinata del Cinema Visionario sarà possibile vedere due melodrammi del maestro di Hong Kong: l’anti militarista Hiroshima 28 (ore 8:55) del 1974 e lo straziante  The Window (ore 10:40) del 1968, mentre sullo schermo del Teatro Nuovo toccherà per prima alla commedia sociale Bandhobi (ore 8:55) del sudcoreano Dong-il Shin, che come ci racconta Darcy Paquet sul catalogo del FEFF si caratterizza per una duplice natura drammaturgica: la storia di due persone dal background molto diverso che riescono a creare un legame stretto, e un commento sociale sulla discriminazione nei confronti dei lavoratori stranieri in Corea. Chiude la fascia mattiniera The Bugs Detective (ore 10:40), commedia fantasy nipponica firmata da Sakichi Sato, che ha nelle gag esilaranti il motore portante di un film sopra le righe.

La fascia pomeridiana e quella serale hanno però in serbo per il pubblico del Teatro Nuovo una vera e propria scarica di adrenalina, somministrata attraverso la visione di quattro film decisamente esaltati per gli amanti dell’azione e non solo. Si parte alle 14:10 con il fanta-action sudcoreano Whooci di Dong-hoon Choi, un mix sbanca botteghini di arti marziali, umorismo demenziale, personaggi memorabili ed effetti speciali di straordinaria fattura. E’ poi la volta del regista giapponese Miura Sakaki, che con il suo Accidental Kidnapper (ore 16:40) regala agli spettatori una boccata di ossigeno con un film a metà strada tra la commedia e il dramma, boccata d’ossigeno necessaria per rituffarsi a capo fitto in una serata da mozzare il fiato. Con The City Of Life And Death (ore 20:00), il regista cinese Lu Chuan dedica un film crudo e toccante alla memoria e alla tragedia umana che si cela dietro il “Massacro di Nanchino”, avvenuto nel 1937-38 durante l’occupazione dell’esercito nipponico. Un poetico bianco e nero per un affresco storico dall’imponente resa visiva e narrativa. Si chiude in bellezza con la seconda delle due pellicole vitnamite presenti al Festival, ossia Clash (ore 22:25) di Thanh Son Le. Tra una sparatoria e un corpo a corpo letale si snoda una vicenda di malaffare, con il poliziotto di turno costretto a infiltrarsi in una banda armata fino ai denti per smascherare i traffici illeciti di un boss.

FEFF 2010 Diario di bordo: 24 Aprile

Fire Of ConscienceSe con l’inaugurazione il Far East Film Fest ha solo scaldato i motori, nella seconda giornata la kermesse friulana schiaccia il pedale sull’acceleratore portando sugli schermi del Teatro Nuovo Giovanni da Udine e del Cinema Visionario ben dieci pellicole, suddivise tra competizione e retrospettive. Palinsesto, quello di sabato 24 aprile, all’insegna dell’azione e del romanticismo, con un pizzico di noir e thriller che non guasta mai

di Francesco Del Grosso
francescodelgrosso@yahoo.it

La fascia mattutina offre al pubblico del Festival un buongiorno con i fiocchi. Scende subito in campo il primo dei quindici titoli della retrospettiva dedicata alla celeberrima casa di produzione nipponica Shin-Toho. Il battesimo tocca al bellico Female Slave Ship (Visionario ore 8:55) di Yoshiki Onoda datato 1960, al quale seguono in successione il torbido noir del 1958 Flesh Pier (Visionario ore 10:30) di Teruo Ishii e il melodramma Death Row Woman (Visionario ore 11:55) di Nobuo Nakagawa. Tre pellicole diametralmente opposte per stile, concezione e genere, ma capaci di mettere in evidenza l’estrema versatilità e apertura creativa che hanno caratterizzato la storica “factory” del Sol Levante, almeno quanto quella a stelle e strisce griffata Roger Corman. Il primo titolo ci trascina nel nel 1945, quando la situazione bellica del Giappone era sì disperata, ma non del tutto priva di speranze. Il film di Onoda, classico War Movie di stampo hollywoodiano, tra un conflitto a fuoco e l’altro scava nella Storia per far emergere la piaga del commercio sessuale dell’epoca. Donne e rivendicazione dei propri diritti al centro anche del film di Nobuo Nakagawa, che attraverso una mescolanza imprevedibile di generi (giallo, dramma e azione), regala allo spettatore una buona dose di emozioni. Suspense e morbosa ossesione sono, invece, la linfa vitale che anima il noir del 1958, realizzato con uno stile quasi documentaristico di puro pedinamento.

Non è da meno la mattinata del Teatro Nuovo con Hot Summer Days (ore 8:55) e Whet (Teatro Nuovo ore 10:40). Da Hong Kong arriva una piacevole teen-comedy diretta dal duo formato da Tony Chan e Wing Shya, un film corale sulle disavventure amorose di un gruppo di estranei destinati a incrociare i loro cuori in una caldissima estate come tante. Monumentale ed epico, Whet, wuxia pian che segna il ritorno dietro la macchina da presa dopo una lunga assenza di He Ping, mostra la fuga disperata di sue disertori sullo sfondo della battaglia di Changping (260 a.C.), che si svolse durante il cruento periodo degli Stati Combattenti e nella quale 500.000 soldati dell’esercito dello Stato di Zhao furono uccisi dall’esercito dei Qin, che avrebbe poi unificato tutta la Cina.

La fascia pomeridiana presenta due film targati Filippine e Taiwan: la commedia raffinata Kimmy Dora (ore 14:15) e il gangster giovanilistico incentrato sulla bande malavitose taiwanesi firmato da Doze Niu dal titolo Monga (Teatro Nuovo ore 16:10). Con la sua ultima fatica, il regista filippino Joyce Bernal dimostra ancora una volta di saperci fare con le commedie romantiche. Senza scivolare nella melassa e nel clichè, Bernal narra le vicende sentimentali di due sorelle gemelle che più diverse di così si muore. Bullismo e affari sporchi per un ritratto desolante e marcio della Taiwan degli anni Ottanta, invece, per il film di Doze Niu.

Un frullato di emozioni nella serata del Teatro Nuovo che in una carrellata di immagini e suoni ci porta in rapida successione dall’action-thriller giapponese Golden Slumber (ore 20:00) di Nakamura Yoshihiro al poliziesco ad alta tensione made in Hong Kong di Dante Lam Fire of Conscience (ore 22:25), per chiudere in tarda nottata con la divertente action-comedy One Night In The Supermarket (ore 00:25) del regista cinese Qing Yang. Serata al vetriolo tra una pallottola e una fuga spericolata grazie a questi tre titoli, che hanno nella spettacolarità delle coreografie e non solo le carte vincenti. Nakamura Yoshihiro ci trascina in un’autentica caccia all’uomo senza esclusione di colpi, Lam confeziona un buddy movie pirotecnico ed esplosivo, mentre Qing Yang tra una gag e l’altra non disdegna qualche riuscita sequenza d’azione.

FEFF 2010 Diario di bordo: 23 Aprile

Sophie's Revenge

Un’inaugurazione all’insegna del rosso, quello delle rose disseminate in lungo e in largo nella commedia sentimantale made in China Sophie’s Revenge di Eva Jin e del frullato di sangue e anfratti somministrato da Ho-cheung Pang in Dream Home, il più cruento e sanguinario slasher della storia del cinema hongkonghese

di Francesco Del Grosso
francescodelgrosso@yahoo.it

Partenza con il botto per la dodicesima edizione del Far East Film Fest. La giornata d’apertura propone al pubblico un menù contenuto, ma estremamente variegato, in attesa dell’indigestione di pellicole in salsa agrodolce che ci aspetta da domani in poi. A due film targati Cina e Hong Kong spetta l’arduo compito d’inaugurare il festival, film diametralmente opposti per generi e stile, ma destinati entrambi a lasciare il segno nel cuore e nella mente degli spettatori.

La pre-apertura della kermesse friulana, nella splendida cornice del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, tocca alla commedia sentimentale tutta al femminile Sophie’s Revenge (ore 20:00) della giovane regista cinese Eva Jin. Delicata e coinvolgete, la pellicola, presentata in anteprima internazionale, porta la firma della star del cinema orientale Zhang Ziyi, conosciuta in Occidente per aver preso parte a film come La tigre e il dragone, La foresta dei pugnali volanti, Memorie di una geisha e qui nella duplice veste di interprete e produttrice. Sulla scia dell’acclamato film a stelle e strisce Innamorati cronici, la commedia diretta dalla Jin, decisamente classica e in perfetto stile hollywoodiano, racconta la storia di Sophie, una scrittrice di manga, romantica e un po’ strampalata, prossima alle nozze con l’avvenente chirurgo Jeff che a sua volta si scopre malato d’amore per la famosa e perfida attrice Joanna. La protagonista si getta con passione nella sua impresa, inventando strategie diverse che documenta nel suo “Manuale dell’Amore”, una sorta di decalogo della vendetta pubblicato sotto forma di manga.

Toni meno dolci e romantici per Dream Home (Teatro Nuovo ore 22:45), bagno di sangue iper-violento firmato da Ho-cheung Pang. Presentato in anteprima mondiale, il film si preannuncia come uno dei più sadici e cruenti esempi di slasher partorito nella storia della cinematografia hongkonghese. Il regista ci trascina in un’aspirale di follia metropolitana, scandita da una processione di eventi sanguinosi che accompagnano la giovane protagonista dritta al suo scopo, quello di racimolare i soldi necessari all’acquisto del tanto sospirato focolare domestico. Non importa se per farlo dovrà trasformarsi in una belva omicida commettendo efferati delitti senza battere ciglio. Pang rilegge in chiave orrorifica, con un punto di vista estremo, il problema dell’acquisto degli immobili da parte dei giovani in quel di Hong Kong. Un colpo allo stomaco che non sarà facile da digerire.

Far East Film 2010

DREAM HOME_Josie Ho

Il meglio delle cinematografie popolari dell’Estremo Oriente sbarca a Udine per la dodicesima edizione del Far East Film Festival, tradizionale e attesissima vetrina friulana per appassionati e addetti ai lavori. Proiezioni, retrospettive, omaggi, eventi, incontri e mostre, per un ricco e gustoso programma

di Francesco Del Grosso
francescodelgrosso@yahoo.it

Presentato il programma della dodicesima edizione del Far East Film, tradizionale e attesissima vetrina friulana per appassionati e addetti ai lavori, dedicata al meglio delle cinematografie popolari dell’Estremo Oriente. Nove giorni dal 23 aprile al 1 maggio 2010 all’insegna dell’asian style, animeranno Udine portando tra le strade della città e nelle consuete cornici del Teatro Nuovo e del cinema Visionario, proiezioni, retrospettive, omaggi, eventi, mostre, incontri con registi e attori. Filmaker’s magazine seguirà per voi la manifestazione con un diario di bordo quotidiano incentrato sugli appuntamenti in cartellone, di quello che è diventato, senza ombra di dubbio, il maggiore avamposto cinematografico orientale d’Europa, grazie al grande riscontro di pubblico e soprattutto alla passione e all’impegno dei direttori artistici e dell’intero staff del Centro Espressioni Cinematografiche di Udine.

Ricco come sempre il palinsesto, nonostante i tagli ai fondi pubblici che hanno messo in ginocchio molte piccole e grandi kermesse nostrane, il Far East Film presenta una selezione di settantadue film in rappresentanza di nove cinematografie (Cina, Corea del Sud, Hong Kong, Filippine, Giappone, Indonesia, Taiwan, Thailandia e Vietnam), la maggior parte in anteprima assoluta in Occidente. L’apertura del FEFF è affidata all’anteprima internazionale della commedia in rosa made in China Sophie’s Revenge, prodotta e interpretata dalla diva Zhang Ziyi, affidata alla regia della giovane Eva Jin. Si tratta di una divertente partitura sentimentale su due bellissime giovani donne rivali in amore sulla scia di Innamorati cronici. La cinematografia cinese è del resto una delle grandi protagonisti di questa edizione con la bellezza di nove titoli, con un occhio particolare ai quei kolossal storici di propaganda che hanno conquistato milioni di spettatori nell’ultima annata tra cui segnaliamo: il thriller mozzafiato The Message della coppia Chen Kuofu e Gao Qunshu, ambientato durante la guerra anti-giapponese, ma soprattutto il kolossal storico sbanca botteghini diretto dal duo Han Sanping- Huang Jianxin, The Founding Of A Republic, sorta di compendio incentrato su un periodo cruciale nella storia della Cina, ossia gli anni che vanno dal 1945 al 1949.

Non sono da meno Hong Kong, Corea del Sud e Giappone, a loro volta presenti alla kermesse friulana con un cospicuo numero di opere. Tra le dieci proposte griffate Hong Kong non possiamo non citare l’anteprima mondiale del controverso, iper-violento e crudo “slasher” Dream Home di Pang Ho-cheung. Il film rilegge in chiave horror il problema delle abitazioni in quel di Hong Kong, attraverso la storia di una donna disposta a commettere qualsiasi delitto pur di racimolare i soldi necessari all’acquisto di una casa. Da Hong Kong arrivano anche lo spettacolare martial arts action movie Gallants diretto da Derek Kwok e Clement Cheng, il nostalgico e intenso melodramma Echoes Of The Rainbow di Alex Law e la divertente black-comedy di Chan Hing-kai e Janet Chun dal titolo La Comédie Humaine. Risponde il cinema sudcoreano che con nove titoli di genere e stile differente regaleranno emozioni forti e adrenalina, due su tutti: il catastrofico e spettacolare Haeundae di Youn Je-gyun e il fanta-action iper-cinetico firmato da Choi Dong-hoon, Woochi, un frullato esplosivo di arti marziali e azione. Dal Sol Levante, invece, nove film per lo più comici come la spassosissima parodia di Taxi Driver diretta da Miura Daisuke, Boys On The Run, ma anche thriller al cardiopalma del calibro di Golden Slumber di Nakamura Yoshihiro e Zero Focus di Inudo Isshin.

La Thailandia lascia la sua impronta nel palinsesto con cinque pellicole dal forte impatto empatico, capaci di catapultare gli spettatori in veri e propri labirinti mnemonici: l’horror a episodi Phobia 2 e i due psycho-thriller Who Are You? di Pakphum Wongjida e Slice di Kongkiat Khomsiri. Due pellicole a testa per Filippine, Taiwan e Vietnam. In rappresentanza del cinema filippino non poteva mancare Erik Matti, ospite fisso del FEFF, che presenta a Udine la sua ultima fatica, l’onirico e  malinconico dramma The Arrival. Il piccolo menu vietnamita offre, invece, molta adrenalina a buon mercato con il pirotecnico action movie Clash di Le Thanh Son e il notevole film d’arti marziali The Legend Is Alive diretto da Luu Huynh, controbilanciata dalla dose massiccia di romanticismo propinata da uno dei due film battente bandiera vietnamita, Hear Me di Cheng Fen-fen.

Ultima, ma non certo per meriti, cinematografia presente al festival quella indonesiana con tre pellicole drammatiche che puntano diritto al cuore dello spettatore, una su tutte la delicata e sfuggente Identity di Aria Kusumadewa. Ed è battente bandiera indonesiana anche la sigla ufficiale di questa edizione del FEFF dal titolo  EXOTIC, AUTHENTIC, HANDS-FREE, NO SAFETY!, quaranta secondi di ludica follia metropolitana firmati dal geniale di Joko Anwar.

Ma il Far East Film come tradizione ha sempre uno sguardo rivolto al passato e non solo al presente.  Tornano, infatti, le grandi retrospettive dedicate ad autori e case di produzione celebri della storia del cinema popolare asiatico. La prima è dedicata a una delle più famose case di produzione giapponese, la Shin-Toho, che, per l’effetto che provocò all’epoca nel Paese del Sol Levante, potremmo paragonare alla celeberrima factory di Roger Corman capace negli stessi anni Sessanta di rivoluzionare e dare nuova linfa al cinema americano di genere popolandolo di adolescenti ribelli, vampiri, lupi mannari e ragazze formose in bikini. Specializzata in film noir e thriller cruciali per la sintassi del cinema popolare nipponico, ma capace di sfornare ottimi musical e melò, la Shin-Toho sarà “rivissuta” a Udine attraverso quindici opere prodotte a cavallo tra gli Cinquanta e Sessanta ancora inedite in Occidente. La seconda retrospettiva vedrà invece continuare il percorso di ricerca e di approfondimento della storia recente del cinema di Hong Kong già iniziato dal Far East in passato, tratteggiando “un piccolo focus” composto da sette titoli (tra questi vale la pena di segnalare Story Of The Discharged Prisoner dal quale è nato A Better Tomorrow, il capolavoro noir metropolitano di John Woo) tutti realizzati negli anni Settanta, sul cinema di Patrick Lung Kong, autore politicamente non allineato, figura chiave e regista di riferimento che anticipò nell’Ex Colonia Britannica la New Wave degli anni Ottanta diventando imprescindibile per registi e attori della nuova generazione.