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		<title>The Artist</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 07:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cannes]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[in sala]]></category>
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		<category><![CDATA[Bérenice Béjo]]></category>
		<category><![CDATA[Jean Dujardin]]></category>
		<category><![CDATA[Michel Hazanavicius]]></category>

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		<description><![CDATA[Michel Hazanavicious torna alle origini della settima arte con un film muto, in bianco e nero, che racconta con impagabile grazia e deliziosa ironia il passaggio al sonoro e rende omaggio ai grandi maestri del cinema]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-6959" title="The-Artist" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2011/12/The-Artist-400x266.jpg" alt="The-Artist" width="400" height="266" /><strong>Michel Hazanavicious torna alle origini della settima arte con un film muto, in bianco e nero, che racconta con impagabile grazia e deliziosa ironia il passaggio al sonoro e rende omaggio ai grandi maestri del cinema<br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Stefania Pala</strong><br />
<a href="mailto:%20stefania.pala@gmail.com">stefania.pala@gmail.com</a>
</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’epoca del suono che aggredisce e narcotizza, il francese Michel Hazanavicius, noto in patria per due parodie di James Bond intitolate all’agente Oss 117, torna al cinema muto con un sorprendente melò romantico sui temi della creatività artistica, il tempo che passa, la fama che dirada. 100 minuti di bianchi sfolgoranti, neri lucidissimi, grigi fuligginosi per raccontare la parabola, nella Hollywood degli anni 20, di George Valentin (Jean Dujardin), divo all’apice del successo spinto nell’ombra dall’avvento del sonoro e alla fine salvato dall’amore di una sua giovane ammiratrice, Peppy Miller (Bérenice Béjo), entrata col suo aiuto nel mondo del cinema, che col sonoro diventerà una diva.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>The Artist</em> è un commosso omaggio al cinema degli anni 20, che affidava alle immagini e alla musica tutte le emozioni, e dimostra quanta passione il regista abbia per quel cinema: «Ho voluto fare un film muto – dice Hazanavicius  – per ritornare all’essenza del cinema, puntando sui sensi e sui sentimenti». Del resto tutti i registi che dice di ammirare da sempre vengono dall’epoca del muto: Hitchcock, Lang, Ford, Lubitsch, Murnau. È con le loro immagini negli occhi che ha portato a termine l’incredibile impresa di un film muto, in bianco e nero, che con impagabile grazia e deliziosa ironia torna a una narrazione pura e assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per dare un tocco vintage alle riprese, Hazanavicius ha anche deciso di girare il film a 22 fotogrammi al secondo, così che proiettandolo normalmente a 24 fotogrammi al secondo c’è una leggera accelerazione che rievoca in modo subliminale il sapore tipico di quel decennio (i film muti erano girati a 16 fotogrammi) a partire dalla gestualità degli attori. Una specie di operazione nostalgica che non ha nulla di retrò, ma ricorda un mondo che non c’è più e che è bello ritrovare.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le sorprese del film c’è Jack Russell, il cagnolino di Valentin, il quale, complici le salsicce di cui andava ghiotto e che Dujardin teneva nei calzini, non si stacca mai dal suo padrone, amandolo di un amore assoluto, al di là e al di fuori del linguaggio e della parola. E forse è proprio questo, in fondo, il cuore e il significato del film.</p>
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		<title>The Woman in Black</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 17:01:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[in sala]]></category>
		<category><![CDATA[Daniel Radcliffe]]></category>
		<category><![CDATA[James Watkins]]></category>
		<category><![CDATA[Susan Hill]]></category>

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		<description><![CDATA[L'ultimo film di James Watkins, con l'ex maghetto di Hogwarts Daniel Radcliffe, è un horror gotico dal sapore antico, ricco di atmosfere lugubri e oscurità inquietanti. Al cinema dal 2 marzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7414" title="The-Woman-in-Black" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/The-Woman-in-Black-400x265.jpg" alt="The-Woman-in-Black" width="400" height="265" /><strong>L&#8217;ultimo film di James Watkins, con l&#8217;ex maghetto di Hogwarts Daniel Radcliffe, è un horror gotico dal sapore antico, ricco di atmosfere lugubri e oscurità inquietanti. Al cinema dal 2 marzo</strong></p>
<p>di<strong> Elena Mandolini</strong><br style="padding: 0px; margin: 0px;" /><a href="mailto:%20mand.mae@libero.it"><span style="text-decoration: none; color: #3a3a3b; padding: 0px; margin: 0px;">mand.mae@libero.it</span></a></p>
<p>Il giovane avvocato londinese Arthur Kipps (Daniel Radcliffe) non si è mai ripreso dalla perdita della moglie, deceduta dando alla luce il loro bambino. Lo studio legale per cui lavora Arthur, visto lo scarso rendimento degli ultimi tre anni, decide di dargli un’ultima possibilità: portare a termine l’ultimo lavoro assegnatogli, pena il licenziamento. Arthur lascia così, a malincuore, il figlio nelle mani della governante per recarsi nel piccolo villaggio di Crythin Gifford. Lì dovrà sbrigare delle questioni legali per la proprietaria di Eal Marsh House, recentemente deceduta. Il giovane si scontrerà subito con gli abitanti del villaggio; superstiziosi che si credono perseguitati dal fantasma di una donna vestita di nero. Ma è davvero questa la realtà?</p>
<p>Tratto dal famoso romanzo di Susan Hill, <em>The Woman in Black</em> si può considerare un horror gotico dal sapore antico. Non vi sono mannaie, scene splatter o sangue a profusione. Il regista James Watkins confeziona un piccolo gioiellino della suspense, della tensione e dell’angoscia. Perché il film è prima di tutto la storia drammatica di un lutto e di una perdita che non si è mai superata e metabolizzata. La chiave di lettura del film, così come la soluzione del mistero del villaggio di Crythin Gifford, è ben evidente fin dall’inizio; ma la sua forza risiede nello sviluppo della storia e nelle atmosfere create ad hoc dal direttore della fotografia Tim Maurice-Jones. La Eal Marsh House di Maurice-Jones è piena di angoli bui, di ombre in movimento, immensa ma fredda e statica. Una sovrapposizione di toni scuri, con mobili inquietanti e soprammobili macabri. Suggestive, quindi, le atmosfere e le ambientazioni che giocano sul vedo e non-vedo, tanto che in più di un momento è inevitabile non saltare sulla sedia.</p>
<p>Per acuire maggiormente questo senso di inquietudine, alla pellicola è stato aggiunto un effetto quasi sgranato, come se stessimo guardando un vecchio film. Altro elemento ben realizzato è la colonna sonora: molto spesso ritroviamo musiche di carillon per bambini che, utilizzate in momenti drammatici, diventano per contrasto diventare decisamente inquietanti.  Molto belli anche i luoghi del film, anch’essi suggestivi e accattivanti. La villa incriminata è isolata, immensa e quasi immersa nel grigiore; il villaggio, invece, è piccolo e arroccato su se stesso. Un bel finale, con tanto di lacrimuccia, completa il quadro.</p>
<p><em>The Woman in Black</em> vede come protagonista l’attore Daniel Radcliffe, alias Harry Potter. Non è facile scrollarsi dalle spalle ben otto film e un personaggio carismatico come il maghetto inglese. Bisogna ammettere che Radcliffe non è un attore malvagio, anzi. Aria tormentata e cipiglio perennemente preoccupato riescono a far dimenticare la cicatrice e quegli occhialetti tondi che sono diventati il simbolo di Harry Potter. Purtroppo l’attore risente del doppiaggio italiano: Radcliffe ha una voce più profonda rispetto al suo doppiatore.</p>
<p>Sostanzialmente il film ricalca un po’ la teoria di Hitchcock: fa più paura una porta chiusa che non quello che c’è dietro. Un film per chi preferisce atmosfere angoscianti e brividi lungo la schiena.</p>
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		<title>The Artist trionfa agli Oscar</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 09:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[Confermando i pronostici, l’Academy conferisce l’ambita statuetta a The Artist, originale omaggio del regista Michel Hazanavicius alla settima arte, premiato come miglior film, per la migliore regia e per il migliore attore  protagonista (Jean Dujardin), nonché per costumi e colonna sonora. Scorsese, con Hugo Cabret, si aggiudica invece l’Oscar per fotografia, effetti speciali, sonoro, montaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-7411" title="The Artist" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/The-Artist-196x350.jpg" alt="The Artist" width="196" height="350" />Confermando i pronostici, l’Academy conferisce l’ambita statuetta a <em>The Artist</em>, originale omaggio del regista Michel Hazanavicius alla settima arte, premiato come miglior film, per la migliore regia e per il migliore attore  protagonista (Jean Dujardin), nonché per costumi e colonna sonora. Scorsese, con <em>Hugo Cabret</em>, si aggiudica invece l’Oscar per fotografia, effetti speciali, sonoro, montaggio sonoro e scenografia, con il premio agli italiani Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. A conquistare il premio per la migliore attrice è l’inossidabile Meryl Streep per la sua interpretazione della Thatcher in <em>The Iron Lady</em>. Miglior film straniero, il bellissimo <em>Una separazione</em> dell’iraniano Asghar Farhadi (<strong><em>L.G.</em></strong>).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Ecco l’elenco dei premi:</span></p>
<p><strong>Miglior Film</strong></p>
<p><em>The Artist</em></p>
<p><strong>Miglior Regia</strong></p>
<p>Michel Hazanavicius – <em>The Artist</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Miglior Attore Protagonista</strong></p>
<p>Jean Dujardin – <em>The Artist</em></p>
<p><strong>Miglior Attrice Protagonista</strong></p>
<p>Meryl Streep – <em>The Iron Lady</em></p>
<p><strong>Miglior Attore Non Protagonista</strong></p>
<p>Christopher Plummer –<em> Beginners</em></p>
<p><strong>Miglior Attrice Non Protagonista</strong></p>
<p>Octavia Spencer – <em>The Help</em></p>
<p><strong>Miglior Film Straniero</strong></p>
<p><em>Una Separazione</em> di Asghar Farhadi (Iran)</p>
<p><strong>Miglior Film D&#8217;animazione</strong></p>
<p>Rango</p>
<p><strong>Miglior Sceneggiatura Originale</strong></p>
<p>Woody Allen &#8211; <em>Midnight In Paris</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Sceneggiatura Non Originale</strong></p>
<p>Alexander Payne, Nat Faxon, Jim Rash &#8211; <em>Paradiso amaro</em></p>
<p><strong>Miglior Colonna Sonora</strong></p>
<p>Ludovic Bource &#8211; <em>The Artist</em></p>
<p><strong>Miglior Canzone</strong></p>
<p>Bret Mckenzie (&#8221;Man Or Muppet&#8221;) &#8211; <em>I Muppet</em></p>
<p><strong>Miglior Fotografia</strong></p>
<p>Robert Richardson &#8211; <em>Hugo Cabret</em></p>
<p><strong>Miglior Montaggio</strong></p>
<p>Angus Wall, Kirk Baxter &#8211; <em>Millennium </em>-<em> Uomini che odiano le donne</em></p>
<p><strong>Miglior Scenografia</strong></p>
<p>Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo &#8211; <em>Hugo Cabret</em></p>
<p><strong>Migliori Costumi</strong></p>
<p>Mark Bridges &#8211; <em>The Artist</em></p>
<p><strong>Miglior Trucco</strong></p>
<p>Mark Coulier -<em> The Iron Lady</em></p>
<p><strong>Miglior Sonoro</strong></p>
<p>Philip Stockton e Eugene Gearty &#8211; <em>Hugo Cabret</em></p>
<p><strong>Miglior Missaggio del Suono</strong></p>
<p>Tom Fleishman e John Midgley &#8211; <em>Hugo Cabret</em></p>
<p><strong>Migliori Effetti Speciali</strong></p>
<p>Rob Legato, Joss Williams, Ben Grossmann e Alex Henning -<em> Hugo Cabret</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Miglior Documentario</strong></p>
<p>Undefeated Di Tj Martin, Dan Lindsay e Richard Middlemas</p>
<p><strong>Miglior Documentario Cortometraggio</strong></p>
<p><em>Saving Face</em></p>
<p><strong>Miglior Corto Animato</strong></p>
<p><em>The Fantastic Flying Books Of Mr. Morris Lessmore</em> (2011): William Joyce, Brandon Oldenburg</p>
<p><strong>Miglior Corto</strong></p>
<p><em>The Shore</em>: Terry George</p>
<p><em>Tuba Atlantic</em> (2010): Hallvar Witzø</p>
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		<title>Così lontani, così vicini</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 15:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il messaggio segreto delle stelle cadenti, di Max Giovagnoli, racconta in modo limpido ed emozionante l’incontro di tre personaggi soli, impenetrabili, bisognosi di amore e di pace. Ognuno dei quali porta con sé un errore, un segreto, un bisogno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7400" title="Il messaggio segreto delle stelle cadenti" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Il-messaggio-segreto-delle-stelle-cadenti.jpg" alt="Il messaggio segreto delle stelle cadenti" width="180" height="288" /><strong><em>Il messaggio segreto delle stelle cadenti</em>, di Max Giovagnoli, racconta in modo limpido ed emozionante l’incontro di tre personaggi soli, impenetrabili, bisognosi di amore e di pace. Ognuno dei quali porta con sé un errore, un segreto, un bisogno</strong></p>
<p>di <strong>Luigi Sardiello</strong></p>
<p>Giovagnoli parte dai personaggi. Li modella con creta di qualità, li leviga, toglie il superfluo, aggiunge forza e dolcezza, vi insinua debolezza e problemi, dà loro una ragione di vita, un respiro. Soprattutto li ama. Quello che succede dopo, gli eventi, la storia, non lo decide lui, glielo suggeriscono loro, tanto li ha fatti vivi. Sono loro ad andare incontro alle proprie vite, a decidere, a sbagliare, a indirizzare gli snodi narrativi del romanzo.</p>
<p>I personaggi de <em>Il messaggio segreto delle stelle cadenti</em> (Newton Compton Editori) sono due, anzi tre: Giuspe, Aprile ed Erin. Ognuno di loro porta con sé un segreto, un errore, un bisogno.</p>
<p>Aprile, professore di Liceo sbandato e sensibile, ha commesso un’ingenuità: custodire i soldi della gita scolastica (novemila euro) nell’armadietto di scuola; e naturalmente sono spariti. Ma non è l’unico errore della sua vita. Aprile colleziona amori sbagliati, debiti e scelte inadeguate.</p>
<p>L’errore di Giuspe non l’ha commesso lui. Ha sedici anni e ha trascorso la propria vita rimbalzando da un orfanotrofio all’altro, da una casa famiglia all’altra, lottando nell’arena di una Roma cinica e inospitale. Inoltre (forse a causa dell’abbandono, forse no) soffre di una patologia infida e sconosciuta ai più: l’ADHD. Vuol dire che ogni tanto il cervello gli va in black out e lui non può più tenere sotto controllo reazioni ed emozioni, col risultato di distruggere in un attimo tutto ciò che ha costruito con sforzo, passione e dedizione.</p>
<p>Erin è una donna sola, come può esserlo la guardiana di un faro, nella primitiva e struggente Irlanda con il suo primitivo e struggente mare del nord. Ha come unici compagni il mare e il ricordo di chi ha perso da tanto tempo, che la strazia e la tiene in vita. Anche per lei un errore, un agguato del destino, una messa alla prova.</p>
<p>Tre mondi così lontani, così vicini. Che saranno costretti a misurarsi l’uno con l’altro quando, all’insaputa di tutti, Aprile e Giuspe decideranno di partire insieme proprio per l’Irlanda, alla ricerca di chi sedici prima ha abbandonato il ragazzo. Giovagnoli li conosce alla perfezione, quei mondi, come Dio conosce il proprio. E metterli insieme, vederli scontrarsi, interagire, separarsi, schiantarsi, compenetrarsi, deve essere stata una goduria per lui. Di sicuro lo è per il lettore, che non esce per un solo attimo dalla storia: li segue, quei personaggi così vivi, soffre con loro, parteggia per loro, prova quello stesso dolore così intimo e privato e annaspa nelle pagine e nelle parole cercando di uscire dall’apnea e di tornare a respirare.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché la scrittura di Giovagnoli è così: un abito cucito addosso ai suoi personaggi, che si muove con loro come una telecamera nascosta, in una sapiente e controllata alternanza di prima e terza persona. Una scrittura asciutta e senza concessioni sentimentaliste che sotto la scorza nasconde fuoco e passione. Proprio come Giuspe, Aprile e Erin. Soli, impenetrabili, bisognosi di amore e di pace, intransigenti custodi dei loro segreti. Eppure aperti all’unica forza che potrà salvarli: l’amore.</p>
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		<title>Hysteria</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 07:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[in sala]]></category>
		<category><![CDATA[Hugh Dancy]]></category>
		<category><![CDATA[Rupert Everett]]></category>
		<category><![CDATA[Tanya Wexler]]></category>

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		<description><![CDATA[La vera storia del vibratore in un film a dir poco spassoso, che oscilla tra il pamphlet femminista e la più tradizionale commedia romantica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-7396" title="Hysteria" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hysteria-400x267.jpg" alt="Hysteria" width="400" height="267" /><strong>La vera storia del vibratore in un film a dir poco spassoso, che oscilla tra il pamphlet femminista e la più tradizionale commedia romantica</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Stefania Pala</strong><br />
<a href="mailto: stefania.pala@gmail.com">stefania.pala@gmail.com</a>
</p>
<p style="text-align: justify;">Incredibile ma vero, il vibratore fu inventato verso la fine dell’Ottocento da un giovane medico londinese nella più puritana delle società, quella della classe agiata nell’Inghilterra della regina Vittoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Joseph Mortimer Granville (Hugh Dancy)  progettò il dispositivo in tutta serietà per fini esclusivamente terapeutici ma ben presto l’apparecchio noto come “martello di Granville”, nato per alleviare i dolori muscolari, cominciò a essere utilizzato per quello che all’epoca era considerato l’unico rimedio efficace per il disturbo, assai diffuso e notoriamente mistificatorio, noto come “isteria”, di cui pare soffrisse la gran parte delle signore di Londra.</p>
<p style="text-align: justify;">La commedia di Tanya Wexler romanza non poco la storia dell’invenzione del vibratore virando il racconto verso il pamphlet femminista da un lato e la più tradizionale commedia romantica dall’altro<em>. Hysteria</em> non ha alcuna velleità provocatoria o eversiva, ma i motivi per ridere non mancano, a cominciare dalla Regina Vittoria e altre vestitissime vegliarde tutte a gambe larghe alla ricerca di un po’ di sollievo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ritmo del film è vivace anche se la drammaturgia soffre di un eccesso di meccanicismo e ripetitività. Ma la follia femminista di Maggie Gyllenhaal è travolgente e Rupert Everett, nei panni di uno stravagante appassionato di congegni elettronici, assolutamente irresistibile.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi è sempre bene, come dice il grande <em>Woody Allen</em>, «non denigrare la masturbazione, è sesso con qualcuno che amo!».</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tabu</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 09:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlinale]]></category>
		<category><![CDATA[speciali]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla Berlinale 2012 Miguel Gomes mescola e rielabora riferimenti al cinema, alla letteratura e alla musica in un’opera originale e poetica, venata di un umorismo stravagante]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7392" title="Tabu" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Tabu-400x289.jpg" alt="Tabu" width="400" height="289" /><strong>Alla Berlinale 2012 Miguel Gomes mescola e rielabora riferimenti al cinema, alla letteratura e alla musica in un’opera originale e poetica, venata di un umorismo stravagante</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>di <strong>Vincenzo Ianni</strong><br />
<a href="mailto:%20vincenzoianni@yahoo.it">vincenzoianni@yahoo.it</a></p>
<p>Miguel Gomes, prima critico cinematografico e quindi regista al suo terzo lungometraggio, non è nuovo ai riconoscimenti internazionali. Per la verità, i suoi lavori sia corti che lunghi ne hanno avuti parecchi e questo suo <em>Tabu</em> raccoglie, in concorso, il premio Alfred Bauer della 62ª Berlinale per un lavoro davvero originale. Il film prende corpo in tre momenti che non seguono il loro naturale ordine cronologico né un principio narratologico univoco: una fase per così dire pre-coloniale, in cui un esploratore triste segue un altrettanto malinconico e misterioso coccodrillo; una fase post-coloniale o contemporanea, in cui Pilar, una donna sola sulla sessantina, assiste la vecchia vicina Aurora, la quale delira a proposito di un coccodrillo, accudita da Santa, la donna di servizio di colore; e una terza fase, che si svolge in terra d’Africa durante l’ultimo decadente periodo del colonialismo portoghese, durante cui la stessa Aurora, tra le coltivazioni di tè, vive da giovane un travolgente amore adulterino che la segnerà per la vita con l’avventuriero Gian Luca.</p>
<p>Il 16mm in bianco e nero segna di un romantico antinaturalismo soprattutto questa terza fase, in cui, a rendere ancor più forte il fascino dell’esotismo coloniale opera un secondo artificio, ovvero l’assenza del dialogo, con le sole battute essenziali leggibili sul labiale degli attori, in un finto muto con rumori di fondo, musiche e voce narrante. In un affastellarsi di riferimenti più o meno letterali (Murnau, il cinema classico americano e il cinema muto in generale) svuotati del loro senso originario, decostruiti e rielaborati per essere piegati a un diverso destino per accompagnarsi alla musica e alla poesia (trattate alla stessa stregua), Gomes ricrea un mondo intero attraverso una storia appassionante e su questo sfondo restituisce allo spettatore tutta la gamma dei sentimenti più umani e intensi, mettendo in scena la parabola di una vita intera, in un ciclo di tabù infranti, paradisi perduti e riconquistati.</p>
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		<title>Qualcosa di straordinario</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 08:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[in sala]]></category>
		<category><![CDATA[Ahmaogak Sweeney]]></category>
		<category><![CDATA[Drew Barrymore]]></category>
		<category><![CDATA[John Krasinski]]></category>

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		<description><![CDATA[Natura, balene e ambientalismo nell'ultimo film di Ken Kwapis, basato su una storia vera]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-7388" title="Qualcosa-di-straordinario" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Qualcosa-di-straordinario-400x284.jpg" alt="Qualcosa-di-straordinario" width="400" height="284" /><strong>Natura, balene e ambientalismo nell&#8217;ultimo film di Ken Kwapis, basato su una storia vera</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di<strong> Elena Mandolini</strong><br style="padding: 0px; margin: 0px;" /><a href="mailto:%20mand.mae@libero.it"><span style="text-decoration: none; color: #3a3a3b; padding: 0px; margin: 0px;">mand.mae@libero.it</span></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il giovane e ambizioso giornalista Adam Carlson (John Krasinski) lavora per una piccola tv che lo invia a realizzare alcuni servizi a Barrow, cittadina situata sulla punta settentrionale dell’Alaska. I nativi, soprattutto il piccolo Nathan (Ahmaogak Sweeney), lo accolgono ben volentieri facendolo sentire parte integrante della comunità. Un giorno, casualmente, Adam e Nathan scoprono che una famiglia di balene grigie è rimasta intrappolata sotto il ghiaccio del Circolo Polare Artico. Mamma, papà e il piccolo cucciolo, chiamati affettuosamente Wilma, Fred e Bamm-Bamm, non sono riusciti a migrare verso la Florida prima della comparsa del ghiaccio. Il servizio di Adam fa il giro del mondo scatenando l’opinione pubblica. Un magnate del petrolio, i capi di stato e giornalisti senza scrupoli si trasferiscono in Alaska per accaparrarsi la notizia migliore. Fra loro, però, c’è anche chi vuole realmente salvare le balene. I nativi, gli amanti degli animali e l’ambientalista di Greenpeace Rachel Kramer (Drew Barrymore) faranno di tutto per salvare la piccola famiglia di balene grigie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il regista Ken Kwapis è arrivato al suo decimo lungometraggio e dopo diverse commedie e film romantici (<em>Quattro amiche e un paio di jeans</em>,<em> La verità è che non gli piaci abbastanza</em>) decide di tentare la sorte con un film agrodolce dal forte impatto ambientalista. <em>Qualcosa di straordinario</em> è basato su di una storia vera accaduta nel 1988; un evento che non solo scosse l’opinione pubblica americana ma che venne utilizzato da diversi speculatori per farsi pubblicità e accaparrarsi un posto come “eroe”. Sia ben inteso, comunque, che di veri eroi nel film ve ne sono a bizzeffe. Ciò che si deve riconoscere al film di Kwapis è proprio la sua capacità di intrecciare la storia di base delle balene grigie ai giochi di potere, politici e non, e alla cultura degli eschimesi.</p>
<p style="text-align: justify;">È interessante, infatti, il contatto fra questo popolo e la natura che li circonda. Gli eschimesi non appaiono come malefici cacciatori di balene al solo scopo di lucro, il loro è un modo per sopravvivere. Come dice uno dei personaggi minori del film: “Per noi il mare è il nostro orto e pascolo”. Quello che appare lampante è l’immenso rispetto che nutrono nei confronti di ogni essere vivente: non a caso saranno i primi ad aiutare, senza nessun secondo fine, Rachel e Adam. Non stupisce che una delle scene più toccanti del film sia il canto che gli eschimesi rivolgono alla famiglia delle balene in momento molto drammatico della storia. Come rovescio della medaglia, ci viene mostrato anche l’aspetto più sordido della vicenda: quello dei politici e dei magnati del petrolio pronti a sfruttare la vicenda solo per realizzare un’ottima pubblicità personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente la storia di Wilma, Fred e Bamm-Bamm non può non catturare anche le personalità meno emotive. E questo accade sia nel film che guardando il film stesso. L’affettività che si crea con queste balene è data non solo dagli animali stessi ma dall&#8217;impatto emotivo che esercitano sui personaggi della storia. Molto bella, infatti, la scena in cui Rachel scende sotto il ghiaccio per verificare se e quanto stiano realmente bene le balene: davvero emozionante. La passione e la tenacia dell’ambientalista diventano così i nostri sentimenti, che coinvolgono al punto tale che è impossibile non lasciarsi andare in due momenti ben precisi del film.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente il merito è anche della Barrymore (<em>E.T.</em>,<em> Charlie’s Angels</em>,<em> Confessioni di una mente pericolosa</em>,<em> Amore a mille… miglia</em>) e della sua bravura d’attrice. Il film si chiude su immagini di repertorio della vicenda con tanto di accenni all’attuale vita dei protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine di tutto viene in mente solo una domanda: Hollywood inizia ad attingere a storie vere di sentimenti più puri perché in questo periodo storico abbiamo bisogno di favole reali o semplicemente perché è più facile continuare a far soldi speculando sulle emozioni del pubblico?</p>
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		<title>Viaggio nell&#8217;isola misteriosa</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 08:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[in sala]]></category>
		<category><![CDATA[Brad Peyton]]></category>
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		<category><![CDATA[Luis Guzmán]]></category>
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		<category><![CDATA[Vanessa Hudgens]]></category>

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		<description><![CDATA[Il film di Brad Peyton sfrutta al massimo le possibilità del 3D in un film che è uno spettacolo per gli occhi, ma stenta ad andare oltre]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-7383" title="Viaggio nell'isola misteriosa" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Viaggio-nellisola-misteriosa-400x266.jpg" alt="Viaggio nell'isola misteriosa" width="400" height="266" /><strong>Il film di Brad Peyton sfrutta al massimo le possibilità del 3D in un film che è uno spettacolo per gli occhi, ma stenta ad andare oltre</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di<strong> Elena Mandolini</strong><br style="padding: 0px; margin: 0px;" /><a href="mailto:%20mand.mae@libero.it"><span style="text-decoration: none; color: #3a3a3b; padding: 0px; margin: 0px;">mand.mae@libero.it</span></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sean Anderson (Josh Hutcherson), avventuriero in erba, riceve dal nonno Alex (Michael Caine) un messaggio cifrato dall’Isola Misteriosa di cui parla Jules Verne nell’omonimo romanzo. Hank (Dwayne Johnson) patrigno di Sean, farebbe qualsiasi cosa pur di riuscire a creare un legame affettivo col ragazzo. Così, quando Sean decide di andare a salvare suo nonno, Hank sceglie di partire con lui e aiutarlo nell’impresa. Per raggiungere l’isola, i due chiedono aiuto allo stravagante pilota Gabato (Luis Guzmán), che lavora sempre accompagnato dalla bella figlia Kailani (Vanessa Hudgens). È l’inizio di una nuova avventura…</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Viaggio nell’isola misteriosa</em> altro non è che il seguito di <em>Viaggio al centro della terra 3D </em>diretto nel 2008 da Eric Brevig. Questa volta al timone dell’avventura ritroviamo il regista Brad Peyton, conosciuto per <em><a href="http://www.filmakersmagazine.it/archives/3593">Cani &amp; gatti – La vendetta di Kitty</a>. </em> Il film è senza dubbio un vero e proprio spettacolo per gli occhi. Scene mozzafiato, immagini sfolgoranti e panorami favolosi sono il biglietto da visita per questo nuovo film per famiglie. Però è davvero tutto qui. Sicuramente il film lascia a bocca aperta e in tal senso la sequenza del volo sulle api giganti è strabiliante; ma a parte questo e poche risate, l’Isola non offre nient&#8217;altro. La sceneggiatura dei cugini Brian e Mark Gunn è decisamente acerba: questo è il loro primo film ed è un fatto che salta all’occhio, o meglio, all’orecchio. Purtroppo i dialoghi sono molto scialbi, talmente banali che non sembrano scritti da un adulto e le gag sono poco divertenti. La storia non offre ostacoli degni di tale nome: se i protagonisti incontrano un intoppo, il secondo successivo la soluzione la trovano a portata di mano. Praticamente non c’è pathos e tensione. Tutti i dissidi e le irrequietezze fra Sean e Hank non vengono approfonditi. Tutto il film, ogni aspetto o sottotrama, viene finalizzato al semplice utilizzo, seppur spettacolare, della computer graphic e del 3D.</p>
<p style="text-align: justify;">Dwayne Johnson (<em>Il re Scorpione; Fast &amp; Furious 5</em>) sarebbe anche bravino, ma purtroppo la sua corporatura diventa, come in questo caso, un elemento restrittivo. Discorso differente per Josh Hutcherson (<em>Un ponte per Terabithia</em>,<em> Aiuto vampiro</em>), che qui appare sfortunatamente sottotono; peccato perché è uno dei giovani attori più promettenti di Hollywood. La bella Hudgens (<em>Beastly</em>, <em>Sucker Punch</em>) purtroppo ancora non convince appieno. E Michael Caine (premio Oscar come attore non protagonista per <em>Hannah e le sue sorelle</em> e <em>Le regole della casa del sidro</em>)? Peccato vederlo recitare sull’isola.</p>
<p>Il film si chiude con il lancio per un probabile seguito che ci porterà sulla Luna. Sostanzialmente un film per famiglie da cui ci si deve aspettare solo puro intrattenimento visivo.</p>
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		<title>Jack &amp; Jill</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 08:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[in sala]]></category>
		<category><![CDATA[Adam Sandler]]></category>
		<category><![CDATA[Al Pacino]]></category>
		<category><![CDATA[Johnny Depp]]></category>
		<category><![CDATA[Katie Holmes]]></category>

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		<description><![CDATA[Un Adam Sandler senza mordente in una commedia in pieno stile cinepanettone che non risparmia neanche Al Pacino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7380" title="Jack &amp; Jill" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Jack-Jill-400x266.jpg" alt="Jack &amp; Jill" width="400" height="266" /><strong>Un Adam Sandler senza mordente in una commedia in pieno stile cinepanettone che non risparmia neanche Al Pacino</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Angelo Mozzetta </strong><br />
<a href="mailto:%20angelomozzetta@tiscali.it">angelomozzetta@tiscali.it</a>
</p>
<p style="text-align: justify;">Adam Sandler si cimenta nel doppio ruolo di un regista pubblicitario di Los Angeles che dalla vita ha avuto tutto e della sua insopportabile e mascolina sorella, single per scelta di chi la circonda, che vive ancora e per sempre nel Bronx. Commedia leggera, ma così leggera da risultare pesantissima, <em>Jack &amp; Jill</em> è il perfetto equivalente americano del nostro cinepanettone, per contenuti e distribuzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Sandler costruisce attorno a se stesso un banalissimo escamotage per i suoi due principali cavalli di battaglia, ovvero il cinico-sarcastico e l’insopportabilmente petulante. Ma per ogni coppia che si rispetti c&#8217;è bisogno dell’antagonista, incarnato nientepopodimenoché da Al Pacino in persona, nel ruolo di se stesso: Jack vuole convincere Al a girare uno spot pessimo quanto questo film, facendo leva sul fatto che Al si innamora, non ricambiato, di Jill, e la corteggia in ogni modo. No, sul serio.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di come i due fratelli si riconcilieranno passa per la battutissima via dello slapstick di bassa lega, della morale da belli e bulli, del lieto fine familiare (scusate, vi abbiamo rovinato la sorpresa&#8230;), il tutto condito da peti, animali e travestimenti qui e là. E ovviamente ci sono anche il viaggio all&#8217;estero, stavolta in crociera, la partita dei Lakers, la TV che trasmette Billy Wilder, i travestimenti, i bambini intelligenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorremmo poter almeno parlare di didascalico buonismo, semplicissimo intreccio per famiglie, ma questa è una di quelle pellicola nella quale è il (banale) contenuto a far da cornice alle performance di Sandler e (sigh!&#8230;) Pacino. E il risultato è che il Sandler cinico non morde, il Sandler petulante dà addirittura ai nervi, Pacino nel ruolo di se stesso magari è anche bravo ma non si capisce cosa ci faccia lì e a conti fatti fa un po&#8217; tristezza. Il costoso cast di contorno annovera la moglie di Cruise, al secolo Katie Holmes, e le comparsate di McEnroe, Shaquille O&#8217;Neall e Johnny Depp. Quindi la vera domanda è: Al, perché? Perché “tuffarsi” in un egocentrico ruolo del genere dopo l&#8217;interessante seppur altrettanto autoreferenziale <em>Wilde Salomé</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre ai soldi non viene in mente nulla. Più o meno come quando si pensa alle ragioni di produzione di questa commedia.</p>
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		<title>Anonymous</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 20:16:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[DVD]]></category>
		<category><![CDATA[altri DVD]]></category>

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		<description><![CDATA[Intrighi politici, amori illeciti e cospirazioni Shakespeariane nell'ultimo film di Roland Emmerich, disponibile in  Blu-ray e DVD dal 7 marzo 2012  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-7148" title="Anonymous_DVD" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2012/01/Anonymous_DVD.jpg" alt="Anonymous_DVD" width="283" height="331" /><br />
</strong></p>
<p><strong>Intrighi politici, amori illeciti e cospirazioni Shakespeariane nell&#8217;ultimo film di Roland Emmerich, disponibile<em> </em>in  Blu-ray e DVD dal 7 marzo 2012</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Roland Emmerich, regista del grande successo <em>2012</em>, arriva con un nuovo acclamato  thriller, <a href="http://www.filmakersmagazine.it/archives/6760"><strong><em>Anonymous</em></strong></a>, disponibile in  Blu-ray, DVD e Special Edition a partire dal 7 marzo 2012 distribuito da Sony Pictures Home Entertainment.</p>
<p style="text-align: justify;">Per secoli, i grandi intellettuali hanno riflettuto sull’autorità e importanza delle opere di Shakespeare. Adesso, un film rivela i segreti del Bardo, tra intrighi politici e amori illeciti. Con un cast stellare: Rhys Ifans (<em>Notting Hill</em>),  la vincitrice di un Oscar Vanessa Redgrave (Miglior attrice non protagonista, <em>Julia</em>, 1977), Joely Richardson (<em>The Girl with the Dragon Tattoo</em>, serie TV <em>I</em> <em>Tudors</em>), David Thewlis (serie di <em>Harry Potter</em>, <em>War Horse</em>) e Jamie Campbell Bower (<em>Breaking Dawn</em>, serie TV <em>Camelot</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Anonymous </strong></em>è disponibile in Blu-ray e DVD con contenuti speciali capaci di portare gli spettatori dietro le quinte del film. Tra gli extra anche un commento del regista Roland Emmerich, dello sceneggiatore John Orloff e il making-of  di “<strong><em>Chi è il vero William Shakespeare?</em></strong>”.<strong> </strong>Disponibili esclusivamente nella versione Blu-ray, anche i trailer del dietro le quinte <strong><em>“Effetti più che speciali”</em></strong> e alcune scene integrali.</p>
<p><em>Anonymous</em><strong> </strong>è stato scritto da John Orloff (<em>Il regno Ga&#8217;Hoole: La leggenda dei guardiani</em>, <em>Un grande cuore</em>) e prodotto da Roland Emmerich, Larry Franco (<em>2012</em>, <em>Batman Begins</em>) e Robert Leger (<em>Trade</em>). <strong> </strong></p>
<p><strong> </strong><em>Anonymous</em> sarà disponibile in <strong>Blu-ray™</strong> a 22,99 euro, in <strong>DVD</strong> a 17,99 euro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
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