Taormina Film Fest annuncia il programma

Taormina-Film-FestivalIl 56° Taormina Film Fest si svolgerà da sabato 12 a venerdì 18 giugno e sarà seguito dalla consegna dei Nastri d’Argento il 19 giugno. Anche quest’anno saranno 3 i concorsi in cui si misureranno 7 film per la sezione “Mediterranea”, 7 per la sezione “Oltre il Mediterraneo” e una serie di film che concorreranno per il titolo di “Miglior Cortometraggio Siciliano”. “Campus Taormina”, la popolare sezione dedicata ai giovani siciliani, da quest’anno si estende a studenti provenienti da ogni parte d’Italia e prevederà dei workshop interattivi in collaborazione con importanti produzioni internazionali e una “due giorni di incontri con i protagonisti del cinema siciliano”. Il primo nome annunciato è Ambra Angiolini, che condividerà la sua esperienza nel cinema con gli studenti di Campus.
Sempre nell’ambito di Campus Taormina, Officine Artistiche, una delle più importanti agenzie di attori italiane, porta al Festival il progetto Officine Lab, rivolto a tutti i giovanissimi attori italiani. Gli studenti iscritti a Campus, interessati a diventare attori professionisti, potranno presentare domanda per partecipare ad un provino pubblico a Taormina.
Le rassegne dell’edizione di quest’anno vedono come ospiti d’onore il cinema Spagnolo e quello Brasiliano in collaborazione con la Camera di Commercio Italo-Brasiliana, Cinema do Brasile e ANCINE.
In qualità di membro della Giuria internazionale, è stato annunciato il prestigioso nome di Dieter Kosslick, direttore della Berlinale.
Il primo film in anteprima italiana annunciato per la rassegna Grande Cinema al Teatro Antico è la surreale commedia della Sony Pictures, Death at a Funeral, diretta da Neil LaBute con Zoe Saldana (la giovane protagonista di Avatar), Tracy Morgan (Cop Out), Chris Rock (Bad Company, Dogma, Dottor Dolittle) e Danny Glover (2012, Saw, I Tenenbaum). www.taorminafilmfest.it

Italia Doc: Housing

HousingNell’ambito della rassegna sul documentario “Italia Doc” a cura di Maurizio Di Rienzo, mercoledì 10 marzo, alle ore 16, presso la Sala Deluxe della Casa del Cinema di Roma, verrà presentato il libro “L’officina del reale – Fare un documentario: dalla progettazione al film” di Gianfranco Pannone e Mario Balsamo, edito dal Centro di Documentazione Giornalistica. Insieme agli autori interverrà Daniele Vicari.
A seguire, Housing di Federica Di Giacomo (91′), selezionato al Festival di Locarno 2009 (Sezione Ici&Ailleurs) e al Torino Film Festival (Italiana Doc). Il film racconta l’assalto alle case popolari a Bari, dove da oltre vent’anni non si assegnavano case popolari e sono più di 3000 le famiglie che aspettano. Si scatena una guerra fra poveri, un assalto l’uno alla casa dell’altro.
A seguire, l’incontro con gli autori.

Oscar 2010

Kathryn BigelowThe Hurt Locker di Kathryn Bigelow batte Avatar 6 a 3, Precious e Up si aggiudicano due statuette a testa, Jeff Bridges e Sandra Bullock premiati come migliori attori protagonisti. Ecco l’elenco completo dei premi

Miglior film: The Hurt Locker
Miglior regia: 
Kathryn Bigelow per The Hurt Locker
Miglior attore protagonista: 
Jeff Bridges per Crazy Heart
Miglior attrice protagonista: 
Sandra Bullock per The Blind Side
Miglior attore non protagonista: Christoph Waltz per Bastardi senza gloria
Miglior attrice non protagonista:
 Mo’Nique per Precious
Miglior film straniero: El secreto de sus ojos di Juan José Campanella (Argentina)
Miglior film d’animazione:
 Up
Miglior fotografia:
 Mauro Fiore per Avatar
Miglior scenografia:
 Rick Carter, Robert Stromberg e Kim Sinclair per Avatar
Migliori costumi:
 Sandy Powell per The Young Victoria
Miglior documentario: The Cove di Louie Psihoyos
Miglior documentario corto: Music by Prudence di Roger Ross Williams
Miglior montaggio: 
Bob Murawski e Chris Innis per The Hurt Locker
Miglior trucco:
 Barney Burman, Mindy Hall e Joel Harlow per Star Trek
Miglior colonna sonora:
 Michael Giacchino per Up
Miglior canzone originale:
 The Weary Kind di T-Bone Burnett e Ryan Bingham per Crazy Heart
Miglior corto animato:
 Logorama di Nicolas Schmerkin
Miglior cortometraggio d’azione:
 The New Tenants di Joachim Back.
Miglior montaggio del suono:
 Paul N.J. Ottosson per The Hurt Locker
Miglior missaggio del suono: 
Paul N.J. Ottosson e Ray Beckett per The Hurt Locker
Miglior effetti speciali:
 Joe Letteri, Stephen Rosenbaum, Richard Baneham, Andy Jones per Avatar
Miglior sceneggiatura non originale:
 Geoffrey Fletcher per Precious (tratta da Push di Sapphire)
Miglior sceneggiatura originale:
 Mark Boal per The Hurt Locker

Arrestato il regista iraniano Jafar Panahi

Jafar PanhaiIl regista iraniano Jafar Panahi, vincitore del Leone d’oro a Venezia nel 2000 (Il cerchio) e dell’orso d’argento a Berlino nel 2006 (Offside), una delle voci più critiche del regime iraniano, è stato arrestato lunedì notte nella sua abitazione a Teheran insieme alla moglie, la figlia e una dozzina di ospiti da agenti dei servizi di sicurezza. La notizia è stata diffusa da vari siti web dell’opposizione (uno per tutti irangreenvoice.com).
Anche la Berlinale si unisce al coro di proteste per l’arresto di Panahi. Il direttore Dieter Kosslick ha così commentato: «Siamo sorpresi e preoccupati per il fatto che un regista che ha avuto così tanti riconoscimenti internazionali sia stato arrestato per il suo lavoro di artista». In febbraio, a Panahi è stato negato il visto d’espatrio per recarsi come ospite d’onore al Festival di Berlino per partecipare alla tavola rotonda sul tema “Presente e futuro del cinema iraniano: prospettive in Iran e all’estero”. Anche lo scorso ottobre era stato impedito a Panahi di lasciare il Paese per essere presente al Festival di Mumbai.
Panahi, la moglie e la figlia erano già stati arrestati una prima volta il 30 luglio dell’anno scorso mentre prendevano parte ad una commemorazione di Neda Aqa-Soltan, la manifestante uccisa durante gli scontri e morta dopo un’agonia, le cui immagini avevano fatto il giro del mondo sulla rete. Poche ore dopo i tre erano stati rilasciati. Un altro regista iraniano critico del regime, Mohammad Rasoulof (a luglio a Roma per il Senza Frontiere Film Festival con Head Wind e in settembre al festival di San Sebastian con White Meadows), era tra le 15 persone arrestate lunedì sera nell’abitazione di Panahi.

Vittorio Veneto Film Festival: i premi

Piede di DioSi è conclusa il 28 febbraio la prima edizione del Vittorio Veneto Film Festival, dedicato al cinema per ragazzi. La giuria, composta da 600 ragazzi provenienti da tutta Italia, ha scelto tra i 12 film finalisti in concorso i tre vincitori: The Crocodiles (di Christian Ditter, Germania 2009), Surprise! (di Paul Ruven, Paesi Bassi 2008) e Skirt Day (di Jean-Paul Lilienfeld, Francia 2008).
La menzione speciale va, tra gli altri, a Piede di Dio di Luigi Sardiello (Italia 2008), vincitore del Premio Provincia di Treviso.
Il festival è stato organizzato in partnership con il Progetto “Per Fiducia” di Banca Intesa San Paolo, con l’Unicef per la sezione documentari per ragazzi e con il Centre Culturel Francais di Milano.

Piede di Dio alla Casa del Cinema

Piede di DioSi terrà il 1 marzo alla ore 16.00, presso la Sala Deluxe della Casa del Cinema di Roma, una proiezione speciale del film Piede di Dio di Luigi Sardiello.
La proiezione si tiene nell’ambito dell’iniziativa “Professione attore/attrice”: 10 incontri con gli interpreti del cinema italiano a cura di Franco Montini. Ospite della giornata Emilio Solfrizzi, che incontrerà il pubblico alla fine del film.
Ingresso gratuito fino a esaurimento posti.

Dal futuro alle foreste in 3D

Christopher Lloyd in Il richiamo della forestaLe sue passioni sono la natura e i viaggi nel tempo: protagonista del film di Richard Gabai ispirato al romanzo di Jack London, Christopher Lloyd si racconta a Filmaker’s

di Barbara Zorzoli
barbara.zorzoli@inwind.it

È un segno del destino; mentre sto scrivendo l’intervista, alla tv trasmettono il primo dei tre film della trilogia Ritorno al futuro. Sorrido quando sento Lloyd esclamare con quel suo tono unico: «Great Scott!» (in italiano reso con «Grande Giove!»). Non sarà giornalisticamente corretto ma devo dirlo: lo adoro! Sarà per il viso simpatico, la voce profonda o il curriculum zeppo di personaggi a dir poco strambi, come appunto il mitico Dottor Emmett Brown, l’autista ex-hippy Jim Ignatowski nella sitcom Taxi, il terrificante giudice Morton di Chi ha incastrato Roger Rabbit?, oppure lo zio Fester de La famiglia Addams… comunque sia Christopher Lloyd (71 anni) è un attore di talento, che ha sapientemente alternato il cinema a una florida carriera teatrale (ha preso parte a più di 200 pièce). Grande trasformista, Chris ha almeno due passioni in comune con questi suoi personaggi. Volete sapere quali? Come “Doc” ama l’idea andare a spasso nel tempo e soprattutto, come il suo nuovo personaggio in Il richiamo della foresta 3D di Richard Gabai (il primo film tutto live action in 3D, privo di effetti speciali o immagini create al computer), ama il Montana e la natura, ma sa che è bene averne rispetto. Lloyd, infatti, interpreta Bill, un nonno che vive sulle montagne innevate del Montana, a cui viene affidata la nipote Ryann (Ariel Gade) che vorrà tenere con sé un Husky incrociato con un lupo selvatico, nonostante gli avvertimenti sulla sua natura selvatica da lui elargiti ogni sera, attraverso la lettura del libro di Jack London Il richiamo della foresta (a cui si ispira la pellicola).
Chris ho letto che hai una casa nel Montana come il tuo personaggio. Significa che, come lui, ami la natura e le montagne?
«Sì avevo una casa, ma anni fa. Il Montana comunque è un luogo fantastico, ci si sente davvero in contatto con la natura. Ci sono splendidi panorami, foreste, laghi, la vita lì è tranquilla e la gente genuina».
Sei mai stato “spaventato” dalla natura?
«Mi è capitato di perdermi durante delle camminate in montagna e di non sapere più dove andare, ma poi per fortuna ne sono sempre uscito salvo. La natura va rispettata e, come sa il mio personaggio, adeguatamente temuta. Ma c’è qualcosa di magico in lei, la pace, la tranquillità, tutto si compie senza nessuno sforzo… in generale mi sento al sicuro nella natura, avvolto da una pace difficile da trovare altrove».
Che tipo di uomo è il tuo personaggio?
«È un uomo, vedovo da poco, che vive isolato sulle montagne, in un casa senza tv, internet e altro. La sua è una scelta radicale per vivere davvero in simbiosi con i ritmi della natura».
Hai letto il libro di Jack London?
«Sì, è una storia meravigliosa, non si parla solo di un cane, Buck, ma dell’essere umano in quanto tale e di tutto il complesso di emozioni umane».
Sono curiosa di sapere se hai dei nipoti a cui racconti o leggi delle storie come questa.
«No, non ho nipoti, ma ho un figlioccio, l’ho visto crescere ed è stato un processo davvero meraviglioso… e questo mi ha aiutato a comprendere il rapporto nonno-nipote del film».
Hai un ricordo particolare o un aneddoto dal set da raccontarmi?
«Abbiamo girato a Lincoln, un piccolo villaggio, e tutti si sono messi a diposizione della troupe tanto che il film è diventato è diventato un po’ di tutti una sorta di progetto della comunità!».
Per finire devi togliermi un’altra curiosità: come Dr. Emmett Brown anzi, “Doc”, di Ritorno al futuro, hai fatto sognare mezzo mondo con l’invenzione macchina del tempo. Ma tu, hai mai sognato di viaggiare nel tempo?
«Certo, andrei ovunque, specialmente nel passato, ad esempio in Gran Bretagna all’epoca dei primi celti nel 3000 A.C. per vedere con i miei occhi come è stata messa su Stonehenge! Ma anche i primi anni della comparsa dell’uomo sarebbero un viaggio affascinate…».
E il futuro?
«…stiamo facendo progressi straordinari in ogni campo, la tecnologia avanza senza sosta, per cui sì, non sarebbe male vedere come sarà il mondo tra cento anni!».

Berlinale 60: i premi

BalIl film turco Bal conquista l’Orso d’Oro, Polanski riceve – a distanza – l’Orso d’Argento per la Miglior Regia e La bocca del lupo guadagna due importanti riconoscimenti

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

La 60ª edizione del Festival di Berlino si è conclusa con l’assegnazione dell’Orso d’Oro al film Bal (Honey), del regista turco Semih Kaplanoglu. Dopo Yumurta (Egg) e Süt (Milk), quest’ultimo in concorso a Venezia nel 2008, il film è la terza e ultima parte di una trilogia sulle condizioni di vita rurale in Anatolia e racconta il viaggio del giovane Yusuf alla ricerca del padre scomparso tra le impervie montagne del territorio mentre trasferisce i suoi alveari lontano dalle zone colpite da una misteriosa morìa di api.

L’Orso d’Argento, Gran Premio della Giuria, va invece al film Eu Cand Vreau Sa Fluier, Fluier (If I Want to Whistle, I Whistle), opera prima del regista rumeno Florin Serban, che racconta, attraverso la mirabile performance di attori non professionisti, le imprevedibili conseguenze di un amore nato all’interno di un carcere minorile tra un giovane detenuto e una studentessa in visita. Il film ha inoltre ricevuto l’Alfred Bauer Prize, che trae il nome dal fondatore del Festival ed è solitamente assegnato a opere particolarmente innovative.

A conquistare l’Orso d’Argento per la Miglior Regia è Roman Polanski con il thriller The Ghost Writer. Protagonista è uno scrittore britannico (Ewan McGregor) chiamato a scrivere le memorie dell’ex primo ministro Adam Lang (Pierce Brosnan), scoprendo delle verità che metteranno a repentaglio la sua vita. A ritirare il premio al posto del regista premio Oscar, agli arresti domiciliari in Svizzera per le note vicende giudiziarie, i produttori Alain Sarde and Robert Benmussa.

L’Orso d’Argento per la migliore interpretazione femminile è andato a Shinobu Terajima, protagonista di Caterpillar, del regista giapponese Koji Wakamatsu. Nel film Shinobu è la moglie di un veterano della seconda guerra cino-giapponese, gravemente mutilato dopo l’esperienza bellica.

L’Orso d’Argento per il Miglior Attore va ex-equo a Grigori Dobrygin e Sergei Puskepalis per la loro splendida interpretazione in Kak ya provel etim letom (How I Ended This Summer) del regista russo Alexei Popogrebsky. Ambientato nelle desolate distese ghiacciate del circolo polare artico, il film racconta il difficile rapporto tra Sergei, un esperto metereologo, e Pavel, un giovane laureato alle prese con la sua prima esperienza alla base. Sergei e Pavel sono gli unici due esseri umani rimasti alla base e il loro rapporto è destinato a subire violente alterazioni a seguito di una notizia che Pavel non avrà il coraggio di comunicare a Sergei.
Sempre per lo stesso film, Pavel Kostomarov ha ricevuto l’Orso d’Argento per il miglior contributo artistico nella fotografia.

Wang Quan’an e Na Jin hanno ricevuto l’Orso d’Argento per la Miglior Sceneggiatura per il film Tuan Yuan (Apart Together) di Wang Quan’an, che ripercorre la tragedia di un paese diviso attraverso la storia di un ex soldato che, dopo 50 anni, torna a Shanghai per incontrare l’amore di un tempo.

Tra i premi assegnati nelle sezioni collaterali del festival, segnaliamo il Teddy – Queer Film Award, dedicato ai migliori film che affrontano tematiche gay/lesbo, che è stato assegnato tra gli altri a La bocca del lupo del nostro Pietro Marcello, premiato come Miglior Documentario. Il film, in concorso nella sezione Forum, ha inoltre ricevuto il Caligari Film Prize, che consiste in una somma di 4.000 euro (metà per il regista, metà per la distribuzione) elargita dalla German Federal Association of Communal Film Work e dal magazine Film-dienst.

Io, il mostro

Benicio Del Toro in The WolfmanNei panni dell’Uomo Lupo nel film di Joe Johnston, Benicio Del Toro si racconta a Filmaker’s in un’intervista esclusiva

di Francesco Cinquemani
francesco.cinquemani@gmail.com

Hai interpretato tanti film. Ne produci uno ed è sui licantropi. Perché?
«Mi sono sempre sentito diverso. Mi è capitato spesso nel corso della vita. Intanto perché sono portoricano e sono cresciuto negli Stati Uniti. Sono un emarginato, faccio parte di una minoranza. Sono di razza latina, sono cattolico. Ho un grande senso di colpa che mi deriva dalla consapevolezza del peccato originale. Mi sono spesso sentito un mostro. È successo anche di provarlo all’interno della mia famiglia».
Quando?
«Nell’istante esatto in cui ho detto che volevo fare l’attore. Mi hanno trattato come un pazzo. E in effetti bisogna essere folli per fare questo lavoro. La gente normale neanche lo considera un mestiere».
Ti senti un mostro.
«Sì, (sorride) più spesso di quello che puoi pensare… un mostro e un emarginato».
Anche ora?
«Sì, non hai una vita normale. A volte non puoi nemmeno passeggiare per strada da solo».
Come scegli se interpretare un ruolo?
«Ci sono tre fattori che mi aiutano e che sono determinanti. Il copione, il regista e gli altri attori. Se due dei tre elementi sono validi, allora l’alchimia può portare a un buon film. Una buona storia con bravi attori. Un buon regista con una storia che funziona e attori scarsi può anche fare un capolavoro. Un buon regista senza una storia che regge e gli attori giusti, può forse riuscirci una volta, ma sarebbe un colpo di fortuna. Il vero problema in questo campo e a Hollywood è trovare una buona storia. È la cosa più difficile in questi tempi. Tanti registi bravi, tanti attori validi e così poche storie».
Così può capitare di rivolgersi al passato.
«È vero in The Wolfman, la storia funziona, andava bene negli anni 40. E regge ancora ai nostri tempi. È una grande favola nera. È romantica e horror insieme. È un archetipo. E poi ha un grande personaggio».
L’uomo lupo. Ti affascina?
«Sì, fin da piccolo è stato sempre il mio mostro preferito. L’idea da cui è nato il film era di rendere omaggio al Wolfman del 1941 con Lon Chaney Jr di cui io sono sempre stato un grande fan. È stato il primo film dell’orrore che ho visto in vita mia. Gli altri si travestivano da Dracula, da Frankenstein, da Zorro, ma io da bambino ero il lupo, il lupo mannaro. Sempre il lupo. Lo sentivo vicino. Lo capivo. Era parte di me».
Perché?
«Forse perché era il mostro del popolo. Non era nobile o borghese. Non era frutto di un esperimento sfuggito al controllo».
Era una manifestazione del folclore popolare…
«Sì, addirittura zigano». (Ride)
Nel film si vede questo amore. Il classico Universal è affrontato con un rispetto oserei dire filologico.
«Sì, volevamo dargli quell’atmosfera retrò. Non stravolgerne né attualizzare il mito».
È pieno di citazioni anche da altri film, tipo…
«Sì, Il lupo mannaro di Londra, Il mistero del Tibet…».
Ma anche da altri film. Mi è sembrato di vedere un omaggio anche a un vecchio film inglese, di Terence Fisher, con Oliver Reed.
«L’implacabile condanna. Sì è il mio preferito. Sei il primo che se n’é accorto».
Hai perfino la stessa frangetta di Oliver Reed e la stessa…
«Camiciona bianca (ride). Che dici gli assomiglio un po’…?».
A tratti sembri lui. Pure nello stile di recitazione.
«Mi fa piacere. Lo prendo per un complimento. Era un grande».
E altri attori? I tuoi preferiti?
«Beh, prima c’era Mastroianni, ma se n’è andato. Poi c’è stato Brando e ci ha lasciato anche lui. Ora c’è rimasto solo Jack».
Nicholson…
«Sì. È il più grande al mondo. Ci sono tanti attori. Grandi attori. C’è De Niro, c’è Pacino, c’è Hopkins. Loro sono grandi. Ma Jack è Jack. È unico».

Berlinale 60: il film d’apertura

Tuan Yuan

Ad aprire la 60ª edizione del Festival di Berlino è il film cinese Tuan Yuan (Apart Together) di Wang Quan’an, proiettato in anteprima mondiale alla presenza del regista, già vincitore dell’Orso d’Oro con Il matrimonio di Tuya (2007), e degli attori Lisa Lu, Ling Feng, Monica Mo and Jin Na. Il film narra la storia di un grande amore sullo sfondo delle tragedie di un paese diviso. L’ex soldato Liu Yansheng, scappato da Shanghai a Taiwan nel 1949 per sfuggire alle truppe di Mao Tse-tung, rivede dopo moltissimi anni quello che era stato l’amore della sua vita. Il loro incontro riaccenderà emozioni a lungo sopite. (Laura Giacalone)

Berlinale 60: la Retrospettiva

MetropolisOltre alla versione restaurata di Metropolis, Berlino rende omaggio ai registi e agli attori che hanno segnato la storia del Festival e alle donne del Nuovo Cinema Tedesco

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Per il suo 60° anniversario la Berlinale dedicherà una Retrospettiva alla storia stessa del festival, omaggiando i film e gli autori che negli anni hanno contribuito a decretarne il successo.
A presentare le proiezioni, e a parlare al pubblico del loro lavoro e del loro decennale rapporto con la Berlinale, saranno gli attori Jeanne Moreau e Bruno Ganz e i registi Jerzy Skolimowski e Rainer Simon.

Icona e musa della Nouvelle Vague, Jeanne Moreau ebbe il suo più grande successo alla Berlinale con il film di Michelangelo Antonioni La notte, con Marcello Mastroianni, vincitore dell’Orso d’Oro nel 1961. La Berlinale ha già premiato l’attrice l’Orso d’Oro alla carriera dieci anni fa e oggi la ricorda nell’ambito della Retrospettiva “Play it Again…!”.
Anche il regista britannico Stephen Frears è un ospite fisso alla Berlinale. Tre anni prima di ricevere l’Orso d’Argento per la regia di Hi-Lo Country (1999), aveva presentato al festival la sua straordinaria versione di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, Mary Reilly, nel 1996, un film che il programma della Berlinale ripropone a grande richiesta anche quest’anno.
Con il film Il vergine il regista polacco Jerzy Skolimowski vinse l’Orso d’Oro nel 1967, conquistando pubblico e critica. Dopo aver girato una serie di film nel Regno Unito, negli Stati Uniti e nella Repubblica Federale Tedesca, Skolimoski decise di dedicarsi unicamente alla pittura, per tornare alla Berlinale solo nel 2008 con Cztery noce z Anna (Four Nights with Anna).
Con Die Frau und der Fremde (The Woman and The Stranger), Rainer Simon fu il primo e unico regista dalla Germania Est a vincere l’Orso d’Oro (1985). Tratto da un romanzo di Leonhard Frank, il film scomparve dagli schermi fino al 2008 per problemi di copyright.
Anche l’attore Bruno Ganz è un habitué del Festival sin dal 1978. Mirabile la sua interpretazione in Nella città bianca di Alain Tanner, selezionato alla Berlinale nel 1983.

A dare il via agli incontri con gli autori sarà il curatore David Thomson, che spiegherà le ragioni che lo hanno spinto a selezionare questi film nell’ambito della Retrospettiva. Particolare attenzione verrà inoltre dedicata anche ai vincitori dell’Orso d’Oro alla carriera di quest’anno: l’attrice Hanna Schygulla e lo sceneggiatore Wolfgang Kohlhaase.

Tra gli eventi speciali, anche la proiezione della versione restaurata di Metropolis di Fritz Lang, con l’aggiunta di ben 30 minuti, frutto della sensazionale scoperta di alcune scene mancanti appartenenti alla versione originale del 1927.

Oltre ai lungometraggi selezionati da David Thomson, la Retrospettiva e Berlinale Shorts celebrano inoltre l’opera delle migliori registe degli anni 70, presentando una selezione di cortometraggi realizzati da autrici come Sieglinde Hamacher, Elfi Mikesch, Helke Sander, Monika Treut e molte altre. Mentre il Nuovo Cinema Tedesco produceva talenti come Fassbinder, Herzog e Kluge, «le registe della Repubblica Federale Tedesca – come scrisse il critico Thomas Elsaesser – erano infatti molto più numerose che in qualunque altro paese». Alla Berlinale, dunque, il compito di ricordarne il talento.
Il programma completo della Retrospettiva è disponibile su www.berlinale.de e www.deutsche-kinemathek.de.

Berlinale 60: il programma

Banksy

Tra gli eventi di punta, il film fuori concorso dello street artist Banksy, l’omaggio a Eric Rhomer e l’incontro con Norman Foster sul futuro delle sale cinematografiche

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Con il film Exit Through the Gift Shop, del famoso street artist britannico Banksy, si chiude la rosa dei film selezionati per la Competition alla 60ª edizione del Festival di Berlino. Il suo film d’esordio – dice l’artista – «è un film su un uomo che ha cercato di fare un film su di me». Il film sarà presentato Fuori Concorso.
Saranno in totale 26 i film proiettati nella sezione Competition, di cui 20 concorreranno per l’Orso d’Oro e gli Orsi d’Argento: 18 i film in anteprima mondiale e 18 i paesi di provenienza delle pellicole.

Per ricordare il regista Eric Rhomer, recentemente scomparso, verrà proiettato – nella sezione Berlinale Special – il film Pauline alla spiaggia, che vinse l’Orso d’Argento per la miglior regia nel 1983. Rohmer partecipò alla Competition berlinese altre tre volte, con La collezionista (Orso d’Argento nel 1967), Racconto d’inverno (1992) e Triple Agent – Agente speciale (2004).

Da segnalare inoltre, in occasione del 60° anniversario del Festival, un incontro interdisciplinare sul Futuro dei Cinema, durante il quale architetti, urbanisti, filmmakers ed esperti del settore discuteranno le loro idee sugli sviluppi futuri delle sale cinematografiche, con particolare riguardo alla loro architettura, alla loro funzione sociale e al rapporto con il tessuto urbano.
L’evento si terrà il 14 febbraio, tra le 14 e le 16 presso la Neue Nationalgalerie di Berlino, e vedrà tra i suoi relatori il famoso architetto Norman Foster. Tra gli altri ospiti, il produttore, distributore ed esercente cinematografico francese Marin Karmitz; l’architetto austriaco Wolf D. Prix, l’esperta in materia di trend internazionali Li Edelkoort; il filmmaker sperimentale Heinz Emigholw e il critico Deyan Sudjic, direttore del Design Museum di Londra e direttore della Biennale d’Architettura di Venezia nel 2002. Un evento che – come ha osservato il direttore della Berlinale Dieter Kosslick – «crea una piattaforma interdisciplinare di scambio fra diversi settori legati all’industria cinematografica».
Il programma completo delle proiezioni e degli eventi può essere scaricato dal sito: www.berlinale.de

Piede di Dio allo Spazio Oberdan

Piede di DioDomenica 31 gennaio alle 18.30, presso lo Spazio Oberdan in Viale Vittorio Veneto 2 a Milano, nell’ambito della manifestazione “Il cinema italiano visto da Milano”, sarà proiettato il film Piede di dio di Luigi Sardiello, con Emilio Solfrizzi e Filippo Pucillo. A seguire, incontro con il regista.

I Poeti di D’Angelo al FilmStudio

Poeti

Il documentario Poeti di Toni D’Angelo, presentato nella sezione Controcampo Italiano della 66a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, sarà in sala al Filmstudio di Roma a partire dal 29 gennaio 2010.

Berlinale 60: i giurati

Werner HerzogA decretare i vincitori del Festival, sotto l’egida di Werner Herzog, saranno la regista Francesca Comencini, lo scrittore Nuruddin Farah, le attrici Cornelia Froboess, Yu Nan e Renée Zellweger, e il produttore José Maria Morales

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Presieduta da Werner Herzog, la giuria internazionale che deciderà l’assegnazione dell’Orso d’Oro, degli Orsi d’Argento e del Premio Alfred Bauer per le pellicole in concorso alla 60ª edizione del Festival del Berlino sarà composta da Francesca Comencini, Nuruddin Farah, Cornelia Froboess, José Maria Morales, Yu Nan e Renée Zellweger.

Tra i registi più celebri del Nuovo Cinema Tedesco, Werner Herzog ha influenzato un’intera generazione di cineasti. In quasi 50 anni di carriera ha realizzato più di 50 film, fra cui Aguirre: furore di Dio (1972), Nosferatu, il principe della notte (1978), Fitzcarraldo (1982, Palma d’Argento a Cannes per la Miglior Regia), Grizzly Man (2005), Encounters at The End of The World (2007), per il quale ha ricevuto una nomination agli Oscar. Vincitore di numerosi premi internazionali, ha ricevuto l’Orso d’Argento per il miglior film nel 1968 per la sua opera prima Segni di vita.

Francesca Comencini è una delle nostre più autorevoli registe. Aveva appena 23 anni quando a Venezia vinse il Premio De Sica per il miglior film d’esordio con Pianoforte (1985). Ha presentato a Cannes Le parole di mio padre nel 2001 e Carlo Giuliani, ragazzo nel 2002. Nel 2004 ha vinto il Premio della Giuria Ecumenica al Festival di Berlino con Mi piace lavorare (Mobbing). Il suo ultimo film, Lo spazio bianco, è stato presentato in concorso a Venezia nel 2009.

Nuruddin Farah è uno dei più importanti scrittori africani. Il suo primo romanzo, From a Crooked Rib (1970), lo ha consacrato al successo mondiale. Le sue opere, spesso incentrate sulla ricerca di un’identità sociale e familiare, sono state tradotte in più di 20 lingue. Nel 1998 ha ricevuto il prestigioso Neustadt International Prize for Literature. Il suo ultimo romanzo, Knots, pubblicato nel 2007, è il secondo di una trilogia sul suo paese d’origine, la Somalia.

Dopo aver debuttato da bambina come cantante, Cornelia Froboess è diventata una delle attrici teatrali e cinematografiche più di successo in Germania. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali il Premio Ernst Lubitsch per aver interpretato “Claire” nell’adattamento cinematografico di Rheinsberg di Tucholsky (1967). Nel 1982 ha inoltre recitato del film di Werner Fassbinder Veronika Voss.

Il produttore spagnolo José Maria Morales ha realizzato più di 50 film con direttori del calibro di Arturo Ripstein, Costa Gavras e Goran Paskaljevic. Nel 2001 ha presentato in Concorso a Berlino La ciénaga di Lucrecia Martel, seguito nel 2004 da El Abrazo Partido del regista argentino Daniel Burman, che ha vinto il Gran Premio della Giuria. Con il dramma La Teta Asustada di Claudia Llosa ha invece vinto l’Orso d’Oro nel 2009.

L’attrice cinese Yu Nan ha ricevuto molteplici premi per le sue interpretazioni. Per Il matrimonio di Tuya, Orso d’Oro alla Berlinale nel 2008, ha avuto il Premio come Miglior Attrice al Chicago International Film Festival. Nel 2008 ha anche recitato nel film d’azione hollywoodiano Speed Racer.

Originaria del Texas, l’attrice premio Oscar Renée Zellweger ha iniziato la sua carriera con film come Jerry Maguire (1996), Il gioco dei rubini (1998) e Betty Love (2000), ma è conosciuta in tutto il mondo soprattutto per la sua interpretazione in Il Diario di Bridget Jones (2001), per il quale ha ricevuto una nomination agli Oscar come Miglior Attrice Protagonista, e per il sequel Che pasticcio, Bridget Jones! (2004). Ha ricevuto un’altra nomination come Miglior Attrice Protagonista con Chicago, film d’apertura al Festival di Berlino nel 2003, ottenendo finalmente il prestigioso riconoscimento nel 2004 con Ritorno a Cold Mountain, anch’esso in concorso alla Berlinale.

Berlinale 60: il Mercato delle Coproduzioni

Berlinale Co-Production MarketLuogo d’incontro fra registi, produttori e finanziatori internazionali, il Market ospita anche una sezione dedicata ai libri, in collaborazione con la Fiera di Francoforte

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

La settima edizione del Mercato delle coproduzioni della Berlinale (14-16 febbraio 2010) chiamerà a raccolta produttori e registi di 37 film selezionati provienienti da 22 paesi diversi e 450 potenziali coproduzioni e partner finanziari.
Per ciascuno di questi progetti, lo staff del Mercato organizza singoli incontri da 30 minuti con ognuno dei potenziali partner: per quest’anno si prevedono ben 1.000 incontri in soli due giorni.
Due dei film che hanno partecipato al Mercato nella passata edizione sono felicemente approdati quest’anno alla Berlinale 2010: The Hunter di Rafi Pitts, coproduzione iraniano-tedesca, sarà in concorso nella sezione principale del festival, mentre The Famous and The Dead, opera prima del brasiliano Esmir Filho, sarà fra le pellicole di Generation 14plus.
Il successo del Mercato è impressionante: oltre il 40% delle transazioni per i progetti selezionati – cioè oltre 90 film – sono andate a buon fine.
I progetti scelti per il 2010 includono fra gli altri i lavori di registi pluripremiati, come il nostro Marco Bechis (Garage Olimpo, Birdwatchers), l’ungherese Jánosz Szász (Woyzeck, The Witman Boys) o il russo Andrey Zvyagintsev (Leone d’Oro con Il ritorno), e il debutto alla regia di due famosi attori: la palestinese Hiam Abbass con il film The Inheritance e il danese Ulrich Thomsen con In Embryo.
A cercare finanziatori è anche la produzione tedesca K5 Film, che ha acquistato i diritti del libro The Have-Nots, vincitore del German Book Prize per il miglior romanzo nel 2006, in vista di un possibile adattamento cinematografico.
Tre dei progetti selezionati (due russi e uno rumeno) sono il frutto di una partnership tra il Mercato della Berlinale e il CineMart di Rotterdam e verranno proiettati nella sezione “Rotterdam Berlinale Express”.
Record di richieste d’iscrizione (ben 267) anche per il Talent Project Market, organizzato in collaborazione con il Berlinale Talent Campus: 11 i progetti selezionati, provenienti da Gran Bretagna, Costa Rica, Francia, Israele, Germania, Canada, Stati Uniti e Norvegia.
Oltre a quelli in programma, verranno organizzati anche una serie di incontri sulle ultime tendenze nella ricerca di finanziamenti nell’industria cinematografica e nel settore delle co-produzioni.
Il 16 febbraio si terrà inoltre la V edizione di “Breakfast & Books”, in collaborazione con la Fiera del libro di Francoforte: dove dieci bestseller internazionali e alcune nuove uscite verranno presentati ai produttori come interessanti opportunità di investimento per l’adattamento cinematografico.

Berlinale 60: le anticipazioni

Shutter Island

Ecco i primi nomi della 60ª edizione del Festival di Berlino: le anteprime di Scorsese e Polanski, le nuove leve dell’avanguardia tedesca e qualche sorpresa italiana…

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

logo_smallAprirà i battenti il prossimo 11 febbraio la 60ª edizione del Festival di Berlino, diretta da Dieter Kosslick. Giovani registi emergenti e nomi eccellenti si contenderanno gli ambiti premi della giuria, che quest’anno è presieduta da Werner Herzog. Ad aprire la Competition sarà il film Tuan Yuan (Apart Together) di Wang Quan’an, uno dei più importanti autori della nuova generazione di filmmakers cinesi e già vincitore dell’Orso d’oro nel 2007 con Il matrimonio di Tuya. Fra le special guest star, Martin Scorsese presenterà in anteprima mondiale Fuori Concorso Shutter Island, con Leondardo DiCaprio, Mark Ruffalo e Max von Sydow, mentre Roman Polanski arriverà con The Ghost Writer, con Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall e Olivia Williams. A chiudere la kermesse sarà il film Fuori Concorso Otouto (About Her Brother) del giapponese Yoji Yamada.

E gli italiani? In attesa di conoscere gli altri titoli in concorso, ci basti sapere per ora che il vincitore dell’ultimo Torino Film Festival, La bocca del lupo di Pietro Marcello – sulla storia d’amore tra un immigrato e un travestito conosciuto in carcere – sarà presentato nella sezione Forum, la più sperimentale del Festival.
Silvio Soldini sarà presente a Berlino nella sezione Berlinale Special Gala con il film Cosa voglio di più, con Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher, che uscirà in Italia il prossimo 30 aprile 2010.
Il corto Giardini di luce di Davide e Lucia Pepe, prodotto dall’Apulia Film Commission, verrà presentato in Berlinale Shorts insieme ad altri 24 cortometraggi provenienti da 15 paesi diversi.
Ci sarà poi Luca Guadagnino con Io sono l’amore, che aprirà la sezione del Cinema Culinario “In the Food For Love”. Per l’occasione, lo chef Christian Lohse cucinerà una dichiarazione d’amore italo-russa: un omaggio a Tilda Swinton, che nel film interpreta il ruolo di un’elegante signora di origine russa che si innamora perdutamente di un giovane chef amico del figlio.

Tornando ai titoli internazionali, la sezione Panorama segna il grande ritorno dei documentari: oltre un terzo delle 50 pellicole in programma rientreranno infatti nel genere documentaristico, per esplorare tematiche legate alla recente crisi globale. Per il resto, la sezione ospiterà le migliori produzioni indipendenti, nella speranza che possano essere di ispirazione per il rinnovamento del mercato.
Esplorando le intersezioni fra il cinema e le altre arti, la sezione Forum Expanded includerà più di 40 film, installazioni e performance da 20 paesi del mondo. Cinema City, per citare alcuni dei lavori selezionati, è un’installazione del filmmaker e artista indiano Madhusree Dutta, che verrà esibita in diversi foyer ed esplorerà le implicazioni del rapporto fra cinema e spazio urbano. Embargo Project, promosso da giovani filmmakers nordamericani, neozelandesi e australiani, affronterà invece il tema della marginalizzazione degli artisti indigeni. Ci sarà inoltre un dibattito sullo stato dell’arte nell’Iran di oggi. Grande sarà l’attenzione dedicata da questa sezione al ritorno del “cinema strutturale” nella pratica artistica e curatoriale contemporanea. Tra le performance più attese, quella di James Benning, luminare del cinema strutturale.

Tutti confermati i 14 film della sezione Perspektive Deutsches Kino, dedicata appunto al cinema tedesco contemporaneo, che si conferma più vitale e pulsante che mai. Metà delle pellicole selezionate, tra l’altro, sono dirette da donne, cosa che fa ancor più onore al lavoro dei selezionatori.
Spaziando dal melodramma alla fantascienza e al musical, la sezione Generation, dedicata ai film per bambini e adolescenti, verrà aperta da una produzione off-Bollywood: Road, Movie, del regista indiano Dev Benegal, e da Alamar, del messicano Pedro Gonwales-Rubio,  che esplora la relazione padre-figlio sullo sfondo degli scenari naturali di una riserva caraibica. Non mancherà l’animazione giapponese, con il film intergalattico Uchu Show e Yokoso di Koji Masunari e Summer Wars del regista di culto Marmoru Hosada.

La 60ª edizione della Berlinale dedicherà infine un omaggio a due artisti che hanno segnato la storia del cinema tedesco del dopoguerra: l’attrice Hanna Schygulla, famosa per le sue interpretazioni nei film di Fassbinder, e lo sceneggiatore Wolfgang Kohlhaase, che riceveranno l’Orso d’oro alla carriera e presenteranno una Retrospettiva loro dedicata.

Addio a Giancarlo Nanni

Giancarlo Nanni

Fondatore del teatro Il Vascello, è stato un impareggiabile innovatore dei linguaggi dell’arte e promotore di spazi aperti alla sperimentazione e alle nuove generazioni

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Si è spento il 5 gennaio, all’età di 68 anni, il regista e autore teatrale Giacarlo Nanni. Nel 1989 aveva fondato insieme alla compagna Manuela Kustermann il teatro Il Vascello, da sempre luogo aperto alla sperimentazione e alle esperienze artistiche che non trovano spazio nelle strutture più tradizionali.

Dopo aver esordito nel mondo dell’arte come pittore, negli anni Sessanta aveva iniziato la carriera teatrale, dedicandosi ai linguaggi più sperimentali e d’avanguardia, basati sull’improvvisazione e l’apporto creativo di tutti i componenti della compagnia. Dal Teatro della Fede, fondato a Roma con la Kustermann, sono usciti artisti del calibro di Memè Perlini, Giuliano Vasilicò, Valentino Orfeo, Pippo di Marca e Gianni Fiori.

Come regista e direttore artistico del Vascello, ha portato in scena autori come come Bernhard, Manfridi, Trigona Occhipinti, Wedekind, Musil, Familiari e tanti altri, oltre alle opere da lui scritte.

Così lo ricorda Manuela Kustermann: «La sua più grande eredità è stata l’apertura verso gli altri, il suo sguardo era sempre avanti, credeva nell’arte che si tramutava in vita. Diceva sempre “Il Vascello deve essere la casa di tutti, aperto ai giovani”».

Piede di Dio: i premi

Piede di DioIl film di Luigi Sardiello continua a collezionare premi: ultimo della serie il Premio Rosebud per la Migliore Opera Prima al Costa Iblea Film Festival

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Il film Piede di Dio diretto da Luigi Sardiello e distribuito da Achab film-Bunker lab ha vinto il Premio Rosebud per la Migliore Opera Prima al Costa Iblea Film Festival, tenutosi a Ragusa dal 9 al 13 dicembre scorso. Il premio è stato consegnato da Valeria Solarino. Durante la kermesse è stato inoltre assegnato il premio alla carriera a Ettore Scola.
Il Premio Rosebud è l’ultimo di una serie di riconoscimenti di cui è stato insignito Piede di Dio e si aggiunge ai seguenti premi:
- Celluloide d’Oro per il miglior attore protagonista a Emilio Solfrizzi al 63° Festival Internazionale Del Cinema Di Salerno;
- Primo Premio ad Andrea Terrinoni, compositore della musica originale del film, al 7° Festival Cinema & Musica di Lagonegro e Latronico.

Al centro del film il rapporto tra Elia (Filippo Pucillo) e Michele (Emilio Solfrizzi): Elia ha un talento. Non ha mai sbagliato un rigore in vita sua. E ha un piede fatato, in pochi calciano il pallone come lui. Ma Elia ha un problema. Ha diciotto anni con un cervello da dodicenne: l’età in cui il padre, per paura, abbandonò lui e la madre per tornarsene a fare il manager, a Roma.
Michele ha un problema. Un incidente gli ha impedito, da ragazzo, di coronare il suo sogno di diventare calciatore. È rimasto nel giro: fa l’osservatore per piccole squadre di provincia, gira, chiacchiera, intrallazza, vive al di sopra delle sue possibilità, mente a se stesso e agli altri.
Ma Michele ha un talento. Riconoscere le qualità dei giovani calciatori, tirar fuori il campione che è in loro.
Quando, in uno dei suoi viaggi al sud ad osservare giovani calciatori, Michele si imbatte per caso, su una spiaggia, nel talento di Elia, ne resta folgorato. Vede in lui, cinicamente, la soluzione di tutti i suoi problemi. Con le strategie persuasive che non gli mancano riesce a convincere la madre ad affidargli il ragazzo: Michele diventerà il suo
manager e lo avvierà ad una grande carriera.
Per questa strana coppia inizia così un viaggio della speranza nella grande città, nel mondo del calcio, ad affrontare procuratori prepotenti e direttori sportivi onnipotenti, fino all’occasione del provino con una grande squadra…

A Natale regala i DVD e i libri di Filmaker’s magazine

Alice dalle 4 alle 5

Nell’augurare a tutti buone feste, FILMAKER’s magazine offre ai suoi lettori qualche spunto per i regali natalizi. Fino alla fine dell’anno, sarà infatti possibile accedere al nostro catalogo DVD e libri a un prezzo speciale, usufruendo di uno sconto del 50%.

Ecco di seguito l’elenco dei nostri titoli, disponibili eccezionalmente al prezzo speciale di 5 euro (più spese di spedizione):

DVD:
- Lo straniero di Orson Welles
- La piccola bottega degli orrori di Roger Corman
- Terrorists di Jay Martel
- Piovono mucche di Luca Vendruscolo
- Occidente di Corso Salani
- La persona De Leo N. di Alberto Vendemmiati

LIBRI:
- Mi chiamavano Pablo, di Gianluca Arcopinto
- Alice dalle 4 alle 5, di Gionata Zarantonello (romanzo da cui è tratto il film La stanza delle farfalle in uscita dal 2010)

Chi fosse interessato, può contattarci via posta (Redazione Filmaker’s magazine, via Aureliana n. 53, 00187 Roma) o email (redazione@filmakersmagazine.it).

Rezza e Mastrella al Teatro Vascello

Rezza e Mastrella

In scena al Teatro Vascello di Roma fino al 3 gennaio il nuovo spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, con Antonio Rezza e Ivan Bellavista. E per la notte di Capodanno, prevista una serata speciale. Da non perdere. Info e contatti: www.teatrovascello.it, www.rezzamastrella.it.

Nomadica: Festival del cinema e delle arti

Nomadica

Parte ad aprile il primo festival per la distribuzione dal basso: un network sotterraneo per la diffusione dell’arte e del cinema indipendente e un cantiere di idee e nuovi talenti

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Nasce Nomadica, il primo festival per la distribuzione dal basso. Capovolgendo tutte le regole dei festival tradizionali, Nomadica si propone di creare una rete sotterranea volta a diffondere film e opere d’arte che non hanno la possibilità di raggiungere il grande pubblico. Aperto a lungometraggi, cortometraggi, documentari, film d’arte, d’animazione e sperimentali, il festival partirà ad aprile 2010 per andare avanti ad libitum, in base agli spazi partecipanti. I film e gli autori che parteciperanno sono già tantissimi, tra cui Davide Manuli con Girotondo, giro attorno al mondo, Beket e Inauditi-Inuit! e Canecapovolto con Uomo massa. Malastrada Distribuzione sosterrà la stampa e la circolazione di alcuni dei film in DVD, creando così un circuito homevideo indipendente capace di autosostenersi. Nomadica si propone come una piattaforma internazionale ed è legato al FFAN Film Festival del Amanecer (Nòmade), un’esperienza simile che ha base in Uruguay e che ha già dato vita a diversi spazi in Europa. Associazioni, centri, librerie, piccole gallerie e spazi espositivi di ogni genere possono aderire all’iniziativa per sostenere e ospitare il festival.

Cinema Autonomo è un progetto di ricerca che si inserisce nel più ampio processo di creazione e diffusione di malastrada.film, centro fondato nel 2004 che sperimenta linguaggi e nuove forme dell’audiovisivo, applica nuove strategie nella produzione e distribuzione di opere filmiche e propone valide alternative alle reti e alle strutture istituzionali. Tra i titoli distribuiti in homevideo da Malastrada è il film di Davide Manuli, Inauditi-Inuit!. Il docufilm del regista di Beket, in concorso al TorinoFilmFestival 2006, è il secondo dvd, dopo la sua opera prima Girotondo, giro intorno al mondo, a trovare una distribuzione home video dopo l’uscita nelle sale, in allegato a Filmaker’s magazine.
Il documentario racconta il viaggio del regista e del suo assistente Jérôme Duranteau nelle fredde terre del Canada settentrionale, dove il popolo eschimese degli Inuit può usufruire di un’assistenza sanitaria tramite i computer e installazioni di telemedicina provenienti dalle strutture ospedaliere del continente. Un documentario investigativo che indaga sulle concrete possibilità di attuazione  di questo alternativo servizio di assistenza medica, firmato da un regista, Manuli, che abbracciando il progetto di malastrada.film dimostra come la sperimentazione passi anche attraverso l’identificazione di nuovi canali di distribuzione, oltre che di nuovi codici linguistici.

Partendo dall’assunto teorico che «L’opera cinematografica è il filtro dell’essere, e deve quindi scrollarsi di dosso le forme date», Cinema Autonomo si configura come punto di incontro tra cineasti, teorie e stili differenti, e tra autori e spettatori. Il progetto raggruppa sei registi tra Catania, Torino e Parigi che lavorano attualmente alla realizzazione di tre pellicole. Gli autori hanno la concreta possibilità di condividere il processo creativo e produttivo dei propri film con i singoli utenti che, attraverso il web, possono investire una parte minima, consentendo la realizzazione delle opere cinematografiche.
Con questo sistema di produzione finanziato “dal basso” malastrada.film è riuscita a portare a compimento due lungometraggi, coinvolgendo 1600 co-produttori e ottenendo oltre 100 proiezioni tra Italia e estero. Tra le pellicole realizzate, Facs of Life di Silvia Maglioni e Graeme Thomson, film a dispositivi poetici-concettuali che esplora il pensiero di Gilles Deleuze in relazione allo spirito rivoluzionario del Centro Universitario Sperimentale di Vincennes/Paris 8 e alla situazione biopolitica attuale; città-Stato, un mito antropologico televisivo, di malastrada.film, opera incentrata sul mezzo attraverso cui opera il potere sovranazionale, esercitato da politici corrotti e mafiosi, ministri della chiesa e imprenditori, sulla vita delle masse, secondo il principio imperituro “homo homini lupus”; Opera filosofica nomade di Ofono, sperimentazione attorno a quel “desiderio di senso” che ci rende umani, ma che non trova risposta sul piano di enunciati universali; L’homme propose… Dieu dispose, di Dario Castelli e Fabio Colazzo, opera che ripercorre il viaggio fisico e spirituale di Badou, nato buddista in Vietnam e approdato musulmano in Senegal; Mancanza, di Stefano Odoardi, un film sull’amore, destrutturato nella forma, che manifesta la poetica dell’autore attraverso immagini sobrie,visive, autentiche.
Cinema Autonomo è uno spazio creativo condivisibile, in continuo divenire, che attiva meccanismi sinergici tra la letteratura, la filosofia, la grafica, il suono, il video; connessioni che convergono in un’opera unica, il cui processo è “aperto” a chiunque voglia farne parte. Info e contatti: www.malastradafilm.com, www.cinemautonome.com.

Professione Stuntman

Claudio Pacifico

Nasce la Stunt Concept International Academy, la prima accademia internazionale per stuntmen e stunt-coordinators, aperta anche alle donne. Claudio Pacifico ci racconta di cosa si tratta

di Luca Adami
lucadami@hotmail.it

Un uomo e il suo sogno sono i protagonisti di innumerevoli pellicole cinematografiche: c’è chi racconta storie fantastiche come accade in Big Fish, chi svela realtà psicologiche come Danny De Vito in The Big Kahuna e, sempre parlando di ‘big’, c’è chi attende con trepidazione l’inaugurazione della nuova Stunt Concept International Academy di Roma, una vera e propria scuola di formazione per stuntmen e stunt-coordinators che si propone fra gli obiettivi di base quello (e forse il più impegnativo) di diventare un nuovo punto di riferimento nel settore. A dirigerla lo stunt Claudio Pacifico, che ha partecipato tra gli altri a King David (1985) e Giovanni Falcone (1993), Il talento di Mr. Ripley (1999) e Che – Guerriglia (2008), realizzando anche come Coordinatore di Unità Stuntmen pellicole come U-571 nel 2000 (film che gli valse la nomination al Taurus World Stunt Awards come ‘Best Water Work’) e Maléna di Giuseppe Tornatore. Nel 2002 ha ricevuto un’altra nomination come ‘Best Fight’ per Gangs of New York di Martin Scorsese. Abbiamo chiesto direttamente a lui di raccontarci l’avvio della sua carriera e la nascita della nuova accademia.
Come è nata la tua attività di stuntman?
«Sono figlio d’arte, mio padre Benito Pacifico ha fatto questo mestiere per più di quarant’anni e purtroppo è venuto a mancare due anni fa. Da lui ho appreso il mestiere, è stato un amore a prima vista, cioè ci sono nato dentro».
Che difficoltà hai incontrato nella realizzazione del progetto dell’Accademia?
«Moltissime. Sono ormai tredici anni che ho quest’idea e oggi fortunatamente si sta realizzando. In questi anni ho purtroppo incontrato parecchie realtà, anche politiche, che mi hanno ostacolato».
E all’interno della scuola come intendi sviluppare le attività, i corsi, le attrezzature?
«Il circolo sportivo KiFlow ci dà la possibilità di usare la sua struttura: avremo una torretta, la palestra per la scherma, la piscina, e fuori c’è il parco per altri addestramenti specifici… insomma possiamo organizzare dei bei corsi».
In riferimento alla squadra, la scuola sarà aperta anche alle donne, quindi delle future stuntwomen. Perché, secondo te, in Italia sono ancora poco considerate?
«Innanzitutto perché ce ne sono pochissime, e poi perché c’è un ambiente pressappochista: poche, pochissime produzioni chiamano dei veri professionisti. Il mio intento è proprio quello di creare una squadra di donne ben preparate per poter fare un lavoro più completo e molto più professionale».
In un’intervista al Corriere hai detto che un bravo stuntman sa riconoscere i propri limiti, calcolare i rischi. Quindi fare lo stuntman è un modo per maturare e diventare adulti?
«Esatto, soprattutto per me che ho molte specializzazioni. Mi tocca avere sempre il buon senso acceso, no? Proprio per non incappare nell’onnipotenza. La realtà è che io mi sono fatto male un paio di volte nel mio mestiere, non in modo grave, ma per delle stupidaggini…».
Sono cose normali: se uno sta tutto il giorno alla scrivania davanti a un PC gli viene male agli occhi, mentre se uno salta dai palazzi…
«Sì, è normale [ride]. Mi capita spesso di fare cose abbastanza difficili e allora il mio buon senso è quello che mi fa stare in guardia. Diventa un calcolo, una visione periferica completa di quello che stai facendo perché a volte nel fare un’azione devi calcolare anche il vento, il tempo, l’umidità, la luce, il caldo, il freddo».
Recentemente hai lavorato in Prince of Persia della Disney e in Preferisco il Paradiso con Gigi Proietti. Che sensazione si prova a fare lo stuntman in un film?
«Magari dentro di me sono molto soddisfatto perché ho fatto tanto per quel film o per questo lavoro, però dopo la soddisfazione c’è subito l’autocritica. Mi rendo conto che tutto cambia in questa professione, non è mai la stessa cosa».
Probabilmente l’accademia ti porterà via tanto tempo ma, in generale, che progetti hai per il prossimo futuro?
«Sull’accademia concentrerò tutte le mie forze per adesso. Se ho la possibilità o il tempo per fare altri lavori ben vengano. Ma l’accademia, intanto, è la prima tappa… il resto si vedrà».

I Nìguri di Martino a Bologna

Nìguri

Si terrà al Cinema dell’Antoniano di Bologna il 10 dicembre, alle ore 19.30, la proiezione del documentario “Nìguri” del regista indipendente Antonio Martino, vincitore del premio Ilaria Alpi nel 2007 con il documentario “Gara de Nord – Copii pe strada”, sui bambini di strada di Bucarest, e di prestigiosi riconoscimenti sia in Italia che all’estero. Girato nei dintorni del CPA di Sant’Anna (Isola Capo Rizzuto, KR), uno dei campi d’accoglienza più grandi d’Europa, “Nìguri” vuole essere una riflessione poetica sulla condizione di attesa dei richiedenti asilo “parcheggiati nel campo” e sulle difficoltà di integrazione tra i residenti del vicino villaggio e i nuovi arrivati, percepiti come “diversi”.
La proiezione sarà seguita da una tavola rotonda con i principali esponenti delle associazioni impegnate nella difesa dei diritti degli immigrati. L’evento è stato organizzato con il sostegno di YODA, Amani, Terra di Tutti Film Festival, Cestas, Nhelete, M.P.D.O., Cospe, Link, GVC, Amici dei Popoli. L’ingresso è gratuito. Trailer: www.youtube.com/watch?v=iOTxvI7oIIE. Info: www.antoniomartino.net. (L.G.)

Salerno Film Festival: i premi

Piede di Dio

Si è conclusa con la vittoria di Baarìa di Tornatore la 63esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Salerno, tenutasi dal 23 al 28 novembre. A Emilio Solfrizzi è stato assegnato il Celluloide d’Oro per l’interpretazione in Piede di Dio di Luigi Sardiello, mentre a Giorgia Wurth, Benedetta Vallanzano, Fabio Greco e Sara Tommasi è andato il trofeo per migliori attori emergenti. Il Festival ha poi premiato per la sezione lungometraggi Oggi Sposi di Luca Lucini, per la categoria mediometraggi Arrivederci di Valeriu Jerenghi e per i corti Il re dell’Isola di Raimondo Della Calce. Il Premio della Giuria popolare è andato al film Torno a vivere da solo di Jerry Calà. Arechi d’Oro per le fiction Un medico in famiglia e I Cesaroni e Celluloide d’Oro a Carlo Bixio quale produttore cinetelevisivo dell’anno. Un riconoscimento del Festival anche all’attrice Anna Falchi cui è stata consegnata la Medaglia d’Oro della Provincia di Salerno. www.festivaldelcinema.it. (L.G.)

Vampiri d’autore

John Ajvide Lindqvist

Mentre gli americani preparano un remake di Lasciami entrare, John Ajvide Lindqvist ci parla dei suoi nuovi progetti, tra cinema e letteratura

di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com

John Ajvide Lindqvist è uno scrittore fenomenale. Dal suo libro Lasciami entrare (tutti i suoi libri sono editi dalla Marsilio Editori) Tomas Alfredson ha tratto l’omonimo, e altrettanto bello, film. Entrambi, libro e film, sono horror, quindi siete avvisati fin da subito. Se poi diventate suoi fan godetevi anche il suo secondo romanzo L’estate dei morti viventi (il ragazzo vuole spaventare a tutti i costi), inutile dirlo: eccezionale anche questo.
Noi, John Lindqvist, lo abbiamo incontrato e vi garantiamo che di horror questo signore non ha proprio niente, anzi. Personaggio brillante, se non addirittura buffo in qualche momento, ma sincero e aperto come le sue storie, confessa una passione per i film di Bava, Fulci e Argento.
Prima di iniziare a scrivere hai fatto diversi mestieri…
«Volevo diventare un mago, ho vinto anche dei premi ma non è andata, così ho cominciato a fare il cabarettista, anche per strada, l’ho fatto per dodici anni. In seguito ho scritto per la tv, pezzi comici per attori».
Trovi differenza tra lo scrivere per la tv e scrivere un romanzo?
«No, credo che invece mi abbia aiutato».
Ma come sei passato dalla commedia all’horror?
«Intanto voglio dire che i due generi hanno più similitudini di quanto si possa pensare. Entrambi descrivono una situazione realistica con cui tutti possono relazionarsi e poi in quel contesto infilano dentro l’insolito, che nella commedia è qualcosa che fa ridere mentre nell’horror potrebbe essere un vampiro».
Cosa ti ispira per iniziare una storia?
«Inizio sempre da un’immagine. Poi vado alla ricerca di una storia dove sistemare quell’immagine e così inizio a mettere ordine a tutte le suggestioni che provo allora sono pronto perché mi basta mettere ordine a questo caos e inizia la scrittura».
Leggendo Lasciami entrare si provano diverse sensazioni e si sente una grande malinconia
«Lasciami entrare è un’autobiografia. Oscar (il protagonista di 13 anni ndr) vive nello stesso quartiere dove vivevo io quando avevo la sua età. Frequenta la mia stessa scuola e ha gli stessi problemi con i suoi coetani che avevo anch’io. In più è solo come lo ero io, l’unica cosa in cui differiamo e che io per vicino di casa non avevo un vampiro. All’epoca vedevo la vita molto cupa e provo ancora quelle sensazioni quando ritorno con la memoria a quei giorni».
Quando è uscito nei cinema molti hanno parlato dell’anti-Twilight
«Sì, lo so che in molti l’hanno detto e potrebbe essere vero, come è vero che è anche anti-Star Wars, o anti-Il postino. Ma queste cose riguardano la critica. Per quanto mi riguarda quando Tomas Alfredson mi ha mostrato le prime scene montate di Lasciami entrare io ero in estasi perché vedevo quello che avevo in mente mentre scrivevo, qualcosa di orrorifico e sentimentale».
Comunque nel vedere il film e leggere il romanzo si sente questa intimità
«Sì, è vero. Sai che molti hanno parlato di Lasciami entrare tirando in ballo Ingard Bergman».
Ma davvero?
«Sì, soprattutto gli americani e i francesi. Lasciami entrare è il film svedese che ha incassato di più negli Stati Uniti dopo Fanny e Alexander».
Però ora gli americani si preparano a fare un remake.
«Sì e sarà diretto da Matt Reeves (il regista di Cloverfield ndr)».
Ti hanno contattato per tentare di coinvolgerti nel progetto?
«Con Matt Reeves ci siamo scambiati delle mail, mi ha detto che lui non vuole fare il remake del film di Alfredson, ma vuole partire da capo dal libro. La cosa mi ha fatto piacere, però la cosa finisce qui, Per quanto mi riguarda il film perfetto tratto dal mio libro lo hanno già fatto».
Ti dispiace che non abbiano cercato un regista svedese per dirigerlo?
«Ho sempre avuto un’idea chiara al riguardo. Per me un regista non dovrebbe mai lasciare il suo paese. Prendiamo Ingard Bergman oppure Federico Fellini, non sono mai andati in America o lasciato il loro paese per fare i loro film, e questo deve significare qualcosa, no?».
Anche il tuo secondo libro L’estate dei morti viventi diverrà presto un film
«Sì, anche qui si sono già fatte avanti cinque produzioni americane e inglesi per farne un film».
Tutto nel segno dell’horror, vampiri, zombi…
«Il mio tentativo è quello di considerare queste creature in un contesto reale, voglio dire, ma se esistessero davvero cosa farebbero? Non credo che un vampiro sia così romantico come viene spesso rappresentato. E anche uno zombi che farebbe? Io penso che se ne ritornerebbe a casa sua. Sono un fan dell’horror italiano tra l’altro».
I mostri siamo noi
«Bè non vedo in giro vampiri o zombi».
Ma in Svezia come è vissuto il tuo successo internazionale?
«Sono tutti stupiti. Ma non per me, è che noi svedesi siamo sempre stupefatti quando qualcosa che facciamo ha risonanza fuori dai nostri confini, quando qualcuno si accorge che esistiamo».
Progetti per il futuro?
«Scrivere, ed essere felice. Scrivere serve a tenere a bada il mio lato oscuro. E poi volevo far notare una cosa di cui nessuno si è accorto: tre capitoli di Lasciami entrare finiscono con una citazione della Divina Commedia».

Saturno International Film Festival

Jasmine Trinca   in Ultimatum  2

Nella kermesse in programma ad Alatri, sette film in concorso, un convegno su “Cinema e terrorismi” e il premio alla carriera a Michele Placido

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Giunto alla V edizione, il Saturno International Film Festival è l’appuntamento italiano dedicato al legame tra cinema e storia, in programma ad Alatri (Fr) dal 23 al 28 novembre. Tema centrale del festival (che propone anche un concorso internazionale), il rapporto tra “Cinema e terrorismi”, con retrospettiva, convegno e seminario di studi. Affrontare un tema come il terrorismo per un festival cinematografico non è impresa usuale. Ma a contraddistinguere il programma del Saturno International Film Festival è da sempre la volontà di costituire anche un momento di riflessione ed approfondimento, soprattutto per i giovani, sui temi della storia.

Sette i film selezionati per il Concorso internazionale, tra cui l’anteprima italiana di Ultimatum, alla presenza del regista Alain Tasma e della protagonista Jasmine Trinca. Durante la kermesse, verrà inoltre assegnato il Saturno d’oro alla carriera a Michele Placido. «L’edizione 2009 si annuncia ricca di ospiti internazionali e di film di assoluto rilievo», ha commentato Giuliano Montaldo, presidente del Saturno International Film Festival. «Sono convinto – prosegue Montaldo – che quest’anno raggiungeremo un pubblico sempre più vasto e che, soprattutto, potremo contare su una vasta partecipazione da parte dei giovani a tutto beneficio della cultura e, perché no, dell’economia locale. Alatri e Anagni, due perle della Ciociaria, si confermeranno come luoghi ideali per ospitare una manifestazione di così alto livello». Il SIFF omaggia inoltre Vittorio De Sica con una mostra di fotografie inedite che allestita presso lo spazio Mostre del Palazzo Conti-Gentili. Per l’occasione viene presentato il film-documentario Vittorio D. di Mario Canale e Annarosa Morri. www.saturnofilmfestival.com.

Ballo ma sogno il cinema

Selenia Orzella

24enne di Taranto con la passione per la danza, Selenia Orzella racconta il suo debutto sul grande schermo con Marpiccolo

di Stefano Papalia
stevenpap@hotmail.it

Selenia Orzella, classe ’84, nasce a Taranto dove vive fino all’età di 12 anni, quando decide di trasferirsi a Roma per frequentare l’Accademia di danza e dare un senso a quella che era la sua passione dall’età di 3 anni: il ballo. Non ha parenti che la possono ospitare nella capitale e, non potendo ancora lavorare, vive nel Convitto Nazionale dalle suore: «Mi sembrava di vivere in un carcere, mi mancava l’aria, sempre gli stessi orari, sempre le stesse facce» – confessa – «e così, appena ho potuto, all’età di 17 anni ho cercato una casa tutta mia dove poter fare quello che più mi andava e agli orari che volevo».
Come è nata, quando e da cosa la passione per il cinema?
«È stato per caso. Insomma io ho sempre ballato e credevo che quella sarebbe stata la mia unica strada, che la mia vita avrebbe girato solo intorno alla danza. Tanto più perchè sono nata timida, lo sono sin da piccola e non ho mai pensato di poter recitare, anzi era una cosa che avevo escluso a priori. Se non avessi ballato, avrei cantato, dipinto magari, ma recitato mai. Invece certe cose arrivano come fulmini a ciel sereno, del tutto inaspettate e in pochi istanti ti travolgono, ancor prima che te ne accorga».
Qual è al momento la tua passione, il tuo sogno?
«Se dovessi dire cosa c’è al centro dei miei sogni in questa fase della mia vita, avrei difficoltà a dare una risposta certa. Danza o recitazione? Non lo so davvero, direi che stanno alla pari».
Come sei entrata in contatto col regista Di Robilant?
«Ho sentito che stavano per iniziare i provini del film per trovare i due attori protagonisti e che si cercavano ragazzi pugliesi. Dal momento che sono di Taranto ho chiesto alla mia agenzia di capire cosa bisognasse fare per le selezioni. Ho così conosciuto il regista, partecipando ai suoi particolari provini, che sono più dei seminari, degli incontri in cui si valutano attitudini, affinità e non solo capacità dei futuri attori».
Cosa ti ha regalato questa tua prima esperienza?
«Mi ha regalato una valanga di emozioni che non si possono descrivere, perché perderebbero la loro essenza. Il cinema è una cosa magica, quello che fai resta nel tempo, diventa immortale. Puoi essere chiunque, qualsiasi cosa, e una volta sul set ti accorgi che è tutto diverso da come immaginavi; così anche una ragazza timida come me riesce a recitare e sentirsi a proprio agio. Devo dire che sono stata fortunata perché ho avuto un grande regista e una serie di collaboratori davvero perfetti».
Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Sono nel cinema o nella danza?
«Beh, ho appena iniziato una scuola di recitazione con Beatrice Bracchi e credo che questo mondo che mi ha dato tanto da subito non lo abbandonerò molto facilmente, anzi farò di tutto per approfondire e migliorarmi. Sto già partecipando alle selezioni per due casting. Cosa posso dire: speriamo bene! Dall’altra parte c’è tutta una vita passata a ballare su palchi scenici come quello di Domenica in o quello della fiction Grandi domani, che poi è anche il luogo in cui ho iniziato a pensare alla recitazione. Partecipavo a quella fiction come ballerina, ma il regista vedeva in me delle qualità di attrice tanto da farmi dire varie battute e consigliarmi di andare a scuola per tirare fuori il talento. Il ballo per ora resta la mia professione, ma sogno il cinema».

Calabria Film Festival

calabria film festivalParte dall’8 al 12 dicembre a Reggio Calabria la terza edizione del Calabria film festival, dedicato a “Cinema Ambiente e Paesaggio”. Due sono i concorsi per la valorizzazione del paesaggio. “Aree protette della Calabria” ha per tema il paesaggio calabrese. I partecipanti potranno presentare opere audiovisive sulle problematiche relative al patrimonio faunistico, alla salvaguardia degli ambienti naturali e alla conservazione delle tradizioni etniche e culturali della Calabria. Ogni concorrente potrà decidere di presentare un documentario o un cortometraggio di 10’, sui parchi nazionali, riserve marine e oasi indicate come aeree protette della regione calabrese. Ogni prodotto audiovisivo dovrà pervenire, in formato dvd e in busta chiusa, entro e non oltre il 21 novembre 2009 assieme a una scheda contenente credits, caratteristiche tecniche, anno di produzione, una breve biografia dell’autore e dei protagonisti, oltre a un press-book ed una serie di fotografie, e pervenire in italiano o sottotitolati in lingua inglese o italiana in formato PAL DVD. “Cinema, Ambiente, Paesaggio” è invece un concorso internazionale aperto a lungometraggi basati su tematiche ambientali e paesaggistiche. Film dove il paesaggio è sovrano e fa da contorno con i suoi splenditi scenari alle vicende dei protagonisti. Il Festival privilegia film inediti in Italia e, in casi particolari, film che hanno avuto nel nostro Paese una distribuzione limitata. La giuria composta da autori, produttori, attori e critici cinematografici esaminerà i migliori 10 film. I bandi di concorso possono essere consultati sui siti www.calabriafilmfestival.it; www.calabriafilmcommission.eu; www.cometafilm.com. (L.G.)

Med Film Festival

medfilmfestival

Sono 132 le opere tra lungometraggi, cortometraggi e documentari, ma solo 11 concorreranno ufficialmente al Premio Amore e Psiche, indetto dal Med film Festival – in programma a Roma dal 7 al 15 novembre, e attribuito da una splendida giuria eterogenea. Alla XV edizione sono tanti i paesi che partecipano all’insegna di «un continuo lavoro interessato ad un unico fine, lo scambio interculturale» (queste le parole del presidente Ginella Vocca), e sono due i paesi ospiti, Francia e Marocco, «esempio di dialogo e di concreta cooperazione tra due paesi che hanno saputo voltare pagina e guardare al futuro». Focus tematici sono il coraggio – il coraggio dei giovani registi nel raccontare la realtà, esplorando il quotidiano senza temere la diversità, vissuta al contrario come un valore; il viaggio – come ricerca del passato, di un affetto, di se stessi, di una identità; le donne – numerosi i personaggi femminili forti, sempre presenti nella cinematografia mediterranea; le frontiere – frontiere, confini, qual è la differenza?
Filo conduttore sarà comunque l’attenzione ai giovani registi, «poiché da loro provengono i cambiamenti e le segnalazioni importanti dell’evoluzione contemporanea», continua Ginella Vocca, e il valore di tutti i film del festival si può racchiudere in una parola: generosità di sapori, colori, profumi, vita. www.medfilmfestival.org