Venezia 67: il programma

Marco Mueller, Quentin TarantinoVentitrè opere in concorso, di cui quattro italiane firmate da Ascanio Celestini, Saverio Costanzo, Mario Martone e Carlo Mazzacurati. Si apre con Aronofsky e a seguire, tra gli altri, Sofia Coppola, Vincent Gallo, Ozon e Schnabel

di Dafne Foderà
dafne.fodera@libero.it

Il nuovo è ciò che rimane del passato. Il nuovo è il futuro, è la direzione verso cui tutto evolve. Il nuovo nel cinema nasce dal laboratorio, dall’unione di esperienze e dalle porte sempre aperte a diversi linguaggi, formati e tipologie di narrazione. Il cinema nuovo non ha a che fare solo con l’età, non è un fatto anagrafico, come ha ricordato il direttore Marco Mueller durante la conferenza di presentazione del programma della 67ª Mostra internazionale d’Arte cinematografica di Venezia (tenutasi il 29 luglio presso l’Hotel Excelsior di Roma), che avrà luogo dall’1 all’11 settembre, presieduta quest’anno dal regista Quentin Tarantino.

La Biennale, in fondo, è nata con questo obiettivo. Essere attenti ai cambiamenti, per mostrarli e, spesso, per anticiparli. Ma il nuovo, per essere tale, deve avere le sue radici nella certezza, in quello che non deve cambiare: i luoghi, non necessariamente fisici, la qualità delle pellicole e l’attenzione al talento. Dal Festival di Venezia ci si aspetta questo. Al Lido ci si va per questo motivo.

È dalle novità che si comincia, dall’evoluzione di una delle sezioni, “Orizzonti”, che quest’anno mette insieme tutti, opere prime e grandi artisti, insieme per dire qualcosa. Insieme nelle diverse sale della Mostra del Cinema, ridotte di numero, a causa dell’assenza della sala Perla 2. «La scenografia, lo stile, l’allestimento rimangono uguali», ci tiene a precisare il presidente Paolo Baratta.

Perché poi, in fondo, ci sono cose che non cambiano. Per fortuna.

I grandi film, per esempio. Le anteprime, quest’anno settantanove mondiali e quattro nazionali, una delle anime del Festival, come ha affermato Mueller: «Questa è una Mostra che vuole avere più di un’anima, almeno tre». Le altre due: un luogo in cui non c’è separazione tra film commerciale e film d’Autore e il posto in cui si può osare, scommettere.

L’anima che non può cambiare, sicuramente, è quella che ha a che fare con i film.

Si apre con Black Swan di Darren Aronofsky, in concorso. Ventitrè opere in competizione ufficiale, di cui quattro italiane: La pecora nera di Ascanio Celestini, La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, Noi credevamo di Mario Martone, La passione di Carlo Mazzacurati. E, tra gli altri: Somewhere di Sofia Coppola, Promises Written in Water di Vincent Gallo, Road to Nowhere di Monte Hellman, Barney’s Version di Richard J. Lewis, Potiche di François Ozon e Miral di Julian Schnabel.

Ventisette lungometraggi fuori concorso, tra i quali: Machete di Robert Rodriguez, The Town di Ben Affleck, Sorelle mai di Marco Bellocchio, The Last Movie (1971) di Dennis Hopper, Vallanzasca – Gli angeli del male di Michele Placido, 1960 di Gabriele Salvatores, A letter to Elia di Martin Scorsese e Kent Jones, L’ultimo Gattopardo: ritratto di Goffredo Lombardo di Giuseppe Tornatore, Passione di John Turturro.

Per la sezione “Controcampo italiano”, in concorso: I baci mai dati di Roberta Torre, 20 sigarette di Aureliano Amadei, Il primo incarico di Giorgia Cecere, A Woman di Giada Colagrande, Tajabone di Salvatore Mereu, Ma che storia di Gianfranco Pannone, Into Paradiso di Paola Randi.

Per la sezione “Orizzonti”, saranno proiettati ventuno lungometraggi. Una parte del Festival sarà poi dedicata al cinema comico italiano, in particolare, ai suoi protagonisti, con la retrospettiva dal titolo “La situazione comica”, che prevede la proiezione di una trentina di opere dagli anni 30 ai pieni anni 80. Iniziativa che porterà alla Mostra alcuni dei più popolari comici italiani. Perché l’internazionalità non esiste se si dimenticano le proprie radici.

Infine, uno spazio sempre maggiore ai film realizzati con tecnologia 3D. Il futuro con il quale abbiamo già cominciato a convivere.

Giornate degli Autori 2010

L'amore buio

Presentato il programma della rassegna, che si svolgerà per il settimo anno all’interno della Mostra del Cinema di Venezia. Dodici film in tutto, quattro opere prime e, fra le pellicole italiane, L’amore buio di Antonio Capuano, ultima prova d’attore del compianto Corso Salani

di Dafne Foderà
dafne.fodera@libero.it

«Ce la faremo», sono le prime parole pronunciate dal presidente Roberto Barzanti, durante la conferenza, tenutasi il 27 luglio presso la Casa del Cinema a Roma, nella quale è stato presentato il programma delle “Giornate degli Autori”, l’iniziativa che si svolge all’interno della Mostra internazionale del Cinema di Venezia, per il settimo anno, dall’1 all’11 settembre 2010. Perché, in un periodo in cui tutto ciò che ha a che fare con la cultura viene tagliato, esserci è un traguardo sempre da rincorrere.

Se poi si appartiene a una categoria che ha come obiettivo la ricerca della qualità, del talento e della creatività emergente o da mettere in evidenza, allora bisogna correre più forte.

Dodici film nella selezione ufficiale. Tra questi quattro opere prime: l’italiano Et in terra pax di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, presenti alla conferenza; Notre etrangere di Sarah Bouyain; Pequenas voces di Jairo Carrillo e Oscar Andrade; Cogunluk di Seren Yüce. Altre due opere italiane: L’amore buio di Antonio Capuano, con Corso Salani, occasione per ricordare la sua ultima presenza sul set, e Cielo senza terra di Giovanni Davide Maderna e Sara Pozzoli. E poi le altre opere, provenienti da tutto il mondo, nello spirito dell’internazionalità intesa come forma più alta di conoscenza tra gli uomini: La vida de los peces di Matias Bize; Le bruit des glacons di Bertrand Blier; The happy poet di Paul Gordon; Noir ocean di Marion Hänsel; Cirkus Columbia di Danis Tanovic; Incendies di Denis Villeneuve.

Un percorso attraverso dodici nazionalità quello che si svolgerà a settembre a Venezia, ma anche un racconto della realtà più vicina a noi, con una sezione dedicata ai “Ritratti e paesaggi italiani”, che si propone di ricostruire una geografia umana, come ha sottolineato il direttore Giorgio Gosetti, durante la presentazione del programma. Un programma che prevede, inoltre, la sezione “Spazio aperto” e un evento speciale a sorpresa.

E poi altre iniziative legate alla rassegna. Quella in collaborazione con il Parlamento Europeo, insieme con Europa Cinemas e Cineuropa, che porterà a Venezia 27 giovani, provenienti dai 27 paesi dell’Unione Europea, chiamati a esprimersi in veste di critici. Sempre nella stessa ottica sono stati scelti i tre film finalisti del premio Lux, vinto lo scorso anno da Welcome di Philippe Lioret.

È stato, inoltre, presentato il progetto “100 + 1. Cento film e un paese, l’Italia”, un progetto che fa entrare il cinema nelle scuole, realizzato grazie alla collaborazione della Provincia di Roma e Cinecittà Luce.

Questa mattina, alla Casa del Cinema, sembrava già di essere a Venezia. Qualche immagine proiettata, le aspettative sui film che vedremo, l’entusiasmo dei progetti che viaggiano paralleli. Progetti che nascono dalla collaborazione, come quella con ANAC, con l’associazione 100 Autori e con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. O quella con la BNL – Gruppo BNP PARIBAS.

Perché, quando è necessario correre più forte, è meglio avere intorno un compagno. Che corra quando tu ti riposi.

Questa mattina, alla Casa del Cinema, è stato presentato il programma delle “Giornate degli Autori”, si è parlato di film. Poi, una frase del direttore Giorgio Gosetti ci ha riportati alla realtà: «Non abbiamo più la sala Perla 2, dedicata a noi». E nella mente di molti sicuramente sarà passata l’immagine più forte. Una sala vuota. Il cinema, alla fine, è fatto dagli spettatori.

Haber nel corto vincitore del concorso BCC San Marzano

Alessandro Haber

La roulette è la sceneggiatura vincitrice per il concorso “Finanziamo il tuo sogno. Anche se corto”, dalla quale sarà prodotto un film interpretato dall’attore Alessandro Haber. Per la sezione Giovani premiata Tutta un’altra storia

Quarantanove sceneggiature giunte da tutta Italia per raccontare i risvolti umani della grande crisi economico-finanziaria. Così, il progetto “Finanziamo il tuo sogno. Anche se corto”, si prepara al ciak. “Storie di piccola e grande economia nella società”, l’iniziativa promossa dalla BCC San Marzano di San Giuseppe, in collaborazione con Bunker lab e in partnership con Studio Universal, Istituto Europeo di Design e il Taranto Finanza Forum, si appresta ad entrare nella fase operativa.

Un progetto culturale che, come aveva sottolineato il Direttore Generale della BCC San Marzano di San Giuseppe, Emanuele di Palma, nella presentazione ha l’obiettivo di «favorire la discussione su temi ritenuti fino a poco tempo fa ostici ma con i quali siamo chiamati a confrontarci».

Obiettivo che si rende concreto nella realizzazione dell’opera premiata, La roulette, una sceneggiatura di Fabio Ferretti De Virgilis, giovane artista di Manduria, in provincia di Taranto. Una storia che trae spunto dalla realtà quotidiana per affrontare temi universali. E che lo fa con un linguaggio originale, attraverso i sogni, una narrazione visionaria e profonda, ma allo stesso tempo realistica. È una storia aspra, come spesso è la vita, ma che ha in sé la capacità di reagire tipica dell’uomo. Un uomo che, in un contesto fatto di apparenza e ostentazione, di cultura del consumo e di incubi reali, come la perdita del lavoro, ritrova la strada dopo essere entrato nel suo incubo personale.

A dare il volto al protagonista sarà l’attore Alessandro Haber, già interprete di molti capolavori del cinema italiano, diretto da registi come Pupi Avati, nei film Regalo di Natale e La rivincita di Natale, Nanni Moretti in Sogni d’oro e Mario Monicelli, per il quale ha interpretato Amici miei atto II e Parenti serpenti. Vincitore di tre Nastri d’Argento e di un David di Donatello per il cinema, Haber è un attore capace di adattarsi ai diversi linguaggi, che mantiene la stessa intensità sul palcoscenico, nell’interpretazione delle opere teatrali di Pasolini, Molière e Cechov. Per Zio Vania di Cechov ha anche ricevuto il Premio Gassman.

Il vincitore, oltre al compenso per l’acquisizione dei diritti, vedrà questa storia tramutarsi in immagini. La BCC San Marzano di San Giuseppe, sempre attenta al panorama artistico e culturale, e Alessandro Contessa, produttore del pluripremiato lungometraggio Focaccia Blues, in collaborazione con la società di produzione cinematografica romana Bunker Lab, produrranno il film breve diretto dal giovane regista Mirko Dilorenzo. La location prevista è la Puglia, in particolare l’area ionico-salentina. Le riprese saranno effettuate nel mese di agosto e l’opera concorrerà in un prestigioso festival del cinema. E’ già in corso il casting coordinato dal filmaker Alessandro Zizzo.

Per la categoria under 30, tra le ventisei opere in concorso, la borsa di studio per il Master annuale in Scrittura Cineradiotelevisiva, offerta dall’Istituto Europeo di Design (IED), è stata vinta dal giovane critico e sceneggiatore napoletano Armando Chianese con Tutta un’altra storia, un’opera che riesce a descrivere la realtà, mostrandone l’aspetto più bello e più raro, che però non andrebbe mai dimenticato: le sorprese positive che la vita ci riserva, prima o poi.

«La creatività dei nostri giovani – spiega il Direttore Generale della BCC San Marzano di San Giuseppe, Emanuele di Palma – si esprime non solo con attività materiali ma anche con opere di ingegno artistico. Il notevole successo quantitativo e qualitativo della nostra iniziativa, ci spinge a proseguire sulla strada intrapresa: valorizzare le forze sane, giovani, impegnate nel nostro territorio. Riteniamo che in questo modo si possa concretizzare in maniera innovativa e probabilmente diversa anche la nostra missione di Banca locale attenta ad aspetti culturali vicini ai giovani e al grande pubblico. E il cinema è tutto questo».

«Con la scelta delle due sceneggiature vincitrici della prima edizione del concorso “Finanziamo il tuo sogno. Anche se Corto” si conclude la prima fase che mi ha visto lavorare gomito a gomito con la BCC di San Marzano di San Giuseppe – dice il Produttore Alessandro Contessa. Si è trattato di un momento entusiasmante che rafforza l’idea di un Cinema che riesce anche ad attirare investimenti privati. Tutto diventa più semplice quando un progetto viene discusso con gente illuminata che considera la Cultura un’occasione per migliorare la qualità della nostra società.

Ogni produttore ha però il dovere di ricambiare la fiducia lavorando su progetti cinematografici di qualità. Personalmente ho trovato nella sceneggiatura La roulette gli elementi utili per la realizzazione di un piccolo film capace di raggiungere l’interesse di festival e critica, un modo quindi per contribuire alla visibilità e alla promozione del nostro territorio».

Andy Garcia tra cinema e tv

Andy Garcia

In occasione del RomaFictionFest, il grande cineasta cubano ripercorre la sua intensa carriera: gli esordi, la svolta definitiva con Il Padrino e il noir cult Gli intoccabili, il clan stellare di Ocean’s Eleven e le recenti produzioni indipendenti e televisive

di Cristina Locuratolo
cristina.elle@hotmail.it

Un artista a tutto tondo Andy Garcia, attore, regista, produttore, compositore, pittore, ma anche un uomo semplice, carismatico e coinvolgente. Nel suo incontro col pubblico al RomaFictionFest intrattiene tutti raccontando di sé e della sua straordinaria carriera, dagli esordi fino a oggi. Da quando da ragazzino ha abbondonato lo sport per questioni di salute e si è dedicato interamente al cinema, passione che lo ha “infettato” come una malattia, ispirandosi ad attori come James Cobrun, Sean Connery e Peter Sellers, ai momenti clou della sua carriera culminati ne Il Padrino III. Sorseggia un caffé, interagisce col pubblico, si concede generosamente come un vecchio amico che parla di sé a cuore aperto. Impeccabile nell’aspetto, indossa un paio di occhiali da intellettuale e sfoggia un paio di baffi che rivela essere non un cambio di look ma un’esigenza di copione per Cristiada, il film che sta girando in Messico con Eva Longoria Parker.

A proposito del rapporto tra cinema e televisione, Andy Garcia ha sottolineato la difficoltà, come produttore, di trovare finanziamenti al di fuori del circuito degli studios hollywoodiani. Esempio lampante è il suo ultimo lavoro City Island, distribuito in Italia da Mikado, prodotto autonomamente per mancanza di investimenti da parte delle majors. Rimpiange gli “anni d’oro” del cinema; negli anni 60 e 70 registi del calibro di Coppola e Scorsese raccontavano grandi storie per tutti, mentre ora gli studios hanno un raggio di azione sempre più ristretto investendo solo in produzioni “sicure” e per target di pubblico ben precisi come i blockbusters per adolescenti. Il grande cinema di oggi è totalmente commerciale: Avatar, Spider Man, Il Signore degli anelli. Così il rapporto piccolo-grande schermo si inverte: le sceneggiature di un certo spessore o trovano produzioni indipendenti o si spostano verso la tv. Sono le tv via cavo americane a distribuire le grandi storie, come la HBO e Showtime. Garcia anticipa che sta per tornare ad interpretare e dirigere una lunga serie, ancora senza titolo, a dieci anni dalla biopic For Love or Country: The Arturo Sandoval Story, tv-movie del 2000 nominato agli Emmy dove l’attore interpretava il famoso trombettista cubano, proiettata per l’occasione al RomaFictionFest.

Come regista, Andy Garcia dichiara il suo interesse verso storie più umane e meno fantastiche, non a caso gli innumerevoli progetti a cui ora sta lavorando esplorano alcuni aspetti di vite straordinarie. Il film dal titolo Hemingway e Fuentes, ad esempio, si focalizza sul periodo cubano del noto scrittore dell’Illinois, che nel film ha il volto di Anthony Hopkins, e della sua amicizia con il pescatore Fuentes, interpretato dallo stesso Garcia.

L’amore per Cuba scorre nelle vene di Andy Garcia, così come la sua passione per la musica. Cuba è musica – dice Andy – ma non è un’isola felice. «Tutti i luoghi del mondo hanno problemi ma sono liberi, Cuba no».

Il suo primo ricordo di Roma, durante la lavorazione de Il Padrino III, non è dei più felici: «Abitavo in una casa a Quarto Miglio e la prima notte uno zingaro entrò in casa mia spaventandomi a morte anche se non c’era niente da rubare, solo le mie valigie e il pianoforte che stavo cominciando a studiare. Volevo chiamare la polizia, ma non conoscevo il numero di emergenza italiano. Passai la notte in bianco e la prima mattina di lavorazione ero uno straccio».

Il suo segreto? Avere una “testa dura”, la stessa che gli ha permesso di diventare compositore della colonna sonora del film La città perduta, iniziando a suonare il piano da autodidatta.

Del cinema italiano adora il Neorealismo e dei cineasti di oggi apprezza Tornatore, mentre tra gli attori nomina l’amico Beppe Fiorello e Giancarlo Giannini che definisce un interprete superbo. Tra i suoi maestri ispiratori ci sono Coppola, Gordon Willis (direttore della fotografia de Il Padrino), Sean Connery, tutti artisti con cui Garcia ha avuto l’occasone di lavorare.

Il fuoco sacro dell’arte è ancora vivo in Andy Garcia che ha trasmesso la sua stessa passione per il cinema alle sue figlie e che ora sembra indirizzato più verso la regia che verso la recitazione, perché – dice – ha ancora tante storie da raccontare e ama osservare il pubblico, le sue reazioni, comunicando al di fuori degli schemi imposti dalle grandi produzioni e dai film con un’anima puramente commerciale. Il RomaFictionFest Award for Artistic Excellence ha premiato la carriera di un artista che sa continuamente reinventarsi, senza cadere in sterili distinzioni tra “cinema e tv”. «Non c’è più differenza fra cinema e televisione. Esiste solo un cinema buono e uno cattivo». Andy ci insegna che non sempre “il medium è il messaggio”: l’arte può trovare diversi canali di comunicazione e forme d’espressione purché sia autentica.

Venezia 67: retrospettiva sul cinema comico

Aldo Fabrizi e Totò

Sarà dedicata al cinema comico italiano, e in particolare ai suoi protagonisti (e in particolare ai grandi dimenticati), la retrospettiva della 67ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, intitolata La situazione comica (1937-1988). La 67ª Mostra avrà luogo al Lido dall’1 all’11 settembre 2010, diretta da Marco Mueller e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. La situazione comica (1937-1988), curata da Marco Giusti, Domenico Monetti e Luca Pallanch, prevede la proiezione di una trentina di opere dagli anni 30 ai pieni anni 80. E’ realizzata dalla Biennale di Venezia in coproduzione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, ente deputato alla promozione e preservazione del patrimonio cinematografico italiano, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Di tutti i generi italiani, il comico è sempre stato il grande polmone economico e popolare del nostro cinema, dai tempi di Totò giù fino ai cinepanettoni. Non ottenendo però che raramente un vero interesse critico. Il fatto quindi che la Mostra di Venezia dedichi al cinema comico italiano una retrospettiva, va letto anche come un omaggio a un genere troppo spesso rimasto nell’ombra.

Alcuni dei più popolari comici italiani (Diego Abatantuono, Lino Banfi, Lando Buzzanca, Christian De Sica, Enrico Montesano, Renato Pozzetto, Gigi Proietti, Carlo Verdone, Paolo Villaggio) saranno alla Mostra per ricordare film e comici del passato, ai quali possono essere accostati nel gioco delle discendenze e delle affinità, che caratterizza la storia della comicità nel nostro cinema. Alessandro Gassman, Gianmarco e Ricky Tognazzi presenteranno opere di Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Testimoni eccellenti (registi, sceneggiatori, attori), della nostra comicità “scorteranno” a Venezia i film della retrospettiva: Lorenza Indovina, Mario Monicelli, Marco Risi, Emanuele Salce, Franca Valeri, Carlo ed Enrico Vanzina.

La situazione comica rappresenta un ideale proseguimento delle retrospettive presentate con successo a Venezia negli ultimi anni (da Italian Kings of the B’s – Storia segreta del cinema italiano nel 2004, fino a Questi fantasmi 2. Cinema italiano ritrovato nel 2009) che hanno contribuito alla riscoperta della nostra produzione ingiustamente rimossa. La situazione comica (1937-1988) si innesta su questa linea, completando la ricerca con il genere comico.

La retrospettiva si divide in due programmi, uno più legato al cinema del passato in Sala Volpi (Palazzo del Cinema) e uno più contemporaneo in Sala Perla. Il programma che avrà luogo in Sala Volpi include 20 lungometraggi oltre ad alcuni episodi, e ripercorre le gesta dei più grandi comici italiani attraverso la scelta di un film che li rappresenti degnamente, in un arco temporale che va dagli anni ‘30 fino alla metà degli anni ‘70, quando l’avvento delle tv private ha cambiato radicalmente faccia alla comicità. Fra i film proiettati: Tutta la città canta, rara incursione nel comico del maestro del cinema di paura Riccardo Freda; L’onorata società, una delle prime prove della coppia Franchi-Ingrassia, lanciati da Domenico Modugno, qui attore e produttore, e diretti da uno dei futuri mattatori della Banda Arbore, Riccardo Pazzaglia; Io non spezzo… rompo, con uno strabiliante Alighiero Noschese che fa il verso al Volontè di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto; l’inedito Gassman de Lo scatenato dell’outsider Franco Indovina.

Il programma che avrà luogo in Sala Perla include 7 lungometraggi, ed è più legato alla contemporaneità (anni ‘70-’80). Popolari comici italiani (Abatantuono, Banfi,  Christian De Sica, Enrico Montesano, Renato Pozzetto, Gigi Proietti, Carlo Verdone, Paolo Villaggio) hanno scelto, nella loro filmografia, un’opera alla quale sono particolarmente legati e che in molti casi rappresenta un autentico cult (come Febbre da cavallo, Eccezzziunale… veramente o Vacanze di Natale, il capostipite del più fortunato filone del cinema italiano contemporaneo).

Efficace esempio di collaborazione tra istituzioni che possono dimostrarsi complementari, come festival e cineteche, il programma della retrospettiva veneziana si è arricchito ancora una volta attraverso una sistematica attività di ricerca, in primo luogo nei “sotterranei della Cineteca Nazionale”. Come gli scorsi anni, i film presentati sono oggetto di un accurato lavoro di preservazione e talvolta di restauro, e dopo la Mostra di Venezia saranno proiettati nel circuito culturale in Italia e all’estero, offrendo una nuova vita ai film del passato, e al pubblico di oggi la possibilità di farsi raccontare dal cinema la propria storia.
Nel quadro delle attività permanenti e dei giacimenti culturali riscoperti e restaurati, la scelta de La situazione comica (1937-1988) rappresenta la continuazione del lavoro iniziato dalla Mostra nel 2004, e che da allora ha rilanciato con successo il recupero del cinema italiano invisibile (Italian Kings of the Bs; L’underground italiano; Casanova sullo schermo; Omaggio a Fulvio Lucisano; Centenario Rossellini, Soldati, Visconti; Western all’italiana; Questi fantasmi: cinema italiano ritrovato (1946 – 1975), Questi fantasmi 2. Cinema italiano ritrovato, accanto ai cantieri internazionali della Storia segreta del cinema asiatico nel 2005 e della Storia segreta del cinema russo nel 2006.

Roma Fiction Fest 2010

Emilio Solfrizzi al Roma Fictin Fest 2010

Si è svolta il 10 luglio presso l’auditorium Conciliazione di Roma la serata conclusiva del Roma Fiction Fest, giunto ormai alla sua quarta edizione.

La serata dedicata alle premiazioni dei vincitori di questa edizione è stata condotta da Veronica Pivetti.

Sugli Orange Carpet del festival hanno sfilato quasi 1.500 ospiti tra attori, registi, sceneggiatori e produttori, segno del crescente interesse anche da parte del mondo professionale.

Vanno poi aggiunti i numerosi spettatori degli eventi all’aperto che si sono svolti tutte le sere al Villaggio della Fiction a Castel Sant’Angelo e i fan accorsi da tutt’Italia alle proiezioni e agli incontri presso il Multisala Adriano.

Il festival ha offerto al pubblico e agli addetti ai lavori la possibilità di avere qualche anticipazione di cosa si vedrà prossimamente sulle reti italiane.

L’Italia è stata rappresentata dalle migliori produzione edite e inedite dei più importanti broadcaster nazionali. In anteprima il pubblico ha potuto vedere: Il sorteggio, Agata e Ulisse, Il peccato e la vergogna e Le ragazze dello swing.

Il cartellone del RomaFictionFest ha portato nella capitale una selezione di alto livello, titoli di recentissima produzione inediti in Italia e in molti casi in Europa, che stanno riscuotendo notevoli consensi: basta citare il Tv Movie Temple Grandin, che ha appena ottenuto quindici nomination agli Emmy Award, incluso quello come miglior attrice protagonista a Claire Danes, ospite premiata del festival.

Durante la serata, sono stati assegnati RomaFictionFest Award for Artistic Excellence all’attore americano Andy Garcia, e a Marg Helgenberger, protagonista ‘storica’ di CSI – Scena del Crimine.

La Giuria TV Sorrisi e Canzoni, composta dai lettori del settimanale, ha assegnato i numerosi premi al RomaFictionFest, tra cui quello a Emilio Solfrizzi come miglior attore per la categoria TV Movie per Mi ricordo di Anna Frank e ad Alessandro Preziosi come miglior attore per la categoria Miniserie per Sant’Agostino. Premio anche per Virna Lisi come migliore attrice per la categoria Lunga Serie per Caterina e le sue figlie.

Per quanto riguarda la fiction italiana edita il premio come miglio prodotto è stata ricevuta dalla miniserie C’era una volta la città dei matti, che ha visto premiato anche Fabrizio Gifuni come miglior interprete maschile.

La fiction su Basaglia, prodotta da Claudia Mori e anch’essa premiata, è stata un grande successo su Raiuno e ha fatto incetta di premi in Italia e all’estero.

Bilancio di questa quarta edizione senz’altro positivo, che conferma la crescita dell’appuntamento romano sia in termini di attenzione da parte del mercato audiovisivo italiano ed estero che di interesse e presenze di pubblico e media. (Stefania Onofrillo)

La psicologia del linguaggio

Felice Farina

Felice Farina guarda a Hitchcock e imposta La fisica dell’acqua come un thriller cerebrale conteso tra la mente del piccolo protagonista e gli elementi tecnici della regia

di Michele Zanlari
micheloz@iol.it

Inconsueto, straniante e anche un po’ spaventoso. Il profilo dell’ultimo film di Felice Farina non delinea solo una figura poco riconoscibile nei tratti somatici dell’ultimo cinema italiano. Farina realizza un’opera di genere che buca la cornice del thriller psicologico (un bambino che vive da solo con la madre tenta di allontanare lo zio paterno) e fa arrivare lo sguardo fino al confine in cui la narrativa cede il posto ai passi della mente.

La fisica dell’acqua colpisce molto lo spettatore per la presenza prevalente del linguaggio che però non schiaccia il messaggio della storia. È ancora possibile fare un film in Italia senza rinunciare alla forma?

«Sì, è quello che ho provato a dimostrare, ma resta un caso isolato perché in Italia si accettano solo due modalità di racconto: quella televisiva, che schiaccia tutto, e una forma di neo-neo-realismo a cui bisogna uniformarsi. A me, invece, interessava proprio il linguaggio perché il modello sui cui si forma la mia idea di cinema è quello di Hitchcock».

Il film ha un po’ “subito” il lancio in oltre 60 copie nel circuito dei multiplex. Credi che necessitasse di un pubblico differente?

«Sicuramente è stata un’uscita infelice sia come periodo – il weekend del 1° maggio – che per la fascia di mercato in cui si è inserito. È un film che piace agli spettatori che cercano il d’essai, un prodotto più da cinefili che da spettatori occasionali. Quindi alla fine ho deciso di portare in giro il film per l’Italia in prima persona e incontrare direttamente il pubblico alle proiezioni».

Come hai trovato Lorenzo Vavassori, il piccolo protagonista che dimostra una sicurezza sorprendente nelle sequenze più complesse?

«Abbiamo visto molti bambini ed è sempre un’esperienza difficile perché nella maggior parte dei casi sono i genitori a voler spingere a tutti i costi i figli, una cosa davvero sgradevole. Lorenzo mi ha colpito perché era l’unico che sembrava avere una motivazione profonda per interpretare il personaggio. E pensare che aveva solo 7 anni al momento delle riprese».

Anche perché è come se tutto il film si svolgesse nella sua testa, ed è quello che giustifica alcune scelte che a prima vista possono sembrare forzate

«Infatti, mi sono capitati spettatori che mi hanno chiesto conto della razionalità di certe scelte, ad esempio del modo duro con cui i personaggi adulti del film si rivolgono a Lorenzo. Questa è la componente psicologica della storia: il bambino legge soggettivamente il comportamento degli adulti e ne percepisce una ruvidità superiore a quello che siamo abituati a vedere nei normali polizieschi. Qui c’è un investigatore la cui componente psichica va al di là dei margini del ruolo».

In questa direzione si muove anche l’uso molto particolare della luce: prepotente nella presentazione dei personaggi, simbolico nell’avvio alla storia e determinante per tutto quel che riguarda la rimozione della verità. Come ci avete lavorato?

«Di solito non ne parlo perché coinvolge la vicenda di un caro amico e un grande maestro come Pietro Sciortino. Pietro si è ammalato ma non ha voluto rinunciare al film. Questa condizione ha indubbiamente reso particolare l’atmosfera che si è creata. Non avevo pensato in questi termini alla funzione della luce, però è vero: sono la comparsa e la scomparsa della luce a determinare la possibilità o meno di recuperare la verità rimasta nascosta nel passato».

Questa “sottrazione della verità” legata all’ambiente familiare vuole parlare anche di una condizione più generale del nostro paese?

«No, m’interessava solo mostrare che l’infanzia e i rapporti all’interno della famiglia sono spesso legati a delle mancate verità e far partire da qui la natura da thriller psicologico della sceneggiatura».

Ti è rimasta la voglia di allargare lo scenario?

«Il mio prossimo lavoro sarà qualcosa di completamente diverso. Mi è venuta la voglia, quasi un’esigenza, di raccontare in un documentario gli ultimi 30 anni di storia del nostro paese. Ricordare tutto con toni epici senza aggiungere dei commenti perché non voglio agevolare facili letture degli avvenimenti. Inserirò qualche inserto di docu-fiction ma per il resto sarà solo una successione di eventi che rivisti tutti insieme mi sembrano sconvolgenti. Come un’Iliade, senza un aggettivo di troppo».

L’horror fuori dalle tenebre

Federico Zampaglione

Federico Zampaglione resuscita un genere quasi scomparso in Italia e tratteggia con Shadow una corrispondenza tra l’incubo e la società contemporanea

di Michele Zanlari
micheloz@iol.it

I morti camminano sulla terra. E non è poco, specie in un orizzonte cinematografico sepolto e riportato alla luce dell’oscurità attraverso l’input forse meno atteso. È Federico Zampaglione a destare il corpo putrefatto dell’horror italiano con amore per il genere e una cinefilia sottile, plasmata sull’incontro del nuovo con il classico. Succede così che il suo Shadow richiami con coerenza sia Dario Argento che Eli Roth e si affacci sul panorama dei festival internazionali come l’evoluzione contemporanea dell’oscuro legame uomo/natura/inconscio.

Dopo Nero bifamiliare hai subito dichiarato: «Se farò mai un altro film sarà un horror». Da dove viene questa passione e come hai trovato la forza per votarti ad un genere scomparso nel cinema italiano?

«Se fosse dipeso solo da me, avrei spinto più sul “nero”anche Nero bifamiliare, però il progetto era partito come una commedia e la produzione non ha voluto cambiare. In quel momento ho cominciato a pensare a Shadow, anche se musicalmente le cose che faccio sono abbastanza lontane. Però, sento l’horror come una parte della mia vita. È un genere che ho sempre amato ma che negli anni ho visto scomparire, probabilmente perché non si vende bene in tv».

In Shadow metti creativamente uno di fianco all’altro il riferimento ai classici del genere con quello all’horror contemporaneo. Quali sono i tuoi punti di partenza?

«Sono cresciuto con l’horror italiano doc: Argento, Fulci e Barilli, del quale considero un capolavoro Il profumo della signora in nero. Mi è sempre piaciuto anche il poliziottesco: era un cinema visionario molto colorato e con un pizzico di follia. Mentre oggi è tutto stereotipato e fatto per la tv».

E tra i nuovi autori?

«Mi è piaciuto molto Martyrs, anche se è un film cattivissimo, estremo e terribile. Poi c’è questo film belga che si chiama Calvaire: non ha una vera e propria sceneggiatura ma in molte immagini e nell’atmosfera ricorda il nostro cinema classico. Hanno fatto delle belle cose gli spagnoli, su tutte certamente Rec, che è un film esplosivo e divertentissimo. Sono stati anni in cui l’Europa ha dato molto, più degli Stati Uniti, con tutti questi remake spesso fatti mali e che rovinano i classici».

Al Far East di Udine hai presentato da spettatore due film molto belli come Possessed e Slice. Cosa ti affascina nell’horror asiatico?

«Ho appena comprato i cofanetti in dvd di Takashi Miike. In oriente da questo punto di vista c’è il cinema migliore del mondo. Hanno un impatto sconvolgente che mi mette molta paura. Come in Possessed, un film di grande suspense, o Slice, forse più un thriller ma con chiari riferimenti cromatici a Dario Argento».

Tornando a Shadow, come hai costruito la struttura?

«Volevo fare un film snodato e non tutto nello stesso registro. Ci sono passaggi nei sottogeneri per spiazzare lo spettatore: momenti d’azione un po’ da thriller ed altri più catacombali. Ho messo le torture ma anche molta suspense, cercando di dare una struttura a questi cambi per rendere la storia più imprevedibile».

La sceneggiatura prevede una cornice legata alla guerra. Come è entrata nel soggetto? Era il punto di partenza o è arrivato dopo?

«Diciamo a metà. Via via che andavo avanti prendeva sempre più corpo il fatto che la realtà è peggiore degli incubi. Se vai a pescare nell’immaginario dei mostri classici, in fondo in fondo così cattivi non sono mai. Se ti accorgi di quel che ha fatto l’uomo nel corso dei secoli, allora lì non si scherza più. Del resto, noi in Italia l’horror lo viviamo. Penso al successo di Draquila di Sabina Guzzanti, che credo sia veramente un horror».

Sia tu con i Tiromancino che Rob Zombie con i White Zombie siete al tempo stesso musicisti e registi di horror, ma nei film usate canzoni diverse da quelle che fate sul palco. Che tipo di esigenza sonora c’è stata rispetto alla tua musica?

«Rob Zombie usa di solito una sorta di bluegrass country, noi abbiamo preferito una musica psichedelica con dei tratti più disturbanti e con un mix di suoni dell’ambiente stesso, oltre a vecchie canzoni italiane come La strada nel bosco. Il bello di fare un film è di poter raccontare qualcosa di diverso per avventurati in altri territori, altrimenti non avrebbe senso uscire dal proprio campo».

Un paese che cambia sul ritmo dei generi

Alessandro d'Alatri

Come un esordiente, Alessandro D’Alatri riparte dalla commedia sentimentale per raccontare l’insoddisfazione giovanile legata al crollo dell’idea di futuro

di Michele Zanlari
micheloz@iol.it

Il silenzio buio del mattino, una barca nell’alba che tarda a lasciare il grigio. Poi arriva la voce fuori campo che rivela l’ansia di non accontentarsi di una sola forma di racconto, la voglia di prendere di petto la convenzione del genere e mutarlo in qualcosa di complesso, girando solo qualche vite del linguaggio per rivoltare la commedia sentimentale. Alessandro D’Alatri gira le arene estive italiane con il suo ultimo lavoro, Sul mare, raccogliendo molti spettatori – 1.000 solo nella prima uscita a Bologna e parecchi anche negli altri appuntamenti in Emilia, Lombardia e Piemonte – e raccontando un’evoluzione che l’ha condotto a soluzioni differenti rispetto a film di successo come Casomai, La febbre e Commediasexi.

Sul mare sembra il film di un esordiente per come sei ripartito da zero con attori giovani, location inedite e riprese in digitale. Come è cambiato il tuo metodo di lavoro rispetto alle esperienze precedenti?

«Siamo entrati tutti nel film con spirito adolescenziale, come se fossimo degli esordienti. Avevamo una piccola troupe e la scelta è stata quella di girare un film ad impatto zero. Per gli attori la scelta più facile poteva essere quella di volti noti, magari che hanno già fatto ruoli simili, ma non ci sono veri adolescenti nel cinema italiano per girare una storia come questa. Per questo ho cercato due esordienti come Dario Castiglio e Martina Codecasa, che hanno studiato molto per arrivare a questa possibilità. Vedere in questi giorni proiezioni di grande qualità che tengono perfettamente le luci e la profondità mi fa impressione perché abbiamo girato con una macchina digitale veramente piccolissima. Ci sono passaggi in cui non si avverte nemmeno il digitale».

In molti dialoghi tra Castiglio e la Codecasa si va oltre la lettura del testo, come se fosse sempre sospeso tra i due, una sorta di sottotesto silenzioso. È quello su cui avete lavorato?

«Trovo umiliante per l’attore che il suo mestiere si riduca solo alle battute mandate a memoria. Volevo due volti nuovi, ma anche la possibilità di impostare un lavoro in profondità. Dario e Martina sono stati bravissimi e credo che anche fisicamente riescano ad incarnare le due tipologie messe a confronto dalla sceneggiatura. In questo è stato importante il romanzo di partenza di Anna Pavignano, che permetteva di ribaltare le psicologie dei protagonisti nelle categorie di maschile e femminile. E poi sono contento perché i due ragazzi continuano a lavorare. Lei, ad esempio, in questi giorni sta girando con Crialese».

Credi che quella forma di insoddisfazione che metti in scena nel contesto sentimentale rappresenti una condizione generale che fa da specchio al momento vissuto dai giovani nel nostro paese?

«È certamente così. Non volevo fare un film “per” i giovani ma “sui” giovani. Li conosco bene e avverto questa forma d’insoddisfazione che accompagna ogni aspetto della loro collocazione sociale. Dipende tutto dalla messa in crisi del futuro. I giovani vivono la condanna dell’adesso. A questo proposito racconto sempre una cosa. Ogni mattina a Roma sul Lungotevere passo in moto davanti ad una scritta sul muro che dice: “Non c’è più il futuro di una volta”. Riassume bene il momento che stiamo vivendo».

Il film rinasce negli appuntamenti nelle arene estive dopo un lancio infelice nella settimana di Pasqua, cos’hai scoperto accompagnando la proiezione in giro per l’Italia?

«Questo è senz’altro il momento più bello del mio lavoro: incontrare il pubblico, vedere le sale piene e parlare di tutti gli aspetti del film. Quando Sul mare è stato programmato ad aprile ha incassato 500 mila euro, che è un buon risultato se si pensa a quanto è costato. Credo, però, al di là dei risultati del mio film, che il gusto del pubblico si stia spostando in modo preoccupante sulla scia della televisione. In questa stagione c’è stato un film meraviglioso e importantissimo come quello di Giorgio Diritti, L’uomo che verrà, che non ha avuto per niente il successo che meritava. Molta gente preferiva andare a vedere quei film tutti uguali che raccolgono i maggiori incassi. Mi vengono in mente anche Il profeta, Il segreto dei suoi occhi, Il nastro bianco, Cella 211, che hanno venduto pochissimi biglietti. È questo che mi preoccupa in Italia».

Globo d’oro 2010

Negli-occhi

Si è svolta il 1 luglio 2010 la cinquantesima edizione del Globo D’oro, premio Cinematografico dell’Associazione Stampa Estera in Italia. Una premiazione al cinema italiano e alla sua ultima stagione ricca di successi. Premiati e presenti in sala tre premi Oscar: Giuseppe Tornatore, Ennio Morricone e Vittorio Storaro. Tra gli artisti insigniti del prestigioso riconoscimento: Christian De Sica, Stefania Sandrelli, Ferzan Ozpetek con il cast del suo ultimo film Mine vaganti, Rocco Papaleo, Francesco Rosi, Tony Renis, Stefania Sandrelli, Giovanna Mezzogiorno, Carlo Verdone, Domenico Procacci e tanti altri. Globo d’Oro del Cinquantenario a Gina Lollobrigida per la sua brillante carriera artistica internazionale.

Tanti riconoscimenti anche per le nuove promesse del cinema italiano e le rivelazioni della passata stagione: globo d’oro come attore esordiente a Nicola Nocella, protagonista dell’ultimo film di Pupi Avati Il figlio più piccolo. Come attrice rivelazione premiata Nicole Grimaudo per Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek e Globo d’Oro anche per Checco Zalone come attore rivelazione per Cado dalle nubi.

Globo d’oro speciale al film Negli occhi, documentario che ripercorre la vita di Vittorio Mezzogiorno, a ritirare il premio Giovanna Mezzogiorno e Francesco Del Grosso.

Un globo d’oro al film da non dimenticare per Focaccia Blues di Nico Cirasola, prodotto da Alessandro Contessa, scritto da Alessia Lepore, con Dante Marmone, Luca Cirasola, Tiziana Schiavarelli, Renzo Arbore e Lino Banfi.

La serata è stata presentata da Tonino Pinto della Rai con la partecipazione di Barbora Bobulova come madrina della serata. A fare da cornice all’evento gli splendidi giardini dell’Accademia Tedesca di Villa Massimo.

…Alice non lo sa!

Alice non lo saUna produzione indipendente per un film/pilot sul genere teen ambientato in un suggestivo paese della Val di Chiana. La magia della tradizione e la leggerezza di un sogno raccontati attraverso lo sguardo di una sedicenne

di Cristina Locuratolo
cristina.elle@hotmail.it

Alice, dopo le mirabilie di Burton, sembra essere il nome più inflazionato nella cinematografia di questi tempi. Il regista Oreste Crisostomi ha scelto questo nome per la protagonista e come titolo del suo film d’esordio, ma prima di lui un gruppo di giovani talenti della Scuola Nazionale di Cinema di Roma ha fondato l’Associazione AliceCinema e girato il cortrometraggio ..Alice non lo sa! che rievoca, anche se solo nel titolo, la ballata struggente e malinconica di De Gregori.

Forse Alice è un nome amuleto, uno di quei nomi che portano fortuna. O forse, in realtà, tutte le storie riconducono a lei, la fanciulla carrolliana, per il suo essere sospesa tra sogno e realtà, innocenza e maturità, mistero e rivelazione.

…Alice non lo sa, girata da Alessandro Guida, nasce come pilot di una serie tv dalle menti creative di Elena Giogli e Gaia Musacchio. È la storia di una ragazza in un’età transizione, quella adolescenziale, che seppur senza Stregatti che evaporano e regine crudeli, si trova suo malgrado a fare i conti con una realtà diversa dalla sua e a tratti difficile. Rimandata a scuola e con i genitori in crisi si trasferisce per l’estate a casa dello zio con la madre, passando dal caos metropolitano di Roma alle viuzze strette e ripide di un paesino toscano, Castiglion Fiorentino. Per Alice il borgo medievale è  un mondo nuovo che non comprende fino in fondo e i suoi abitanti appaiono ai suoi occhi bizzarri, per la mentalità provinciale e l’attaccamento a tradizioni secolari come il Palio dei Rioni.

L’incubo di un’estate noiosa e solitaria si trasforma in un sogno ad occhi aperti: l’incontro con Sandro sarà per Alice una gioiosa scoperta, ma anche fonte di dubbi e perplessità.

Alice è interpretata dall’esordiente Giulia Castellini, mentre Sandro ha il volto di Lorenzo Richelmy, già protagonista dei Liceali insieme a Giuditta Avossa alias Anschana, una giovane castiglionese figlia di hippy. Tra i nomi noti del cast anche Alan Cappelli, ex batterista della T-Band degli spot Tim e controfigura italiana del bel vampiro Edward nella saga New Moon. Completano il cast un gruppo di giovani attori del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, tra i quali Claudia Gaffuri e Robin Mugnaini. Ottima anche la scelta della colonna sonora: dal ritmo della band Rio di Marco Ligabue, fratello di Luciano, alle sonorità più soft della cantante texana Vanessa Peters.

Il paese toscano, scenograficamente immerso in una valle senza tempo, è teatro perfetto per una storia d’amore leggera e frizzante, che ha la vitalità e l’ironia della giovinezza, quella spensierata ma anche quella più insicura che non sa che direzione prendere e che a volte si perde per seguire il cuore e i cieli d’estate. Il film, uscito in anteprima nazionale a Castiglio Fiorentino il 18 giugno, sarà a breve proiettato anche a Roma. La produzione è già in trattative per il lancio della serie, di cui il film costituisce la puntata pilota, con le più importanti reti televisive nazionali. La “favola” di Alice, precipitata nel borgo medievale di Castiglion Fiorentino, con la sua torre, i suoi cavalli e gli incontri clandestini al chiar di luna ci aspetta prossimamente sul piccolo schermo.

Donne e cinema muto

Lea e il gomitoloSi è concluso a Bologna il VI convegno internazionale dedicato alle indimenticabili artiste dei primi anni dell’industria cinematografica. L’evento precede la XXIV edizione del Festival “Il cinema ritrovato”, in programma fino al 3 luglio

di Sonia Cincinelli
sonia.cincinelli@tin.it

Donne e cinema muto (Women and the Silent Screen) è il 6° convegno internazionale, curato da Monica Dell’Asta e Cristina Jandelli, iniziato il 24 giugno 2010 a Bologna è terminato il 26 giugno 2010, alla Manifattura delle Arti (via Azzo Gardino 65). Questo evento da sei anni indaga il contributo femminile negli anni del muto. La storiografia dominante fatta da uomini per gli uomini ha operato un “genocidio culturale” nei confronti delle donne e di tutto il loro operato tecnico ed artistico. Da tali studi è stato rilevato che la prima regista pioniera donna è Alice Guy, assunta inizialmente alla Gaumont, dirige i primi film della storia del cinema, contemporaneamente a Georges Méliès. Ma come tantissime altre donne, la figura unica di Guy, non esiste a livello storiografico. I primi venticinque anni dell’industria cinematografica, in parallelo con il movimento delle suffragette e del femminismo, vedono alla direzione creativa ed industriale sia donne che uomini, questa realtà, però,viene bloccata, in Europa e in Usa, dalla Grande Guerra e il fordismo. Alice Guy, prima direttrice di produzione Gaumont fino al 1907 e poi presidente dal 1910 di una compagnia indipendente Usa, gestisce circa mille film, la maggior parte scritti e diretti da lei, anche se quasi tutti sono andati perduti. Questi studi cercano di ribaltare, dagli anni Settanta, la storiografia ufficiale e dominante per delineare finalmente un itinerario che comprenda il determinante e fondamentale contributo femminile.

Monica dell’Asta, curatrice del convegno spiega: “Sembra che le donne hanno sempre dovuto iniziare d’accapo il loro percorso, per esempio, prendiamo una regista americana anni ‘50 come Ida Lupino, sembra spuntata dal nulla, ma invece prima di lei ci sono state queste straordinarie figure femminili”. Donne impavide, forti, forzute, amazzoni e acrobate, delineano un inedito immaginario di una splendida femminilità in movimento, in netta antitesi con le convenzioni vigenti, creando le basi per una nuova modernità.

Il Convegno (promosso da Università e cineteca di Bologna e da Women and Film History International, in collaborazione con Circolo Alice Guy, Biblioteca Italiana delle Donne, Associazione Orlando, con il supporto dell’assessorato alla cultura della regione Emilia Romagna) dopo aver girato tre continenti approda in Italia.

Italia Desta

Nei primi decenni del cinema, il ruolo delle donne non si limita unicamente alla sfera della recitazione, ma si estende ad attività considerate prettamente maschili come critica, regia, produzione, montaggio, sceneggiatura e fotografia. Altre grandi dive come Asta Nielsen, Lillian Gish, Francesca Bertini, Musidora e Alla Nazimova costruiscono sapientemente il loro successo davanti e dietro la macchina da presa e sono state al centro dei lavori del convegno, suddivisi in ventiquattro sessioni tematiche: dal cinema hollywoodiano anni Venti al cinema afro-americano delle origini, fino a dive e registe messicane e egiziane e alla rappresentazione femminile nel cinema asiatico e brasiliano. Sono state trattate le interessanti figure della donna criminale, la donna ragazzo, della flapper, cioè la it girl distruttrice della figura femminile vittoriana. Altre relazioni hanno riguardato le proiezioni nelle carceri Usa femminili anni Dieci, il film sul controllo delle nascite, progettato, ma mai realizzato da Alice Guy- Blanché e Rose Pastor Stoke. Nel corso dell’evento è stato presentato anche il dvd Cento anni fa. Attrici comiche e suffragette 1910-1914, a cura di Marriann Lewinsky e edito dalla cineteca di Bologna.

Sono state proiettate anche quattordici rarissime pellicole d’epoca, tra cui: la divertente e intelligente Lea e il gomitolo con Lea Giunchi (interprete anche di Lea femminista nel 1910), L’Italia s’è desta della cineasta e produttrice napoletana Elvira Notari, A Fool And His Money, un bellissimo melodramma antirazzista, di Alice Guy, Unmasked (1917) e The Purple Mask (1917), su una ereditiera rivoluzionarie e fuorilegge, entrambi scritti, diretti ed interpretati da Grace Curnard e Francis Ford. Infine il dramma femminista ambientato nella Russia prerivoluzionaria, La donna di domani (1914) di Petr Cardynin.

Quest’anno il convegno ha preceduto la 24a edizione del Festival Il cinema ritrovato, dal 26 giugno al 3 luglio 2010 a Bologna, in cui verranno proiettati trecentotredici film in otto giorni in programma nella Sala Officinema/Mastroianni del Cinema Lumière che promettono immagini ricche di fantasia e modernità. Il programma sciorina tre retrospettive curate da Marriann Lewinsky: Una sui film europei del 1910, anno straordinariamente creativo, un’altra dedicata ad Albert Cappellani, probabilmente il primo autore della storia del cinema e infine la terza Senza paura, senza paragone: le donne avventurose del muto parla da sola. Spicca un omaggio a Stanley Donen e la sezione Il progetto Napoli/Italia e cinema dell’emigrazione, insieme a tante altre sorprese e rarità.

Infine una retrospettiva mostrerà una parte dei film muti e gli esordi sonori di John Ford, il grande regista americano che per sua ammissione deve tutti i trucchi del mestiere a un’altra donna di cinema Elizabeth Pickett, e così il cerchio si chiude.

L’ultimo volo

folco quiliciFolco Quilici racconta il mistero legato alla morte di Italo Balbo nel documentario in onda lunedì 28 alle 23.15 su Rete4

di Elena Mandolini
mand.mae@libero.it

Un’indagine storica, un omaggio per il padre scomparso. Folco Quilici, apprezzato documentarista e scrittore, ha realizzato un altro autorevole lavoro: L’ultimo volo.

È il 28 giugno 1940 e Italo Balbo, Comandante italiano del fronte libico agli inizi della seconda guerra mondiale, venne ucciso mentre sorvolava col suo aereo Tobruk. Perché tanto scalpore sia all’epoca dell’evento e ancora oggi? Perché l’aereo di Balbo venne colpito dall’antiaerea italiana e secondo molti storici, fu Benito Mussolini il mandatario di tale omicidio.

Folco Quilici, nel suo documentario, offre però una nuova visione e interpretazione dell’evento, portando alla luce un elemento fino ad ora mai preso in considerazione. Accanto a tutto questo, trova posto anche Nello Quilici, padre di Folco e segretario di Balbo, il cui compito era quello di stargli sempre accanto e scrivere ogni avvenimento in un diario, successivamente pubblicato da Folco stesso col titolo Tobruk 1940.

Nel documentario viene analizzato in maniera lucida il perché dell’ultimo volo di Balbo: importanti motivazioni politiche e intenti pacifici ben precisi, che se fosse riuscito a portare a buon fine, forse la guerra avrebbe preso un altro corso. Dati storici, interviste, telegrammi, foto e filmati d’epoca uniti al diario del padre, che avrà una parte fondamentale nel mistero di questa morte, sono tutti messi al servizio di Quilici per ricreare le ultime ore della vita di Italo Balbo. Girato quasi totalmente in bianco e nero L’ultimo volo segue un percorso temporale ben definito che si chiude con le indagini degli ultimi anni, con un espediente semplice ed efficace per raccontarne l’intera vita. Proprio negli ultimi attimi della sua vita, qualche secondo prima dello schianto mortale, secondo Quilici, Balbo avrebbe ripensato a tutti gli eventi più importanti della sua vita; ecco quindi un flashback esauriente che delinea la figura del discusso Comandante italiano.

Italo Balbo e Benito Mussolini a OstiaVeniamo così a scoprire la rivalità con Mussolini, dettata dalle scelte controcorrente di Balbo che non voleva l’alleanza con la Germania di Hitler e tantomeno l’approvazione delle leggi razziali; la stima degli americani, degli inglesi e dei libici che lo resero un fascista controverso ed assai popolare. L’ultimo volo getta il sasso in un’indagine che non dovrebbe essere abbandonata ed è un’importante occasione per far conoscere un personaggio storico che magari non viene molto spesso citato. Proprio lunedì 28 giugno, nella giornata in cui ricorrono i 70 anni dalla morte di Italo Balbo, Rete 4 trasmetterà in seconda serata il documentario di Quilici, che chiude il suo intervento alla conferenza stampa di presentazione, raccontando così suo padre: «Non ho ricordi nitidi di lui. È morto che ero molto piccolo. L’ho conosciuto quando ero già grande, con i racconti di persone della sua età».

La primavera del cinema italiano

elio germano

Mine vaganti di Ferzan Ozpetek, Elio Germano e Stefania Sandrelli protagonisti del Festival che si è svolto a Cosenza dal 14 al 17 giugno. Giunta alla IV edizione, la manifestazione, diretta da Alessandro Russo, ha premiato il cinema italiano. Elio Germano, miglior attore protagonista, ha sfilato nella sua prima uscita dopo l’affermazione a Cannes. Stefania Sandrelli, ospite d’onore del Festival, ha voluto incontrare il suo pubblico sull’isola pedonale cosentina ed è stata poi accolta da una standing ovation al suo arrivo al Cinema Citrigno, dove ha ricevuto il Premio Federico II come migliore attrice protagonista per La prima cosa bella di Paolo Virzì.

Il pubblico ha decretato come miglior film l’opera di Ferzan Ozpetek Mine vaganti. A ritirare il premio, la statuetta disegnata da Marta Occas che rappresenta l’ottagono, simbolo della città di Cosenza, uno degli interpreti del film, Alessandro Preziosi, il quale ha ricevuto poi il premio come migliore attore non protagonista. Per la stessa categoria, al femminile, il riconoscimento è andato a Isabella Ragonese.

Gli altri premi: miglior regista esordiente a Luigi Sardiello, per l’opera prima Piede di dio; attore dell’anno 2010 a Filippo Timi; premio speciale “Sport e Cinema” per Adriano Panatta; premio Telesio d’Argento all’attrice Isabella Ferrari; premio speciale del pubblico come migliore regia a Sergio Rubini.  Infine, il premio Giovani 2010 per: Chiara Mastalli, Chiara Martegiani, Andrea Montovoli e Eros Galbiati.

La manifestazione era stata inaugurata dalla giovane attrice Violante Placido che aveva epresso la sua ammirazione con queste parole: «In concorso ci sono i film di registi a cui siamo affezionati, ma anche nella sezione backstage ci sono produzioni importanti di giovani cineasti. Io apprezzo in particolare gli esordienti perché affrontano tematiche con più coraggio, forse perché non sono ancora entrati in certi meccanismi. Avvertono ancora l’esigenza di dire la loro».

Ciao Corso

Corso SalaniIl cinema italiano è a lutto per la morte del regista, sceneggiatore e attore Corso Salani, avvenuta nella notte fra il 16 e 17 giugno a seguito di un malore improvviso sul lungomare di Ostia. A soli 48 anni scompare una delle voci più originali, delicate e intelligenti del cinema indipendente italiano. A cavallo tra reportage d’autore e finzione narrativa, il suo cinema ha messo in scena la solitudine, lo straniamento e l’incomunicabilità di esistenze di confine, ai margini, raccontate con partecipato pudore e coraggioso realismo. Con lui scompare un artista, un poeta, un amico. Lo ricordiamo con affetto. (L.G.)

Finanziamo il tuo sogno anche se corto

LOCANDINA_CORTOBcc San Marzano di San Giuseppe: finanziamo il tuo sogno anche se corto. Presentazione bando nazionale per la sceneggiatura di un cortometraggio: “Storie di piccola e grande economia nella società”

È stato presentato oggi, 18 maggio alle ore 10,30 nell’Auditorium di Grottaglie della BCC San Marzano di San Giuseppe (in Via Messapia), il bando nazionale per la sceneggiatura di un cortometraggio su “Storie di piccola e grande economia nella società”. L’iniziativa è promossa dalla BCC San Marzano di San Giuseppe in collaborazione con BunkerLab, e in  partnership con Studio Universal, Istituto Europeo di Design e il Taranto Finanza Forum.

Obiettivo del progetto: favorire una chiave di lettura diversa dai numeri sull’attuale situazione economico-finanziaria mondiale e su una recessione sempre più trasversale, passata dai massimi sistemi della finanza all’economia reale, colpendo soprattutto i risparmiatori e le imprese.

“Finanziamo il tuo sogno. Anche se CORTO” premia la migliore sceneggiatura, trasformandola in un piccolo film, al fine di realizzare il grande sogno di quanti scrivono storie  con la speranza di vederle tramutate in immagini; e di offrire una chiave di lettura fresca e da un angolo di osservazione differente sulla grande crisi degli Anni Duemila.

«Con questo progetto – dice il Direttore Generale della BCC San Marzano di San Giuseppe, Emanuele di Palma – centriamo diversi obiettivi: favorire la discussione su temi ritenuti fino a poco tempo fa ostici ma con i quali siamo chiamati a confrontarci, contribuendo ad alimentare la soglia d’attenzione sull’importanza della sana e corretta gestione del risparmio soprattutto in un momento di crisi quale quello che stiamo attraversando ormai da due anni; ma anche valorizzare le giovani menti e i creativi che possono così trovare una sponda utile verso la realizzazione dei loro progetti; infine, ma non meno importante, essere da stimolo verso l’attuazione di idee capaci di promuovere lavoro e territorio».

Per il Produttore Cinematografico, Alessandro Contessa: «Ogni progetto  ha bisogno di basi solide. Anche il Cinema, soprattutto per il fascino che emana sulla gente, deve poggiarsi su iniziative serie che possano contribuire alla crescita di un territorio dando opportunità ai giovani senza però generare inutili illusioni. In questo momento favorevole per il Cinema in Puglia temo anche una grande abbuffata di set; l’unico rimedio è concentrarsi su progetti ben pianificati, validi e sensati fatti per contribuire alla crescita di un territorio  e non solo per convenienza. L’iniziativa portata avanti con la BCC San Marzano di San Giuseppe racchiude questo mio modo di intendere il Cinema».

IL PIANO DEI LAVORI – La BCC San Marzano di San Giuseppe si farà carico della copertura delle spese di realizzazione del cortometraggio e dell’acquisizione dei diritti d’autore per l’opera ritenuta vincitrice. L’iniziativa, prevede inoltre, una categoria under 30, che ha quale premio una borsa di studio per un Master annuale in Scrittura Cineradiotelevisiva, offerta dall’Istituto Europeo di Design (IED), per la sceneggiatura considerata “più originale” dalla Commissione. Ci sarà tempo fino al 15 giugno 2010 per presentare la propria sceneggiatura attraverso la scheda di iscrizione al concorso e il relativo bando (reperibili su internet ai siti: www.bccsanmarzano.it e www.filmakersmagazine.it). Si cercano storie di vita quotidiana che avranno come tema la piccola e la grande economia nella società. In particolare, le vicende, di singoli o di famiglie, in cui le risorse economiche siano la chiave per un cambiamento, per un’evoluzione o per il mantenimento di un equilibrio. Una storia di fiction, narrata attraverso il genere prescelto, che sia commedia o drammatico, un film d’azione o di avventura. Protagonista principale sarà un uomo sui 40 anni (interpretato da un nome di rilievo della cinematografia italiana).

Il progetto ha come scopo quello di investire sul territorio ionico salentino e sulle sue risorse umane. Per questo, le riprese si svolgeranno nel mese di luglio in quest’area della Puglia e la regia sarà affidata a un giovane e promettente regista manduriano, Mirko Dilorenzo. Collaborerà con lui un altro interessante giovane filmaker di Francavilla Fontana, Alessandro Zizzo. La regia sarà supervisionata dal regista Luigi Sardiello, autore del lungometraggio Piede di Dio, interpretato da Emilio Solfrizzi e uscito nei cinema nella scorsa stagione. A disposizione del regista sarà organizzata una troupe

cinematografica per una settimana complessiva di riprese. Le location saranno individuate in base alla storia selezionata da una giuria composta da esperti del mondo del economia, della finanza e del cinema.

LE PARTNERSHIP – Il progetto vedrà la partecipazione, in qualità di partner, dell’Istituto Europeo di Design, che metterà a disposizione una borsa di studio per uno dei suoi corsi, ovvero il Master in Scrittura cineradiotelevisiva. Altra importante partnership sarà con Studio Universal: “La Tv del cinema da chi fa cinema”. Studio Universal è il canale creato nel 1998 dalla Universal Studios, il colosso americano del grande schermo che vanta più di 80 anni di attività. Un marchio internazionale per un canale tutto italiano sul digitale terrestre Mediaset Premium. Infine, il TFF. Il Taranto Finanza Forum per l’occasione diventa acronimo di Taranto Film Festival. Il TFF è l’evento promosso annualmente dalla BCC San Marzano di San Giuseppe per favorire il confronto sulle grandi tematiche legate all’economia e alla finanza richiamando in Puglia esperti italiani e internazionali. E proprio alla quarta edizione del TFF, che si svolgerà il 1° ottobre 2010, il Cortometraggio sarà presentato in anteprima nazionale.

Scarica il bando.

Scarica la scheda d’iscrizione.

EMANUELE DI PALMA - ALESSANDRO CONTESSA

Queer in Action: il rettore della Sapienza dice no al cinema gay

Queer in actionStop del rettore della Sapienza Luigi Frati alla rassegna di cinema gay e transgender “Queer in Action”, in programma dall’8 al 24 giugno al Pratone della Sapienza di Roma, pare per evitare possibili disordini da parte dei gruppi universitari di estrema destra. Le associazioni organizzatrici hanno lanciato una raccolta di firme contro quello che viene ritenuto un atto discriminatorio e omofobo, soprattutto alla luce dei recenti episodi di violenza avvenuti a Roma ai danni di giovani omosessuali.

Il rettore smentisce le accuse e afferma che la rassegna non era mai stata autorizzata: «Se vado a casa di qualcuno chiedo il permesso. Io non ho mai autorizzato questa manifestazione, non ho cambiato idea. Oltretutto è un’associazione non universitaria e mi pongono un problema: aprire l’ateneo anche agli estranei, ma per fare ciò il Senato Accademico si deve esprimere. Visto che è una rassegna cinematografica chiedano la Casa del Cinema».

«Siamo allibiti – affermano gli organizzatori – poiché oltretutto la nostra rassegna è stata organizzata in modo ineccepibile, con il patrocinio della Provincia di Roma, in collaborazione con LINK – Sindacato Universitario e il Coordinamento dei Collettivi». In risposta alla decisione del rettore, “Queer in action” ha organizzato una proiezione di protesta presso il porticato del servizio C.I.A.O. dell’università. A partire dalle 21 di ieri sera, infatti, l’associazione è riuscita a riunire un gruppo di manifestanti e a proiettare il film previsto per la serata, A dirty shame (2004) di John Waters. Tra gli altri film previsti dalla rassegna: A Soap (2006) di Pernille Fischer Christensen, L’amore e basta (2009) di Stefano Consiglio, Butterfly (2004) di Yan Yan Mak, Glue (2006) di Alexis Dos Santos e Iran trans – Cambiare sesso non è reato (2008) di Tanaz Eshaghian. Info: www.queerinaction.org (L.G.)

Scuola per aspiranti sceneggiatori

Luigi Sardiello e Filippo Pucillo
Tradurre in immagini la narrazione in modo efficace. Questo l’obiettivo del Corso di Sceneggiatura, organizzato da Filmaker’s magazine, per formare sceneggiatori in grado di scrivere un film che abbia possibilità di sbocco sul mercato.

Il corso, strutturato in 20 lezioni, si propone di fornire gli strumenti attraverso le tre tappe del viaggio di creazione di un’opera filmica: il soggetto, il trattamento e la sceneggiatura vera e propria. Alla fine del percorso, infatti, ogni partecipante avrà realizzato concretamente la propria sceneggiatura.
I docenti che accompagneranno l’allievo sono: Volfango De Biasi, regista e sceneggiatore di “Matti per il calcio” (2006), “Come tu mi vuoi” (2007), “Iago” (2009); Luigi Sardiello, regista e sceneggiatore di “Piede di dio” (2009). Inoltre, i partecipanti saranno seguiti nelle loro attività dalla tutor Tiziana Martini, sceneggiatrice di “Come tu mi vuoi” (2007), “Iago” (2009).

Le lezioni sono prevalentemente pratiche e si articolano su un percorso classico che conduce dall’idea alla sceneggiatura.
Il percorso formativo – della durata complessiva di 80 ore – si sviluppa attraverso l’ideazione, la realizzazione e la correzione di un soggetto e di una sceneggiatura individuali.
A ogni tappa della stesura fa seguito un debriefing individuale e collettivo, al fine di sistematizzare, in nozioni e parametri di riferimento, i progressi e gli eventuali errori.
Durante la fase didattica interverranno esperti e figure professionali, che forniranno agli allievi gli strumenti necessari.
Sono previste altre attività: cineforum, visione, analisi e dibattiti sui film, incontri e testimonianze di professionisti del settore (produttori, editor di rete, attori, registi). Alla fine del corso ci sarà la possibilità di mettere in pratica le competenze acquisite, attraverso stage presso strutture del settore.

I corsi avranno inizio a settembre 2010, sono a numero chiuso e si svolgeranno al Centro Mezzelani Via Tuscolana, 388 – 00181 Roma.

Per maggiori informazioni:
Tel: 06 97611514
Cellulare: +39 320 0340741
Email: tiziana@ideacinema.it
Facebook: corso di sceneggiatura

29° Premio Sergio Amidei

Premio Amidei 2010Si terrà dal 22 al 31 luglio prossimi la 29ª edizione del Premio alla Migliore Sceneggiatura Internazionale PREMIO SERGIO AMIDEI nella storica cornice del Palazzo del Cinema – Hiša Filma, che da quest’anno vanta anche presenza della nuova Mediateca Provinciale di Gorizia “Ugo Casiraghi”, e nel lussureggiante Parco Villa Coronini Cronberg a Gorizia.

A far da contorno al corpo centrale del Festival dedicato al Premio alla Migliore Sceneggiatura Internazionale, importanti riconscimenti e sezioni tematiche di approfondimento per analizzare nel dettaglio la sceneggiatura, la critica, il linguaggio documentaristico, quello della video arte, quello del cinema indipendente assieme a docenti, attori, registi, sceneggiatori.

Ospite d’eccezione dell’edizione 2010 del Premio Amidei: Robert Guédiguian.

Il regista e sceneggiatore francese sarà a Gorizia per ritirare il Premio all’Opera d’Autore, il prestigioso riconoscimento attribuito a grandi artisti che si sono distinti per la forza delle loro idee, delle loro personalità e per la capacità di comprendere le difficoltà e debolezze dell’umana esistenza.

Prima di Guèdiguian altri grandi autori hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento, da ultimo Paul Schrader che all’indimeticabile edizione 2009 ha regalato storie, aneddoti di vita e cinema straordinari e – in anteprima nazionale assoluta – la sua ultima opera Adam Resurrected con due insuperabili Willem Dafoe e Jeff Goldblum. www.amidei.com

Premio Collio Cinema 2010

Premio_Collio_CinemaSi concluderà l’11 e il 12 giugno prossimi a Gorizia la settima edizione del Premio Collio – Premio Collio Cinema 2010 con la proclamazione dei vincitori delle varie sezioni che lo compongono: premio al miglior articolo giornalistico dell’anno, alla miglior tesi di laurea, alla miglior tesi di dottorato e con la proclamazione dei tre vincitori della Maratona“6*60 – Premio Collio Cinema”.

Fiore all’occhiello dell’intero Premio, la Maratona cinematografica prenderà il via il prossimo 21 maggio per concludersi il 23 maggio sera. 60 ore per realizzare un cortometraggio dedicato al Collio di 6 minuti al massimo.
Aperta a esperti registi, ad amanti del cinema, a curiosi desiderosi di mettersi alla prova, il bando di concorso per la Maratona rimarrà aperto sino a poco prima della partenza del 21 maggio.

Coorganizzato dal Consorzio Tutela Vini Collio e Carso, dalla Transmedia Spa e dalla Camera di Commercio di Gorizia in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Udine, il  MIB School of Management, l’ARGA Friuli Venezia Giulia, l’Associazione Makin’GO di Gorizia, il Laboratorio Crea – Dams Cinema dell’Università di Udine e con il supporto del Comune di Gorizia – Assessorato allo sport e tempo libero, il Premio gode inoltre della sponsorizzazione tecnica di importanti aziende del territorio, da Moroso a Electrolux, da TMedia srl a Qubik caffè della Vidiz & Kessler a testimonianza dell’importanza delle sinergie e della rete di collaborazioni tra realtà attive in una medesima area geografica.
Nato nel 2003 con l’intento di promuovere le attività di ricerca scientifica, divulgazione e promozione del territorio Collio, il Premio è andato arricchendosi negli anni tanto da istituire nel 2009 il Premio Collio Cinema – grazie soprattutto alla lungimiranza della Transmedia Spa – un’importante costola che spinge sulla forza delle immagini, dei colori delle emozioni quali motori trainanti per la valorizzazione del Collio.
Un’implementazione quest’ultima che ha portato il Premio all’attenzione di un pubblico ancora più vasto ed eterogeneo trasformandolo altresì in un  importante volano per un turismo culturale ed enogastronomico consapevoli.

Nello specifico il Premio si presenta diviso in due rami principali.
Da un lato il Premio Collio composto da tre sezioni – tesi di laurea, dottorato di ricerca, miglior articolo giornalistico-divulgativo  – e dall’altro il Premio Collio Cinema.

Quest’ultimo – a differenza dei precedenti – si rinnova di anno in anno fornendo sempre nuovi spunti con i quali cimentarsi. Se nell’edizione passata infatti il premio è stato conferito al migliore soggetto inedito per cortometraggio cinematografico, l’edizione 2010 vedrà i filmmakers confrontarsi nella Maratona 6*60 che prevede la realizzazione di un cortometraggio di durata non superiore ai 6 minuti nel tempo massimo di 60 ore.

Seppur parte di uno stesso progetto che culminerà nella serata di premiazione dell’11 giugno al Palazzo del Cinema-Hiša Filma, i due premi si sviluppano nelle tempistiche e nelle modalità in maniera assolutamente indipendente.
Due i bandi di concorso, due i siti dedicati (http://www.collio.it e http://www.premiocolliocinema.it), due le giurie esaminatrici. Il tutto però con uno scopo comune: raccontare il Collio e le sue peculiarità attraverso l’emozione visiva così come attraverso il più puro tecnicismo.

Ostia Film Fest 2010: il programma

OFFPresentato il programma della seconda edizione del Festival Internazionale del Cinema di Ostia, che si svolgerà sul litorale romano dal 2 al 6 giugno

di Dafne Foderà
dafne.fodera@libero.it

“Il viaggio è appena iniziato”. Con queste parole è stata annunciata oggi, alle ore 10, presso il Palazzo Valentini, a Roma, la seconda edizione dell’Ostia Film Festival, che porterà sul litorale romano anteprime nazionali e internazionali, retrospettive, incontri e workshop.

Un Festival che si propone «non di aggiungersi agli altri, ma di aggiungere qualcosa in più», come ha affermato l’attore Roberto Ciufoli, intervenuto alla conferenza per presentare il seminario sulla comicità dal titolo “Ridere è una cosa seria”, che si svolgerà durante la manifestazione.

Ad aprire l’Ostia Film Festival, al Cineland, mercoledì 26 maggio, alle ore 20 e 30, saranno le premiazioni di Paolo Virzì, per la miglior regia, e di Giovanna Mezzogiorno, come migliore attrice, in occasione dell’anteprima del film Sono viva di Dino e Filippo Gentili.

Ricco e vario il programma, annunciato dal direttore artistico Francesco Cinquemani, che si articola in sei sezioni: anteprima italiana (18 anni dopo, Anno zero, La banda del brasiliano, La cosa giusta, Le ombre degli angeli, Sono viva e Totem Blue), anteprima internazionale (About  Elly, Gentleman Broncos, Finding Amanda, Operazione Spysitter, Promettilo!, Tata Matilda e il grande botto, The World’s Greatest Dad, Zone of The Dead), sezione italiana con omaggio a Umberto Lenzi, derive e il settore dedicato ai premi ACEA (Azienda Comunale Energia e Ambiente), costituito da “Ultravisioni” e “Energia!”.

I premiati della seconda edizione, giudicati dal comitato editoriale composto da Francesco Cinquemani, Valerio Caprara, Alberto Crespi e Alessandro De Simone, sono: Pupi Avati (premio alla carriera), Paolo Virzì (miglior regia), Giovanna Mezzogiorno (miglior attrice), Sabrina Impacciatore (miglior attrice commedia), Emilio Solfrizzi (miglior attore), Mimmo Calopresti (miglior regia documentario), Luigi Sardiello (miglior regista esordiente), Federico Zampaglione (miglior opera seconda) e Pier Francesco Aiello, per la sua attività di produzione e distribuzione.

Le proiezioni, gli eventi e gli incontri avranno luogo presso il Multisala Cineland, il Delta Italia Yacht Club, il brigantino di 33 metri “El Pirata” e la discoteca “Open bar”.  Queste ultime due iniziative, come ha sottolineato il direttore organizzativo Luca Lianza, sono state pensate nell’ottica di favorire gli scambi con i protagonisti del Festival e incoraggiare il dibattito.

Infine, una delle novità di quest’anno è la sponsorship dell’ACEA, che ha dedicato un bando per cortometraggi realizzati con le nuove tecnologie. Lavori valutati da una giuria, presieduta da Freddy Paul Grunert (vice presidente della European Society of the Third Industrial Revolution, Jeremy Rifkin), intervenuto alla conferenza stampa per ricordare questioni fondamentali come il cambiamento climatico.

Venezia 67: Shirin Neshat e Fatih Akin presidenti di giuria

Shirin Neshat - Leone d'argento per WOMEN WITHOUT MENL’artista e regista iraniana Shirin Neshat, Leone d’Argento per la miglior regia alla 66ª Mostra di Venezia 2009 col suo primo lungometraggio Donne senza uomini e Leone d’oro alla 48ª Biennale Arte 1999 – e il regista tedesco di origine turca Fatih Akin, uno dei migliori talenti del cinema europeo e vincitore con Soul Kitchen del Premio Speciale della Giuria alla 66ª Mostra di Venezia 2009 – saranno alla 67ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (1-11 settembre 2010), i presidenti delle Giurie internazionali rispettivamente della sezione Orizzonti – che da quest’anno si apre a tutte le opere “fuori formato” – e del premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”. La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, accogliendo la proposta del Direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, Marco Mueller.

Sulla Croisette, tra politica e storia

cannes2010Si apre il 63esimo Festival di Cannes e tra i film in concorso un argomento la fa da padrone: la storia, mista a politica e, spesso, polemica

di Lorenzo Lamperti
lampe83@tiscali.it

Si apre il sipario sulla 63esima edizione del Festival di Cannes. Edizione più che mai in tono minore, tra crisi economiche, tagli alle spese e nubi vulcaniche. La Croisette riscopre l’austerity, quantomeno sotto l’aspetto dei film in programma, mai come quest’anno avari di grandi nomi. Scorrendo i film in programma, emerge con chiarezza la sensazione che quest’anno a farla da padrone sarà la storia, in tutte le sue varie declinazioni, specialmente quella politica.

Non si tratta di una novità assoluta, la rivisitazione storica e, soprattutto, la dialettica politica sono spesso state al centro del Festival. Basti pensare alle Palme d’oro a film come Fahrenheit 9/11 di Michael Moore e Il vento che accarezza l’erba di Ken Loach. Ma quest’anno l’accento su questi temi è ancora più forte, complice forse la quasi totale assenza di film made in Hollywood che schiera in concorso il solo Fair Game di Doug Liman, un thriller manco a dirlo politico con Naomi Watts e Sean Penn, oltre ai decani Oliver Stone e Woody Allen fuori concorso. In una selezione fatta soprattutto di film europei e asiatici, dunque, ancora meno concessioni ai temi leggeri, nel segno di una crisi mondiale che fa ancora paura e non solo sotto l’aspetto economico, ma anche sotto quello politico e sociale. L’ultimo arrivato nella selezione ufficiale, Ken Loach è invece il primo alfiere di questo approccio storico-politico; con Route Irish prosegue sulla strada che tanta fortuna gli ha portato sulla Costa Azzurra, mettendo in scena la storia di due ex militari divisi tra la prima guerra del Golfo e l’amore per la stessa donna.

La princesse de Montpensier di Bertrand Tavernier è invece una rivisitazione storica della Francia del XVI secolo, sullo sfondo delle guerre di religione del 1562, che richiamano gli stessi problemi tra occidente e medio oriente che ci riguardano tanto vicino. La lente attraverso la quale Tavernier osserva un presente trasfigurato attraverso gli eventi del passato è un libro, l’omonima novella di Madame de la Favette del 1662. Anche la Russia porta un film storico, Il sole ingannatore 2 di Nikita Mikhalkov; il film si posiziona idealmente al termine del film del 1994 che gli valse il gran premio della giuria a Cannes e l’Oscar per il miglior film straniero. Il generale comunista caduto in disgrazia presso Stalin, interpretato da Mikhalkov già nel primo capitolo, viene qui liberato dal gulag e avviato al fronte di guerra contro la Germania nel 1941. Il film, che si è avvalso di appoggi economici senza eguali nella storia del cinema russo, sembra però confermare la decadenza artistica di un ex grandissimo regista come Nikita Mikhalkov, che dà seguito a un magnifico film che forse sarebbe dovuto restare un pezzo unico. Il motivo del sequel, voluto fortemente da Putin in persona, va probabilmente cercato in fattori politici che esulano del tutto dal versante estetico e creativo.

Ma sono i film africani a rendere ancora più evidente questa tendenza storicista del festival, a partire da Hors la loi di Rachid Bouchareb, che mostra il massacro di algerini compiuto dai coloni francesi nel 1945 a Setif. Il film di Bouchareb ha già scatenato un’ondata di polemiche in Francia ancor prima di essere visto, con la disapprovazione della destra francese, che attraverso le parole del deputato Lionnel Luca accusa Bouchareb di negazionismo. Ancora politica e religione nella rievocazione di un reale fatto di cronaca al centro di Des Hommes et des Dieux di Xavier Beauvois, altra opera algerina che racconta il sequestro e l’uccisione di sette monaci trappisti francesi nel 1996 da parte di un commando di gruppi islamici armati (Gia) che fece irruzione nel monastero di Nostra Signora dell’Atlante a Thibirine. Infine Un homme qui crie di Mahmat Saleh Haroun del Ciad, il regista dell’ottimo Daratt, film sorpresa al Festival di Venezia del 2006 quando vinse un Leone d’argento per la regia. Qui il tema è quello della guerra civile del Ciad, che ancora adesso continua a mietere migliaia di vittime.

Insomma, meno lustrini e più sostanza in un festival che sembra portare al primo posto la coscienza civile e sociale, rievocando fatti storici che potrebbero dire qualcosa a un mondo malato e bisognoso di cambiamenti. Non è da escludere in questo discorso la presenza sulla Croisette di un film come Draquila di Sabina Guzzanti,  che potrebbe fungere da ideale collante tra la rivisitazione storica del passato e la costruzione di un futuro socialmente migliore, attraverso una critica politica del presente.

Roma 3 Film Teatro Festival

Roma3FTF2010 logoCinque giornate di corti e lunghi cinematografici, anteprime nazionali, spettacoli teatrali, seminari, laboratori, conferenze, dibattiti e incontri con i protagonisti al Teatro Palladium dal 26 al 30 maggio 2010

Il Roma3FilmTeatroFestival’010 riunisce e intreccia iniziative diverse che nel tempo sono andate crescendo come significativi momenti di riflessione e confronto delle attività di studio e sperimentazione artistica di studenti, laureati ma anche artisti e professionisti del cinema, del teatro, del video. L’evento è la naturale evoluzione del Dams Film Festival, nato nel 2005, e del Teatro-DamsLaboratorio, nato nel 2007, che ora si congiungono e intrecciano per dare un segnale politico e culturale di sinergie e ibridazioni.
Festival e Laboratorio ad un tempo, rivolto agli inizi soprattutto agli studenti Dams, ora progetto in espansione aperto al coinvolgimento di studenti e non di altri atenei, accademie e scuole di cinema e di teatro. Cinque giornate di corti e lunghi cinematografici, anteprime nazionali, spettacoli teatrali, seminari, laboratori, conferenze, dibattiti e incontri con i protagonisti animeranno il Teatro Palladium e le aule del corso di laurea Dams dell’Università degli Studi di Roma Tre dal 26 al 30 maggio, sancendo l’incontro tra maestri ed allievi sul terreno della composizione scenica, della drammaturgia, della regia, dell’interpretazione. Tra le anteprime di
questa edizione segnaliamo: l’angosciante e sorprendente psycho-thriller Villa di Calogero Venezia, il delicato e toccante documentario di Sabrina Paravicini dal titolo Senza, la spettacolare trasposizione cinematografica made in Italy del celebre videogioco Metal Gear Solid diretta da Giacomo Talamini e il film a episodi di Igor Maltagliati, Le ombre degli angeli. Nel corso degli anni si è andato chiarendo e radicando un vasto movimento di elaborazione in ambito giovanile su progetti di aggregazione artistica; da qui la ferma convinzione dell’importanza vitale di affiancare alla didattica canonica uno spazio di confronto sperimentale delle pratiche artistiche per lo spettacolo. Un ulteriore, possibile ambito di formazione aperto agli intrecci di contaminazioni con il mondo dell’arte, dei saperi professionali, del lavoro. L’obiettivo del Roma3FilmTeatroFest è quello di proporsi come crocevia di giovani talenti, come punto di incontro di professionisti del cinema, del teatro, della musica che in vari modi, ma con pari sostanza, hanno a che fare con la didattica e con la formazione, nella consapevolezza della complessità dell’universo degli audiovisivi e delle arti performative.

Per tutte le informazioni sul programma e sugli ospiti è possibile consultare il sito del
Festival http://host.uniroma3.it/eventi/roma3filmfest/Benvenuto.html

Direzione: Giancarlo Sammartano, Vito Zagarri; Sezione cinema a cura di: Pierpaolo De Sanctis, Francesco Del Grosso, Raffaele Meale; Sezione teatro a cura di: Marco Di Nardo; Sezione musica a cura di: Luca Aversano; Convegno Cult Media a cura di: Barbara Maio. Media Partner: Cineclandestino.it, Filmaker’s Magazine, Tutto Digitale, Ol3Media
Contatti: roma3filmteatrofest@gmail.com

Venezia 67: Tarantino Presidente di Giuria

Quentin-Tarantino

Sarà il regista e sceneggiatore statunitense Quentin Tarantino, uno tra i più importanti autori del cinema contemporaneo, la personalità chiamata a presiedere la Giuria internazionale del Concorso della 67. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (1-11 settembre 2010), che assegnerà il Leone d’oro e gli altri riconoscimenti ufficiali. La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, accogliendo la proposta del Direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, Marco Mueller. Quentin Tarantino ha recentemente ottenuto un successo planetario di critica e di pubblico con Inglorious Basterds (Bastardi senza gloria, 2009), che si è aggiudicato otto  nomination agli Oscar 2010 (Christoph Waltz ha vinto come miglior attore non protagonista grazie all’interpretazione del colonnello Hans Landa). Info: www.labiennale.org

CVG Fest 2010

CVG fest 2010Sarà un weekend dedicato alla multimedialità quello del CVG Fest, Primo Festival Italiano di Cinema e Videogiochi in programma dal 7 al 9 maggio a Technotown, spazio ideato dell’Assessorato alle Politiche Educative Scolastiche, della Famiglia e della Gioventù del Comune di Roma nella splendida cornice di Villa Torlonia. L’evento è organizzato da AIOMI in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. Il CVG Fest ospiterà grandi voci in un ricco avvicendarsi di conferenze, offrendo occasioni di confronto e di dibattito con esperti del settore, personalità e giornalisti autorevoli che racconteranno le diverse sfaccettature della contaminazione sempre più frequente tra cinema e videogiochi.
In apertura venerdì 7 maggio l’incontro con la letteratura vista dallo sguardo di un’esperta traduttrice e, a seguire nel pomeriggio, un’immersione nel mondo dei videogiochi. Si chiuderà con un intervento del Maestro Claudio Simonetti, uno dei più grandi compositori di colonne sonore horror (Profondo rosso, Suspiria, Zombi).
Sabato 8 maggio, si inizierà parlando di produzioni videoludiche e fumetti e si continuerà con la presentazione del nuovo libro di Roberto Genovesi. A pomeriggio inoltrato un tuffo nel mondo rock e del cinema horror, attraverso musica dal vivo dei Kaledon e la proiezione del nuovo film Colour From the Dark.
Domenica 9 maggio è la giornata della crossmedialità, con un’analisi del panorama cinematografico e videoludico orientale e un’analisi sulla crossmedialità delle narrazioni dei due media. A chiusura delle tre giornate l’incontro con la star Federico Zampaglione, cantautore dei Tiromancino che, in veste di regista horror, dopo il suo esordio con Nero bifamiliare, presenterà il nuovo film Shadow, già osannato dalla critica nazionale e internazionale.
Maggiori informazioni all’indirizzo cvgfestival.cinemaevideogiochi.com

Guida Festival 2010

Guida Festival 2010

Arriva la quarta edizione della Guida “Festival 2010 – Un anno di eventi culturali in Italia” a cura di Andrea Romeo (Festival of Festivals, Morellini Editore, Milano; 207 pgg. € 15,90)

Distribuita in modo capillare su tutto il territorio italiano, la quarta edizione di questa guida raccoglie le più importanti manifestazioni festivaliere in Italia, raccontandone focus, tendenze e dati, in modo da fornire al lettore uno strumento unico e completo per partecipare all’evento. Gli appuntamenti sono divisi per regioni, temi (musica, cinema, culture, teatro, scienze) e date; per ciascuno di essi sono indicati luoghi, siti web, contatti e organizzazione. Poco testo descrittivo e molti indicatori grafici, per fornire al lettore, anche straniero, informazioni universalmente decifrabili circa l’ospitalità, la raggiungibilità e ogni altro elemento utile. Oltre 400 schede aggiornate per una guida pratica e facilmente consultabile. (Barbara Zorzoli)

Biografilm Festival

Biografilm2010La sesta edizione di Biografilm Festival International Celebrations of Lives, l’unico evento al mondo interamente dedicato alle biografie e ai racconti di vita, si svolgerà a Bologna dal 9 al 14 giugno 2010. Protagonisti di questa edizione saranno i mitici anni ’60 italiani; dall’arrivo della televisione nelle case degli italiani alle storiche olimpiadi di Roma del 1960, passando per la Hollywood sul Tevere e le leggendarie notti beat del Piper. Il tutto da rivivere con proiezioni, spettacoli dal vivo e incontri con i protagonisti. Come ogni anno Biografilm presenterà nella Selezione Ufficiale opere cinematografiche e televisive a tema biografico, prodotte negli ultimi due anni e non ancora distribuite in Italia. Inoltre verranno proposti al pubblico gli ormai tradizionali Focus di approfondimento per scoprire e riscoprire cinque personaggi quest’anno dedicati a John Lennon, Armando Testa, Angela e Luciana Giussani, Peter Sellers e Fabrizio De Andrè. Il Festival presenterà anche un omaggio dedicato a Clint Eastwood, con una panoramica della sua filmografia (Barbara Zorzoli). 

Alain Resnais, elogio della follia

Alain Resnais

Alain Resnais racconta a Filmaker’s come nascono i suoi film, selvaggi e forti come erbacce tra i ciottoli grigi della città

di Barbara Zorzoli
barbara.zorzoli@inwind.it

A 87 primavere, il cineasta francese Alain Resnais realizza Gli amori folli (ispirato al romanzo L’incident di Christian Gailly), storia di una passione irragionevole, spuntata come l’erba sull’asfalto (a cui si riferisce il titolo originale). È tutto un rincorrersi tra Marguerite (Sabine Azema), dentista con la passione per il volo a cui viene rubata la borsa, e Georges (André Dussolier), uomo sposato che le ritrova il portafoglio e si innamora di lei dalle foto dei documenti. «Non ho un metodo, giro un film come viene».

Allora le sue riprese devono essere avventurose…
«Lo è di più la preparazione: non so mai se perderò 5 o 6 Kg! Ma mi rimpolpo in fretta, con il primo ciak l’ansia sparisce».

Come mai ha deciso di partire da un romanzo di Christian Gailly?
«È colpa della radio».

Sarebbe?
«Per caso ho ascoltato in un programma radiofonico su France Culture e Christian Gailly era l’ospite. Mi ha colpito la sua voce affascinante e ironica. Allora ho letto i suoi romanzi e ho trovato la sua scrittura musicale; i suoi dialoghi sono assoli o duetti che aspettano solo di essere recitati».

Perché ha intitolato il film Les Herbes Folles (NdR: letteralmente “le erbe folli”, mutato in italiano ne Gli amori folli)?
«Perché rappresenta bene queste due persone che seguono impulsi irragionevoli, come quei semi che germogliano dove nessuno si aspetta, tra le crepe dell’asfalto o tra le rocce. Siamo tutti erbacce che crescono tra i ciottoli grigi della città».

Anche lei?
«Io? Sì, lo sono! Lascio crescere i miei film come erbe folli e vedo cosa succede».

Presentazione Speciale Robert Aldrich

FMM Speciale Aldrich

FILMAKER’s magazine e Koch Media presentano:

Speciale Robert Aldrich + DVD L’imperatore del Nord

martedì 4 maggio, ore 19

Libreria del Cinema,

Via dei Fienaroli, 22 – Roma

seguirà buffet

Martedì 4 maggio, alle ore 19, presso la Libreria del Cinema di Via de’ Fienaroli 22 a Roma, FILMAKER’s magazine e Koch Media presentano al pubblico la nuova edizione di FILMAKER’s magazine dedicata a Robert Aldrich e distribuita in abbinamento al DVD L’imperatore del Nord. L’incontro sarà presentato dal direttore di FILMAKER’s magazine Luigi Sardiello e dal critico cinematografico Serafino Murri.

Si tratta della prima di una serie di edizioni monografiche di 40 pagine che usciranno in abbinamento a una collezione di classici in DVD. Per ogni uscita, l’approfondimento monografico su un autore, un film, un tema.

A inaugurare la nuova iniziativa editoriale, realizzata in partnership con Koch Media, è lo speciale “L’ultimo apache di Hollywood”, che accompagna il dvd L’imperatore del Nord di Robert Aldrich, un film che il grande autore americano realizzò nel 1973 per raccontare una storia di emarginazione ambientata sui treni merci del profondo Oregon.

Il numero si articola in tre parti: la sezione Robert Aldrich contiene un ritratto dell’autore, la sua filmografia completa, dichiarazioni autografe e una conversazione con Francois Truffaut. A seguire, L’imperatore del Nord: analisi critica, retroscena e approfondimenti sul film. A chiudere, il cinema della crisi: una sezione dedicata a come il cinema, negli anni, ha raccontato sul grande schermo i momenti di recessione economica e le ricadute sulle vite individuali: dagli anni della Grande Depressione del ’29, che costituiscono lo sfondo de L’imperatore del Nord, alla crisi economica attuale vista da Hollywood, passando attraverso la nueva ola del cinema argentino e il cinema di casa nostra.

Filmaker’s magazine è disponibile dal 22 aprile nel circuito delle librerie Feltrinelli, Mondadori; Ricordi, Fnac e Melbookstore e nelle migliori videoteche e centri specializzati (Mediaworld, Saturn, Euronics, Marco Polo – Expert, Comet).