La leggenda di Kaspar Hauser

La leggenda di Kaspar HauserIn anteprima mondiale a Rotterdam, il film di Davide Manuli è la prosecuzione ideale, e radicale, del discorso estetico e poetico di Beket. Un western post-apocalittico che riscrive la leggenda de l’enfant sauvage e ne fa la sinfonia elettronica di un mondo sopravvissuto a se stesso

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Presentato in anteprima mondiale al Festival di Rotterdam il 30 gennaio, La leggenda di Kaspar Hauser è il terzo lungometraggio di Davide Manuli, dopo Girotondo, giro attorno al mondo (1998), film di spietata eleganza con cui Manuli irrompe prepotentemente nella scena del cinema indipendente, e Beket (2008), rivisitazione electro-anarchica della celebre opera teatrale di Samuel Beckett Aspettando Godot, premio della critica a Locarno.

La leggenda di Kaspar Hauser prosegue idealmente il discorso estetico e poetico di Beket, piegandolo a un’istanza di sottrazione ancor più radicale e nichilista. Anche qui, nel graffiante B/N quasi espressionista che è ormai il marchio di fabbrica del cinema di Manuli, la scena si svolge nella desolazione primordiale, o post-apocalittica, di una terra di nessuno – ancora una volta una Sardegna mélièsiana, dai contorni lunari – popolata da un pugno di grotteschi personaggi sopravvissuti all’umana, heideggeriana tragedia dell’esserci.

Se, in Beket, Freak (Luciano Curreli) e Jajà (Jerome Duranteau) vedevano volare sulle loro teste l’autobus che avrebbe dovuto portarli da Godot, il Dio manifestatosi al di là delle montagne sotto forma di sonorità musicale, qui, a volare sulla testa di Pusher (Vincent Gallo) nei primi vibranti frame del film sono dei futuristici dischi volanti che ci introducono alla dimensione rarefatta, fuori da ogni coordinata spazio-temporale, in cui Manuli colloca l’oscura vicenda del “Fanciullo d’Europa”.

La storia di Kaspar Hauser, il misterioso ragazzo comparso all’improvviso in una piazza di Norimberga nel maggio del 1828, capace di dire nient’altro che il suo nome, ha ispirato migliaia di libri e molti capolavori del cinema, da L’enfant sauvage (1970) di Truffaut a L’enigma di Kaspar Hauser (1974) di Herzog. Una storia che, nel tempo, si è arricchita di una moltitudine di interpretazioni filosofiche e divagazioni cristiano-esoteriche.

Nel film, diviso in capitoli, Kaspar (interpretato splendidamente da Silvia Calderoni) arriva sull’isola deserta dal mare e viene affidato alle cure dello Sceriffo, un irresistibile Vincent Gallo che mastica parole da cowboy e che si occuperà della sua “educazione”, iniziandolo ai mestieri del DJ. Giacchetta Adidas e grandi cuffie alle orecchie, Kaspar si muove a scatti, seguendo le pulsazioni interiori di una musica che piega il suo corpo androgino e lo possiede come un demone. “My name is Kaspar Hauser” diventa così il refrain di una travolgente sinfonia elettronica destinata a esplodere, a coprire i rumori del mondo, a dare al Paradiso la forma di un dionisiaco rave.

Nel corso della sua breve permanenza sull’isola, Kaspar incontrerà una serie di personaggi surreali, variamente disposti lungo la linea del bene e del male: il Pusher (l’”altro” Vincent Gallo, spacciatore di realtà); la Duchessa, interpretata da una Claudia Gerini particolarmente a suo agio nei panni della dark lady; Drago (Marco Lampis), singolare personaggio a metà tra un freak lynchiano e una creatura di Ciprì e Maresco; la Chiaroveggente (la bellissima modella Elisa Sednaoui); e il Prete, uno straordinario Fabrizio Gifuni in salsa barese, alla cui voce sono affidati i monologhi più belli e poetici del film.

Su tutto, la musica ipnotica di Vitalic, che si mescola ai suoni dell’isola, del vento e del mare (superbamente catturati da Francesco Liotard), e avvolge e scandisce la mirabile storia di Kaspar Hauser, restituendola interamente al suo mistero. Che Kaspar sia l’erede al trono dell’isola o un Messia naufragato sulla terra non ha più importanza. Quel che conta è il qui e ora: il mondo è in overdose e la Regina regna, liberando il corpo dei suoi sudditi nell’estasi di una danza senza domani.

Oscar 2012: i candidati

Martin-ScorseseTra le 9 pellicole che si contenderanno la statuetta per il miglior film, Hugo Cabret di Scorsese, il francese The Artist e The Tree of Life di Malick. Una separazione di Ashgar Farhadi tra i candidati per il Miglior Film Straniero. Tra i documentari Pina di Wenders. Per l’Italia, candidati Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo per la scenografia di Hugo Cabret ed Enrico Casarosa per il miglior corto animato. Cerimonia di consegne il prossimo 26 febbraio.

MIGLIOR FILM

The Descendants – Paradiso amaro

The Help

Hugo Cabret

Tree of life

Moneyball – L’arte di vincere

War Horse

The Artist

Molto forte, incredibilmente vicino

Midnight In Paris

MIGLIOR REGIA

Woody Allen – Midnight In Paris

Terence Malick – The Tree of Life

Michel Hazanavicius – The Artist

Alexander Payne – The Descendants

Martin Scorsese – Hugo Cabret

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

George Clooney – The Descendants

Gary Oldman – La talpa

Demián Bichir – A Better Life

Ryan Gosling – Le Idi di marzo

Brad Pitt – Moneyball

Jean Dujardin – The Artist

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

Glenn Close – Albert Nobbs

Viola Davis – The Help

Rooney Mara – Uomini che odiano le donne

Meryl Streep – Iron Lady

Michelle Williams – My Week With Marilyn

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Kenneth Branagh – My Week With Marilyn

Nick Nolte – Warrior

Jonah Hill – Moneyball

Max von Sydow – Molto forte, incredibilmente vicino

Christopher Plummer – Beginners

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

Bérénice Bejo – The Artist

Jessica Chastain – The Help

Janet McTeer – Albert Nobbs

Octavia Spencer – The Help

Melissa McCarthy – Le amiche della sposa

MIGLIOR FILM STRANIERO

Rundskop (Belgio)

Hearat Shulayim (Israele)

In Darkness (Polonia)

Monsieur Lazhar (Canada)

Una separazione (Iran)

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE

Chico & Rita

Une vie de chat

Kung fu Panda 2

Puss In Boots – Il gatto con gli stivali

Rango

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE

Kristen Wiig, Annie Mumolo – Le amiche della sposa

J.C. Chandor – Margin Call

Asghar Farhadi - Una separazione

Michel Hazanavicius – The Artist

Woody Allen – Midnight In Paris

SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

Alexander Payne, Nat Faxon, Jim Rash – Paradiso amaro

John Logan – Hugo Cabret

George Clooney, Grant Heslov, Beau Willimon – Le Idi di Marzo

Steven Zaillian, Aaron Sorkin, Stan Chervin – L’arte di vincere

Bridget O’Connor, Peter Straughan – La talpa

MIGLIOR COLONNA SONORA

Ludovic Bource – The Artist

John Williams – Le avventure di Tintin: Il segreto dell’Unicorno

Alberto Iglesias – La talpa

Howard Shore – Hugo John Williams – War Horse

MIGLIOR CANZONE

Bret McKenzie (”Man or Muppet”) – I Muppet

Sergio Mendes, Carlinhos Brown, Siedah Garrett (”Real in Rio”) – Rio

MIGLIOR FOTOGRAFIA

Guillaume Schiffman – The Artist

Jeff Cronenweth – Millennium – Uomini che odiano le donne

Robert Richardson – Hugo Cabret

Emmanuel Lubezki – The Tree of Life

Janusz Kaminski – War Horse

MIGLIOR MONTAGGIO

Anne-Sophie Bion, Michel Hazanavicius – The Artist

Kevin Tent – Paradiso amaro

Angus Wall, Kirk Baxter – Millennium – Uomini che odiano le donne

Thelma Schoonmaker – Hugo Cabret

Christopher Tellefsen – L’arte di vincere – Moneyball

MIGLIOR SCENOGRAFIA

Laurence Bennett, Gregory S. Hooper – The Artist

Stuart Craig, Stephenie McMillan – Harry Potter e i doni della morte: Parte 2

Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo – Hugo Cabret

Anne Seibel, Hélène Dubreuil - Midnight in Paris

Rick Carter, Lee Sandales - War Horse

MIGLIORI COSTUMI

Lisy Christl - Anonymous

Mark Bridges – The Artist

Sandy Powell - Hugo Cabret

Michael O’Connor - Jane Eyre

Arianne Phillips – Edward e Wallis: Il mio regno per una donna

MIGLIOR TRUCCO

Albert Nobbs Harry Potter e i doni della morte: Parte 2

The Iron Lady

MIGLIOR SONORO

Millennium – Uomini che odiano le donne

Hugo Cabret

L’arte di vincere – Moneyball

Transformers 3

War Horse

MIGLIOR MONTAGGIO DEL SUONO

Drive

Millennium – Uomini che odiano le donne

Hugo Cabret

Transformers 3

War Horse

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI

Harry Potter e i doni della morte: Parte 2

Hugo Cabret

Real Steel

L’alba del pianeta delle scimmie

Transformers 3

MIGLIOR DOCUMENTARIO

Hell and Back Again

If a Tree Falls: A Story of the Earth Liberation Front

Paradise Lost 3: Purgatory

Pina

Undefeated

MIGLIOR DOCUMENTARIO CORTOMETRAGGIO

The Barber of Birmingham: Foot Soldier of the Civil Rights Movement

God Is the Bigger Elvis

Incident in New Baghdad

Saving Face

The Tsunami and the Cherry Blossom

MIGLIOR CORTO ANIMATO

Dimanche (2011): Patrick Doyon

The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore (2011): William Joyce, Brandon Oldenburg

La Luna (2011): Enrico Casarosa

A Morning Stroll (2011): Grant Orchard, Sue Goffe

Wild Life (2011): Amanda Forbis, Wendy Tilby

MIGLIOR CORTO

Pentecost (2011): Peter McDonald

Raju (2011): Max Zähle, Stefan Gieren

The Shore: Terry George

Time Freak (2011): Andrew Bowler, Gigi Causey

Tuba Atlantic (2010): Hallvar Witzø

Il G8 di Genova alla Berlinale 2012

DiazIl giornalismo di inchiesta di Fracassi e Lauria e Diaz di Daniele Vicari ricordano a Berlino “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale”

di Vincenzo Ianni
vincenzoianni@yahoo.it

In Panorama Dokumente, la Berlinale 2012 presenta un’area tematica tutta italiana con due film sul G8 e i movimenti anti-globalizzazione: il film Diaz – Don’t Clean Up This Blood di Daniele Vicari (Il mio Paese, Il passato è una terra straniera) e il documentario The Summit di Franco Fracassi e Massimo Lauria (giornalisti d’inchiesta già finalisti al premio Ilaria Alpi nel 2011 con G-Gate).

Diaz tenta di mostrare da più punti di vista ciò che avvenne dal momento in cui al G8 di Genova del 2001 le autorità persero qualunque forma di autocontrollo sospendendo di fatto la legge, suggerendo che in quei giorni balenò per la prima volta una minaccia assolutamente attuale: il volto di una certa Nuova Europa.

The Summit indaga sulla rete di menzogne dietro l’assassinio di Carlo Giuliani e sul ruolo degli infiltrati neo-fascisti nella escalation di violenza del luglio 2001 a Genova, analizzando la brutalità di precedenti interventi “di stato” in occasione di altri summit internazionali, da Brokdorf a Napoli, passando per Göteborg e Seattle.
Nella stessa sezione altre tre aree tematiche: il mondo arabo e il Medio Oriente, con film sia documentari che di finzione che spaziano dalla perdita della terra da parte dei beduini israeliani alla condizione femminile nel mondo arabo, alle conseguenze di un’apparizione della Madonna in un villaggio copto in Egitto; “Queer Memory” con film da Germania, USA, Uganda e Indonesia (un collettivo di “Queer women” racconta la propria condizione nell’Indonesia musulmana); “Germania”, con film di famosi autori tedeschi come Andreas Dresen, Romuald Karmakar, Brigitte Kramer e Uli Schueppel.

Nella sezione Forum 2012 i temi del conflitto generazionale, delle differenti “scelte di vita” e dell’ambivalenza del progresso sono declinati tra numerose pellicole provenienti da Francia, Svezia, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Russia, Romania, Turchia e, naturalmente, dalla Germania per una rappresentanza europea assolutamente predominante. Non manca una interessante rappresentanza centro e sud americana con La demora di Rodrigo Plá (autore de La Zona del 2007) e con il documentario argentino Escuela normal di Celina Murga; e la cinematografia indipendente nord americana è presente con forza. Da sottolineare la presenza di tre pellicole giapponesi sul tema della recentissima catastrofe nucleare di Fukushima.

Il tema della sezione Berlinale Shorts è per il 2012 “Say Goodbye to the Story” per indagare lo sviluppo delle forme narrative nel cinema “in breve”. Per Berlinale Shorts Special, Béla Tarr presenta Magyarország 2011, un film composto dalle opere di 11 autori ungheresi.

I Taviani in concorso alla Berlinale

62_BerlinaleL’Italia torna in Concorso a Berlino con Cesare deve morire, ambientato nel carcere di Rebibbia. Per Berlinale Special, l’esordio alla regia di Angelina Jolie e i documentari di Wener Herzog. Orso d’Oro alla Carriera per Meryl Streep

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Cesare deve morire, il nuovo film di Paolo e Vittorio Taviani, sarà presentato in Concorso al prossimo Festival di Berlino (9-19 febbraio). Il film è ambientato nella sezione di alta sicurezza del carcere di Rebibbia e racconta la vita quotidiana dei detenuti, alcuni dei quali segnati dalla “fine pena mai”, impegnati nelle prove per la messa in scena del Giulio Cesare shakespeariano. Il film uscirà in Italia il 2 marzo distribuito da Sacher Distribuzione e prodotto da Kaos Cinematografica in collaborazione con Rai Cinema.

Nella sezione Berlinale Special verranno presentati, tra gli altri, la serie di documentari in quattro parti Death Row di Werner Herzog e l’esordio alla regia di Angelina Jolie, In the Land of Blood and Honey.

Ad assegnare gli Orsi di questa edizone sarà una giuria internazionale presieduta dal regista Mike Leigh e composta dal fotografo, designer e filmmaker olandese Anton Corbijn, dal regista iraniano Asghar Farhadi, l’attrice franco-britannica Charlotte Gainsbourg, l’attore statunitense Jake Gyllenhaal, il regista francese François Ozon, lo scrittore algerino Boualem Sansal e l’attrice tedesca Barbara Sukowa.

Quest’anno, inoltre, il festival rende omaggio a Meryl Streep, alla quale verrà consegnato l’Honorary Golden Bear. Per l’occasione verranno proiettati alcuni dei suoi film più celebri, da Kramer contro Kramer a I ponti di Madison County, fino all’ultimo The Iron Lady.

In Concorso

Captive
Francia/Filippine/Germania/Gran Bretagna
di Brillante Mendoza (Serbis, Kinatay, Lola)
con Isabelle Huppert, Katherine Mulville, Marc Zanetta

Dictado (Childish Games)
Spagna
di Antonio Chavarrías (Susanna, Volverás, Las vidas de Celia)
con Juan Diego Botto, Barbara Lennie, Mágica Pérez

Kebun binatang (Postcards From The Zoo)
Indonesia/Germania/Hong Kong, Cina
di Edwin (Kara, Anak Sebatang Pohon, The Blind Pig Who Wants To Fly)
con Ladya Cheryl, Nicholas Saputra

Aujourd´hui
Francia/Senegal
di Alain Gomis (L’Afrance, Andalucia)
con Saül Williams, Aïssa Maïga, Djolof M’bengue

Barbara
Germania
di Christian Petzold (Yella, Jerichow, Dreileben)
con Nina Hoss, Ronald Zehrfeld

Cesare deve morire
Italia
di Paolo e Vittorio Taviani (Padre padrone, La notte di San Lorenzo, La masseria delle allodole, San Michele aveva un gallo)
con Fabio Cavalli, Salvatore Striano

Gnade
Germania/Norvegia
di Matthias Glasner (The Free Will, Sexy Sadie)
con Jürgen Vogel, Birgit Minichmayr, Henry Stange

Jayne Mansfield’s Car
Russia/USA
di Billy Bob Thornton (Sling Blade, The King of Luck, All the Pretty Horses)
con Billy Bob Thornton, Robert Duvall, John Hurt, Kevin Bacon

L’enfant d’en haut (Sister)
Svizzera/Francia
di Ursula Meier (Tous à table, Des épaules solides, Home)
con Léa Seydoux, Kacey Mottet Klein, Gillian Anderson, Martin Compston

Metéora (Meteora)
Germania/Grecia
di Spiros Stathoulopoulos (PVC-1)
con Theo Alexander, Tamila Koulieva

Tabu
Portogallo/Germania/Brasile/Francia
di Miguel Gomes (The Face You Deserve, Our Beloved Month Of August)
con Teresa Madruga, Laura Soveral, Ana Moreira, Carloto Cotta

Csak a szél (Just The Wind)
Ungaria/Germania/Francia
di Benedek Fliegauf (Dealer, Rengeteg, Tejút, Womb)
con Lajos Sárkány, Katalin Toldi, Gyöngyi Lendvai, Géza Jungwirth

Was bleibt (Home For The Weekend)
Germania
di Hans-Christian Schmid (Storm, Requiem, Distant Lights)
con Lars Eidinger, Corinna Harfouch, Sebastian Zimmler, Ernst Stötzner

Fuori Concorso

Extremely Loud And Incredibly Close
USA
di Stephen Daldry (Billy Elliot, The Hours, The Reader)
con Tom Hanks, Sandra Bullock, Max von Sydow, Thomas Horn

Jin líng Shí San Chai (The Flowers Of War)
Cina
di Zhang Yimou (The Red Lantern, Hero, A Woman, A Gun And A Noodle Shop)
con Christian Bale, Ni Ni, Atsuro Watabe

Berlinale Special

Death Row – Documentario in 4 parti
USA
di Werner Herzog (Fitzcarraldo, Cave Of Forgotten Dreams)

Don – The King Is Back
India/Germania
di Farhan Akhtar (Dil Chahta Hai, Lakshya, Don)
con Shah Rukh Khan, Priyanka Chopra, Boman Irani, Om Puri, Florian Lukas

In The Land Of Blood And Honey
USA
di Angelina Jolie (esordio alla regia)
con Zana Marjanović, Goran Kostić, Rade Šrbedžija, Vanesa Glodjo

Keyhole
Canada
di Guy Maddin (My Winnipeg, The Saddest Music In The World, Brand Upon The Brain)
con Jason Patric, Isabella Rossellini, Udo Kier, Brooke Palsson

La chispa de la vida
Spagna
di Álex de la Iglesia (El día de la bestia, Perdita Durango, The Last Circus)
con Salma Hayek, José Mota, Fernando Tejero, Blanca Portillo, Juan Luis Galiardo

Marley – Documentario
Gran Bretagna/USA
di Kevin Macdonald (The Last King Of Scotland, Life In A Day, Touching The Void)

L’ultimo terrestre

L'ultimo_terrestre

Presentato in concorso al 68° Festival di Venezia L’ultimo terrestre, diretto da uno dei più celebri fumettisti a livello internazionale, Gipi – Gian Alfonso Pacinotti, sarà disponibile in Dvd e in alta definizione Blu Ray Disc dal prossimo 17 gennaio. L’edizione Fandango Home Entertainment prevede una ricca selezione di contenuti di approfondimento, tra cui i video: Making of, Backstage, scene tagliate, “La zanzara”, “Tg3” e trailer.

L’ultima settimana sulla terra prima dell’arrivo di una civiltà extraterrestre. Un arrivo annunciato dai governi, una notizia di seconda serata che non ha entusiasmato nessuno. Gli alieni arrivano in un paese stanco e disilluso, in una crisi economica gravissima. La gente risponde a questa venuta con una reazione razzista o con interpretazioni mistico religiose tra le più strampalate…

Leggi la recensione di Filmaker’s magazine.

Berlinale 2012: Les Adieux à la reine di Benoît Jacquot apre la kermesse

Farewell My QueenLa 62ª edizione del Festival di Berlino si aprirà al Berlinale Palast il prossimo 9 febbraio con l’anteprima mondiale del film storico Les Adieux à la reine (Farewell My Queen), con Diane Kruger (Inglourious Basterds), Léa Seydoux (Midnight in Paris) e Virginie Ledoyen (Army of Crime).

Il film, diretto dal regista francese Benoît Jacquot (Tosca, Villa Amalia, Deep in the Woods), è tratto dall’omonimo romanzo di Chantal Thomas e racconta i primi giorni della Rivoluzione Francese dal punto di vista della servitù di Versailles, con richiami sottilmente ironici alla realtà contemporanea. Nel film, Diane Kruger interpreta il ruolo della regina Marie Antoniette. Il film è una co-produzione franco-spagnola e sarà presentato in concorso (L.G.).

Courmayeur Noir: Palmares 2011

Hodejegerne

A conquistare il Leone Nero per il Miglior Film, Hodejegerne (Headhunters) del norvegese Morten Tyldum. Miglior attore il francese Jean-Pierre Darroussin, premio speciale della giuria all’israeliano Hashoter (Policeman), miglior documentario Calvet dell’inglese Dominic Allan

La Giuria internazionale per il cinema, composta da Lawrence Block (presidente, Stati Uniti), Carolina Crescentini (attrice, Italia), François Guérif (editore, Francia), Vinicio Marchioni (attore, Italia) e Antonello Grimaldi (regista, Italia), ha attribuito il Premio Cinema Valle d’Aosta – Leone Nero per il Miglior Film a Hodejegerne – Headhunters di Morten Tyldum (Norvegia, Danimarca, Germania), giudicato dalla giuria «avvincente, divertente, pieno di suspence». Degna di nota, per i giurati, soprattutto «l’interpretazione di Aksel Hennie, che ha contribuito significativamente alla qualità del film». Il romanzo Headhuntersdi Jo Nesbo verrà pubblicato in Italia da Einaudi Stile Libero.

Il premio per la Migliore Interpretazione va invece a Jean-Pierre Darroussin per De Bon MatinEarly One Morning di Jean-Marc Moutout (Francia, Belgio). «Il film – commentano i giurati – ritrae un uomo sotto pressione e abbiamo ritenuto che l’attore abbia mostrato grande abilità nel disegnare un personaggio complesso e nel mettere in scena con grande intensità il dramma di un individuo intrappolato in un sistema sociale in via di disintegrazione».

Il Premio Speciale della Giuria è stato assegnato a Hashoter – Policeman di Nadav Lapid (Israele), per la grande prova di coraggio del regista nel fornire uno «spietato ritratto degli aspetti più diversi della società israeliana».

La Giuria dei Giovani Critici Europei composta da Miriam Begliuomini, Julien Englebert, Astrid Jansen, Roberto Oggiano, Sabrina Petijacques, Marie Pynthe, Giulia Rigoni, Maxence Robert, ha attribuito il Premio DocNoir per il Miglior Documentario a Calvet di Dominic Allan (Regno Unito): «Siamo rimasti colpiti da Jean-Marc Calvet, protagonista del film, dalla sua forza e sincerità e dalla discrezione del regista Dominic Allan, nel restituire con sensibilità l’incredibile storia di quest’uomo. Grazie al documentario lo spettatore percepisce intimamente l’aspetto creativo di Calvet e coglie il messaggio implicito: anche dietro un tragico destino, c’è sempre speranza».

Fate la storia senza di me

Fate la storia senza di meIl documentario del regista torinese Mirko Capozzoli, presentato a Venezia e all’ultimo Torino Film Festival, esce insieme al libro-diario di Albertino Bonvicini, protagonista di anni intensi e di vicende drammatiche che hanno segnato la storia d’Italia. Un racconto leggero e profondo che colpisce per la sua necessità

di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com

Fate la storia senza di me (add editore) è un libro e allo stesso tempo un documentario di Mirko Capozzoli, che contiene gli interventi scritti di Alberto Papuzzi e la voce di Fabrizio Gifuni prestata alle parole del diario di Albertino Bonvicini, la cui vicenda umana è l’assoluta protagonista di quest’opera indispensabile. Sì, avete capito bene, indispensabile perché racconta non solo una parabola umana affascinante e sconvolgente, ma perché dietro di essa si staglia la storia dell’Italia, dagli anni Sessanta fino all’inizio dei Novanta, insomma il periodo degli entusiasmi e di epocali trasformazioni, ma anche i tempi delle mutazioni più impreviste, delle sviste e dei vuoti esistenziali e culturali che hanno fatto prendere a questo paese e a molte persone svolte inattese, volute o obbligatorie. Vite che spesso non hanno avuto scelta, proprio come succede ad Albertino, che si ritrova a Villa Azzurra, il famigerato ospedale psichiatrico di Torino dove lavorava Giorgio Coda, l’apologeta dell’elettroshock come pratica terapeutica. Capozzoli non scende mai nel patetico o nel melodrammatico nel raccontare questo momento, ma usa l’ironia e il coraggio di Albertino, che da bambino si ritrova in quel luogo degli orrori dove uomini, donne e bambini venivano spogliati della loro dignità di essere umani e sottoposti a vere e proprie torture con metodi da Garage Olimpo con dieci anni d’anticipo. Albertino là dentro ci finisce per deficit della burocrazia, ci finisce come in una storia di Kafka, perché se non fosse tutto vero quello che è successo, potrebbe essere solo un racconto di Kafka.

Ma la storia di Albertino è anche altro: è fatta di incredibili riprese che lo porteranno dentro i tumultuosi anni Settanta, dove inizierà il suo impegno politico, e poi negli anni Ottanta, quando ingiustamente accusato dell’incendio del bar L’Angelo Azzurro finisce in galera e ci resta per più di due anni. Sono di questo periodo le pagine del diario che compongono il libro: è il periodo in cui nella vita di Albertino compare l’eroina, che cominciava a flagellare un’intera generazione. Le testimonianze e il racconto del documentario mostrano come Albertino sia riuscito a riprendersi anche da questo scacco e con un passaggio da Torino a Roma inizia a lavorare come giornalista in Rai.

Abbiamo incontrato Mirko Capozzoli, regista del documentario e curatore del volume che lo accompagna, Fate la storia senza di me.

Come ti è successo di metterti sulle tracce della storia e della vicenda umana di Albertino Bonvicini?

«Circa sei o sette anni fa un mio amico mi fece leggere il libro di Alberto Papuzzi, Portami su quello che canta. Il libro uscì la prima volta nel 1977 e racconta una vicenda importante e prepotentemente radicata nella memoria di Torino, ovvero il processo a Giorgio Coda, dove per la prima volta in Italia, durante un processo, i malati mentali furono ascoltati come testimoni, oltre che essere le vittime dell’uso feroce dell’elettroshock cui Coda li sottoponeva regolarmente. Inizialmente volevo raccontare quella storia, quella vicenda giudiziaria, per poi rendermi conto che il racconto filmico sarebbe stato molto complicato. Nel libro di Papuzzi, in due o tre pagine si parla di quello che allora era un bambino di nove anni, Albertino Bonavicini, che entrò nel manicomio di Villa Azzurra nel 1967 per una banalità, per inefficienza della burocrazia. Questo fatto mi ha colpito subito, tanto è vero che lui era una delle prime persone che volevo contattare comunque per il documentario, vista la sua storia, ma non c’era già più. Così ho deciso di raccontare la sua storia e questo mi ha permesso di fare i conti con un periodo, quello degli anni Settanta – gli anni di piombo, il movimento del ‘77 e l’incendio del bar L’Angelo Azzurro dove morì un giovane studente, Roberto Crescenzio, caso mai risolto e che segnò la fine del movimento a Torino spalancando le porte al terrorismo – che mi ha sempre interessato e che anagraficamente non ho potuto vivere».

La storia di Albertino Bonvicini ha come sfondo quello degli anni entusiasmanti e critici del cambiamento in Italia, e lui sembra veramente viverne gli aspetti salienti.

«Della vita e delle vicende di Albertino ho scoperto un pezzo alla volta, non c’è stato nessuno che potesse raccontarmela in una volta sola, solo la madre adottiva, che si vede nel documentario, avrebbe potuto farlo, ma è una donna anziana con dei problemi di memoria, una donna che è stata veramente coraggiosa e generosa con Albertino. Il fatto è che Albertino ha avuto tante vite e tutte separate l’una dalle altre. Ogni volta che ricominciava chiudeva con il passato. E questa caratteristica mi ha condotto a dover mettere insieme i tasselli di un’esistenza che può sembrare frammentaria. Poi è vero che sembra che lui abbia giocato una partita a scacchi con il destino, molto spesso in maniera del tutto involontaria. Anche quando nel ‘77 si impegna nel movimento ha avuto un ruolo importante, i suoi compagni di allora lo raccontano come una figura carismatica ma allo stesso tempo non ideologizzata, non era imbevuto dei dogmi e degli slogan della sinistra, lui veniva direttamente dal sottoproletariato, figlio di una prostituta, abbandonato dal padre, il sentimento politico ce l’aveva addosso sulla pelle. È stato uno che ne ha combinate di tutti i colori da quando era giovane, è finito anche in un carcere minorile per poi essere affidato ai Berlanda, una famiglia bene di Torino. Ma tutti quelli che ho incontrato e che mi hanno parlato di lui gli hanno voluto veramente bene perché lui aveva un magnetismo, uno spirito che contaminava chiunque avesse intorno».

Il tuo documentario racconta una storia esplorando le vicende intime di Alberto Bonvicini, i suoi rapporti familiari, le amicizie, il lavoro, e lo fa sempre con un tocco di leggerezza.

«Mentre andavo alla scoperta di Albertino ho sentito tutto il peso della sua storia, del suo vissuto, ho capito che le cose non andavano forzate perché c’era già tutto. È stato come dare forma a un dipinto che aveva già tutti i suoi colori. Tutto è scorso con naturalezza, senza inutili o facili sensazionalismi, senza il bisogno di cercare l’affetto a tutti i costi».

Cosa ha significato per te raccontare questa storia, questa figura, e quali sono le scoperte che più ti hanno sorpreso?

«È stata una grande opportunità, è stato un modo per confrontarmi con una Storia subita perché solo letta sui libri, o vista in programmi televisivi come La notte della Repubblica di Sergio Zavoli. Ho potuto guardare negli occhi uomini e donne che in quel periodo c’erano, che l’hanno vissuto veramente come attori diretti. Ho potuto avvicinarmi a quel periodo ardente senza pregiudizi ideologici, mi sono confrontato con un centinaio di persone, alcune delle quali hanno avuto anche l’ergastolo, come alcuni esponenti di Prima Linea che ho intervistato. Poi ho potuto conoscere la famiglia cui Albertino fu affidato, i Berlanda, esponenti della Torino progressista, a casa dei quali era possibile incontrare dirigenti del PCI, e anche questa è stata una grande esperienza umana che ho vissuto. Ma è stato un modo per raccontare la mia città, Torino, e me stesso, sovrapponendomi in certi momenti alle esperienze di Albertino, come i bambini che giocano con la neve, o i momenti a Porta Palazzo, cose che ha fatto lui ma che ho fatto anch’io e che nel documentario ci sono».

Spesso i documentari richiedono un lavoro di preparazione molto lungo, tra la ricerca del materiale e la sua successiva selezione. Qual è lo stato della produzione dei documentari in Italia dal tuo punto di vista?

«Il problema grosso è la distribuzione, la possibilità di raggiungere un pubblico numeroso. Il fatto è che non c’è un’educazione al guardare i documentari, che spesso nell’immaginario collettivo vengono associati a Piero Angela o alle cose del National Geographic. Io in questa occasione sono stato fortunato perché la Film Commission di Torino e Piemonte ha un fondo per i documentari che ha finanziato il mio progetto, e inoltre l’occasione che l’editore add mi ha dato con il libro che accompagna il documentario è stata un’ulteriore opportunità. Ma anche io ho avuto momenti critici, come il trovare un produttore, che nello specifico è la Fourlab, dovermi impegnare in prima persona su tutti gli aspetti produttivi. C’è chi pensa che il documentario sia roba per sfigati, per gente che non riesce a fare il suo film e allora cerca un ripiego. Ma non è così, non lo è mai stato. Una volta la Rai dava spazio a questa forma espressiva, dedicava una fascia oraria al documentario. Oggi in tv se riesci a far passare qualche lavoro rischi che te lo facciano a spezzatino per ragioni di format del programma dove finisce. Forse bisognerebbe tentare di ridare uno spazio dignitoso per raggiungere il pubblico, perché se no si rischia veramente che ce li vediamo tra noi autori nei vari festival. Eppure io ci credo, perché mi capita sempre che persone che guardando il mio lavoro o quello di altri se ne innamorino, perché è un modo diverso di raccontare le storie, ma che riesce a coinvolgere perché racconta di vita».

Berlinale 2012: Mike Leigh Presidente di giuria

Mike_LeighIl regista britannico Mike Leigh presiederà la giuria della 62ª edizione del festival del cinema di Berlino (9-19 febbraio 2012). Con quarant’anni di carriera alle spalle, Mike Leigh si è imposto sulla scena internazionale come uno dei più talentuosi protagonisti del New British Cinema. Concedendo sempre grande libertà di improvvisazione ai suoi attori, Leigh ha rappresentato in maniera decisamente realistica, ma anche sottilmente ironica, la società britannica contemporanea. I suoi film hanno ricevuto innumerevoli premi internazionali e diverse nomination agli Oscar.

Con più di venti film all’attivo, Mike Leigh ha lavorato anche come regista teatrale, drammaturgo e sceneggiatore. Dopo gli studi di arte drammatica e scenografia, ha frequentato successivamente la London Film School, di cui attualmente è il presidente. Ha debuttato alla regia nel 1972 con Bleak Moments, vincitore del Pardo d’Oro a Locarno. Premiato a Cannes come miglior regista nel 1993 con Nudo (Naked), ha vinto la Palma d’Oro nel 1996 con Segreti e bugie (Secrets and Lies), che ha ricevuto ben cinque nomination agli Oscar. Nel 2004 ha vinto il Leone d’Oro a Venezia con Il segreto di Vera Drake (Vera Drake), apprezzato da pubblico e critica per la sua acuta analisi sociale e la straordinaria profondità dei suoi personaggi.

Non è la prima volta che Mike Leigh approda alla Berlinale: nel 1984 ha presentato, nella sezione Forum, il film Meantime, seguito dal cortometraggio The Short and Curlies nel 1988 e dal film Dolce è la vita (Life is Sweet) nel 1991 (entrambi nella sezione Panorama). Nel 2008 ha presentato in Concorso la social comedy Happy-Go-Lucky, che è valso l’Orso d’Argento alla sua protagonista femminile, Sally Hawkins. Il suo ultimo film, Another Year, è stato presentato in concorso a Cannes nel 2010 e ha ricevuto una nomination agli Oscar.

Sin dagli anni 60, Leigh è attivo anche come regista e autore teatrale, firmando più di venti opere. L’ultima sua pièce, Grief, è di scena in Gran Bretagna fino alla fine di gennaio. (L.G.)

Banderas: “Soy un gato molto stanco”

Salma Hayek e Antonio BanderasNell’insolita veste di doppiatori, Antonio Banderas e Salma Hayek ci raccontano l’avventura animata de Il Gatto con gli stivali, lo spin-off di Shrek in arrivo nelle sale italiane dal 16 dicembre

di Cristina Locuratolo
cristina.elle@hotmail.it

Arriva nelle sale italiane il 16 dicembre lo spin-off della saga animata Shrek, Il Gatto con gli stivali, prodotto dalla Dreamworks Animation e distribuita nel nostro Paese in circa 400 sale dalla Universal Pictures. A presentare il cartoon all’anteprima romana i doppiatori Antonio Banderas (voce protagonista nella versione italiana, inglese e spagnola della pellicola), l’attrice messicana Salma Hayek,  il regista-animatore Chris Miller e il produttore Jeffrey Katzenberg.

Il film è il prequel che ci racconta come nasce la leggenda del micio “caliente”, molto prima di incontrare Shrek. Con gli stivali, simbolo d’onore, Gatto diventa un eroe, quando per salvare la sua città si imbarca in un’avventura folle con la sexy gattina Kitty Zampe di Velluto e il surreale Humpty Dumpty.

Banderas dichiara di essersi sentito a suo agio nei panni di Gatto e aggiunge «È un macho fuori dai cliché, simbolo di quella diversità culturale spanish importante da sostenere in un Paese come gli Usa, così multietnico. Il Gatto con gli stivali è il film spanish a più alto budget mai fatto finora».

Avete sentito la responsabilità di portare sul grande schermo un personaggio così amato?

Katzenberg: «Certo, ma abbiamo avuto la fortuna di avere in regia Chris Miller, che è stato per 10 anni nel team creativo di Shrek. Lui ha voluto prendersi questa responsabilità».

Salma Hayek e Antonio Banderas, quanto vi siete divertiti nell’interpretare questi personaggi?

Hayek: «È stato un lavoro meraviglioso, perché per la prima volta non avevo bisogno di essere truccata. Il personaggio di Kitty è bellissimo, lei è forte, femminista, divertente».

Banderas: «Una volta dati dei parametri e dei limiti al personaggio, è tutto molto divertente, per quanto sia stancante la prima fase di animazione e anche il doppiaggio, soprattutto in una lingua diversa. Adesso andrò a Los Angeles a doppiare un corto che sarà contenuto nel dvd. Se ci sarà il sequel, comunque, vorrò fare di nuovo anche la versione italiana, perché mi piace la musicalità della lingua».

Il film punta tutto sulla fratellanza e sull’amicizia. Succede a Gatto con Humpty Dumpty che ne combina di tutti i colori…

Banderas: «Se torniamo all’inizio della storia di Gatto, in Shrek, lui viene presentato come un assassino che viene agganciato da Shrek e Ciuchino. Rimane con loro perché in loro trova una famiglia e in questo film scopriamo perché è così predisposto per l’amicizia. È cresciuto in orfanotrofio, ha bisogno di essere amato».

Hai dichiarato che Gatto è molto simile a te. Per quali aspetti?

Banderas: «Davvero? E quando lo avrei detto? Scherzi a parte, mi somiglia nell’aspetto spagnoleggiante, lo abbiamo reso malagueno come me [Banderas è nato a Malaga, ndr], ma lui ha delle caratteristiche umane che io vorrei avere, è leale, sa perdonare, è coraggioso, io adoro questo personaggio».

Quali sono state le difficoltà tecniche nella realizzazione?

Miller: «Abbiamo impiegato quattro anni per portare a termine il film. L’unica difficoltà era l’esigenza di creare dei personaggi morbidi, “pellicciosi”. Per Gatto abbiamo creato un mondo nuovo, la sceneggiatura infatti non richiama i mondi nordici delle fiabe come in Shrek, ma è ambientata in un mondo della fiabe più latino e mediterraneo».

La sceneggiatura combina elementi eterogenei, provenienti da tradizioni fiabesche differenti (Gatto, Uovo, i tre fagioli magici…), con elementi leggendari di un certo cinema western. Come è stata costruita?

Miller: «In parte c’è stato lo stesso processo creativo di Shrek. Non c’era un vero e proprio script; tutti hanno contribuito alla sceneggiatura con le proprie idee, compresi gli attori. Abbiamo trattato la storia come fosse un organismo vivente».

C’è una città a cui vi siete ispirati per ideare il villaggio del Gatto con gli stivali?

Katzenberg: «Ci siamo ispirati alla Spagna e al Messico. Alla città messicana di San Miguel, in particolare».

Pensate già a un sequel?

Miller: «Tutto dipende come sempre dall’accoglienza del pubblico in sala e ovviamente dalla disponibilità di una buona storia».

Hayek: «Io e Antonio stiamo già scegliendo i nomi per i nostri gattini. Valentina, mia figlia, mi ha chiesto perché non si baciano mai…».

Banderas: «Certamente. Adesso però “soy un gato molto stanco”».

Quali sono state le difficoltà nel doppiarlo nelle varie lingue?

Banderas: «Quando doppi devi adattarti alle caratteristiche del personaggio, aggiungendo, come puoi, cose qui e là. In generale ci siamo divertiti a creare il contrasto tra il suo aspetto tenero e la vociona roca. Nella versione spagnola abbiamo calcato molto sulla “s” sonante, mentre in italiano ha solo uno spiccato accento spagnolo. Ho aggiunto qualche sospiro, qualche battuta in più qui è là»

Ti piace il cinema italiano? Ti piacerebbe lavorare qui?

Banderas: «Io sono dell’idea che si può lavorare in qualsiasi posto, quando c’è una buona storia. Recentemente ho cambiato agente e adesso lavoro solo con chi mi trovo bene. Anni fa Sorrentino mi propose una storia su un cubano che va a cercare suo figlio negli Stati Uniti, ma non la dirigerà lui e non so quando verrò effettivamente coinvolto. Sono molti impegnato con altre produzioni e ho anche una società d’animazione».

Un finimondo al XXI Courmayeur Noir in Festival

Courmayeur Noir in Festival

È dalla notte dei tempi che l’apocalisse esercita un fascino irresistibile sull’umanità.  Borges si domandava: «Perché ci attrae la fine delle cose? Perché la tragedia gode di un rispetto che la commedia non ottiene? Perché sentiamo che il lieto fine è sempre fittizio?». Alle soglie del “fatidico” 2012 anche il Courmayeur Noir in Festival non si sottrae a questa fascinazione, anzi la mette al centro di una riflessione su razionalità e trasformazione della società di fronte alla crisi che investe tutto il mondo occidentale dall’inizio del nuovo millennio. Nell’incontro intitolato Vedo nero. Un’apocalisse ci salverà?, guidati da un “fanatico” di complotti come il giornalista Ranieri Polese, sarà possibile ascoltare analisti come l’economista Giulio Sapelli e lo studioso dell’immagine audiovisiva Gianni Canova, scrittori come Tullio Avoledo e Davide Dileo, autori del thriller apocalittico Un buon posto per morire;  Antonio Scurati, che alla “sensazione storica di vivere la fine dei tempi” ha dedicato il suo ultimo romanzo La seconda mezzanotte o Tommaso Pincio, per il quale l’apocalisse “può dunque essere considerata un ottimo rimedio per la paura dell’ignoto e un tranquillante dello spirito in genere”. Accanto a loro, esperti come l’ambientalista e critico letterario Valerio Calzolaio o il fisico nucleare e giallista Federico Tavola rifletteranno sui diversi volti di questa nostra contemporanea apocalisse permanente e discuteranno sulle eventuali vie di uscita verso un possibile e sostenibile cambiamento.

La seconda parte di Vedo nero, intitolata La risposta del cinema italiano, si misurerà invece con la la ritrovata sensibilità del nostro cinema per l’impegno civile, per la ricerca delle risposte nella dignità individuale e collettiva. A discuterne, insieme al giornalista e scrittore Gaetano Savatteri, ci saranno sceneggiatori, registi, giornalisti d’inchiesta e produttori di cinema e televisione. Realizzata con il sostegno di Cinecittà Luce, questa riflessione a più voci sarà la prima tappa di un percorso permanente, un vero e proprio osservatorio dedicato all’audiovisivo italiano come laboratorio del nuovo.

Il Noir in Festival è un singolare cocktail di cinema, letteratura, televisione, cronaca, grafica e new media. Ospite d’onore del festival sarà quest’anno il regista Stephen Frears, che racconterà il percorso “in noir” della sua multiforme carriera, dall’opera di esordio  Gumshoe-Sequestro pericoloso all’apocalittico tv-movie  A prova di errore, da Rischiose abitudini a Piccoli affari sporchi. Per il cinema inoltre parleranno il concorso con le 10 anteprime assolute, la selezione internazionale dei documentari, la fascia delle novità televisive proposte quest’anno da Fox Crime (media partner della rassegna). Qualche titolo: il thriller finanziario Margin Call con Kevin Spacey e Demi Moore; l’incubo futuribile di un autore di culto come Andrew Niccol In Time, l’adrenalinico noir metropolitano The Yellow Sea di Na Hong-jin, il norvegese Headhunters scritto dal re del thriller Jø Nesbo, l’agghiacciante We Need To Talk About Kevin con Tilda Swinton, lo sconvolgente horror scritto da Guillermo Del Toro Don’t Be Afraid of the Dark, la black comedy di Sergei Bodrov A Yakuza’s Daughter, l’esplosivo reportage Il caso Khodorkovsky sul processo che ha condannato il chiacchierato tycoon russo, la nuovissima serie tv Homeland e il ritorno di due personaggi di culto come Luther e Dexter, il capolavoro horror del danese Benjamin Christensen La scala di Satana, musicato dal vivo per l’occasione da Pivio e Aldo De Scalzi.

Il territorio letterario del Noir quest’anno è popolato di “eredi”, chi di una gloriosa tradizione letteraria, chi di maestri famosi. A cominciare dall’ospite d’onore Lawrence Block, presente al festival anche come giurato, che Gianrico Carofiglio ha definito «vero erede della tradizione dell’hard-boiled americano». Per continuare con l’inglese C.M. Jones, che per la sua esperienza nel business intelligence, ha preso con vigore in mano il testimone di  Le Carré. O come l’autore di best sellers Åke Edwardson, che ha vinto tre volte il premio per il migliore thriller svedese ed è considerato l’erede di Henning Mankell. Eredi della nobile e combattiva tradizione anglosassone del giornalismo d’inchiesta sono pure il vice direttore del «Guardian» David Leigh e il suo corrispondente da Mosca Luke Harding, che portano a Courmayeur il loro libro sul controverso inventore di Wikileaks, Julian Assange. Non mancano come al solito le scoperte, con l’inglese Stephen Kelman che al suo esordio è già stato finalista al prestigioso Booker Prize, o il criminologo Federico Varese che da Oxford analizza l’espansione mondiale del nostro prodotto di esportazione di maggior successo, la mafia.

Eredi di una grande cultura sono in fondo i due protagonisti letterari di questa XXI edizione del Courmayeur Noir in Festival: Andrea Camilleri e Petros Markaris, entrambi Premio Chandler alla carriera 2011. Maestri che reinterpretano la lezione di Simenon nella prospettiva di “un modo particolare di concepire i rapporti umani”, come Camilleri definisce il “giallo mediterraneo”, e che ci parlano all’unisono della crisi e delle ingiustizie di oggi.

Infine, due anniversari d’eccellenza incorniciano idealmente l’intero programma: alla vigilia del bicentenario della nascita di Charles Dickens (2012) ci interroghiamo con Adrian Wootton e Masolino D’Amico sulle antiche radici del genere noir nel grande romanzo sociale vittoriano; a cento anni dalla nascita di Giorgio Scerbanenco – il padre del noir italiano – il Festival lo ricorda come esploratore curioso di territori letterari diversi dal noir e singolarmente consonanti con il tema dell’anno, l’apocalisse.

Il Courmayeur Noir in Festival è promosso dalla Direzione Generale Cinema, Regione Autonoma Valle d’Aosta (Assessorato al Turismo), Comune di Courmayeur ed è realizzato in collaborazione con Cinecittà Luce.

Incontro con Robert Guédiguian

Robert GuediguianIl regista del Le nevi del Kilimangiaro, presentato a Cannes e distribuito in Italia a partire dal 2 dicembre, incontra il pubblico alla NUCT il 24 novembre alle ore 16 presso presso il Teatro 16 di Cinecittà Studios

Uscirà nelle sale il 2 dicembre 2011, distribuito da Sacher Distribuzione, Le Nevi del Kilimangiaro (Les Neiges du Kilimandjaro) di Robert Guédiguian. Il film, presentato allo scorso Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, è liberamente ispirato al poema di Victor Hugo Les pauvres gens ed è interpretato da Ariane Ascaride e Jean-Pierre Daroussin. La pellicola ha recentemente vinto la quinta edizione del Premio Lux, assegnato dal Parlamento europeo il 16 novembre 2011. Il regista e sceneggiatore francese autore, tra gli altri, di Marius e Jeannette (1997), Marie-Jo e i suoi due amori (2002), Le passeggiate al Campo di Marte (2004) è stato definito il “Ken Loach marsigliese”.

Ambientazione della maggior parte dei suoi film è la città natale di Marsiglia e argomento ricorrente il ruolo sociale dei lavoratori. Tema questo al centro anche del suo ultimo lavoro, Le nevi del Kilimangiaro, dove il protagonista Michel, nonostante la recente perdita del lavoro, vive felicemente circondato dall’affetto degli amici, della famiglia e della moglie Claire. Questa armonia viene spezzata il giorno in cui due sconosciuti armati entrano nella loro casa derubandoli dei loro risparmi e lasciandoli sotto shock. Lo shock è ancora più forte quando scoprono che l’aggressione è opera di un giovane operaio licenziato insieme a Michel…. Quella violenza è opera di uno di loro. Se l’interrogativo è amaro – per chi e per cosa abbiamo lottato? – la risposta sarà inattesa, felice e struggente al tempo stesso….

Nell’incontro d’eccellenza organizzato dalla NUCT, Robert Guédiguian ed Ariane Ascaride incontreranno gli studenti per una masterclass a porte aperte.  L’evento è eccezionalmente aperto al pubblico inviando una mail di prenotazione all’indirizzo info@nuct.com, specificando nome, cognome e numero di telefono o chiamando lo 06 7219555.

Player One – Intervista ad Ernest Cline

Player OneIn un futuro non troppo lontano, il destino dell’umanità è chiuso all’interno di un videogioco, ma nel mondo virtuale le cose non sono quello che appaiono e il protagonista, Wade Watts, ha un gran da fare per salvare il mondo…

di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com

Player One di Ernest Cline (Isbn Edizioni) è un romanzo che si ama subito. Una volta entrati dentro bisogna arrivare alla fine. Insomma, una proposta interessante per una storia a dir poco spettacolare che mescola il sapore vintage della cultura pop degli anni 80, quando tutto sembrava destinato a non finire mai, a un futuro non certo roseo e neanche tanto lontano: siamo nel 2044 e le cose non vanno bene, ma anche qui, adesso, nel presente, non è che ce la stiamo spassando.

L’autore Ernest Cline è alla sua prima prova letteraria con Player One, ma negli Usa è diventato già un autore di culto, e se lo merita. A tanti per il momento il suo nome non dirà molto, ma è lui l’autore della sceneggiatura del film di Kyle Newman Fanboys del 2009. Anche per questa sceneggiatura Cline ha avuto un percorso tutto suo, anche travagliato, perché gli studios americani non è gente che apprezza in maniera piena la creatività. Dopo aver scritto il copione di Fanboys lo ha postato su Internet e lentamente la storia ha cominciato a destare la curiosità di molti, inclusi gli addetti ai lavori, ma tra scrittura e realizzazione sono passati ben dieci anni.

Ora c’è questo Player One, in cui Wade Watts, come gran parte dell’umanità, passa la maggior parte del suo tempo in Oasis, un videogioco collettivo dove è possibile immergersi in universo virtuale. La gente passa così il tempo per sfuggire alla paura di un mondo sull’orlo del collasso. Adesso James Halliday, il creatore di Oasis nonché eccentrico miliardario, è morto e ha destinato la sua intera fortuna al primo che scoprirà le tre chiavi nascoste dentro il gioco. L’unico indizio a disposizioni per i partecipanti, praticamente tutti, è la passione che Halliday aveva per la cultura pop degli anni 80, quella in cui era cresciuto, quella in cui i videogiochi diventarono un fenomeno di costume. Tutto il mondo assiste mentre Wade trova la prima chiave. Ora per lui si materializzano nuovi nemici, veri e virtuali, nonché la possibilità di diventare la vera speranza per la sopravvivenza del mondo.

Player one diventerà presto un film ad alto budget prodotto dalla Warner bros. Di questo e altro abbiamo parlato con l’autore, Ernest Cline.

Il film che hai scritto, Fanboys, e questo Player One richiamano costantemente la vita di un adolescente negli anni ottanta. C’è un po’ di nostalgia in questo?

«Sì, c’è in entrambi i lavori, e il fatto è molto semplice, io ero un adolescente negli anni ottanta. Ho vissuto quell’intera fantastica ondata di cose nuove che sono successe in quel periodo: le prime console per videogiochi – io avevo un Atari – la musica, i film di Guerre stellari, Ritorno al futuro, Indiana Jones. Sono cose che mi porto dietro da allora, e le ho usate sia per scrivere Fanboys che Player One».

Pensi che quello fosse un periodo migliore?

«No, non direi. Abbiamo forse perso qualcosa, ma il fatto è che negli anni ottanta le cose erano più semplici e immediate. Tutti, per lo meno nel mondo occidentale, guardavamo gli stessi film, gli stessi programmi, la musica era uguale per tutti. Era tutto diverso, ma non credo che fosse migliore di quello che c’è oggi».

Qual è l’idea che c’è dietro Player One?

«Willy Wonka, quello della Fabbrica di cioccolato. Ho pensato che invece di fare dolci Willy potesse progettare videogiochi. Era un’idea che mi girava per la testa da parecchio tempo. Ricordo uno dei miei giochi preferiti negli anni ottanta: si chiamava Adventure. All’Atari non davano spazio a chi progettava i videogiochi, così il programmatore infilò dentro il gioco il suo nome, che compariva solo se riuscivi ad arrivare alla fine, ed è una cosa vera, successa sul serio. Anche questa era una cosa che poteva fare Willy Wonka. Poi in giro non c’era una storia del genere, così mi sono deciso a scriverla io».

Il personaggio di James Halliday sembra ricalcato sui vari Bill Gates, Mark Zuckerberg, Ralph Ellison e altri tycoon dell’informatica, ma molto spesso di questi personaggi non si parla molto bene.

«Sì, è vero. James Halliday ha molto in comune con queste figure, ma lui è un personaggio positivo e negativo allo stesso tempo. Con i suoi soldi potrebbe contribuire a rendere il mondo un posto migliore, ma quando muore lascia tutto a chi vincerà una gara, le cui regole le ha stabilite lui. È un idealista e passionale, ma è anche infantile e per certi aspetti irritante».

Nel romanzo tu racconti chiaramente, attraverso il personaggio di Wade, come la gente si crei degli alias fasulli online, magari inventandosi una vita fittizia con cui tragicamente iniziano a immedesimarsi.

«A me capita di continuo, tutti i giorni. Ormai è una cosa consolidata che nella vita di tutti i giorni ci si trascina con le solite cose, il lavoro, la scuola, casa, gli amici, poi sui social network diventiamo qualcos’altro, si diventa qualcosa di alternativo alla nostra personalità, si cerca di compensare la quotidianità, più spesso riempiendola con qualcosa che si pensa possa darla maggior senso. Ma la vita vera è sempre quella che sta al di fuori dei mondi virtuali».

Tu pensi che i videogame siano diventati il vero fenomeno di intrattenimento di questi ultimi anni?

«Assolutamente. Ormai hanno superato anche il cinema. Sono sempre più realistici e coinvolgenti, un grado di immedesimazione che fa paura, lo dice un gran giocatore. Non a caso ci sono posti dove la gente si reca per disintossicarsi dal gioco. Ci sono delle vere cliniche, perché i videogame danno assuefazione. Io non ho mai sentito di qualcuno che è finito in clinica perché guardava troppi film. Questo è il rapporto nel bene e nel male».

Qual è il tuo videogioco preferito al momento?

«Portal. È un gioco di puzzle. Incredibile. Lo ripeto, usateli con cautela i videogiochi, perché hanno effetti collaterali indesiderati».

Mi consiglieresti di giocarci?

«Ti farà andare fuori di testa».

Il tuo è un romanzo di fantascienza, un genere che spesso viene criticato.

«Io non ho scritto Player One per fare contento qualcuno o per andare incontro ai gusti della gente. Ho scritto la storia che mi piaceva e basta. Penso che la fantascienza sia un grande strumento per parlare del nostro presente facendo finta che accada domani».

Per te che differenza c’è tra scrivere una sceneggiatura e un romanzo?

«Un romanzo è più difficile da scrivere, devi star lì a descrivere tutto e non farti sfuggire di mano la storia, i personaggi, le loro vite. Una sceneggiatura è più leggera, in tutti i sensi. Pensi soprattutto allo sviluppo della trama e ai dialoghi. Per tutto il resto ci sono i vari reparti che completano il tuo lavoro e un regista che gli darà una visione».

Come è stata la tua esperienza con gli studios hollywodiani?

«La prima volta, con Fanboys, è stato veramente frustrante. Combattevo ogni giorno perché c’era sempre qualcuno che voleva cambiare qualcosa, una volta volevano cambiare addirittura la storia. È stata un’esperienza per niente piacevole. Invece con Player One le cose stanno andando alla grande. Quest’estate ho finito la sceneggiatura e la Warner bros. annuncerà dopo Natale il nome del regista».

Stanno pensando a un grande film?

«Sì, vogliono fare le cose in grande. Sono entusiasti di Player One. Sarà un film con effetti speciali sensazionali. Alla Warner vogliono fare una cosa tipo Avatar».

Grazie ancora, Ernest, per il tempo che ci hai dedicato.

«Grazie a voi».

Medfilm Festival 2011: i film in programma

medfilm festival

Prende il via, da sabato 19 a domenica 27 novembre, la XVII edizione del Medfilmfestival, manifestazione storica della Capitale che rinnova l’appuntamento di Roma con i protagonisti del cinema del Mediterraneo. Nei luoghi dell’Auditorium della Conciliazione e alla Casa del Cinema, il Medfilm Festival propone – a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti, 40 anteprime, 3 sezioni competitive, 12 film nel Concorso Ufficiale, 13 opere nel Concorso documentari, 18 cortometraggi nel Concorso Methexis, e ancora focus su Israele, Spagna e Marocco, ospiti internazionali come Omar Sharif, che riceverà il Premio alla Carriera e i paesi Ospiti d’Onore: Egitto, Tunisia e Romania. Tutte le proiezioni sono in lingua originale, con sottotitoli in italiano.

Apertura sabato 19 novembre alle ore 20.00, presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma con la proiezione in anteprima del film Le Nevi del Kilimangiaro (90’) di Robert Guédiguian, recentemente vincitore del prestigioso riconoscimento europeo Premio Lux 2011. Durante la serata inaugurale, l’attribuzione all’artista Michelangelo Pistoletto del prestigioso riconoscimento Premio Koiné 2011 e verrà anche conferito il Premio alla Carriera a Sergiu Nicolaescu, colonna del cinema rumeno che, a partire dagli anni Sessanta, con la sua attività di attore e regista, ha sostenuto il processo di libertà della Romania.

Il programma di domenica 20 novembre alla Casa del Cinema prevede in sala Deluxe le alle ore 10.30, Silent Sonata (75’) di Janez Burger ; alle ore 16.00 proiezione di MORGEN di Marian Crişan (100’); alle ore 18.00 satin rouge (100‘) della regista tunisina Raja Amari, che sarà presente alla proiezione.  Alle ore 20.00 proiezione del film in concorso per il Premio Amore e Psiche, Silent Sonata (75’) di Janez Burger, quindi alle ore 22.00 il documentario animato rumeno Crulic – THE PATH TO BEYOND (72’) diretto da Anca Damian. Le proiezioni in sala Kodak hanno inizio alle ore 11.00 con i 4 Corti dalle Carceri: Il tempo dell’attesa di Angioletta Cucè; innocenti evasioni di Maurizio Casagrande; io so dove si nasconde il sole di Pino Turco e sono felice per te di Sandro Baldacci. Alle ore 16.30 è il turno dei Corti Made in Italy, selezionati da Alessandro Zoppo. Alle ore 18.30 per il concorso dedicato ai documentari, curato dal regista Gianfranco Pannone, Doc Open Eyes, Iraq: war, love, God e madness (85’) di Mohamed Al-Daradji, la straordinaria cronaca delle riprese di Ahlaam, lungometraggio dello stesso regista girato in condizioni proibitive nell’Irak post-Saddam Hussein. Alle ore 20.30 io parlo italiano (35’) di Esra Nazli Bekarstan e Angela Bulleri, documentario opera prima che racconta il quotidiano di tre migranti che vivono a Roma. A seguire, il turco While Everyone Else Sleeps (54’) di Erdem Murat Çelikler, la storia di un tassista che, senza alcuno studio alle spalle o formazione, fotografa homeless, mentre lavora di notte, per creare una consapevolezza pubblica sulle persone in difficoltà. Alle ore  22.30 per la sezione Vetrina Egitto, proiezione di 18 days (120’) firmato da dieci registi egiziani, per altrettanti cortometraggi sulla rivoluzione del 25 gennaio in Egitto.

Il programma di lunedì 21 novembre alla Casa del Cinema prevede in sala Deluxe, alle ore 10.30 il forum sui “Nuovi confini dell’Europa. La strategia dell’UE per valorizzare le diversità culturali”. Alle ore 16.00 per il concorso Ufficiale, proiezione di LES HOMMES LIBRES (94’) firmato dal regista marocchino Ismaël Ferroukhi, film ambientato nella Parigi del 1942 occupata dai tedeschi in cui Younes – giovane disoccupato algerino – si guadagna da vivere con il mercato nero. Arrestato dalla polizia francese, accetta di fare da spia nella Moschea di Parigi. Alle ore 18.00 proiezione del film bosniaco SEVDAH FOR KARIM (95’) di Jasmin Durakovic, che sarà presente alla proiezione: a Sarajevo, dopo l’11 settembre 2001,  Karim, giovane musulmano bosniaco orfano da poco dissotterra le mine dalle montagne circostanti il suo paese, mentre l’amore è dietro l’angolo; alle ore 20.00 The Mill and The Cross (91‘) del regista polacco Lech Majewski, che sarà presente alla proiezione. Il film mette in scena il capolavoro di Pieter Bruegel “La salita al Calvario” raffigurante la storia della Passione di Cristo ambientata nelle Fiandre durante la brutale occupazione spagnola del 1564. Alle ore 22.00 il film rumeno MORGEN (100’)di Marian Crişan, che sarà presente alla proiezione. La storia di Nelu, come guardia giurata al supermercato di Salonta, piccola cittadina sul confine rumeno-ungherese e il suo incontro con un cittadino turco che sta tentando di attraversare la frontiera. Le proiezioni in sala Kodak hanno inizio dalle ore 11.00 con la seconda tornata di proiezioni dei Corti Made in Italy. Alle ore 16.30 sono di scena i Corti Made in Romania, mentre alle ore 18:30 il Concorso Doc Open Eyes presenta il polacco THE TRIP Wycieczka (13‘), di Bartosz Kruhlik; a seguire INFINITE JEST (La broma infinita) (18‘) dello spagnolo David Muñoz. Quindi, Beats of Freedom (Zew wolności) (72‘) di Leszek Gnoinski e Wojciech Slota che racconta della musica rock durante la Polonia comunista. Alle ore 20.30 il documentario tunisino hYMEN NATIONAL- MALAISE DANS L’ISLAM (60’) di Jamel Mokni, che sarà presente alla proiezione. A seguire lo svizzero L’Ingénieur et le Prothésiste (22’) di Maya Kosa; quindi laicite inch’allah (70’) di Nadia El Fani, uno spaccato della Tunisia durante il periodo del Ramadan, sotto il regime di Ben Ali. Alle ore  22.30 per il Concorso ufficiale, proiezione di SEVDAH FOR KARIM (95’) di Jasmin Durakovic, alla presenza del regista.

Tutte le proiezioni (in lingua originale con sottotitoli in italiano) e gli incontri sono a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. www.medfilmfestival.org

Medfilm Festival 2011

MFF2011Si tiene a Roma dal 19 al 27 novembre alla Casa del Cinema, con inaugurazione all’Auditorium della Conciliazione, la XVII edizione del Medfilmfestival, il più antico Festival Internazionale di Cinema della Capitale, diretto da Ginella Vocca e dedicato alle cinematografie del Mediterraneo e al dialogo tra Europa-Maghreb e Medioriente. Un percorso vario e articolato, con ospiti d’onore Egitto, Tunisia e Romania e con numerosi ospiti internazionali – primo fra tutti l’attore Omar Sharif che ritirerà il Premio alla Carriera 2011 e l’artista Michelangelo Pistoletto che riceverà il Premio Koinée 2011. Quaranta anteprime, tre sezioni competitive, lungometraggi, documentari e cortometraggi, i Corti dalle carceri, per un totale di circa 120 opere. Ma anche il Premio Cervantes Roma destinato ai cortometraggi, selezionati da Vanessa Tonnini e la sezione documentari Open Eyes dal titolo “Il cinema (si) guarda”, curata dal regista Gianfranco Pannone. Egitto e Tunisia saranno i paesi ospiti d’onore per la Sponda Sud, protagonisti della Primavera Araba, mentre a rappresentare l’Europa sarà la Romania con una cinematografia in forte crescita, che per qualità ed intensità dei contenuti, sta conquistando importanti riconoscimenti nei principali festival internazionali.
www.medfilmfestival.org

Roma Film Fest 2011: i premi ufficiali

Un-cuento-chino

Una giuria internazionale presieduta da Ennio Morricone e composta da Susanne Bier, Roberto Bolle, Carmen Chaplin, David Puttnam, Pierre Thoretton, Debra Winger ha giudicato i film in concorso nella Selezione Ufficiale. La giuria internazionale ha assegnato il:

- Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior film: Un cuento chino di Sebastián Borensztein

- Premio Marc’Aurelio della Giuria alla migliore attrice: Noomi Rapace per Babycall

- Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior attore: Guillaume Canet per Une vie meilleure

- Gran Premio della Giuria Marc’Aurelio: Voyez comme ils dansent di Claude Miller

- Premio Speciale della Giuria Marc’Aurelio: The Eye of the Storm di Fred Schepisi

- Premio Speciale alla colonna sonora della Giuria Marc’Aurelio: Ralf Wengenmayr per Hotel Lux

IL PREMIO ASSEGNATO DAL PUBBLICO

Attraverso un sistema elettronico, il Festival ha previsto la partecipazione degli spettatori all’assegnazione del Premio BNL del pubblico al miglior film. I film che hanno partecipato all’assegnazione del premio sono quelli in concorso nella Selezione Ufficiale. Il pubblico ha assegnato il:

- Premio BNL del pubblico al miglior film: Un cuento chino di Sebastián Borensztein

IL PREMIO ASSEGNATO AL MIGLIOR DOCUMENTARIO PER LA SEZIONE L’ALTRO CINEMA | EXTRA

Un’apposita giuria internazionale, diretta da Francesca Comencini e composta da Pietro Marcello, James Marsh, Anne Lai, Meghan Wurtz ha assegnato il:

- Premio Marc’Aurelio al miglior documentario per la sezione L’Altro Cinema | Extra: Girl Model di David Redmon e Ashley Sabin

I PREMI ASSEGNATI DALLE GIURIE DI RAGAZZI

Ai film in concorso nella sezione Alice nella città sono stati attribuiti due premi Marc’Aurelio Alice nella città. Sono stati votati da due giurie, una composta dai ragazzi sotto i 13 anni e una dai ragazzi sopra i 13. Le giurie di ragazzi hanno assegnato il:

- Premio Marc’Aurelio Alice nella città sotto i 13 anni: En el nombre de la hija di Tania Hermida P.

- Premio Marc’Aurelio Alice nella città sopra i 13 anni: Noordzee Texas di Bavo Defurne

IL PREMIO MARC’AURELIO ESORDIENTI

Grazie alla collaborazione con il Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato assegnato il Premio Marc’Aurelio Esordienti, trasversale a tutte le sezioni del Festival, e destinato al regista della migliore opera prima. La giuria presieduta da Caterina D’Amico e composta da Leonardo Diberti, Anita Kravos, Gianfrancesco Lazotti, Giuseppe Alessio Nuzzo ha assegnato il:

- Premio Marc’Aurelio Esordienti: ex aequo Circumstance di Maryam Keshavarz – La Brindille di Emmanuelle Millet

IL PREMIO MARC’AURELIO ALL’ATTORE

Il riconoscimento è stato assegnato a Richard Gere, il divo di Hollywood da sempre impegnato in battaglie umanitarie, protagonista di film popolari come American Gigolo, Ufficiale e gentiluomo, Pretty Woman e interprete per autori come Robert Altman, Akira Kurosawa, Sidney Lumet, Francis Ford Coppola, Todd Haynes, Terrence Malick.

Roma Film Fest 2011: i vincitori dei premi collaterali

L'industrialeSono stati assegnati oggi, 4 novembre 2011, i Premi Collaterali della sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma:

Premio L.A.R.A (Libera Associazione Rappresentanza di Artisti) al miglior interprete italiano

Francesco Scianna per l’interpretazione nel film L’industriale
Menzione speciale a Francesco Turbanti per l’interpretazione nel film I primi della lista di Roan Johnson

Premio Farfalla d’oro – Agiscuola
Hotel Lux di Leander Haussmann

Premio ENEL CUORE

Girl Model di David Raimond e Ashley Sabin
Menzione speciale al film The Dark Side of the Sun di Carlo Shalom Hintermann

Premio HAG – Pleasure Moments

Pina di Wim Wenders

Premio Lancia Eleganza e Temperamento

Zhang Ziyi per l’interpretazione nel film Love for Life

3 Social Movie Award
Pier Francesco Favino

Premio Speciale WWF “ Urban City – Green style”

African Women: in viaggio per il Nobel della pace di Stefano Scialotti

Premio Distribuzione Indipendente alla miglior opera da svelare (sezione L’altro Cinema | Extra)
Turn Me On, Goddammit! di Jannicke Systad Jacobsen

Premio Focus Europe al miglior Progetto Europeo

Rising Voices di Bénédicte Liénard e Mary Jimenez

Eurimages Co –production Development Award

Off Frame di Mohanad Yaqubi

Nel corso della cerimonia è stato anche annunciato il vincitore della Vetrina dei giovani cineasti italiani:

Appartamento ad Atene di Ruggero Dipaola

Il film è stato proiettato al termine della premiazione.

Roma Film Fest: da Richard Gere al Re Leone in 3D

Richard GereLa sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma dedica le battute conclusive a Richard Gere. Il 3 novembre alle ore 19, il divo americano sfilerà sul red carpet dell’Auditorium Parco della Musica e alle 19.30 introdurrà Days of Heaven, il secondo film di Terrence Malick che per primo offrì all’attore un ruolo da protagonista. L’evento nasce grazie alla collaborazione di Universal Pictures Italia Home Entertainment che ha concesso la visione del film, prodotto da Paramount Pictures. Il giorno dopo Richard Gere – protagonista di film popolari come American Gigolo, Ufficiale e gentiluomo, Pretty Woman e interprete per autori come Robert Altman, Akira Kurosawa, Sidney Lumet, Francis Ford Coppola, Todd Haynes e il già citato Terrence Malick – riceverà il Marc’Aurelio all’attore. La consegna del riconoscimento avverrà durante la cerimonia di premiazione ufficiale, alle ore 18.30 presso la Sala Sinopoli.

Il 4 novembre, dopo quasi vent’anni dalla sua prima uscita nelle sale, Il re leone sarà presentato al Festival in 3D, fuori concorso nella sezione Alice nella città. Il film di Roger Allers e Rob Minkoff, nella sua nuova versione, ha già sbancato i botteghini USA e si prepara a uscire nuovamente anche in Italia, il prossimo 11 novembre. Sul red carpet del Festival ci sarà Don Hahn, il creatore di film d’animazione campioni di incassi come Il gobbo di Notre Dame, Nightmare Before Christmas, La bella e la bestia, Chi ha incastrato Roger Rabbit, e vincitore di due Golden Globe per La bella e la bestia (1991) e Il re leone (1994).

Roma Film Fest 2011: i film in concorso

The LadyGiunto alla VI edizione, il Festival Internazionale del Film di Roma si svolge quest’anno dal 27 ottobre al 4 novembre 2011 all’Auditorium Parco della Musica. Film d’apertura, The Lady di Luc Besson, biografia del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Quindici le pellicole in concorso, tra cui quattro italiane (Pupi Avati, Ivan Cotroneo, Marina Spada, Pippo Mezzapesa). Fuori concorso altri due big del panorama cinematografico nazionale (Giuliano Montaldo e Roberto Faenza), l’atteso Too Big Too Fall di Curtis Hanson, sulla crisi finanziaria del 2008 e il fallimento del colosso Lehman Brothers, e My Week with Marilyn, con Michelle Williams nei panni della Monroe.

SELEZIONE UFFICIALE – CONCORSO

Babycall

di Pål Sletaune, Norvegia – Svezia – Germania, 2011, 100’

Cast: Noomi Rapace, Kristoffer Joner, Vetle Qvenild Werring

Anna (Noomi Rapace, nuova diva del cinema scandinavo: è la hacker Lisbeth Salander nei film tratti dalla trilogia Millennium dello scrittore svedese Stieg Larsson) e suo figlio Anders (Vetle Qvenild Werring), di 8 anni, per sfuggire al padre violento del bambino si trasferiscono in un luogo segreto, all’interno di un enorme condominio. Anna teme che il suo ex marito possa trovarli e compra un Babycall, affinché Anders sia al sicuro mentre dorme e lei possa ascoltarne suoni e rumori dall’altra stanza. Dall’apparecchio, però, echeggiano strani gemiti che sembrano provenire da altre parti dell’edificio: Anna ascolta quello che crede sia l’omicidio di un bambino. Nel frattempo, Anders incontra una misteriosa presenza infantile che appare e scompare. Sa qualcosa dei suoni provenienti dal Babycall? Perché c’è del sangue su un disegno di Anders? Madre e figlio sono ancora in pericolo? Horror efficace e perturbante ambientato nell’apparente pace di Oslo, dove i mostri sono forse solo un incubo. O forse no.

Il cuore grande delle ragazze

di Pupi Avati, Italia, 2011, 85’

Cast: Cesare Cremonini, Micaela Ramazzotti, Gianni Cavina, Andrea Roncato, Erica Blanc, Manuela Morabito, Marcello Caroli, Sara Pastore

Prima metà degli anni 30, in una cittadina dell’Italia centrale immersa nella campagna. La famiglia contadina dei Vigetti (Andrea Roncato è il padre) ha tre figli: il piccolo Edo (Marcello Caroli), Sultana (Sara Pastore) e Carlino (il cantante Cesare Cremonini, ex leader dei Lunapop, al suo primo ruolo importante al cinema), giovanotto molto ambìto dalle ragazze. Gli Osti invece sono proprietari terrieri che hanno fatto fortuna e vivono in una casa padronale con le loro tre figlie, tutte da maritare: le più attempate Maria e Amabile, e la più giovane Francesca (Micaela Ramazzotti). Facendo buon viso a cattiva sorte, i coniugi Osti, Sisto (Gianni Cavina, al suo diciannovesimo film con Avati) e Rosalia (Manuela Morabito), accettano che il giovane contadino Carlino corteggi le due sorelle maggiori con l’intento di sistemarne almeno una. Inizia un periodo di incontri tra Carlino e le due ragazze nel salotto di casa Osti, turbato però un giorno dall’arrivo improvviso della bellissima Francesca dalla città in cui è stata mandata a studiare. Tra i due giovani è colpo di fulmine e tutti i piani vanno in fumo.

Un cuento chino / Chinese Take-Away

di Sebastián Borensztein, Spagna, 2011, 90’

Cast: Ricardo Darín, Huang Sheng Huang, Muriel Santa Ana

Roberto (Ricardo Darín, già protagonista del film Premio Oscar Il segreto dei suoi occhi), introverso proprietario di un negozio di ferramenta, vive da vent’anni quasi senza contatti col mondo dopo un dramma che l’ha profondamente segnato. Per caso conosce Jun (Huang Sheng Huang), un cinese appena arrivato in Argentina senza conoscere una parola di spagnolo, in cerca dell’unico parente ancora vivo, uno zio. Incapace di abbandonarlo, Roberto lo accoglie in casa: attraverso la loro singolare convivenza, troverà la strada per risolvere la sua grande solitudine, non senza aver svelato all’impassibile, eppure tenerissimo Jun, che le strade del destino hanno tali e tanti incroci in grado di svelare anche la surreale sequenza d’apertura: la mucca pezzata che piomba dal cielo.

The Eye of the Storm

di Fred Schepisi, Australia, 2011, 118’

Cast: Geoffrey Rush, Charlotte Rampling, Judy Davis, John Gaden

In un sobborgo di Sydney, due infermiere, una governante e un avvocato assistono Elizabeth Hunter (Charlotte Rampling) sul letto di morte. I figli Sir Basil (Geoffrey Rush), un attore che fatica ad affermarsi a Londra, e Dorothy (Judy Davis), la moglie di un principe francese che non le ha garantito il benessere economico, vengono convocati al suo capezzale. La signora Hunter, anche nel momento estremo della sua vita, rimane una forza per coloro che la circondano. Entrambi i figli, che nel passato si erano allontanati dalla madre accusandola di non essere capace di amarli, tentano di riconciliarsi con lei e ripercorrono con la mente le difficoltà dell’adolescenza, condividendo un comune obiettivo: lasciare l’Australia con l’eredità della donna. Usando i riluttanti servigi dell’avvocato di famiglia, Arnold Wyburd (John Gaden), da lungo tempo innamorato della Hunter, progettano di sistemare la madre in una casa di riposo per accelerarne la morte. Tratto dal romanzo L’occhio dell’uragano di Patrick White, premio Nobel australiano per la Letteratura nel 1973.

La Femme du cinquième / The Woman in the Fifth

di Pawel Pawlikowski, Francia – Polonia – UK, 2011, 83’

Cast: Ethan Hawke, Kristin Scott Thomas, Joanna Kulig, Samir Guesmi

Lo scrittore americano Tom Ricks (Ethan Hawke) si reca a Parigi nel disperato tentativo di rimettere in sesto la sua vita e riconquistare l’amore dell’ex moglie e di sua figlia, trasferite nella capitale francese. Le cose non vanno secondo i suoi piani e l’uomo, per sbarcare il lunario, si ritrova a lavorare come guardiano notturno in un losco albergo di periferia. Quando incontra Margit (Kristin Scott Thomas), una bella e misteriosa sconosciuta, inizia con lei una strana relazione: si vedranno solo due volte a settimana a casa della donna, e senza sapere nulla dei rispettivi passati. La loro intensa e profonda relazione, però, innesca una serie di inspiegabili eventi tragici, come se una forza oscura stesse prendendo il controllo della vita di Tom e chiunque gli abbia fatto del male nel passato viene colpito dal destino. Perciò la polizia comincia a insospettirsi, e Harry si ritrova in un incubo dal quale non sa come uscire. Tratto dal romanzo di Douglas Kennedy Margit (Sperling e Kupfer).

Hysteria

di Tanya Wexler, UK – Lussemburgo, 2010, 95’

Cast: Hugh Dancy, Maggie Gyllenhaal, Rupert Everett, Jonathan Pryce, Felicity Jones

1880. Nella pudica Londra vittoriana, il brillante giovane dottore Mortimer Granville (Hugh Dancy) è in cerca di un nuovo lavoro. Lo trova presso il Dottor Dalrymple (Jonathan Pryce), specializzato nel trattamento dei casi di isteria, i cui angoscianti sintomi nelle donne includono pianto, malinconia, irritabilità, rabbia. Dalrymple è convinto che la causa del malanno sia anche la repressione sessuale imperante in quell’epoca, e cura le “isteriche” con una terapia scandalosamente efficace: il “massaggio manuale” sotto le gonne delle sue pazienti. Il dottore, però, deve lottare contro la fiera disapprovazione della figlia Charlotte (Maggie Gyllenhaal), sostenitrice dei diritti delle donne più deboli. Mortimer decide di affinare il metodo terapeutico: quando il suo lungimirante amico Edmund (Rupert Everett) gli rivela il progetto del suo nuovo spolverino elettrico, gli viene in mente un’idea irresistibile. L’effetto sarà dare nuova linfa alla sua pratica medica, provocando nelle sue pazienti sensazioni forti. Storia vera e commedia romantica sulla creazione del vibratore.

Hotel Lux

di Leander Haussmann, Germania – Russia,  2011, 110’

Cast: Michael Bully Herbig, Jürgen Vogel, Thekla Reuten, Valery Grishko, Alexander Senderovich, Juraj Kukura

Nella Berlino nazista del 1938, il comico donnaiolo Hans Zeisig (Michael Bully Herbig) fa sbellicare il pubblico con il suo “Stalin-Hitler-show”, interpretato insieme all’amico ebreo Siegfried Meyer (Jürgen Vogel): lui è il dittatore russo, l’amico è il fuhrer. Con il mutare dell’atmosfera politica, Meyer si unisce alla Resistenza, mentre qualche anno dopo, il disincantato Zeisig, dopo aver dato rifugio alla bellissima compagna di Meyer, la comunista Frida (Thekla Reuten), è costretto a sua volta a fuggire. Pensa di andare a Hollywood ma invece atterra a Mosca, nel famigerato Hotel Lux. Là, nel leggendario paradiso perduto del Comintern, fra spie e delatori, veri comunisti e impostori, Hans, grazie ad un errore dei servizi segreti, interpreta il ruolo della sua vita: l’astrologo personale di Stalin. Forte dell’appoggio del dittatore e travolto dagli eventi, spera così di mantenere il suo stile di vita bohémien. Ma presto realizza di essere passato dalla padella alla brace: microfoni nascosti registrano ogni sua parola, e Stalin stesso comincia a recitare una pericolosa commedia.

La kryptonite nella borsa

di Ivan Cotroneo, Italia, 2011, 98’

Cast: Valeria Golino, Cristiana Capotondi, Luca Zingaretti, Libero De Rienzo, Fabrizio Gifuni, Luigi Catani

Ogni famiglia ha i suoi segreti, ma alcuni fanno più ridere di altri. Napoli, 1973. Peppino Sansone (Luigi Catani) ha 9 anni, una famiglia affollata e piuttosto scombinata e un cugino più grande, Gennaro, che si crede Superman. Le giornate di Peppino si dividono tra il mondo folle e colorato dei due giovani zii Titina (Cristiana Capotondi) e Salvatore (Libero De Rienzo), fatto di balli di piazza, feste negli scantinati e collettivi femminili, e la sua casa dove la mamma (Valeria Golino) si è chiusa in un silenzio incomprensibile e il padre (Luca Zingaretti) cerca di distrarlo regalandogli pulcini da trattare come animali da compagnia. Quando però Gennaro muore, la fantasia di Peppino riscrive la realtà e lo riporta in vita, come se il cugino fosse effettivamente il supereroe che diceva di essere. È grazie a questo amico immaginario, a questo Superman napoletano dai poteri traballanti, che Peppino riesce ad affrontare le vicissitudini della sua famiglia e ad accostarsi al mondo degli adulti.

Il mio domani

di Marina Spada, Italia, 2011, 88’

Cast: Claudia Gerini, Raffaele Pisu, Claudia Coli, Paolo Pierobon, Lino Guanciale, Enrico Bosco

Monica (Claudia Gerini), donna manager, decide di mettere in discussione il precario equilibrio costruito intorno al lavoro e agli affetti, in una Milano antonioniana. Ha una relazione con Vittorio (Paolo Pierobon), il presidente della società per cui lavora e dal quale avverte un distacco crescente, e un conflittuale rapporto che la lega alla sorellastra Simona (Claudia Coli) e al padre (Raffaele Pisu). La donna è spinta, forse da un celato desiderio di riparazione, ad aiutare il nipote Roberto (Enrico Bosco), uno schivo diciassettenne. Frequenta un seminario sull’autoritratto fotografico dove conosce Lorenzo (Lino Guanciale), con il quale vive una breve relazione, che non riesce tuttavia a distogliere Monica dalle sue inquietudini. A questo punto della sua vita, deve fare i conti con il passato. La morte del padre, malato da tempo, le offrirà la possibilità di una rinascita. Potrà così trovare il coraggio di affrontare il sentimento di abbandono e tradimento che prova per Vittorio e la disillusione per aver creduto in un lavoro che ora scopre pieno di ambiguità e inganni.

Il paese delle spose infelici / Annalisa

di Pippo Mezzapesa, Italia, 2011, 82’

Cast: Nicolas Orzella, Luca Schipani, Cosimo Villani, Vincenzo Leggieri, Gennaro Albano, Aylin Prandi, Antonio Gerardi

Veleno (Nicolas Orzella), un ragazzo di 15 anni, pedala forsennato sulla sua bicicletta per star dietro ai suoi nuovi amici. Sono diversi da lui, sono figli della strada, impennano con i loro motorini e si sfidano sul campo di calcio della loro squadra, la Cosmica. Cimasa (Cosimo Villani), Capodiferro (Vincenzo Leggieri) e Natuccio (Gennaro Albano) hanno un capo indiscusso, Zazà (Luca Schipani), autentico talento del calcio. Lo scenario offerto dal piccolo paese del Sud – la fabbrica, l‘inquinamento, la droga e le invettive demagogiche del politico locale in ascesa Vito Cicerone (Antonio Gerardi) – non promette niente di buono. Ma i loro giorni cominciano a prendere una piega inattesa quando una strana madonna randagia, la bellissima Annalisa (Aylin Prandi), entra nelle loro vite volando dall’alto di una chiesa, vestita da sposa. Zazà e Veleno, maldestri e appassionati, riescono ad avvicinarla e quel contatto è pura estasi. Regia scabra e insieme nervosa per disegnare i volti e i paesaggi dissecati del Tarantino.

Magic Valley

di Jaffe Zinn, USA, 2011, 80’

Cast: Scott Glenn, Kyle Gallner, Alison Elliott, Matthew Gray Gubler, Brad William Henke, Will Estes

È una calda mattina d’ottobre come tante nella tranquilla cittadina di Buhl, nell’Idaho, ma per molti dei suoi abitanti sarà una giornata davvero particolare. Un allevatore di pesce trova i suoi animali avvelenati da un vicino egoista, lo sceriffo trascura i suoi doveri e usa l’auto di servizio per scopi personali, un paio di bambini scelgono uno strano gioco nei campi soleggiati. Sarà un giorno diverso soprattutto per TJ Waggs, uno studente di scuola superiore che, dopo una festa selvaggia, porta sulle spalle il peso di un terribile segreto. Girato con fredda e chirurgica determinazione, ma riscaldato da soprassalti stilistici, il film narra con occhio da entomologo i vizi segreti della provincia americana dove anche il male assomiglia a un gioco sbagliato e rischioso tra ragazzi.

Poongsan

di Juhn Jaihong, Corea del Sud, 2011, 121’

Cast: Yoon Kye-Sang, Kim Gyu-Ri

Anche se nessuno può facilmente attraversare il confine fra la Corea del Nord e del Sud, il giovane Poongsan (Yoon Kye-Sang) valica il confine per recapitare il dolore e i desideri di famiglie lontane, le stesse che lasciano messaggi sul muro che separa le due regioni, la cosiddetta zona demilitarizzata. L’uomo, sorta di supereroe, si assume il rischio senza timore. Un giorno, per una misteriosa richiesta di agenti governativi, Poongsan si introduce di nascosto nella Corea del Nord per persuadere In-oak (Kim Gyu-Ri), amante di un disertore nordcoreano, a seguirlo. Lungo la strada per la Corea del Sud, i due giovani si innamorano. L’amante della donna intuisce i sentimenti che Poongsan e Ino-ak provano l’uno per l’altra e, geloso, consegna il protagonista agli agenti governativi indietro con In-oak, a condizione che intervenga a favore di un agente sudcoreano infiltratosi nella Corea del Nord. Scritto e prodotto dal grande regista coreano Kim Ki-duk.

Une vie meilleure / A Better Life

di Cédric Kahn, Francia – Canada, 2011, 112’

Cast: Guillaume Canet, Leïla Bekhti, Slimane Khettabi

Yann (Guillaume Canet, attore e regista francese, già al Festival del Film di Roma con Last Night e il suo film da regista Les petits mouchoirs), cuoco trentacinquenne, e Nadia (Leïla Bekhti), una cameriera ventottenne, madre di un bambino, decidono di mettere tutte le loro energie nell’acquisto di un ristorante. Decisi e appassionati nel progetto, ma privi di risorse economiche, cercano di realizzare il loro sogno all’interno di una giungla di finanziamenti e prestiti bancari che rapidamente li sommergono. Per tirarsi fuori dai guai, Nadia deve accettare un lavoro in Canada e lasciare il figlio, mentre Yann è costretto a rimanere per salvare il ristorante. Insieme, l’uomo e il bambino affrontano creditori implacabili, un sistema indifferente e una dura quotidianità. Yann comprende che la sola possibilità di salvezza è riunirsi con la donna che ama – e riunire madre e figlio – raggiungendo Nadia in Canada per garantirsi una vita migliore.

Voyez comme ils dansent /See How They Dance

di Claude Miller, Francia – Canada – Svizzera, 2010, 99’

Cast: Marina Hands, James Thiérrée, Maya Sansa, Yves Jacques, Anne-Marie Cadieux, Aubert Pallascio

Lise, una regista francese (Marina Hands), attraversa il Canada in treno, in mezzo alla neve, dalla costa orientale a quella occidentale. Il viaggio la conduce da Alexandra (Maya Sansa), medico di frontiera e ultima compagna del suo ex marito, un artista, clown e performer di fama mondiale (James Thiérrée) scomparso nel nulla. Ciascuna delle due donne cercherà di capire come l’uomo della propria vita abbia amato l’altra. Entrambe cercheranno di spiegarci come si può condividere l’esistenza con la nevrosi dell’arte. Straordinario duetto femminile e straordinario il talento del funambolo della scena James Thiérrée, figlio di Victoria Chaplin, inventrice di “Le cirque imaginaire”.

Zui Ai / Love for Life

di Gu Changwei, Cina, 2011, 100’

Cast: Zhang Ziyi, Aaron Kwok

In un piccolo villaggio cinese un traffico illecito di sangue ha diffuso l’AIDS nella comunità. La famiglia Zhao è al centro della vicenda: Qi Quan, il figlio maggiore, è stato il primo a indurre i vicini a donare il sangue con la promessa di denaro veloce. Il nonno, disposto a tutto pur di rimediare al danno causato dalla sua famiglia, trasforma la scuola locale in una casa di cura per i malati. Fra i pazienti c’è il suo secondo figlio De Yi (Aaron Kwok), che affronta la morte imminente con rabbia e incoscienza. De Yi incontra la bellissima Qin Qin (Zhang Ziyi), moglie del cugino, recente vittima del virus. I due sono attratti l’uno dall’altra, condividendo l’amarezza e la paura del loro destino. Pur senza aspettative per il futuro, diventano amanti ma si accorgono presto di essere davvero innamorati l’uno dell’altra. Il sogno di vivere la loro relazione in modo legittimo e libero viene compromesso quando i compaesani li scoprono: con il tempo che scivola via, devono decidere se arrendersi o dare una possibilità alla felicità prima che sia troppo tardi.

SELEZIONE UFFICIALE – FUORI CONCORSO

A Few Best Men

di Stephan Elliott, Australia, 2011, 97’

Cast: Xavier Samuel, Kris Marshall, Kevin Bishop, Laura Brent, Olivia Newton-John

Quando il giovane David (Xavier Samuel), inglese, annuncia che sta per sposare una ragazza australiana (Laura Brent), i suoi sciagurati amici danno un significato completamente nuovo alla frase “nella buona e nella cattiva sorte”… In terra australiana l’ultra-caotico giorno delle nozze mette a dura prova sia il rapporto tra gli sposi, sia il rapporto di David con i suoi tre testimoni, rischiando di trasformare quello che dovrebbe essere il più bel giorno della vita nel peggiore di tutti. Un divertente “scontro di civiltà” tra gli amici di lui e la famiglia di lei, perché il sangue non è acqua! Una irresistibile, sboccata, commedia dall’autore di Priscilla, la regina del deserto e del bellissimo Easy virtue – Un matrimonio all’inglese, già molto applaudito al Festival di Roma. Grande ritorno del mito Olivia Newton-John.

L’industriale

di Giuliano Montaldo, Italia, 2011, 94’

Cast: Pierfrancesco Favino, Carolina Crescentini, Eduard Gabia, Francesco Scianna

Il quarantenne Nicola (Pierfrancesco Favino) è proprietario di una fabbrica sull’orlo del fallimento di una Torino nebbiosa e notturna, immersa nella grande crisi economica che soffoca tutto il paese. Ma è orgoglioso, tenace. Ha deciso di risolvere i suoi problemi senza farsi scrupoli. Sua moglie Laura (Carolina Crescentini, che aveva già lavorato con Montaldo in I demoni di San Pietroburgo) è sempre più lontana, ma Nicola non fa nulla per colmare la distanza che ormai li separa. Assediato dagli operai che lo pressano per conoscere il loro destino, Nicola avverte che qualcosa sta turbando l’unica certezza che gli è rimasta: il matrimonio. Ma invece di aprirsi con Laura comincia a sospettare di lei e a seguirla di nascosto. Tutto precipita. Nicola annaspa e tira fuori il peggio di sé. Poi tutto sembra tornare a posto: l’azienda, il matrimonio, il successo sociale. Ma l’uomo ha più di un segreto da nascondere e il ritratto sociale prende sfumature dostoevskijane.

The Lady

di Luc Besson, Francia, 2011, 145’

Cast: Michelle Yeoh, David Thewlis

The Lady è la straordinaria storia dell’attivista birmana Aung San Suu Kyi (Michelle Yeoh, la diva malese di Memorie di una geisha), Premio Nobel per la Pace tornata libera, dopo oltre vent’anni di arresti domiciliari, il 13 novembre 2010, e di suo marito, l’inglese Michael Aris (David Thewlis). Nonostante la distanza, le lunghe separazioni e un regime pericolosamente ostile, l’amore tra la donna leader del movimento democratico in Birmania e il marito durerà fino alla fine. Una storia di dedizione e di umana comprensione all’interno di una situazione politica convulsa che ancora oggi persiste, ma anche il racconto di una scelta terribile, quella tra la fedeltà alla propria battaglia e l’amore per il compagno. The Lady, girato tra la Birmania, Bangkok e Oxford, è stato scritto dalla sceneggiatrice Rebecca Frayn nell’arco di tre anni: grazie agli incontri con le figure chiave dell’entourage di Aung San Suu Kyi, ha potuto ricostruire per la prima volta la vera storia dell’eroina nazionale birmana.

Like Crazy

di Drake Doremus, USA, 2010, 90’

Cast: Anton Yelchin, Felicity Jones, Jennifer Lawrence, Charlie Bewley, Alex Kingston, Oliver Muirhead, Finola Hughes, Chris Messina

Una storia d’amore è un racconto tanto fisico quanto emozionale: Like Crazy mostra mirabilmente come il primo vero amore sia appassionante, incantevole e al contempo devastante. Anna (Felicity Jones, che compare anche nel cast di Hysteria), una studentessa inglese, si trasferisce a Los Angeles per frequentare il college e lì si innamora di Jacob (Anton Yelchin), un suo compagno di classe americano. Dopo il diploma, nonostante il suo visto di soggiorno sia scaduto, Anna decide di rimanere negli Usa. Costretta a rimpatriare a Londra, non potrà più vedere Jacob per un lungo periodo: il loro amore romantico viene messo a dura prova dalle difficoltà e dalle tentazioni della lontananza.

Mon pire cauchemar / My Worst Nightmare

di Anne Fontaine, Francia – Belgio, 2011, 99’

Cast: Isabelle Huppert, Benoît Poelvoorde, André Dussollier

Agathe (Isabelle Huppert) vive con figlio e marito (André Dussollier) in un ricco appartamento di fronte all’elegante parco del Lussemburgo. Patrick (Benoît Poelvoorde), invece, vive con suo figlio nel retro di un furgone. Lei è la direttrice di una prestigiosa fondazione di arte contemporanea. Lui vive di lavori occasionali e grazie ai sussidi della previdenza sociale. Lei ha conseguito la laurea universitaria dopo 7 anni. Lui ha trascorso quasi 7 anni dietro le sbarre. Lei ha buoni rapporti con il Ministero della Cultura e delle Arti. Lui ha buoni rapporti con tutte le bevande alcoliche che incrociano il suo cammino. Lei ama le discussioni intellettuali. Lui apprezza il sesso occasionale con compagne di letto dal seno grosso. Sono due persone diametralmente opposte e non tollerano l’uno la vista dell’altro. Non avrebbero mai voluto incontrarsi, ma i loro figli sono inseparabili. Alla fine capiranno il perché. Sesso e lotta di classe per una commedia al servizio di grandi attori.

My Week with Marilyn

di Simon Curtis, UK, 2011, 96′

Cast: Michelle Williams, Emma Watson, Kenneth Branagh, Judi Dench

Londra, estate 1956. Il ventitreenne Colin Clark (Eddie Redmayne) lavora come assistente alla regia sul set del film Il principe e la ballerina (The Prince and the Showgirl, 1957), diretto e interpretato da Laurence Olivier (Kenneth Branagh), che vede come protagonista femminile Marilyn Monroe (Michelle Williams), in luna di miele con il suo nuovo marito, il commediografo Arthur Miller (Dougray Scott). Quando l’uomo va a Parigi per lavoro, Clark trascorre una settimana con la Monroe, alla scoperta della vita londinese lontani dalle pressioni del set. Il film è basato sui due diari scritti da Colin Clark, The Prince, The Showgirl and Me e My Week with Marilyn, che raccontano le esperienze sul set del film Il principe e la ballerina e i giorni trascorsi in compagnia di Marilyn. L’ adattamento e la sceneggiatura sono di Adrian Hodges.

Un giorno questo dolore ti sarà utile

di Roberto Faenza,  Italia, 2011, 99’

Cast: Toby Regbo, Marcia Gay Harden, Peter Gallagher, Lucy Liu, Stephen Lang, Deborah Ann Woll, Ellen Burstyn

Tratto dall’omonimo romanzo di Peter Cameron, è il ritratto lieve e appassionato della New York di oggi, raccontato attraverso gli occhi del giovane James (Toby Regbo, già visto in Mr. Nobody), in crisi di identità anche sessuale, e della sua strana famiglia. La madre Marjorie (il Premio Oscar Marcia Gay Harden) colleziona mariti: il terzo, un giocatore compulsivo (Stephen Lang), l’ha abbandonato durante la luna di miele. Il padre Paul (Peter Gallagher) esce con donne che potrebbero essergli figlie. Al contrario, la sorella Gillian (Deborah Ann Woll) si innamora di uomini con il doppio della sua età. Solo Nanette (il Premio Oscar Ellen Burstyn), una nonna anticonformista, comprende lo spaesamento di un diciassettenne inquieto. James viene mandato in terapia da una life coach (Lucy Liu), psicoterapeuta dai metodi non convenzionali, nella quale il ragazzo trova una guida stimolante. E finisce per porsi una domanda alla quale urge dare una risposta: se io sono un disadattato, allora gli altri cosa sono? Coproduce la grande costumista Premio Oscar Milena Canonero.

Too Big to Fail / Il crollo dei giganti

di Curtis Hanson, USA, 2011, 110’

Cast: William Hurt, Edward Asner, Billy Crudup, Paul Giamatti, Topher Grace, Cynthia Nixon, Bill Pullman, Tony Shalhoub, James Woods

Una sconcertante cronaca della crisi finanziaria del 2008 e del fallimento del colosso Lehman Brothers. Henry “Hank” Paulson (William Hurt) è il segretario del Tesoro ed ex Presidente e Amministratore Delegato di Goldman Sachs. Attorno a lui si muovono i magnati che governano l’economia del pianeta: il Presidente della Federal Reserve; il Presidente della New York Federal Reserve Bank; il Presidente e Amministratore Delegato di JP Morgan Chase; l’Amministratore Delegato della Lehman Brothers. Il film attraversa le intricate vite di questi potenti broker, alle prese con l’avvio del più grave crack finanziario dal 1929. Dai retroscena di quella che è stata definita “la grande depressione del terzo millennio”, alle manovre elaborate nei feudi dell’alta finanza e nei corridoi della politica, fino agli incontri segreti e alle trattative riservate, il film affonda lo sguardo in ciascun aspetto del colossale crollo economico. Con un’attenzione particolare all’aspetto umano, ovvero alle scelte, alle passioni, alle illusioni e alla sete di potere di quelli che si sentono «troppo grandi per fallire».

Asiatica FilmMediale

Nader and Simin A Separation

Asiatica, Incontri con il cinema asiatico, il Festival diretto da Italo Spinelli, giunge alla dodicesima edizione dal 12 al 22 ottobre 2011 negli spazi de La Pelanda presso il MACRO Testaccio – la sede del Museo d’Arte Contemporanea di Roma nel quartiere di Testaccio. Come ogni anno, Asiatica rinnova l’impegno a promuovere la diffusione del cinema asiatico e a fornire spazi e momenti di scambio tra l’Asia e l’Europa. Saranno oltre cinquanta i titoli presentati quest’anno – tutti a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti – quasi tutti in anteprima italiana o mondiale, tra cortometraggi, lungometraggi a soggetto e documentari, provenienti da: Azerbaijan, Cambogia, Cina, Corea del Sud, Filippine, Giappone, Hong Kong, India, Indonesia, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Mongolia, Sri Lanka, Taiwan, Thailandia, Turchia, Vietnam. Molti i registi, scrittori e personalità del mondo cinematografico e letterario asiatico ospiti del Festival, che proporranno, attraverso il linguaggio cinematografico e non solo, uno sguardo sulla realtà e sulla complessità del rapporto tra Oriente e Occidente.

Asiatica si apre con Una Separazione (Nader and Simin, A Separation), il nuovo film del regista iraniano Asghar Farhadi (già autore di About Elly), vincitore dell’Orso d’Oro nell’ultima edizione del Festival di Berlino, che verrà distribuito in Italia a fine ottobre dalla Sacher Distribuzione. Il film, che a Berlino ha raccolto anche il premio collettivo per le migliori interpretazioni maschili e femminili, è ambientato nell’Iran contemporaneo.

Particolare rilievo sarà dato all’India, anche con il film di chiusura Autumn, di Aamir Bashir, che offre uno sguardo attento e profondo sul Kashmir, devastato da vent’anni di violenti conflitti.

Tanti i film in concorso, tra cui 11 Flowers, film di un’amicizia tra un bambino e un fuggitivo accusato di omicidio negli anni della Rivoluzione Culturale cinese, primo film realizzato nel quadro dell’accordo di coproduzione franco-cinese e firmato dal regista cinese Wang Xiaoshuai (già autore di Le Biciclette di Pechino – Gran Premio della Giuria al Festival di Berlino 2001 e Shanghai Dreams - Premio della Giuria al 58° Festival di Cannes, 2005); Mushrooms, del regista singalese Vimukthi Jayasundara autore di The Forsaken Land, vincitore della Camera d’Or al Festival di Cannes 2005, e di Between Two Worlds in competizione al Festival di Venezia 2009; A Lovely Man, dell’indonesiano Teddy Soeriaatmadja che torna ad Asiatica dopo il successo dello scorso anno con Maida’s House; dalla Corea Late Autumn, ultimo film di Kim Tae-yong acclamato dalla critica internazionale per Memento Mori (1999) e Family Ties (2006) e dall’Iran Goodbye di Mohammad Rasoulof, Daughter…Father…Daughter di Panahbarkhoda Rezaee.

Asiatica propone anche un omaggio all’horror d’autore giapponese, nella sezione Kaidan Horror Classic con la proiezione di film di quattro grandi maestri tratti da capolavori della letteratura giapponese: The Whistler, di Tsukamoto Shinya, The Arm di Ochiai Masayuki, The Days After di Kore-eda Hirokazu e The Nose di Lee Sang-il.

La riflessione sulla Rivoluzione Culturale cinese continua anche con la proiezione di Under the Hawthorn Tree di Zhang Yimou.

In competizione nella sezione documentari si segnalano: dalla Mongolia Passion, di Byamba Sakhya; dal Kashmir Inshallah Football, di Ashvin Kumar, che si addentra nel conflitto in Kashmir attraverso la storia di un giocatore di calcio, figlio di un militante kashmiro, sullo sfondo di una delle guerre più lunghe e meno rappresentate e conosciute al mondo; Prison and Paradise, dell’indonesiano Daniel Rudi Haryanto, le confessioni inedite degli attentatori che nell’ottobre 2002 causarono 190 vittime a Bali; dalla Cina Together, di Zhao Liang, documentario presentato in anteprima all’ultima Berlinale e realizzato durante le riprese dell’ultimo film di Gu Changwei, Love for Life.

Dopo la collaborazione nella passata edizione, si rafforza la partnership con CortoArteCircuito, di cui è direttore artistico Beatrice Bordone Bulgari, e grazie alla quale Asiatica rafforza il dialogo tra mondo del cinema e mondo dell’arte, proponendo quest’anno nella sezione Crossing Cultures, l’esperienza di incontro con gli autori ospiti del Festival. Un vero e proprio “laboratorio interdisciplinare” che prevede la realizzazione di quattro cortometraggi girati nei giorni del Festival grazie al coinvolgimento di quattro registi asiatici – il coreano Kim Tae-yong, in coppia con l’attrice Tang Wei, gli iraniani Panahbarkhoda Rezaee e Mazdak Mirabedini e l’indiano Aamir Bashir – che filmeranno negli studi di quattro artisti italiani: Alfredo Pirri, Nunzio, goldiechiari (Sara Goldschmied e Eleonora Chiari) e Pietro Ruffo.Con il progetto Crossing Cultures – sottolinea Beatrice Bordone Bulgari – CortoArteCircuito e Asiatica rivolgono l’attenzione all’ibridizzazione dei linguaggi visivi arte-cinema-fotografia e partecipano, attraverso questo percorso di ricerca, alla costruzione di una cultura contemporanea in cui il dialogo, lo scambio e le informazioni di esperienze diverse sono vitali”.

Non mancheranno ospiti internazionali di spicco che presenteranno le loro opere più recenti e inedite in Italia. Oltre  a Wang Xiaoshuai e agli altri registi in competizione, saranno presenti il regista indiano Gautam Ghose, unico regista indiano ad aver ricevuto il premio “Vittorio De Sica” in Italia e il regista giapponese Makoto Shinozaki, che ha diretto Not Forgotten, vincitore al Vancouver International Film Festival nel 2000, che racconta l’orgoglio, l’amore e la speranza di alcuni sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale. Questi registi, insieme alla premiata documentarista iraniana Firouzeh Khosrovani, saranno i protagonisti di L’Archivio a Oriente, un’iniziativa in collaborazione con Cinecittà Luce. Il progetto prevede la realizzazione, da parte dei quattro registi, di cortometraggi relativi a particolari momenti storici o questioni sociali dei rispettivi Paesi, sulla base di materiale giornalistico e documentaristico proveniente dall’Archivio Storico dell’Istituto Luce. Tra gli ospiti d’onore ci sarà anche il taiwanese Mark Lee, “poeta di luci e ombre” che ha firmato la fotografia dei film di registi quali Hou Hsiao-hsien, Wong Kar-wai e Kore-eda Hirokazu.

Come ogni anno gli Incontri di Asiatica porteranno dall’Asia personalità di spicco del mondo della cultura. Quest’anno ospite d’onore sarà Sudhir Kakar, uno dei più noti scrittori, psicanalisti e saggisti indiani, che presenterà una rilettura delle opere pittoriche del grande intellettuale indiano e Premio Nobel per la Letteratura Rabindranath Tagore. In relazione al grande poeta indiano, verrà anche proiettato il film Moner Manush, del regista Gautam Ghose. Partendo dalla constatazione che le differenze di genere continuano ad essere una delle principali e più profonde fonti di disuguaglianza sociale, culturale ed economica in molte zone dell’Asia, Asiatica offrirà uno spazio di riflessione per comprendere le origini di tale discriminazione.

Ne discuteranno l’iraniana Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace nel 2003, e Namrata Bali, direttrice di SEWA (Self Employed Women’s Association), il più grande sindacato indiano a difesa dei diritti delle donne lavoratrici. Per il terzo anno consecutivo, Asia di Carta, l’iniziativa rivolta a valorizzare l’editoria italiana sull’Asia con la presentazione dei libri più recenti di autori asiatici e occidentali, farà scoprire a Roma il mondo della Graphic Novel indiana, con l’autore Sarnath Banerjee. Sarà anche presentato in anteprima l’ultimo romanzo di Sudhir Kakar, Il Trono Cremisi (in uscita a ottobre per Neri Pozza). A 35 anni dalla realizzazione del documentario Intervista Persiana, in collaborazione con il Fondo Moravia, Asiatica rende omaggio ad Alberto Moravia nel suo viaggio in Persia.

Inoltre, all’interno degli spazi de La Pelanda verranno allestite diverse mostre: tre serie di fotografie dell’iraniano Jamshid Bayrami (Hajj, Moharram e Women); la mostra fotografica Il Terzo Occhio di Melina Mulas; un’installazione di foto lenticolari e videoclip, abbinate a maschere balinesi, realizzata dal Maestro Luigi Ontani; e una mostra di sculture dell’artista ceramista Samuel Hsuan-yu Shih, vincitore del prestigioso Premio Faenza 2011.

Corso di sceneggiatura Filmaker’s magazine

Corso sceneggiatura.jpgUna scuola di sceneggiatura che si rispetti deve insegnare a scrivere, ma soprattutto deve FAR scrivere. Il nuovo corso di FILMAKER’s magazine, della durata di un anno, propone come obiettivo finale a ogni allievo la stesura di un intero lungometraggio. In questo modo, tutto quello che gli studenti apprendono a livello teorico viene messo alla prova, settimana dopo settimana, fino a trasformarsi in un prodotto finale tangibile: cento pagine di sceneggiatura che possono già finire sulle scrivanie delle produzioni, o tentare la strada di concorsi prestigiosi come il Premio Solinas.

Tenuto da Francesco Trento, scrittore e sceneggiatore, il corso si articola in 25 lezioni di otto ore, concentrate nei weekend (per andare incontro alle esigenze di chi lavora o viene da fuori Roma). In tutto, 16 sabati e 9 domeniche, con cadenza trisettimanale.

Tra un incontro e il successivo, gli studenti sono tenuti a proseguire il lavoro svolto in classe, inviando per mail elaborati che verranno poi corretti nella lezione successiva. Le lezioni sono costituite da: una parte teorica (in cui vengono progressivamente introdotti concetti ed elementi propri della scrittura cinematografica, anche con l’ausilio di film o brani di film); una parte pratica (in cui si lavora, collettivamente o singolarmente, sull’elaborazione delle nostre storie e sull’analisi di film che fungano da case studies); una parte dedicata alla correzione degli elaborati, con partecipazione attiva di tutta la classe.

Nelle prime lezioni troveremo l’idea, poi impareremo a strutturarla e attraverso varie riscritture trasformarla in un soggetto. Contemporaneamente, impareremo ad analizzare i film dal punto di vista della narrazione, a riconoscerne la struttura, rubare i trucchi del mestiere.

Nelle successive lezioni, partendo dal soggetto, inizieremo a scrivere la sceneggiatura, affrontando tutte le specificità della scrittura cinematografica (dialoghi, scrittura per immagini, eccetera). Lavoreremo sugli archetipi, sul “viaggio dell’eroe” di Campbell e Vogler, per vedere come la struttura narrativa di film in apparenza diversissimi poggi in realtà su basi universali, su “tappe” che affondano le loro radici nei più antichi miti. E attraverso l’esempio di grandi film e narrazioni di ogni parte del mondo, impareremo ad arricchire le nostre storie. Come renderle, appunto, universali.

Analizzati punti deboli e punti di forza degli elaborati, nelle ultime lezioni procederemo ad una riscrittura, così da arrivare alla fine del corso con una seconda stesura completa di ogni film.

Il costo del corso, per un totale di 200 ore, è di 2.500,00 euro. Le lezioni avranno inizio il 29 ottobre 2011 e termineranno a settembre 2012 con la consegna dei diplomi. Sono a numero chiuso e si svolgeranno nella sede di Filmaker’s Magazine, in via Bertoloni 37, a Roma.

IL DOCENTE

Francesco TrentoFrancesco Trento ha pubblicato per Einaudi Stile Libero Venti sigarette a Nassirya. Ha pubblicato racconti in Italia e all’estero, collaborando con riviste come GQ, D di Repubblica, Slowfood.

Come sceneggiatore, ha scritto tra le altre cose Matti per il calcio (www.mattiperilcalcio.it), 20 sigarette (premio Controcampo al festival di Venezia 2010), Zero – inchiesta sull’11 settembre (di cui ha curato anche – assieme a Franco Fracassi – la regia). Insegna sceneggiatura cinematografica allo Ied di Roma e al corso di cinema Officine Mattòli, nelle Marche. Dal 2010, è inoltre tutor e story editor nel corso di Sceneggiatura dell’Università di Roma La Sapienza. www.nazionalescrittori.it/trento.html

Per maggiori informazioni:
Tel: 06/80660490 (Filmaker’s magazine);
Cellulare: 3381226082
Email: francesco.trento@libero.it
Facebook: http://www.facebook.com/pages/Filmakers-magazine/38425899937?sk=info

Sul set di Dark Shadows, il nuovo film di Tim Burton

Dark ShadowsLe prime foto rubate dai paparazzi dal set di Dark Shadows, nuovo film di Tim Burton ispirato a una nota soap di vampiri anni 60, mostrano Johnny Depp con uno spettrale trucco bianco, occhiali da sole grandi e un cappello di feltro tirato giù. La prima cosa a cui si pensa guardando questa nuova versione vampiresca di Johnny Depp è che Burton abbia voluto rendere omaggio a Michael Jackson, mito del regista, creando un personaggio che gli somiglia in modo impressionante. D’altro canto, l’immagine di Barnaba Collins, il personaggio interpretato da Depp, sembra una summa di tutte le rêverie burtoniane: il pallore ricorda Edward Scissorhands e Ichabod Crane di Sleepy Hollow, cappello, occhiali, mantello e bastone rimandano a Willy Wonka e il cappello di feltro è un oggetto feticcio di Johnny Depp nella sua vita reale.
La foto ufficiale di gran parte del cast, riprende quella della soap gotica omonima, da cui il film è tratto.
L’immagine, scattata dall’artista Leah Gallo, è di forte impatto visivo perché lascia pregustare tutti gli elementi del film, dalle architetture agli attori, dal trucco all’atmosfera.
Riconosciamo tra il cast una diafana Michel Pfeiffer, un Johnny Depp pallido ed emaciato e una Helena Bonham Carter dai capelli rosso fuoco e l’aria inquietante.
Uno strano ritratto di famiglia che realizza uno dei sogni del cassetto condivisi da Burton e Depp. L’attore ha dichiarato che ha combattuto per anni per veder realizzato questo film: «Ho un ricordo molto vivido di quando praticamente scappavo da scuola a casa per vedere Jonathan Frid nei panni di Barnaba Collins. Anche se, a quell’età, sapevo che tutto ciò sarebbe risultato strano».
Anche il geniale regista era ossessionato dalla serie televisiva, quando era un teenager: «Ricordo di aver visto una foto di gruppo del cast della serie originale. Aveva catturato in una singola immagine la strana atmosfera di Dark Shadows. Ho avuto l’opportunità di mettere insieme l’intero cast il giorno prima che la foto fosse scattata. Abbiamo deciso di mettere in scena un quadro simile all’originale, per vedere se saremmo stati in grado di catturare il feeling di Dark Shadows». Sembra ci siano riusciti alla grande. Non ci resta che aspettare trepidanti l’uscita del film prevista l’11 maggio 2012. (Cristina Locuratolo)

Nella foto da sinistra verso destra: Dr. Julia Hoffman (Helena Bonham Carter), Carolyn Stoddard (Chloë Moretz), Angelique Bouchard (Eva Green), David Collins (Gulliver McGrath), Victoria Winters (Bella Heathcote), Barnaba Collins (Johnny Depp), Mrs. Johnson (Ray Shirley), Willie Loomis (Jackie Earle Haley), Roger Collins (Jonny Lee Miller), Elizabeth Collins Stoddard (Michelle Pfeiffer).

Venezia 68: Filmaker’s a Digital Expo

Filmaker's - Digital Expo

Venerdì 2 settembre 2011, presso lo Spazio Incontri di Digital Expo (3° piano Hotel Excelsior), a Venezia, si terrà il convegno “Dall’editoria alla distribuzione: strategie di sviluppo in tempo di crisi. L’esperienza di Filmaker’s e Bunker Lab”. L’evento, in programma dalle ore 11 alle 13, è a cura di Filmaker’s magazine-Bunker Lab, in partnership con Studio Universal e 30Holding.

Johnnie To in concorso a Venezia

Johnnie ToLife Without Principle (Dyut Ming Gam), il nuovo film del maestro hongkonghese del cinema d’azione contemporaneo Johnnie To, sarà in Concorso in prima mondiale alla 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto – 10 settembre 2011). Con Life Without Principle sono così 22 i film già annunciati nel Concorso di Venezia 68. A essi si aggiungerà il Film sorpresa. Life Without Principle segna il ritorno in Concorso a Venezia di Johnnie To a quattro anni di distanza da The Mad Detective (2007) e dopo i precedenti Exiled (2006, in Concorso alla 63ª Mostra) e Throw Down (2004, Fuori concorso alla 61ª Mostra), tra i suoi più importanti, personali polizieschi per cui è internazionalmente ammirato e con cui ha profondamente innovato il cinema di Hong Kong.

Su questo suo nuovo attesissimo film, Johnnie To ha dichiarato:

“Viviamo in un mondo turbolento. Per sopravvivere, le persone non hanno altra scelta che prendere parte al gioco. Non importa con quanto impegno cerchino di seguire le regole; prima o poi una parte di loro andrà persa”.

Life Without Principle segue tre fili narrativi (che si incroceranno alla fine): 1. un’impiegata di banca, promossa analista finanziaria, è costretta a piazzare fondi ad alto rischio ai suoi clienti per raggiungere gli obiettivi di vendita assegnati; 2. un piccolo malvivente consulta gli indici di borsa, sperando di guadagnare denaro facile per pagare la cauzione del compagno nei guai con la legge; 3. un inappuntabile ispettore di polizia, orgoglioso del suo sobrio stile di vita, cade improvvisamente nella disperazione quando la moglie paga un anticipo per un appartamento di lusso che non si può permettere, e quando il padre morente vuole che si occupi della giovane sorellastra che lui non sapeva di avere. Tre piccoli uomini con un disperato bisogno di denaro nelle loro vite. Non hanno niente in comune finché non appare una borsa con 5 milioni di dollari rubati, che li trascina in una situazione intricata, costringendoli a prendere decisioni molto difficili fra il bene e il male.

Life Without Principle è prodotto e diretto da Johnnie To ed è interpretato da Lau Ching Wan, Richie Jen, Denise Ho, con la “guest star” Terence Yin. La direzione della fotografia è di Cheng Siu Keung, la scenografia di Sukie Yip, il montaggio di David Richardson, la sceneggiatura di Au Kin Yee e Wong King Fai. Life Without Principle è una produzione Milkyway Image ed è distribuito da Media Asia Distribution.

Johnnie To ha iniziato la sua carriera entrando nel 1974 alla Television Broadcast Ltd. (TVB) come assistente alla produzione, per poi diventare produttore e regista nel 1977. Fra i suoi numerosi lavori televisivi, due hanno vinto il primo premio al New York International TV Festival nel 1986 e 1989.

The Enigmatic Case (1979) ha segnato il suo debutto nella regia cinematografica. Negli anni ’80 e ’90 To ha prodotto e diretto più di trenta film, che lo hanno reso celebre a Hong Kong. Il suo stile è diventato familiare al pubblico internazionale dal suo successo post-moderno di arti marziali, The Heroic Trio (1993). Nel 1993 Johnnie To ha creato Milkyway Image, dove è stato regista e produttore di una serie di film audaci e innovativi come The Longest Night (1998), Expect The Unexpected (1998), A Hero Never Dies (1998), Where A Good Man Goes (1999), Running Out Of Time (1999) e The Mission (1999). Con tre decenni di regia alle spalle, Johnnie To ha realizzato un impressionante catalogo di opere con una grande varietà di generi, mentre internazionalmente è più conosciuto per i suoi polizieschi come The Mad Detective (2007) e Vengeance (Vendicami, 2009), che lo hanno inserito nella cerchia degli autori di culto e gli hanno garantito il rispetto della critica nei festival più importanti. Spesso è stato descritto come “multiforme e camaleontico” per la versatilità dei toni e dei generi nei suoi film. Con Sparrow (2008), To ha dimostrato la sua abilità nel mantenere uno stile coerente, con un’impronta personale che non compromette l’alto livello della narrazione, della recitazione e degli elementi stilistici visuali.

Venezia 68: i film in concorso

Leone d'Oro

Annunciati a Roma i film in programma alla 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Tra i big in concorso Cronenberg, Garrel, Polanski, Sokurov e Solondz. Tre gli italiani che si contenderanno il Leone d’Oro: Comencini, Crialese e Pacinotti. Fuori Concorso Soderbergh, Pacino e Madonna. Ecco l’elenco dei film.

TOMAS ALFREDSON – TINKER, TAYLOR, SOLDIER, SPY
Gran Bretagna, Germania, 127′
Gary Oldman, Colin Firth, Tom Hardy, John Hurt

ANDREA ARNOLD – WUTHERING HEIGHTS
Gran Bretagna, 128′
Kaya Scodelario, Nichola Burley, Steve Evets, Oliver Milburn

AMI CANAAN MANN – TEXAS KILLING FIELDS
Usa, 109′
Sam Worthington, Jessica Chastain, Chloe Grace Moretz, Jeffrey Dean Morgan

GEORGE CLOONEY – THE IDES OF MARCH [FILM D’APERTURA]
Usa, 98′
Ryan Gosling, George Clooney, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood

CRISTINA COMENCINI – QUANDO LA NOTTE
Italia, 116′
Claudia Pandolfi, Filippo Timi, Michela Cescon, Thomas Trabacchi

EMANUELE CRIALESE – TERRAFERMA
Italia, Francia, 88′
Filippo Pucillo, Donatella Finocchiaro, Giuseppe Fiorello, Claudio Santamaria

DAVID CRONENBERG – A DANGEROUS METHOD
Germania, Canada, 99′
Keira Knightley, Viggo Mortensen, Michael Fassbender, Vincent Cassel

ABEL FERRARA – 4:44 LAST DAY ON EARTH
Usa, 82′
Willem Dafoe, Shanyn Leigh, Paz de la Huerta

WILLIAM FRIEDKIN – KILLER JOE
Usa, 103′
Matthew McConaughey, Emile Hirsch, Juno Temple, Gina Gershon

PHILIPPE GARREL – UN ÉTÉ BRULANT
Francia, Italia, Svizzera, 95′
Monica Bellucci, Louis Garrel, Céline Sallette, Jérôme Robart

ANN HUI – TAOJIE (A SIMPLE LIFE)
Cina-Hong Kong, Cina, 117′
Andy Lau, Deanie Yip, Anthony Wong, Tsui Hark

ERAN KOLIRIN – HAHITHALFUT (THE EXCHANGE)
Israele, Germania, 94′
Rotem Keinan, Sharon Tal, Dov Navon, Shirili Deshe

YORGOS LANTHIMOS – ALPEIS (ALPS)
Grecia, 93′
Ariane Labed, Aggeliki Papoulia, Aris Servetalis, Johnny Vekris

STEVE MCQUEEN – SHAME
Gran Bretagna, 99′
Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge, Nicole Beharie

GIAN ALFONSO PACINOTTI [GIPI] – L’ULTIMO TERRESTRE
Italia, 100′
Gabriele Spinelli, Anna Bellato, Roberto Herlitzka, Teco Celio

ROMAN POLANSKI – CARNAGE
Francia, Germania, Spagna, Polonia, 79′
Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz, John C. Reilly

MARJANE SATRAPI, VINCENT PARONNAUD – POULET AUX PRUNES
Francia, Belgio, Germania, 90′
Mathieu Amalric, Maria De Medeiros, Golshifteh Farahani, Isabella Rossellini, Chiara Mastroianni

ALEKSANDER SOKUROV – FAUST
Russia, 134′
Johannes Zeiler, Anton Adasinskiy, Isolda Dychauk, Hanna Schygulla

TODD SOLONDZ – DARK HORSE
Usa, 84′
Mia Farrow, Christopher Walken, Justin Bartha, Selma Blair

SION SONO – HIMIZU
Giappone, 129′
Shôta Sometani, Fumi Nikaidô, Tetsu Watanabe, Mitsuru Fukikoshi

TE-SHENG WEI – SEEDIQ BALE
Cina, Taiwan, 135′
Da-Ching, Umin Boya, Landy Wen, Lo Mei-ling

FUORI CONCORSO

COLLECTIF ABOUNADDARA – THE END
Siria, 3′30

COLLECTIF ABOUNADDARA – VANGUARD
Siria, 1′30

CHANTAL AKERMAN – LA FOLIE ALMAYER
Belgio, Francia, 130′
Stanislas Merhar, Marc Barbé, Aurora Marion, Zac Andrianasolo

MARCO BELLOCCHIO – NEL NOME DEL PADRE [LEONE D’ORO ALLA CARRIERA 2011]
Italia, 90′
Yves Beneyton, Renato Scarpa, Laura Betti, Lou Castel

MARCO BRAMBILLA – EVOLUTION (MEGAPLEX) [3D]
Usa, 3′
(film di ricerca)

TONY SIU-TUNG CHING – BAISH ECHUANSHUO (THE SORCERER AND THE WHITE SNAKE)
Cina-Hong Kong, Cina, 99′
Jet Li, Eva Huang, Raymond Lam, Charlene Choi

ROLANDO COLLA – GIOCHI D’ESTATE
Svizzera, Italia, 101′
Armando Condolucci, Fiorella Campanella, Alessia Barela, Antonio Merone

TAMER EZZAT, AHMAD ABDALLA, AYTEN AMIN, AMR SALAMA – TAHRIR 2011
Egitto, 90′
(documentario)

PHILIPPE FAUCON – LA DÉSINTÉGRATION
Belgio, 80′
Rachid Debbouze, Yassine Azzouz, Perset Ymanol, Mohamed Nachit

MARY HARRON – THE MOTH DIARIES
Canada, Irlanda, 85′
Sarah Bolger, Sarah Gadon, Lily Cole, Scott Speedman

TODD HAYNES – MILDRED PIERCE [OMAGGIO A TODD HAYNES]
Usa, 5×60′
Kate Winslet, Guy Pearce, Evan Rachel Wood, Melissa Leo

MANI KAUL – DUVIDHA [MANI KAUL (25.12.1944-6.7.2011)]
India, 82′
Ravi Menon, Raeesa Padamsi

VICTOR KOSSAKOVSKY – VIVAN LAS ANTIPODAS! [FILM D’APERTURA]
Germania, Argentina, Olanda, Cile, Russia, 100′
(documentario)

TOMÁS LUNÁK – ALOIS NEBEL
Repubblica Ceca, Germania, 80′
Miroslav Krobot, Marie Ludvikova, Leos Noha, Karel Roden

MADONNA – W.E.
Gran Bretagna, 115′
Andrea Riseborough, Abbie Cornish, James D’Arcy, Oscar Isaac

KIKE MAILLO – EVA
Spagna, Francia, 94′
Daniel Brühl, Marta Etura, Alberto Ammann, Claudia Vega

PIETRO MARCELLO – MARCO BELLOCCHIO, VENEZIA 2011
Italia, 11′
(documentario) Marco Bellocchio

MARIO MARTONE – LA MEDITAZIONE DI HAYEZ
Italia, 6′

FRANCESCO MASELLI, CARLO LIZZANI, UGO GREGORETTI, NINO RUSSO – SCOSSA
Italia, 95′
Amanda Sandrelli, Massimo Ranieri, Paolo Briguglia, Lucia Sardo

CLAUDE NURIDSANY, MARIE PERENNOU – LA CLÉ DES CHAMPS
Francia, 81′
Simon Delagnes, Lindsey Henocque, Jean-Claude Ayrinhac

ERMANNO OLMI – IL VILLAGGIO DI CARTONE
Italia, 87′
Michael Lonsdale, Rutger Hauer, Massimo De Francovich, Alessandro Haber

AL PACINO – WILDE SALOME
Usa, 95′
Al Pacino, Jessica Chastain, Kevin Anderson

ALESSANDRO PARIS, SIBYLLE RIGHETTI – QUESTA STORIA QUA [EVENTI]
Italia, 75′
(documentario) Vasco Rossi

NICHOLAS RAY – WE CAN’T GO HOME AGAIN [NUOVA VERSIONE RICOSTRUITA E RESTAURATA] [NICHOLAS RAY 1911-2011]
Usa, 93′
Nicholas Ray, Tom Farrell, Jill Gannon, Jane Heymann

SUSAN RAY – DON’T EXPECT TOO MUCH [NICHOLAS RAY 1911-2011]
Usa, 70′
(documentario) Nicholas Ray, Jim Jarmusch, Victor Erice, Tom Farrel

ROBERTO ROSSELLINI – INDIA, MATRI BHUMI [NUOVA VERSIONE RESTAURATA] [ROSSELLINI RITROVATO]
Italia, Francia, India, 90′
(documentario)

TAKASHI SHIMIZU – TORMENTED
Giappone, 83′
Hikari Mitsushima, Teruyuki Kagawa, Takeru Shibuya, Tamaki Ogawa

STEVEN SODERBERGH – CONTAGION
Usa, 105′
Matt Damon, Kate Winslet, Marion Cotillard, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Laurence Fishburne

WHIT STILLMAN – DAMSELS IN DISTRESS [FILM DI CHIUSURA]
Usa, 98′
Greta Gerwig, Adam Brody, Megalyn Echikunwoke, Analeigh Tipton

LISA IMMORDINO VREELAND – DIANA VREELAND: THE EYE HAS TO TRAVEL [EVENTI]
Usa, 92′
(documentario)

DAVID ZAMAGNI, NADIA RANOCCHI – JOULE [3D] [PREMIO PERSOL 3-D 2011]
Italia, 22′
Cristiana Capelli, Maria Sole Ugolini, Fabrizio Fabbri

DAVID ZAMAGNI, NADIA RANOCCHI – SPELL. THE HYPNOTIST DOG [3D] [PREMIO PERSOL 3-D 2011]
Italia, 20′
Werner Hirsch, Chimera, Monaldo Moretti, Nadia Ranocchi

DAVID ZAMAGNI, NADIA RANOCCHI – SUITE [3D] [PREMIO PERSOL 3-D 2011]
Italia, 5′
Li Weilong, Paolo Bisi, Elena Biserna, Eleonora Amadori

Venezia 68: i convegni di Digital Expo

convegnoI convegni “ANICA Incontra” a Digital Expo nell’ambito della 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia

Nell’ambito di Digital Expo, progetto di promozione e business del settore audiovideo curato dalla Biennale di Venezia e da Expo Venice nei giorni della 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, si terrà il ciclo di convegni “ANICA incontra” dedicati al settore audio video. Giovedì 1 settembre alle ore 11.00 presso la Sala Stucchi dell’Hotel Excelsior del Lido di Venezia si terrà il convegno inaugurale di Digital Expo dal titolo Cinema: Futuro Prossimo. L’appuntamento è organizzato dalla Biennale di Venezia in collaborazione con ANICA; è prevista la presenza del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giancarlo Galan. Lunedì 5 settembre, dalle 11.00 alle 13.00, presso lo Spazio Incontri dell’Hotel Excelsior, si terrà il convegno Cinema e Territorio. Mercoledì 7 dalle 11.00 alle 13.00, sempre presso lo Spazio Incontri dell’Excelsior, si svolgerà il convegno Cinema: la sfida dei mercati esteri. Quarto ed ultimo appuntamento di “ANICA Incontra” è la tavola rotonda Banche e Cinema 2011, in collaborazione con ABI Associazione Bancaria Italiana, che si terrà venerdì 9 settembre dalle 11.00 alle 13.00 presso lo Spazio Incontri dell’Hotel Excelsior. ANICA sarà inoltre presente a Digital Expo con uno stand istituzionale. www.digital-expo.it; www.labiennale.org/it/cinema/industry/

Venezia 68: Digital Expo

digital_expo_02I palinsesti 2011/2012 di Minerva/Rarovideo e Rarovideo U.S.A. presentati a Digital Expo durante la 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia

Il Gruppo Editoriale Minerva/Rarovideo presenterà il proprio palinsesto e il palinsesto Rarovideo U.S.A della stagione 2011/2012, rispettivamente il 3 e il 4 settembre 2011 a Digital Expo, progetto di promozione e business del settore audiovideo curato dalla Biennale di Venezia e dalla società fieristica veneziana Expo Venice nell’ambito della 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia. Sede degli appuntamenti sarà lo Spazio Incontri dell’Industry Office all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia.

Parteciperanno alla presentazione del palinsesto di Minerva/Rarovideo, sabato 3 settembre dalle ore 18.00, gli editori Gianluca e Stefano Curti e il curatore Bruno di Marino. A seguire, verrà proiettata la pellicola Sbatti il mostro in prima pagina diretta nel 1972 da Marco Bellocchio che proprio nel corso della 68ª Mostra del Cinema di Venezia riceverà il Leone d’oro alla carriera.

Alla presentazione del palinsesto di Rarovideo U.S.A, in programma domenica 4 settembre alle 18.00, interverranno gli editori Stefano e Gianluca Curti e il curatore Enrico Ghezzi. Seguirà la proiezione di Adua e le compagne (Adua and Company), diretto nel 1960 da Antonio Pietrangeli. La pellicola sarà proiettata in HD a seguito del nuovo ed esclusivo transfer da negativo originale di 35 mm. www.digital-expo.it; www.labiennale.org/it/cinema/industry/

Controcampo italiano: i lungometraggi in concorso

Maternity Blues

L’arrivo di Wang, storia fantascientifico-psicologica scritta, diretta e prodotta dai Manetti Bros., con Ennio Fantastichini e Francesca Cuttica, è il settimo lungometraggio di Controcampo italiano che concorre al Premio Controcampo (per i lungometraggi narrativi). L’arrivo di Wang è una produzione Manetti Bros. Il film, realizzato in collaborazione con Rai Cinema, racconta di Gaia, un’interprete di cinese, che viene chiamata per una traduzione urgentissima e segretissima. Si troverà di fronte Curti, un agente privo di scrupoli, che deve interrogare un fantomatico signor Wang. Ma per la segretezza l’interrogatorio viene fatto al buio e Gaia non riesce a tradurre bene… Quando la luce viene accesa, Gaia scoprirà perché l’identità del signor Wang veniva tenuta segreta. Una scoperta che cambierà per sempre la sua vita… e non solo la sua.

Gli altri lungometraggi che concorrono al Premio Controcampo (per i lungometraggi narrativi) sono:

Scialla! di Francesco Bruni (Opera prima)

con Fabrizio Bentivoglio, Barbora Bobulova, Filippo Scicchitano, Vinicio Marchioni, Giuseppe Guarino, Prince Manujibeya

Scialla – espressione tipica del gergo giovanile romano per intendere “lascia stare”, “stai tranquillo” – racconta di Luca, un quindicenne romano, irrequieto, cresciuto senza un padre e inconsciamente alla ricerca di una guida, e di Bruno (Fabrizio Bentivoglio), un professore senza figli che ha lasciato l’insegnamento per rifugiarsi nell’apatia delle lezioni private. Bruno non è mai stato una guida neppure per se stesso ma la sua flemmatica quotidianità subisce un’improvvisa accelerazione quando l’uomo scopre che Luca è suo figlio. L’alunno ribelle ed il professore malinconico si trovano costretti ad una convivenza forzata che apre a ciascuno la misteriosa esistenza dell’altro, soprattutto al padre che stenta a capire come rapportarsi con un adolescente insofferente alle regole e allo studio, ma pieno di vita.

Francesco Bruni, nato a Roma nel 1961, livornese di adozione, si è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia dove è stato docente di Sceneggiatura dal 1999 al 2009. Per il cinema ha sceneggiato tutti i film di Paolo Virzì oltre a lavorare con Mimmo Calopresti, Felice Farina, Vito Zagarrio, Francesca Comencini, Ficarra e Picone, Carlo Virzì,  Nina di Majo. Ha inoltre collaborato alla sceneggiatura di Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee.  Per la televisione è autore di tutte le sceneggiature della serie Il commissario Montalbano, Il Tunnel della Libertà e Il commissario De Luca. Ha ricevuto il Premio Solinas alla sceneggiatura nel 1994 per La seconda volta, il Ciak d’Oro per Ovosodo e per Caterina va in città, il David di Donatello e Nastro d’Argento per La prima cosa bella. Scialla! è la sua prima opera come regista.

Maternity Blues di Fabrizio Cattani (Opera seconda)

con Andrea Osvart, Monica Birladeanu, Chiara Martegiani, Marina Pennafina, Daniele Pecci, Pascal Zullino

Quattro donne diverse tra loro, ma legate da una colpa comune: l’infanticidio. All’interno di un ospedale psichiatrico giudiziario, trascorrono il loro tempo espiando una condanna che è soprattutto interiore: il senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze.

Dalla convivenza forzata, che a sua volta genera la sofferenza di leggere la propria colpa in quella dell’altra, germogliano amicizie, spezzate confessioni, un conforto mai pienamente consolatorio ma che fa apparire queste donne come colpevoli innocenti.  Clara, combattuta nell’accettare il perdono del marito, che si è ricostruito una vita in Toscana, sconta gli effetti di un’esistenza basata su un’apparente normalità. Eloisa, passionale e diretta, persiste ogni volta nel polemizzare con le altre, un cinismo solo di facciata. Rina, ragazza-madre, ha affogato la figlia nella vasca da bagno in una sorta di eutanasia. Vincenza, nonostante la fede religiosa sarà l’unica a compiere un atto definitivo contro se stessa. Ha ancora due figli, fuori, e per loro riempie pagine di lettere che non spedirà mai. Fabrizio Cattani (classe 1967) inizia il suo percorso artistico come attore e regista teatrale. Trasferitosi a Roma si avvicina al mondo cinematografico, come regista di cortometraggi tra cui spiccano L’abito (1998), finalista ai Globi d’oro della stampa Estera e Mattina, premio della Critica al Festival Europa Cinema di Viareggio.  Nel 2007 si dedica, nelle vesti di autore, produttore esecutivo e regista, al lungometraggio Rabdomante presentato con successo in diversi festival. Maternity Blues (2011) è il suo secondo lungometraggio.

Cose dell’altro mondo di Francesco Patierno

con Diego Abatantuono,Valerio Mastandrea, Valentina Lodovini, Sandra Collodel, Grazia Schiavo, Maurizio Donadoni

Mettiamo una bella, civile e laboriosa città del Nord Est. Mettiamo che questa città abbia una percentuale alta di lavoratori immigrati, tutti in regola e ben inseriti.  E mettiamo, per esempio, che un buontempone d’industriale si diverta a mettere quotidianamente in scena un teatrino razzista: iperbole, giochi di parole, battute sarcastiche, tutte, ma proprio tutte, così politicamente scorrette da risultare esilaranti. Mettiamo che un giorno il teatrino si faccia realtà, che gli immigrati, invitati a sloggiare, tolgano il disturbo. Per sempre. Cose dell’altro mondo esplora questo paradosso, con lo stesso linguaggio politicamente scorretto del suo protagonista: ironia in luogo della drammaticità, imbarazzo al posto dell’ideologia, tenerezza dove si vorrebbe conforto sociologico. Capita così che il buontempone nordico e con lui un cinico poliziotto romano e una “buona” e bella maestra elementare, vadano a gambe all’aria e continuino a rotolare in un mondo che ha perso il suo buon senso per trovarsi in bilico sull’orlo del precipizio e lì lanciare un’occhiatina nell’abisso dei loro cuori e nel buio del loro futuro.

Francesco Patierno, nato a Napoli nel 1964, e residente a Roma, si è laureato in Architettura nel 1988. Dopo una iniziale esperienza come architetto e scenografo dal 1990 si dedica alla regia e alla videografica. Dal 1993 si specializza nel settore audiovisivo e nella regia cinematografica, pubblicitaria e televisiva, iniziando una lunga collaborazione con la RAI e con numerose case di produzione specializzandosi nella realizzazione di film istituzionali e promo pubblicitari. Nel 1996 ha scritto e diretto Quel giorno, cortometraggio che ha partecipato in concorso a Venezia, è stato selezionato in più di trenta Festival internazionali, ed ha vinto ad Amburgo e Imola.Tra il 2000 e il 2005, ha girato cinque documentari per “C’era una volta”, RAI3 continuando a dirigere spot e promo pubblicitari. Nel 2002 ha scritto e diretto Pater Familias, lungometraggio in concorso al festival di Berlino 2003. Il film, è stato candidato a tre nastri d’argento, un David di Donatello, ed ha vinto 12 premi per il miglior esordio; inoltre è stato selezionato in più di quaranta festival internazionali. Nel febbraio 2008 è uscito nelle sale Il mattino ha l’oro in bocca, selezionato in concorso al Karlovy Vary Film Festival e candidato al David di Donatello per il miglior attore non protagonista. Nello stesso anno ha diretto 4 episodi di: “Donne Assassine”, in onda su FoxCrime che ha vinto il premio per la migliore regia al Roma Fiction Festival. A settembre 2011 uscirà il film documentario Giusva. La vera storia Di Valerio Fioravanti (libro e dvd Sperling & Kupfer).

Qualche nuvola di Saverio Di Biagio (Opera prima)

con Greta Scarano, Michele Alhaique, Primo Reggiani, Giorgio Colangeli, Aylin Prandi, Elio Germano

Roma fa pensare ai palazzi antichi e pieni d’incanto. Dove vive Diego, i turisti non ci passano nemmeno per sbaglio. Lui è nato in uno di quei quartieri popolari ai margini della città, lavora in un cantiere edile, ha scelto i mattoni, ha scelto Cinzia perché sono cresciuti insieme, sullo stesso pianerottolo. Per Cinzia la strada da scegliere è una sola da quando è bambina: fare figli, sposarsi, accudire la casa. Questo passo, che potrebbe essere un fatto privato, non lo è in borgata dove si condivide tutto, anche la vita degli altri. Ma un fuoriprogramma prima o poi deve arrivare. Viola, la nipote del capo, ha bisogno di restaurare la casa e Diego, viste le circostanze, non si tira indietro. Viola appartiene a un altro mondo, vive nel centro storico tra locali e vernissage, e la sua vita sembra lontana dalla borgata e dal cantiere. Un bacio e tutta quella distanza tra Viola e Diego si dissolve in un solo istante. Il matrimonio è ormai cosa fatta, non c’è via di fuga. Bisogna rispondere di sì, e tocca a Diego rispondere alla fatidica domanda. Può dire di no a tutti quanti? Può distruggere tutto? Cos’altro può cercare? D’altronde la sua strada l’aveva scelta da anni. Ha visto fuori dal suo quotidiano e forse saprà dimenticare. C’è qualche nuvola in cielo, sono le nuvole dei dilemmi, delle scelte non ponderate, e delle scelte che qualcuno ha fatto per noi.

Saverio Di Biagio è nato a Roma nel 1970. Inizia a lavorare nel 1992 collaborando con molte compagnie teatrali di prosa e di lirica. Grazie a Gianfranco Mingozzi, inizia a lavorare nel cinema come aiuto regista, attività che svolge per più di 15 anni, collaborando con noti autori del cinema italiano come Maurizio Sciarra e Daniele Vicari.  Gira cortometraggi, video musicali e ha all’attivo diverse regie di seconda unità. Nel 2008, con la regia di Articolo 24, partecipa a All human rights for, film collettivo sui diritti umani presentato al Festival Internazionale del cinema di Roma 2008. Qualche nuvola, la sua opera prima, è stata finalista al premio Solinas 2004 nella sezione Leo Benvenuti.

Cavalli di Michele Rho (Opera prima)

con Vinicio Marchioni, Michele Alhaique, Giulia Michelini, Asia Argento, Andrea Occhipinti

Alla fine dell’Ottocento in un paesino degli Appennini vivono Alessandro e Pietro, due fratelli diversi e legatissimi – soprattutto dopo la morte della madre che fa loro l’ultimo regalo, Sauro e Baio – due stupendi cavalli non ancora domati. Divenuto adulto, Alessandro sente crescere il desiderio di oltrepassare le montagne e andare lontano, mentre Pietro vuole diventare un allevatore e vivere con Veronica, la ragazza che ama.

Michele Rho (1976) è nato a Milano. Si è diplomato in Regia presso la Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi. Ha lavorato per alcuni anni nel teatro come attore e regista. Quindi ha cominciato a lavorare per il cinema, realizzando MILàN (2002), breve documentario sulla città di Milano, il cortometraggio Post-it (2004) e il mediometraggio Veglia (2008) con protagonista Giuseppe Cederna. Ha collaborato con SKY. Cavalli è il suo primo lungometraggio.

Tutta colpa della musica di Ricky Tognazzi

con Stefania Sandrelli, Ricky Tognazzi, Marco Messeri, Elena Sofia Ricci, Debora Villa, Monica Scattini

Questa è la storia di un “secondo amore”. Giuseppe ha cinquantacinque anni, è sposato, ha una figlia, ma non si può certo dire che sia felice. Grazia, la moglie, presa dal suo radicalismo religioso (è una fervente testimone di Geova), da anni ha con lui un rapporto di fredda indifferenza, e anche Chiara, la figlia, che ha seguito la madre nella sua infatuazione religiosa, non si può dire che abbia poi questo gran dialogo con lui. Napoleone, l’amico di tutta una vita, lo convince a darsi una scrollata e a provare a “vivere”, cioè ad andare con lui a cantare nel coro della città, una sala in una chiesa sconsacrata, dove i “ragazzi” della loro generazione possono ancora divertirsi liberamente e provare a “rimorchiare”. Giuseppe si fa travolgere dalla nuova vita  e si innamora di Elisa, una bellissima donna di mezza età conosciuta al coro. Elisa, pur non volendo staccarsi dalla propria famiglia, alla quale è legatissima, non potrà fare a meno di vivere con Giuseppe una vera e propria storia d’amore, più coinvolgente e importante di quanto lei stessa potesse aspettarsi. Riusciranno a mettersi in gioco fino in fondo? A superare le ragioni che si oppongono a un loro possibile futuro?

Ricky Tognazzi, attore, regista e produttore, nasce a Milano nel 1955. Figlio dell’attore Ugo Tognazzi e della ballerina Pat O’Hara. La sua carriera inizia come aiuto regista di Luigi Comencini , Pupi Avati, Sergio Leone, Maurizio Ponzi e altri. Ottiene nel 1984 un David di Donatello come miglior attore non protagonista per Qualcosa di biondo di Maurizio Ponzi. Nel 1988 debutta come regista con Fernanda, episodio del film per la TV Piazza Navona progettato da Ettore Scola. Inizia così un’intensa attività che lo porta a realizzare e a interpretare numerosi film. Vincitore del David di Donatello come miglior regista per Piccoli equivoci, per Ultrà, che vince anche l’orso d’argento a Berlino e per La Scorta in concorso a Cannes. Nel 2000 Canone Inverso è campione d’incasso.

La Giuria di Controcampo italiano, presieduta dalla regista Roberta Torre (che alla Mostra 2010 ha aperto Controcampo italiano con il successo internazionale I baci mai dati), è composta anche dal regista e sceneggiatore Aureliano Amadei, vincitore del Premio Controcampo italiano 2010 con 20 sigarette (film vincitore anche di quattro David di Donatello e due Nastri d’argento) e dall’attrice Cristiana Capotondi, applaudita l’anno scorso in La passione di Carlo Mazzacurati, in Concorso alla 67ª Mostra. Al regista vincitore per il lungometraggio narrativo andranno 30.000 Euro di pellicola negativa, offerta da Kodak.

Damsels in Distress, film di chiusura a Venezia

Damsels in Distress

La commedia Damsels in Distress, che segna il ritorno alla regia dello statunitense Whit Stillman (Metropolitan, Barcelona, The Last Days of Disco) e una nuova tappa del suo personalissimo viaggio nel mondo giovanile americano, è il film di chiusura (Fuori Concorso) della 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Damsels in Distress sarà presentato in prima mondiale sabato 10 settembre in Sala Grande (Palazzo del Cinema), dopo la fine della Cerimonia di Premiazione.

Damsels in Distress, scritto, prodotto e diretto da Whit Stillman, è prodotto da Martin Shafer e Liz Glotzer, e ha come protagonisti le nuove giovani star del cinema statunitense Greta Gerwig – musa del movimento di cinema indipendente denominato “Mumblecore” (Hannah Takes the Stairs, Baghead, Nights and Weekends), protagonista anche del recente Lo stravagante mondo di Greenberg e scelta da Woody Allen per il suo nuovo Bop Decameron – e Adam Brody (Il bacio che aspettavo, Jennifer’s Body, Scream 4). Al loro fianco anche Carrie MacLemore, Megalyn  Echikunwoke, Analeigh Tipton, Hugo Becker, Ryan Metcalf, Billy Magnussen.

Distribuito dalla Sony Pictures Classics e prodotto dalla Westerly Film Production, Damsels in Distress racconta la storia di tre ragazze intraprendenti che rivoluzionano la vita sociale nella loro università. Le tre protagoniste sono la dinamica leader del gruppo Violet Wister (Greta Gerwig), la più tranquilla Rose (Megalyn Echikunwoke) e la sexy Heather (Carrie MacLemore). Le tre giovani, dopo aver accolto una nuova studentessa, Lily (Analeigh Tipton), cercano di aiutare i ragazzi depressi del college con un programma di musica e cura del proprio aspetto. Le ragazze vengono coinvolte in intrighi amorosi con una serie di ragazzi -  il gentile Charlie (Adam Brody), l’uomo dei sogni Xavier (Hugo Becker), il matto del gruppo Frank (Ryan Metcalf) e Thor (Billy Magnussen) -  che metteranno a rischio l’amicizia tra le ragazze e la loro salute.

Con Damsels in Distress, Whit Stillman firma il suo quarto film da regista e sceneggiatore, e collabora per la terza volta con i produttori Martin Schafer e Liz Glotzer. La sua prima acclamata regia, Metropolitan (1990), presentata con successo al Sundance e alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes, ha ricevuto una nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Le sue successive due pellicole, Barcelona (1994) e The Last Days Of Disco (1998), gli hanno portato numerosi riconoscimenti e recensioni entusiastiche. Da quest’ultima pellicola Stillman ha tratto un romanzo – The Last Days of Disco, with Cocktails at Petrossian Afterward – edito da Farrar, Straus & Giroux. Whit Stillman, classe ’52, si è laureato ad Harvard, dove è stato redattore di “Harvard Crimson”. Dopo diverse esperienze nell’editoria e nel giornalismo, Stillman ha lavorato nell’industria cinematografica spagnola, collaborando e apparendo nella commedia di Fernando Colomo Skyline, ambientata a Manhattan. Per un decennio dopo il suo ultimo film, si è stabilito in Europa, tra Parigi e Madrid.

Vivan las Antipodas! secondo film d’apertura a Venezia

Vivan Las Antipodas!

Il nuovo film del grande documentarista russo Victor Kossakovsky, Vivan las Antipodas!, è il secondo film della serata d’apertura (Fuori Concorso) della 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (31 agosto-10 settembre 2011). Il film sarà proiettato in prima mondiale in Sala Grande (Palazzo del Cinema) mercoledì 31 agosto alle ore 22 per il pubblico e tutti gli accreditati della Mostra. Kossakovsky ci trascina in un singolarissimo viaggio intorno al mondo: nei pochi posti del globo situati esattamente uno all’opposto dell’altro. Con un montaggio di immagini di particolare effetto, Kossakovsky affronta un argomento inusuale come quello degli antipodi, realizzando “un poema sul mondo multipolare”. La storia è ambientata in quattro coppie di luoghi opposti sulla terra: Argentina-Cina, Cile-Russia, Hawaii-Botswana, Nuova Zelanda-Spagna. Si racconta di un pescatore solitario in un villaggio argentino e di una donna che vende pesce in una rumorosa strada di Shangai, di un guardiano del faro cileno a Capo Horn e di un ufficiale di bordo sul lago Baikal. Le loro storie sono antitetiche e simili allo stesso tempo.

Vivan las Antipodas! è anche un ritorno intelligente al film ‘planetario’ alla Godfrey Reggio (il documentarista statunitense autore di Koyaanisqatsi, Anima mundi e Naqoyqatsi, gli ultimi due presentati a Venezia nel 1991 e 2002), sull’enumerazione delle contraddizioni culturali e ambientali del nostro pianeta, attraverso rigorose e affascinanti dicotomie, che si sviluppano per mezzo di un montaggio particolarmente creativo di immagini documentaristiche, scandite da musiche suggestive.

«Un giorno viaggiando in Argentina – ha dichiarato Victor Kossakovsky – vidi un uomo che pescava da un piccolo ponte in un piccolo villaggio. Nella luce del tramonto, quel posto così semplice mi è sembrato il più meraviglioso al mondo. Ho pensato: cosa accadrebbe se tirassi ben più in fondo quel filo della canna da pesca, attraverso il centro della terra? Cosa avrei visto esattamente dall’altra parte? Ho controllato, e avrei trovato una delle città più popolate, movimentate e rumorose del pianeta, Shanghai. Poi ho imparato che da quando la maggior parte del pianeta è ricoperta dall’acqua, esistono solo poche terre abitate che hanno agli antipodi altre terre. Ad esempio, in tutta l’Europa solo la Spagna ha un paese agli antipodi, la Nuova Zelanda. Gli Stati Uniti hanno solo uno stato, le Hawaii, che ha agli antipodi il Botswana, a sua volta l’unico paese africano ad avere una terra agli antipodi. Abbiamo inoltre filmato nella coppia di luoghi secondo me più belli e cinegenici, il Lago Baikal e Capo Horn. Qualche volta accade che hai una buona idea per un film ma poi, quando davvero la realizzi, capisci che l’idea era migliore della realtà. In Vivan las Antipodas! accade invece che gli opposti coesistano. L’idea era buona, ma cosa realmente ho trovato è qualcosa di incredibile e sorprendente».