La vera storia di Billy Beane, il manager che cambiò per sempre le regole del baseball, in un film che travalica il genere dello sport movie e conquista il pubblico. 5 nomination agli Oscar
di Stefania Pala
stefania.pala@gmail.com
Fresco delle sue cinque nomination all’Oscar (miglior film, sceneggiatura, montaggio, più i due attori: Brad Pitt come protagonista e Jonah Hill come non protagonista) arriva nelle nostre sale L’arte di vincere (Moneyball), la storia vera di Billy Beane (Brad Pitt), il general manager degli Oakland Athletics che nel 2002 cambiò per sempre le regole del baseball americano applicando al gioco una pseudo-scienza chiamata Sabermetrics (dall’acronimo SABR che sta per Society of American Baseball Research).
Scegliendo i giocatori sulla scorta dei dati messi a disposizione da software sempre più sofisticati, Beane portò la squadra più povera e sfigata delle Major Leagues a competere con super potenze come New York Yankees e Boston Red Sox. La sua convinzione era che nello sport, come nella vita, molto possa essere spiegato o addirittura previsto, studiando i dati.
Partendo dal libro firmato dal giornalista Michael Lewis Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game (che è stato a lungo un bestseller nella classifica del New York Times), lo sceneggiatore Aaron Sorkin (Premio Oscar per The Social Network), insieme a Steven Zaillian, è riuscito a parlare del baseball, lo sport americano per eccellenza, senza mai mostrarlo.
Bennett Miller, che ha esordito sette anni fa con il film Truman Capote – A sangue freddo, lascia che il gioco finisca fuori campo esaltandolo piuttosto a livello ideologico e metaforico. La storia di Billy Beane diventa così quella di un uomo e delle proprie convinzioni, della forza delle proprie idee portate avanti con coraggio e determinazione.
L’arte di vincere è un film unico nel suo genere: pur rispettando le regole strutturali e i cliché tipici del cinema sportivo riesce infatti a travalicarli e a stravolgerli mantenendo un ritmo sempre sostenuto. Grazie all’abilità degli interpreti e a una sceneggiatura molto solida e convincente, Miller conquista il pubblico proprio come farebbe una squadra di baseball con i propri tifosi.

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Un film necessario, quello del francese Robert Guédiguian, che riflette su coscienza di classe, scontro generazionale e sui paradossi della crisi, con sguardo poetico e un talento raro nel catturare l’essenza della quotidianità
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Un western tra arti marziali e sparatorie a raffica. A quasi quattro anni di distanza dalla sua anteprima a Cannes esce finalmente in Italia il piccolo gioiello del regista sudcoreano Kim Jee-wook
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Sono stati assegnati oggi, 4 novembre 2011, i Premi Collaterali della sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma:
La sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma dedica le battute conclusive a Richard Gere. Il 3 novembre alle ore 19, il divo americano sfilerà sul red carpet dell’Auditorium Parco della Musica e alle 19.30 introdurrà Days of Heaven, il secondo film di Terrence Malick che per primo offrì all’attore un ruolo da protagonista. L’evento nasce grazie alla collaborazione di Universal Pictures Italia Home Entertainment che ha concesso la visione del film, prodotto da Paramount Pictures. Il giorno dopo Richard Gere – protagonista di film popolari come American Gigolo, Ufficiale e gentiluomo, Pretty Woman e interprete per autori come Robert Altman, Akira Kurosawa, Sidney Lumet, Francis Ford Coppola, Todd Haynes e il già citato Terrence Malick – riceverà il Marc’Aurelio all’attore. La consegna del riconoscimento avverrà durante la cerimonia di premiazione ufficiale, alle ore 18.30 presso la Sala Sinopoli.
Evento speciale del Festival di Roma, il film di Wim Wenders è un omaggio alla coreografa e danzatrice più rivoluzionaria del nostro tempo, lo struggente atto d’amore di un regista per la sua musa ballerina
Tratto dall’omonimo romanzo del regista e prodotto da Indigo Film e Rai Cinema, il film di Cotroneo, in concorso al Festival di Roma, è riflette tra lacrime e risate sui problemi di una famiglia sui generis
Il nuovo horror di James Wan è un trionfo di cliché e rivisitazioni di grandi successi cinematografici, ma povero di suspense e tensione narrativa
Algida e sofisticata, Isabelle Huppert si mette in gioco in una commedia francese sugli opposti che si attraggono, presentata fuori concorso al Festival del cinema di Roma
Giunto alla VI edizione, il Festival Internazionale del Film di Roma si svolge quest’anno dal 27 ottobre al 4 novembre 2011 all’Auditorium Parco della Musica. Film d’apertura, The Lady di Luc Besson, biografia del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Quindici le pellicole in concorso, tra cui quattro italiane (Pupi Avati, Ivan Cotroneo, Marina Spada, Pippo Mezzapesa). Fuori concorso altri due big del panorama cinematografico nazionale (Giuliano Montaldo e Roberto Faenza), l’atteso Too Big Too Fall di Curtis Hanson, sulla crisi finanziaria del 2008 e il fallimento del colosso Lehman Brothers, e My Week with Marilyn, con Michelle Williams nei panni della Monroe.
Pluripremiato a Berlino, al Sundance e al Tribeca, arriva in Italia la black comedy dell’esordiente John Michael McDonagh, che gioca con gli stereotipi di genere e ci regala un’opera raffinata intrisa di cinico sarcasmo
Presentato a Venezia nella sezione Controcampo Italiano, l’esordio alla regia di Michele Rho, tratto dall’omonimo racconto di Pietro Grossi, intreccia i temi dell’amore fraterno e del rapporto viscerale tra uomo e animale a quello della scelta del proprio futuro



Illustrazione di Antonio Giacalone
