In anteprima mondiale a Rotterdam, il film di Davide Manuli è la prosecuzione ideale, e radicale, del discorso estetico e poetico di Beket. Un western post-apocalittico che riscrive la leggenda de l’enfant sauvage e ne fa la sinfonia elettronica di un mondo sopravvissuto a se stesso
di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com
Presentato in anteprima mondiale al Festival di Rotterdam il 30 gennaio, La leggenda di Kaspar Hauser è il terzo lungometraggio di Davide Manuli, dopo Girotondo, giro attorno al mondo (1998), film di spietata eleganza con cui Manuli irrompe prepotentemente nella scena del cinema indipendente, e Beket (2008), rivisitazione electro-anarchica della celebre opera teatrale di Samuel Beckett Aspettando Godot, premio della critica a Locarno.
La leggenda di Kaspar Hauser prosegue idealmente il discorso estetico e poetico di Beket, piegandolo a un’istanza di sottrazione ancor più radicale e nichilista. Anche qui, nel graffiante B/N quasi espressionista che è ormai il marchio di fabbrica del cinema di Manuli, la scena si svolge nella desolazione primordiale, o post-apocalittica, di una terra di nessuno – ancora una volta una Sardegna mélièsiana, dai contorni lunari – popolata da un pugno di grotteschi personaggi sopravvissuti all’umana, heideggeriana tragedia dell’esserci.
Se, in Beket, Freak (Luciano Curreli) e Jajà (Jerome Duranteau) vedevano volare sulle loro teste l’autobus che avrebbe dovuto portarli da Godot, il Dio manifestatosi al di là delle montagne sotto forma di sonorità musicale, qui, a volare sulla testa di Pusher (Vincent Gallo) nei primi vibranti frame del film sono dei futuristici dischi volanti che ci introducono alla dimensione rarefatta, fuori da ogni coordinata spazio-temporale, in cui Manuli colloca l’oscura vicenda del “Fanciullo d’Europa”.
La storia di Kaspar Hauser, il misterioso ragazzo comparso all’improvviso in una piazza di Norimberga nel maggio del 1828, capace di dire nient’altro che il suo nome, ha ispirato migliaia di libri e molti capolavori del cinema, da L’enfant sauvage (1970) di Truffaut a L’enigma di Kaspar Hauser (1974) di Herzog. Una storia che, nel tempo, si è arricchita di una moltitudine di interpretazioni filosofiche e divagazioni cristiano-esoteriche.
Nel film, diviso in capitoli, Kaspar (interpretato splendidamente da Silvia Calderoni) arriva sull’isola deserta dal mare e viene affidato alle cure dello Sceriffo, un irresistibile Vincent Gallo che mastica parole da cowboy e che si occuperà della sua “educazione”, iniziandolo ai mestieri del DJ. Giacchetta Adidas e grandi cuffie alle orecchie, Kaspar si muove a scatti, seguendo le pulsazioni interiori di una musica che piega il suo corpo androgino e lo possiede come un demone. “My name is Kaspar Hauser” diventa così il refrain di una travolgente sinfonia elettronica destinata a esplodere, a coprire i rumori del mondo, a dare al Paradiso la forma di un dionisiaco rave.
Nel corso della sua breve permanenza sull’isola, Kaspar incontrerà una serie di personaggi surreali, variamente disposti lungo la linea del bene e del male: il Pusher (l’”altro” Vincent Gallo, spacciatore di realtà); la Duchessa, interpretata da una Claudia Gerini particolarmente a suo agio nei panni della dark lady; Drago (Marco Lampis), singolare personaggio a metà tra un freak lynchiano e una creatura di Ciprì e Maresco; la Chiaroveggente (la bellissima modella Elisa Sednaoui); e il Prete, uno straordinario Fabrizio Gifuni in salsa barese, alla cui voce sono affidati i monologhi più belli e poetici del film.
Su tutto, la musica ipnotica di Vitalic, che si mescola ai suoni dell’isola, del vento e del mare (superbamente catturati da Francesco Liotard), e avvolge e scandisce la mirabile storia di Kaspar Hauser, restituendola interamente al suo mistero. Che Kaspar sia l’erede al trono dell’isola o un Messia naufragato sulla terra non ha più importanza. Quel che conta è il qui e ora: il mondo è in overdose e la Regina regna, liberando il corpo dei suoi sudditi nell’estasi di una danza senza domani.
Tra le 9 pellicole che si contenderanno la statuetta per il miglior film, Hugo Cabret di Scorsese, il francese The Artist e The Tree of Life di Malick. Una separazione di Ashgar Farhadi tra i candidati per il Miglior Film Straniero. Tra i documentari Pina di Wenders. Per l’Italia, candidati Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo per la scenografia di Hugo Cabret ed Enrico Casarosa per il miglior corto animato. Cerimonia di consegne il prossimo 26 febbraio.
L’Italia torna in Concorso a Berlino con Cesare deve morire, ambientato nel carcere di Rebibbia. Per Berlinale Special, l’esordio alla regia di Angelina Jolie e i documentari di Wener Herzog. Orso d’Oro alla Carriera per Meryl Streep
La 62ª edizione del Festival di Berlino si aprirà al Berlinale Palast il prossimo 9 febbraio con l’anteprima mondiale del film storico Les Adieux à la reine (Farewell My Queen), con Diane Kruger (Inglourious Basterds), Léa Seydoux (Midnight in Paris) e Virginie Ledoyen (Army of Crime).
Il documentario del regista torinese Mirko Capozzoli, presentato a Venezia e all’ultimo Torino Film Festival, esce insieme al libro-diario di Albertino Bonvicini, protagonista di anni intensi e di vicende drammatiche che hanno segnato la storia d’Italia. Un racconto leggero e profondo che colpisce per la sua necessità
Il regista britannico Mike Leigh presiederà la giuria della 62ª edizione del festival del cinema di Berlino (9-19 febbraio 2012). Con quarant’anni di carriera alle spalle, Mike Leigh si è imposto sulla scena internazionale come uno dei più talentuosi protagonisti del New British Cinema. Concedendo sempre grande libertà di improvvisazione ai suoi attori, Leigh ha rappresentato in maniera decisamente realistica, ma anche sottilmente ironica, la società britannica contemporanea. I suoi film hanno ricevuto innumerevoli premi internazionali e diverse nomination agli Oscar.
Nell’insolita veste di doppiatori, Antonio Banderas e Salma Hayek ci raccontano l’avventura animata de Il Gatto con gli stivali, lo spin-off di Shrek in arrivo nelle sale italiane dal 16 dicembre
Il regista del Le nevi del Kilimangiaro, presentato a Cannes e distribuito in Italia a partire dal 2 dicembre, incontra il pubblico alla NUCT il 24 novembre alle ore 16 presso presso il Teatro 16 di Cinecittà Studios
In un futuro non troppo lontano, il destino dell’umanità è chiuso all’interno di un videogioco, ma nel mondo virtuale le cose non sono quello che appaiono e il protagonista, Wade Watts, ha un gran da fare per salvare il mondo…
Si tiene a Roma dal 19 al 27 novembre alla Casa del Cinema, con inaugurazione all’Auditorium della Conciliazione, la XVII edizione del Medfilmfestival, il più antico Festival Internazionale di Cinema della Capitale, diretto da Ginella Vocca e dedicato alle cinematografie del Mediterraneo e al dialogo tra Europa-Maghreb e Medioriente. Un percorso vario e articolato, con ospiti d’onore Egitto, Tunisia e Romania e con numerosi ospiti internazionali – primo fra tutti l’attore Omar Sharif che ritirerà il Premio alla Carriera 2011 e l’artista Michelangelo Pistoletto che riceverà il Premio Koinée 2011. Quaranta anteprime, tre sezioni competitive, lungometraggi, documentari e cortometraggi, i Corti dalle carceri, per un totale di circa 120 opere. Ma anche il Premio Cervantes Roma destinato ai cortometraggi, selezionati da Vanessa Tonnini e la sezione documentari Open Eyes dal titolo “Il cinema (si) guarda”, curata dal regista Gianfranco Pannone. Egitto e Tunisia saranno i paesi ospiti d’onore per la Sponda Sud, protagonisti della Primavera Araba, mentre a rappresentare l’Europa sarà la Romania con una cinematografia in forte crescita, che per qualità ed intensità dei contenuti, sta conquistando importanti riconoscimenti nei principali festival internaz
Sono stati assegnati oggi, 4 novembre 2011, i Premi Collaterali della sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma:
La sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma dedica le battute conclusive a Richard Gere. Il 3 novembre alle ore 19, il divo americano sfilerà sul red carpet dell’Auditorium Parco della Musica e alle 19.30 introdurrà Days of Heaven, il secondo film di Terrence Malick che per primo offrì all’attore un ruolo da protagonista. L’evento nasce grazie alla collaborazione di Universal Pictures Italia Home Entertainment che ha concesso la visione del film, prodotto da Paramount Pictures. Il giorno dopo Richard Gere – protagonista di film popolari come American Gigolo, Ufficiale e gentiluomo, Pretty Woman e interprete per autori come Robert Altman, Akira Kurosawa, Sidney Lumet, Francis Ford Coppola, Todd Haynes e il già citato Terrence Malick – riceverà il Marc’Aurelio all’attore. La consegna del riconoscimento avverrà durante la cerimonia di premiazione ufficiale, alle ore 18.30 presso la Sala Sinopoli.
Giunto alla VI edizione, il Festival Internazionale del Film di Roma si svolge quest’anno dal 27 ottobre al 4 novembre 2011 all’Auditorium Parco della Musica. Film d’apertura, The Lady di Luc Besson, biografia del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Quindici le pellicole in concorso, tra cui quattro italiane (Pupi Avati, Ivan Cotroneo, Marina Spada, Pippo Mezzapesa). Fuori concorso altri due big del panorama cinematografico nazionale (Giuliano Montaldo e Roberto Faenza), l’atteso Too Big Too Fall di Curtis Hanson, sulla crisi finanziaria del 2008 e il fallimento del colosso Lehman Brothers, e My Week with Marilyn, con Michelle Williams nei panni della Monroe.
Francesco Trento ha pubblicato per Einaudi Stile Libero Venti sigarette a Nassirya. Ha pubblicato racconti in Italia e all’estero, collaborando con riviste come GQ, D di Repubblica, Slowfood.
Le prime foto rubate dai paparazzi dal set di Dark Shadows, nuovo film di Tim Burton ispirato a una nota soap di vampiri anni 60, mostrano Johnny Depp con uno spettrale trucco bianco, occhiali da sole grandi e un cappello di feltro tirato giù. La prima cosa a cui si pensa guardando questa nuova versione vampiresca di Johnny Depp è che Burton abbia voluto rendere omaggio a Michael Jackson, mito del regista, creando un personaggio che gli somiglia in modo impressionante. D’altro canto, l’immagine di Barnaba Collins, il personaggio interpretato da Depp, sembra una summa di tutte le rêverie burtoniane: il pallore ricorda Edward Scissorhands e Ichabod Crane di Sleepy Hollow, cappello, occhiali, mantello e bastone rimandano a Willy Wonka e il cappello di feltro è un oggetto feticcio di Johnny Depp nella sua vita reale.
Life Without Principle (Dyut Ming Gam), il nuovo film del maestro hongkonghese del cinema d’azione contemporaneo Johnnie To, sarà in Concorso in prima mondiale alla 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto – 10 settembre 2011). Con Life Without Principle sono così 22 i film già annunciati nel Concorso di Venezia 68. A essi si aggiungerà il Film sorpresa. Life Without Principle segna il ritorno in Concorso a Venezia di Johnnie To a quattro anni di distanza da The Mad Detective (2007) e dopo i precedenti Exiled (2006, in Concorso alla 63ª Mostra) e Throw Down (2004, Fuori concorso alla 61ª Mostra), tra i suoi più importanti, personali polizieschi per cui è internazionalmente ammirato e con cui ha profondamente innovato il cinema di Hong Kong.
I convegni “ANICA Incontra” a Digital Expo nell’ambito della 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia
I palinsesti 2011/2012 di Minerva/Rarovideo e Rarovideo U.S.A. presentati a Digital Expo durante la 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia






Illustrazione di Antonio Giacalone
