<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>filmakersmagazine.it</title>
	<atom:link href="http://www.filmakersmagazine.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.filmakersmagazine.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 Jul 2010 21:40:37 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Venezia 67: il programma</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3449</link>
		<comments>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3449#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 21:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.filmakersmagazine.it/?p=3449</guid>
		<description><![CDATA[Ventitrè opere in concorso, di cui quattro italiane firmate da Ascanio Celestini, Saverio Costanzo, Mario Martone e Carlo Mazzacurati. Si apre con Aronofsky e a seguire, tra gli altri, Sofia Coppola, Vincent Gallo, Ozon e Schnabel]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-3450" title="Marco Mueller, Quentin Tarantino" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Marco-Mueller-Quentin-Tarantino.jpg" alt="Marco Mueller, Quentin Tarantino" width="270" height="188" /></strong><strong>Ventitrè opere in concorso, di cui quattro italiane firmate da Ascanio Celestini, Saverio Costanzo, Mario Martone e Carlo Mazzacurati. Si apre con Aronofsky e a seguire, tra gli altri, Sofia Coppola, Vincent Gallo, Ozon e Schnabel<br />
</strong></p>
<p>di <strong>Dafne Foderà</strong><br />
<a href="mailto:dafne.fodera@libero.it">dafne.fodera@libero.it</a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il nuovo è ciò che rimane del passato. Il nuovo è il futuro, è la direzione verso cui tutto evolve. Il nuovo nel cinema nasce dal laboratorio, dall’unione di esperienze e dalle porte sempre aperte a diversi linguaggi, formati e tipologie di narrazione. Il cinema nuovo non ha a che fare solo con l’età, non è un fatto anagrafico, come ha ricordato il direttore Marco Mueller durante la conferenza di presentazione del programma della 67ª Mostra internazionale d’Arte cinematografica di Venezia (tenutasi il 29 luglio presso l’Hotel Excelsior di Roma), che avrà luogo dall’1 all’11 settembre, presieduta quest’anno dal regista Quentin Tarantino.</p>
<p>La Biennale, in fondo, è nata con questo obiettivo. Essere attenti ai cambiamenti, per mostrarli e, spesso, per anticiparli. Ma il nuovo, per essere tale, deve avere le sue radici nella certezza, in quello che non deve cambiare: i luoghi, non necessariamente fisici, la qualità delle pellicole e l’attenzione al talento. Dal Festival di Venezia ci si aspetta questo. Al Lido ci si va per questo motivo.</p>
<p>È dalle novità che si comincia, dall’evoluzione di una delle sezioni, “Orizzonti”, che quest’anno mette insieme tutti, opere prime e grandi artisti, insieme per dire qualcosa. Insieme nelle diverse sale della Mostra del Cinema, ridotte di numero, a causa dell’assenza della sala Perla 2. «La scenografia, lo stile, l’allestimento rimangono uguali», ci tiene a precisare il presidente Paolo Baratta.</p>
<p>Perché poi, in fondo, ci sono cose che non cambiano. Per fortuna.</p>
<p>I grandi film, per esempio. Le anteprime, quest’anno settantanove mondiali e quattro nazionali, una delle anime del Festival, come ha affermato Mueller: «Questa è una Mostra che vuole avere più di un’anima, almeno tre». Le altre due: un luogo in cui non c’è separazione tra film commerciale e film d’Autore e il posto in cui si può osare, scommettere.</p>
<p>L’anima che non può cambiare, sicuramente, è quella che ha a che fare con i film.</p>
<p>Si apre con <em>Black Swan</em> di Darren Aronofsky, in concorso. Ventitrè opere in competizione ufficiale, di cui quattro italiane: <em>La pecora nera</em> di Ascanio Celestini, <em>La solitudine dei numeri primi</em> di Saverio Costanzo, <em>Noi credevamo </em>di Mario Martone, <em>La passione </em>di Carlo Mazzacurati. E, tra gli altri: <em>Somewhere</em> di Sofia Coppola, <em>Promises Written in Water </em>di Vincent Gallo, <em>Road to Nowhere </em>di Monte Hellman, <em>Barney’s Version</em> di Richard J. Lewis, <em>Potiche </em>di François Ozon e <em>Miral </em>di Julian Schnabel.</p>
<p>Ventisette lungometraggi fuori concorso, tra i quali: <em>Machete</em> di Robert Rodriguez, <em>The Town </em>di Ben Affleck, <em>Sorelle mai</em> di Marco Bellocchio, <em>The Last Movie (1971) </em>di Dennis Hopper, <em>Vallanzasca – Gli angeli del male </em>di Michele Placido<em>, 1960 </em>di Gabriele Salvatores<em>, A letter to Elia </em>di Martin Scorsese e Kent Jones<em>, L’ultimo Gattopardo: ritratto di Goffredo Lombardo </em>di Giuseppe Tornatore,<em> Passione </em>di John Turturro.</p>
<p>Per la sezione “Controcampo italiano”, in concorso: <em>I baci mai dati</em> di Roberta Torre, <em>20 sigarette </em>di Aureliano Amadei, <em>Il primo incarico</em> di Giorgia Cecere, <em>A Woman</em> di Giada Colagrande, <em>Tajabone </em>di Salvatore Mereu, <em>Ma che storia</em> di Gianfranco Pannone, <em>Into Paradiso </em>di Paola Randi.</p>
<p>Per la sezione “Orizzonti”, saranno proiettati ventuno lungometraggi. Una parte del Festival sarà poi dedicata al cinema comico italiano, in particolare, ai suoi protagonisti, con la retrospettiva dal titolo “La situazione comica”, che prevede la proiezione di una trentina di opere dagli anni 30 ai pieni anni 80. Iniziativa che porterà alla Mostra alcuni dei più popolari comici italiani. Perché l’internazionalità non esiste se si dimenticano le proprie radici.</p>
<p>Infine, uno spazio sempre maggiore ai film realizzati con tecnologia 3D. Il futuro con il quale abbiamo già cominciato a convivere.<em> </em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3449/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La città invisibile</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3444</link>
		<comments>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3444#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 07:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[in sala]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.filmakersmagazine.it/?p=3444</guid>
		<description><![CDATA[L'esordiente Giuseppe Tandoi racconta i giovani dell’Aquila dopo il terremoto, puntando tutto su amori adolescenziali e divergenze generazionali ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3445" title="La città invisibile" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/La-città-invisibile-400x266.jpg" alt="La città invisibile" width="400" height="266" /><strong>L&#8217;esordiente</strong><strong> Giuseppe Tandoi racconta i giovani dell’Aquila dopo il terremoto, puntando tutto su amori adolescenziali e divergenze generazionali</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">di<strong> Elena Mandolini</strong><br />
<a href="mailto:mand.mae@libero.it">mand.mae@libero.it</a>
</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati quattro mesi da quel 6 aprile del 2009.  L’Aquila, con i suoi sopravvissuti, cerca di risorgere dalle macerie. Nella tendopoli allestita dalla protezione civile, Lucilla è fra le giovani che sono rimaste come volontarie per aiutare i terremotati, dividendosi fra l’infermeria e il coro della chiesa; inoltre si deve occupare del nonno Carmine che spesso perde il senno. Accanto a Lucilla c’è Valeria, amica snob che si è innamorata di Sorin l’extracomunitario che le ha salvato la vita, e Don Juan, giovanile e coraggioso parroco. L’esistenza di Lucilla prenderà una nuova strada grazie a Luca che, oppresso dal padre-padrone, vede sfumare la sua carriera di cantante rock; apparentemente diversi, i due ragazzi scopriranno di avere molte affinità.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un film verità, di denuncia, né tantomeno politico. <em>La città invisibile</em>, esordio del ventottenne Giuseppe Tandoi, racconta la speranza, l’ardore e la passione giovanile, con pochi accenni alla sofferenza. Tandoi confeziona una regia pulita e semplice con pochi virtuosismi, ma che denota già una buona padronanza del mezzo; un regista su cui si dovrebbe puntare e aiutare a crescere nel futuro prossimo. Girato realmente nella tendopoli lo scorso anno, la sceneggiatura si incentra sui problemi adolescenziali e i difficili rapporti generazionali, usando come sfondo l’Aquila distrutta, che diventa pretesto per raccontare una convivenza forzata fatta di solidarietà ma anche di intolleranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra quasi che Tandoi abbia voluto rendere omaggio a storie e film che sono irrimediabilmente impressi nella nostra mente. Proprio come Sandy di <em>Grease</em>, anche Lucilla da timido anatroccolo si scoprirà splendido cigno; così Luca che cercherà di diventare un uomo degno della sua donna, ricorda il Patrick Swayze di <em>Dirty Dancing</em>. C’è persino posto per un nuovo Don Camillo, interpretato dal bravo Gabriele Cirilli, e un omaggio a John Belushi col personaggio di Remo, alias il promettente Nicola Nocella, con tanto di citazione esplicita de <em>I Blues Brothers</em>; infine la storia di Valeria e Luca, strizza l’occhio alla tragedia di Romeo e Giulietta e il musical <em>West Side Story</em>. Il personaggio più interessante resta quello di nonno Carmine, interpretato da Riccardo Garrone, folle ma saggio del villaggio che snocciola perle di saggezza quando non è impegnato a creare più problemi alla protezione civile.</p>
<p>Tandoi, assieme agli sceneggiatori Emanuele Nespeca e Mario Rellini, accenna anche al difficile rapporto con la fede, che generalmente nasce in braccio alle catastrofi: c’è chi la rafforza e chi mette in dubbio l’esistenza di un qualcosa di buono e superiore. Tutte queste tematiche, dal razzismo al rapporto coi genitori, le difficoltà in amore e la fede, sono tutte accennate senza mai andare in profondità: un peccato.<em> La città invisibile</em> è un film adolescenziale per un pubblico giovanile; niente di più. Il 10% del ricavato andrà per il restauro della chiesa S. Maria degli Angeli.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3444/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giornate degli Autori 2010</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3433</link>
		<comments>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3433#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 17:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.filmakersmagazine.it/?p=3433</guid>
		<description><![CDATA[Presentato il programma della rassegna, che si svolgerà per il settimo anno all’interno della Mostra del Cinema di Venezia. Dodici film in tutto, quattro opere prime e, fra le pellicole italiane, "L’amore buio" di Antonio Capuano, ultima prova d'attore del compianto Corso Salani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3435" title="L'amore buio" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/lamorebuio-400x265.jpg" alt="L'amore buio" width="400" height="265" /></p>
<p><strong>Presentato il programma della rassegna, che si svolgerà per il settimo anno all’interno della Mostra del Cinema di Venezia. Dodici film in tutto, quattro opere prime e, fra le pellicole italiane, <em>L’amore buio</em> di Antonio Capuano, ultima prova d&#8217;attore del compianto Corso Salani</strong></p>
<p>di <strong>Dafne Foderà</strong><br />
<a href="mailto:dafne.fodera@libero.it">dafne.fodera@libero.it</a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>«Ce la faremo», sono le prime parole pronunciate dal presidente Roberto Barzanti, durante la conferenza, tenutasi il 27 luglio presso la Casa del Cinema a Roma, nella quale è stato presentato il programma delle “Giornate degli Autori”, l’iniziativa che si svolge all’interno della Mostra internazionale del Cinema di Venezia, per il settimo anno, dall’1 all’11 settembre 2010. Perché, in un periodo in cui tutto ciò che ha a che fare con la cultura viene tagliato, esserci è un traguardo sempre da rincorrere.</p>
<p>Se poi si appartiene a una categoria che ha come obiettivo la ricerca della qualità, del talento e della creatività emergente o da mettere in evidenza, allora bisogna correre più forte.</p>
<p>Dodici film nella selezione ufficiale. Tra questi quattro opere prime: l’italiano <em>Et in terra pax</em> di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, presenti alla conferenza; <em>Notre etrangere </em>di Sarah Bouyain; <em>Pequenas voces</em> di Jairo Carrillo e Oscar Andrade; <em>Cogunluk</em> di Seren Yüce. Altre due opere italiane: <em>L’amore buio</em> di Antonio Capuano, con Corso Salani, occasione per ricordare la sua ultima presenza sul set, e <em>Cielo senza terra</em> di Giovanni Davide Maderna e Sara Pozzoli. E poi le altre opere, provenienti da tutto il mondo, nello spirito dell’internazionalità intesa come forma più alta di conoscenza tra gli uomini: <em>La vida de los peces</em> di Matias Bize; <em>Le bruit des glacons</em> di Bertrand Blier; <em>The happy poet</em> di Paul Gordon; <em>Noir ocean</em> di Marion Hänsel; <em>Cirkus Columbia</em> di Danis Tanovic; <em>Incendies</em> di Denis Villeneuve.</p>
<p>Un percorso attraverso dodici nazionalità quello che si svolgerà a settembre a Venezia, ma anche un racconto della realtà più vicina a noi, con una sezione dedicata ai “Ritratti e paesaggi italiani”, che si propone di ricostruire una geografia umana, come ha sottolineato il direttore Giorgio Gosetti, durante la presentazione del programma. Un programma che prevede, inoltre, la sezione “Spazio aperto” e un evento speciale a sorpresa.</p>
<p>E poi altre iniziative legate alla rassegna. Quella in collaborazione con il Parlamento Europeo, insieme con Europa Cinemas e Cineuropa, che porterà a Venezia 27 giovani, provenienti dai 27 paesi dell’Unione Europea, chiamati a esprimersi in veste di critici. Sempre nella stessa ottica sono stati scelti i tre film finalisti del premio Lux, vinto lo scorso anno da <em>Welcome </em>di Philippe Lioret.</p>
<p>È stato, inoltre, presentato il progetto “100 + 1. Cento film e un paese, l’Italia”, un progetto che fa entrare il cinema nelle scuole, realizzato grazie alla collaborazione della Provincia di Roma e Cinecittà Luce.</p>
<p>Questa mattina, alla Casa del Cinema, sembrava già di essere a Venezia. Qualche immagine proiettata, le aspettative sui film che vedremo, l’entusiasmo dei progetti che viaggiano paralleli. Progetti che nascono dalla collaborazione, come quella con ANAC, con l’associazione 100 Autori e con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. O quella con la BNL &#8211; Gruppo BNP PARIBAS.</p>
<p>Perché, quando è necessario correre più forte, è meglio avere intorno un compagno. Che corra quando tu ti riposi.</p>
<p>Questa mattina, alla Casa del Cinema, è stato presentato il programma delle “Giornate degli Autori”, si è parlato di film. Poi, una frase del direttore Giorgio Gosetti ci ha riportati alla realtà: «Non abbiamo più la sala Perla 2, dedicata a noi». E nella mente di molti sicuramente sarà passata l’immagine più forte. Una sala vuota. Il cinema, alla fine, è fatto dagli spettatori.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3433/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Box e altri racconti</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3414</link>
		<comments>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3414#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 11:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.filmakersmagazine.it/?p=3414</guid>
		<description><![CDATA[La raccolta di racconti di Richard Matheson, edita da Fanucci, ci trascina dentro l'universo insolito e avvincente di uno dei padri della letteratura fantastica del Novecento]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3418" title="The Box e altri racconti" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/The-Box-e-altri-racconti.jpg" alt="The Box e altri racconti" width="200" height="307" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La raccolta di racconti di Richard Matheson, edita da Fanucc</strong><strong>i, ci trascina dentro l&#8217;universo insolito e avvincente di uno dei padri della letteratura fantastica del Novecento</strong></p>
<p>di <strong>Massimiliano Pistonesi</strong><br />
<a href="mailto:m.pistonesi@gmail.com">m.pistonesi@gmail.com</a></p>
<p>Entrare in questa raccolta di racconti di Richard Matheson, <em>The Box e altri racconti </em>(Fanucci Editore), è come aprire uno scrigno magico o salire sulle montagne russe. Alla fine si è contenti di essere ancora tutti interi e quello che rimane è solo un brivido e una scarica di adrenalina. Forse è per questo che Hollywood si è messa sulle tracce di quello che Stephen King considera il suo maestro, è per questo che negli ultimi anni molti film sono stati adattati da racconti o romanzi di Matheson. Non che questa sia una frequentazione nuova, anzi, Matheson è nel cinema dagli anni cinquanta e quello che sta vivendo oggi è una seconda scoperta. Inizialmente c&#8217;è stato <em>The Shrinking Man</em> (sempre edito da Fanucci con il titolo <em>Tre millimetri al giorno</em>), portato sul grande schermo da Jack Arnold con il titolo <em>Radiazioni BX distruzione uomo</em> (1957), c&#8217;è stato poi il suo capolavoro <em>Io sono leggenda</em>, ultimamente visto con Will Smith protagonista, ma con due riduzioni, una nostrana del buon Ubaldo Ragona,<em> L&#8217;ultimo uomo sulla terra </em>(1962), e un&#8217;altra americana con Charlton Heston, <em>1975: occhi bianchi sul Pianeta Terra </em>(1971). Senza contare che la trama di <em>Io sono leggenda</em> deve avere fornito più di qualche spunto a George A. Romero per <em>La notte dei morti viventi </em>(1968). Senza contare che un giovanissimo e sconosciuto Steven Spielberg ha usato <em>Duel</em> per quel piccolo immenso capolavoro che tutti conoscono o dovrebbero. E poi il nostro nei primi anni sessanta è stato sodale di Roger Corman per il quale scrisse la serie di film ispirati ai racconti di Edgar Allan Poe, e rischiò inoltre di essere lo sceneggiatore di Alfred Hitchcock per il film <em>Gli uccelli</em>.</p>
<p>Però i suoi racconti sono la vera miniera, basti pensare che molti di essi furono usati per realizzare degli episodi di <em>The Twilight Zone</em>, di cui anche il racconto che dà il titolo a questa raccolta, <em>The Box</em>, fece parte. Oggi è diventato un <a href="http://www.filmakersmagazine.it/archives/3344">film</a> di Richard Kelly con Cameron Diaz. Ma tutti i racconti di Matheson sono permeati da un forte senso di realtà ed estraniazione allo stesso tempo. Senza scomodare Freud e il suo perturbante Matheson parte sempre dal quotidiano, da situazioni domestiche e convenzionali, una coppia alle prese con i loro piccoli problemi ed ecco che qualcuno, uno sconosciuto, suona alla loro porta con l&#8217;offerta della vita e i due sciagurati gli aprono. Una meccanica dell&#8217;insolito che potrebbe sembrare banale se non ingenua ma che finito di leggere si rimane con il tarlo del “perché non c&#8217;ho pensato io?”</p>
<p>Se poi dovessi scegliere, a parte <em>The Box</em>, vi consiglierei di buttarvi subito su <em>Una stanza per morire </em>o <em>Scambi indecenti</em> dove l&#8217;American Way of Life è messa alla berlina con tutta la sua dose bigotta e falsa di perbenismo borghese. Insomma, qualcosa da leggere che forse anticiperà qualche film che vedremo prossimamente.</p>
<p>Buona lettura.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3414/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tognazzi</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3393</link>
		<comments>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3393#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 07:46:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[altri DVD]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.filmakersmagazine.it/?p=3393</guid>
		<description><![CDATA[Il cofanetto, libro+Dvd, di uno dei più grandi maestri della risata. Aneddoti, curiosità e gli indimenticabili capolavori della commedia all'italiana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3394" title="Tognazzi" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Tognazzi-240x350.jpg" alt="Tognazzi" width="240" height="350" /></p>
<p><strong>Il cofanetto, libro+Dvd, di uno dei più grandi maestri della risata. Aneddoti, curiosità e gli indimenticabili capolavori della commedia all&#8217;italiana<br />
</strong></p>
<p>di <strong>Massimiliano Pistonesi</strong><br />
<a href="mailto:m.pistonesi@gmail.com">m.pistonesi@gmail.com</a></p>
<p>Arriva per Einaudi Stile Libero il cofanetto (libro+dvd) <em>Tognazzi</em>, curato da Valentina Pattavina, e non può che far piacere potersi gustare le immagini del grande Ugo. Immagini, beninteso, tratte dai film e non dai suoi sketch televisivi che con la memoria ci riportano a quelli fatti in compagnia di un altro grande, Raimondo Vianello, che tanto bene fecero a una Rai ancora in fasce.</p>
<p>Quindi chi volesse incontrare Ugo Tognazzi, conoscerlo per la prima volta, rivederlo, ricordarlo, o semplicemente avere qualche minuto di puro divertimento cercate allora di accaparrarvi questo articolo. Ne rimarrete soddisfatti. Ma tanto.</p>
<p>Il motivo è semplice: Ugo Tognazzi è uno dei quattro moschettieri della commedia italiana, gli altri li ricordate? Sordi, Gassman, Manfredi e Tognazzi per l&#8217;appunto. Un&#8217;altra Italia, un&#8217;altra storia, fatta in bianco e nero, ma che ancora oggi, per chi comincia a diventare un po&#8217; maturo, sembra quasi che sia sempre stata così o addirittura che l&#8217;Italia l&#8217;abbiano fatta loro, quei quattro insieme a Totò e ai De Filippo, invece di Garibaldi.</p>
<p>Perché la risata e il sorriso sono nel dna degli italiani, gente fatta per l&#8217;allegria e non per il muso lungo, provate a chiederlo a un tedesco che ci guarda e vede quello che vorrebbe essere, ma non ci riesce.</p>
<p>Il libro che accompagna questo cofanetto è una cavalcata biografica sulla vita e sulla carriera di Ugo Tognazzi. Curiosità, aneddoti e tanto altro. Incluso il fatto che Tognazzi si chiamasse Ottavio e non Ugo come poi avrebbe deciso lui da solo stanco delle prese in giro dei compagni di classe (giuro che non lo sapevo!), o di altre cose, come l&#8217;amore per la cucina, celebri tuttora le sue ricette, gliela abbia instillata proprio il suo sodale Raimondo Vianello, o, ancora, come a lui arrivassero le sceneggiatura di terza o quarta mano con i nomi di Sordi o Gassman cancellati sopra. Però pensate un attimo a quel capolavoro di <em>Romanzo popolare</em> di Mario Monicelli, era stato scritto per Nino Manfredi, e il protagonista era un romano, impensabile dopo poter vedere quello che fa Tognazzi in quel film. Tra l&#8217;altro potete rivederlo proprio nel dvd che completa il cofanetto, insieme alle imperdibili scene de <em>I mostri</em>, <em>Il vizietto</em>, il supremo <em>La grande abbuffata</em> e, il mio preferito, <em>Vogliamo i colonnelli</em>, e altri. Ma Tognazzi era capace i giocare anche con il dramma come il falso scoop che lo volle capo del BR insieme, di nuovo, con Vianello. Tutto falso, ovvio, ma la dice lunga sul fatto che la risata è sempre satira, infatti le due parole sono l&#8217;anagramma dell&#8217;altra, fateci caso.</p>
<p>Insomma, se vi va di rilassarvi con qualche buona risata, di quelle che fanno bene all&#8217;anima, prego allora. Accomodatevi.</p>
<p>Buona lettura e buona visione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3393/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fish Tank</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3364</link>
		<comments>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3364#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 07:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[in sala]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.filmakersmagazine.it/?p=3364</guid>
		<description><![CDATA[Nel pluripremiato film della regista britannica Andrea Arnold, una storia di ordinaria follia adolescenziale nell'anonima periferia inglese. Da non perdere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3391" title="Fish_Tank" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Fish_Tank-400x266.jpg" alt="Fish_Tank" width="400" height="266" /></p>
<p><strong>Nel pluripremiato film della regista britannica Andrea Arnold, una storia di ordinaria follia adolescenziale nell&#8217;anonima periferia inglese</strong><strong>. Da non perdere<br />
</strong><br />
di <strong>Silvia Frigo</strong><br />
<a href="mailto:%20aristobimba@gmail.com">aristobimba@gmail.com</a></p>
<p>Il pluripremiato film della promettente Andrea Arnold (Premio della Giuria al Festival di Cannes 2009, Miglior Film BAFTA 2010) narra una storia-non storia: la vicenda non ha propriamente un inizio e una fine, ma racconta uno spezzone di vita di quella che potrebbe essere una teenager qualunque nata nella provincia inglese.<br />
La protagonista è Mia (Katie Jarvis): 15 anni, una madre (Kierston Wareing &#8211; In questo mondo libero) troppo giovane ancora impegnata a divertirsi e una sorella, Tyler (Rebecca Griffiths) più piccola ma decisamente precoce e incline al turpiloquio. Mia vive in una cittadina del Sussex, è stata espulsa da scuola e aspetta di essere trasferita in un istituto per ragazze &#8220;difficili&#8221;. La sua vita fatta di giorni-fotocopia comincia a cambiare quando entra in scena Connor (Michael Fassbender &#8211; Hunger, Bastardi senza gloria), il nuovo &#8220;amichetto&#8221; della madre, che con fare tra il seduttivo e il paterno la invita a portare avanti la sua passione per la danza hip-hop.<br />
Il titolo (<em>Fish Tank </em>- acquario) racconta e commenta insieme l’essenza del film: l’acquario è un’immagine efficace del condominio che fa da sfondo alle vicende di Mia, è la vita stessa della ragazza, che si muove dentro confini invisibili ma ben definiti, è lo stile cinematografico, quasi una lente di ingrandimento sugli esseri viventi che popolano questo piccolo pezzo di mondo.<br />
Il movimento della macchina da presa è studiatamente “amatoriale”, sembra che molte scene siano riprese dalla videocamera che Mia usa per registrare il suo provino di danza.<br />
Tutto il film sa di vita, di realtà. I personaggi sono persone, con i loro lati buoni e cattivi, i loro momenti no, gli attimi di follia.<br />
Le vicende si snodano un passo dopo l’altro, con ritmo e lentezza al tempo stesso, proprio come la quotidianità: una sensazione che nasce da un progetto ben preciso della regista, che ha scelto di girare le scene in sequenza temporale, senza rivelarne precedentemente lo svolgimento agli attori. Non è un caso che la Arnold, nella sua seppur breve carriera dietro la macchina da presa, si sia già guadagnata, oltre ai riconoscimenti per <em>Fish Tank</em>, il Premio della Giuria al Festival di Cannes 2006 con <em>Rer Road</em> e il Premio Oscar, nel 2003, per il cortometraggio <em>Wasp</em>.<br />
<em>Fish Tank</em> si inserisce nel continuum spazio-temporale in modo fluido e spontaneo, facendo scivolare inevitabilmente lo spettatore al suo interno.<br />
Grazie all&#8217;interpretazione credibile degli attori, dai più esperti come Fassbender all&#8217;esordiente Jarvis (che interpreta nient&#8217;altro che se stessa), all&#8217;atmosfera avvolgente, al ritmo gradevole (nonostante, forse, la durata eccessiva), si esce dalla sala con una sensazione piacevole, rientrando dolcemente nella propria vita dopo un breve e delicato viaggio in quella di qualcun altro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3364/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il solista</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3398</link>
		<comments>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3398#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 06:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[in sala]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.filmakersmagazine.it/?p=3398</guid>
		<description><![CDATA[Nel nuovo film di Joe Wright una bella storia d’amicizia tra un giornalista e un talentuoso clochard e la straordinaria prova di Robert Downey Jr. e Jamie Foxx]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3399" title="Il solista" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Il-solista-400x299.jpg" alt="Il solista" width="400" height="299" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel nuovo film di Joe Wright una bella storia d’amicizia tra un giornalista e un talentuoso clochard e la straordinaria prova di Robert Downey Jr. e Jamie Foxx</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di<strong> Elena Mandolini</strong><br />
<a href="mailto:mand.mae@libero.it">mand.mae@libero.it</a>
</p>
<p style="text-align: justify;">Un duetto tra Robert Downey Jr. e Jamie Foxx. Questo è <em>Il solista</em>, nuovo film di Joe Wright. La storia si basa sul romanzo omonimo del giornalista americano Steve Lopez. Geniale scrittore, ma un disastro nei rapporti interpersonali, Lopez scrive quotidianamente per il Los Angeles Time. Un giorno incontra nel parco cittadino, sotto la statua di Beethoven, il vagabondo Nathaniel Ayers mentre suona il violino in maniera impeccabile; incuriosito dallo strano personaggio e spinto dal desiderio di scrivere un bell’articolo, inizia ad indagare. Scopre così che Nathaniel, genio del violino e un tempo giovane promessa della musica, ha deciso di lasciare la prestigiosa scuola d’arte Juilliard proprio a metà corso. Capire cosa è successo nella vita di questo autentico talento e cosa lo ha spinto ad abbandonare la sua più grande passione: questo è il nuovo obbiettivo di Steve.</p>
<p style="text-align: justify;">Joe Wright dirige un film impeccabile che ben dosa e unisce gli elementi visivi a quelli sonori: una vera e propria sinestesia, con tanto di sequenza fra suoni e colori. La bellezza del suono, l’eleganza della musica, nonché la passione e l’amore che ne derivano, vengono qui contrapposte alla difficili vite dei clochard, al freddo asfalto, alla frenetica città. Bella anche la sceneggiatura. Così ben scritta che con pochi dialoghi e tante immagini racconta la solitaria vita di Steve e la follia di Nathaniel; proprio come dovrebbe fare ogni film che si rispetti. Notevole, in tal senso, la sequenza in cui Steve cerca Nathaniel nei bassifondi col timore di ritrovarlo morto.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sottofondo Wright accenna al mondo del giornalismo, filtrato attraverso l’occhio di Steve che è alla continua ricerca della storia giusta per poter essere sempre in prima pagina; qualche accenno alla crisi della carta stampata e brevi flash di diversi servizi tg sulle tragedie più importanti degli ultimi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">La bellezza del film però cadrebbe senza il supporto dei due attori principali. Jamie Foxx dimostra d’aver meritato l’Oscar per <em>Ray</em>, ma qui viene superato da Robert Downey Jr. Sarà perché l’attore stesso ha superato tante difficoltà nella sua vita, sarà perché è così naturale quando recita, ma qui è davvero impeccabile. Un film sicuramente da vedere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3398/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Losers</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3376</link>
		<comments>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3376#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 06:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[in sala]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.filmakersmagazine.it/?p=3376</guid>
		<description><![CDATA[Mescolando scene d'azione adrenaliniche e toni leggeri dal sapore irriverente, Sylvain White mette in scena un riuscito riadattamento della serie di fumetti di Andy Diggle]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3389" title="The Losers" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/The-Losers-400x265.jpg" alt="The Losers" width="400" height="265" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Mescolando scene d&#8217;azione e toni leggeri dal sapore irriverente, Sylvain White mette in scena un riuscito riadattamento della serie di fumetti di Andy Diggle<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Sandra Capitano</strong><br />
<a href="mailto:sandracapitano@gmail.com">sandracapitano@gmail.com</a>
</p>
<p style="text-align: justify;">Quando<em> A-Team</em> incontra <em>Rambo</em> che a sua volta incontra <em>Mission  Impossible</em> il risultato è <em>The Losers</em>. Incalzante, chiassoso e impietosamente violento, l’adattamento cinematografico dell’omonima serie di fumetti scritti da Andy Diggle, illustrati da Jock e pubblicati da DC Comics/Vertigo, è divertente e ben recitato e, proprio per questo, differente dai consueti action-adventure-thriller d’importazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A dispetto del titolo (loser, in inglese, vuol dire perdente), Clay (Jeffrey Dean Morgan), Jensen (Chris Evans), Roque (Idris Elba), Pooch (Columbus Short) e Cougarn (Oscar Jaenada), membri di una unità delle Forze Speciali inviata in missione nella giungla boliviana, perdenti non lo sono affatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver scoperto di essere diventati il bersaglio di un mortale intrigo pianificato dall’interno da un nemico spietato di nome Max (Jason Patric), i cinque decidono di combattere strenuamente per dimostrare la loro innocenza e vendicarsi. Ritenuti erroneamente morti, cercheranno di stare un passo avanti a Max, nel frattempo impegnato a trascinare il mondo in una nuova guerra globale ad alta tecnologia solo per il proprio profitto. Malgrado le loro abilità individuali e collettive, i Losers avranno bisogno di aiuto per riuscire a rientrare negli Stati Uniti senza essere scoperti. Interviene così la misteriosa agente Aisha, un’agile alleata (o forse nemica) interpretata dalla splendida Zoe Salanda, la Neytiri di <a href="http://www.filmakersmagazine.it/archives/1579"><em>Avatar</em></a>, irreprensibile nell’insinuare sensualità e stile all’intera pellicola.</p>
<p style="text-align: justify;">Servendosi di movimenti di camera nervosi e di un montaggio serrato, il regista Sylvain White, già noto ai media per la produzione di video musicali e per il teen-movie <em>Stepping-Dalla strada al palcoscenico,</em> miscela egregiamente scene d’azione di pura adrenalina a toni leggeri dal sapore irriverente. Se infatti <a href="http://www.filmakersmagazine.it/archives/3177"><em>A-Team</em></a> (uscito in Italia lo scorso 18 giugno con un incasso di più di 2 milioni di euro), quale adattamento cinematografico del celebre serial Tv degli anni 80, si mostrava più composto e serioso, qui il senso dell’umorismo e il brio richiamano incessantemente la provenienza fumettistica della pellicola e la precisa volontà di non volersi prendere troppo sul serio.</p>
<p style="text-align: justify;">Se dunque alla sola vista del trailer stavate già immaginando le vostre cellule cerebrali distruggersi a milioni, armatevi di pop-corn big size e correte a vederlo. Il combattimento corpo a corpo tra gli illesi Dean Morgan e la Salanda a suon di bottigliate, pugni e calci in stile kung fu mentre l’albergo va a fuoco, merita l’intero prezzo del biglietto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3376/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il maestro e la pietra magica</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3403</link>
		<comments>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3403#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 05:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[in sala]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.filmakersmagazine.it/?p=3403</guid>
		<description><![CDATA[Una favola targata Disney, ma di origine russa, che ricalca i topoi della fiaba tradizionale, ma con effetti speciali e personaggi alla Peter Jackson]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3404" title="Il maestro e la pietra magica" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Il-maestro-e-la-pietra-magica-400x306.jpg" alt="Il maestro e la pietra magica" width="400" height="306" /><strong>Una favola targata Disney, ma di origine russa, che ricalca i topoi della fiaba tradizionale, ma con effetti speciali e personaggi alla Peter Jackson</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di<strong> Elena Mandolini</strong><br />
<a href="mailto:mand.mae@libero.it">mand.mae@libero.it</a>
</p>
<p style="text-align: justify;">Facile capire perché la Disney ha deciso di acquistare e distribuire questo fantasy russo sotto il proprio marchio. Il maestro e la pietra magica altro non è che una favola vecchio stile, che Walt Disney ha raccontato per decenni: c’è la principessa in pericolo, la strega cattiva, il valoroso guerriero e la storia d’amore con un piccolo bacio a fior di labbra.</p>
<p style="text-align: justify;">Ivan è un giovane apprendista intagliatore, destinato a diventare Sommo Maestro di una profezia nefasta, che lo vedrebbe involontario complice della perfida Contessa di Pietra: dovrà infatti intagliare e riportare in vita la magica pietra Alatyr, che la Contessa userà per uscire dalla sua prigione di pietra e dominare il mondo. Ivan e Katja, figlia della Contessa, improvvisamente si innamorano; un evento che cambierà il destino.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il maestro e la pietra magica</em>, firmato dal regista Vadim Sokolovsky, è un film ambizioso sia per gli effetti speciali che per la regia. Inevitabile è da notare l’impronta de <em>Il signore degli anelli </em>di Peter Jackson in diverse sequenze. La Torre della Contessa, ad esempio, ricorda subito quella di Saruman. Così anche gli Ardari, suoi seguaci, che vestono e posano esattamente come i Nazgul; persino i versi che emettono sono simili. Ben realizzata, comunque, la sequenza della loro creazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante qualche difficoltà in alcuni passaggi della sceneggiatura, è una pellicola gradevole sicuramente adatta ai bambini, ma che potrà annoiare qualche genitore ormai abituato a cartoni che rientrano anche nelle proprie corde. Scendendo in profondità, alcune sequenze risultano infatti un po’ lente, con diversi passaggi forzati, che non aiutano a rendere piacevole il film. I personaggi sono delineati con semplicità, ma senza crearne qualcuno che resti realmente impresso. Il più riuscito fra tutti resta comunque l’amico di Ivan: impacciato con la donna amata, spalla comica e leale compagno di guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ogni favola che si rispetti non poteva mancare la morale: in fondo anche il cuore di pietra più duro, può scoprirsi buono. Per omaggiare la Disney arriva anche un moderno specchio magico, che quando va in tilt mostra la schermata del fuori onda.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3403/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Haber nel corto vincitore del concorso BCC San Marzano</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3380</link>
		<comments>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3380#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 22:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.filmakersmagazine.it/?p=3380</guid>
		<description><![CDATA[La roulette è la sceneggiatura vincitrice per il concorso "Finanziamo il tuo sogno. Anche se corto", dalla quale sarà prodotto un film interpretato dall'attore Alessandro Haber. Per la sezione Giovani premiata "Tutta un'altra storia"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3385" title="Alessandro Haber" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Alessandro-Haber-237x350.jpg" alt="Alessandro Haber" width="237" height="350" /></p>
<p><strong><em>La roulette </em>è la sceneggiatura vincitrice per il concorso &#8220;Finanziamo il tuo sogno. Anche se corto&#8221;, dalla quale sarà prodotto un film interpretato dall&#8217;attore Alessandro Haber. Per la sezione Giovani premiata <em>Tutta un&#8217;altra storia</em></strong></p>
<p>Quarantanove sceneggiature giunte da tutta Italia per raccontare i risvolti umani della grande crisi economico-finanziaria. Così, il progetto “Finanziamo il tuo sogno. Anche se corto”, si prepara al ciak. “Storie di piccola e grande economia nella società”, l’iniziativa promossa dalla BCC San Marzano di San Giuseppe, in collaborazione con Bunker lab e in partnership con Studio Universal, Istituto Europeo di Design e il Taranto Finanza Forum, si appresta ad entrare nella fase operativa.</p>
<p>Un progetto culturale che, come aveva sottolineato il Direttore Generale della BCC San Marzano di San Giuseppe, Emanuele di Palma, nella presentazione ha l’obiettivo di «favorire la discussione su temi ritenuti fino a poco tempo fa ostici ma con i quali siamo chiamati a confrontarci».</p>
<p>Obiettivo che si rende concreto nella realizzazione dell’opera premiata, <em>La roulette</em>, una sceneggiatura di Fabio Ferretti De Virgilis, giovane artista di Manduria, in provincia di Taranto. Una storia che trae spunto dalla realtà quotidiana per affrontare temi universali. E che lo fa con un linguaggio originale, attraverso i sogni, una narrazione visionaria e profonda, ma allo stesso tempo realistica. È una storia aspra, come spesso è la vita, ma che ha in sé la capacità di reagire tipica dell’uomo. Un uomo che, in un contesto fatto di apparenza e ostentazione, di cultura del consumo e di incubi reali, come la perdita del lavoro, ritrova la strada dopo essere entrato nel suo incubo personale.</p>
<p>A dare il volto al protagonista sarà l’attore Alessandro Haber, già interprete di molti capolavori del cinema italiano, diretto da registi come Pupi Avati, nei film <em>Regalo di Natale</em> e <em>La rivincita di Natale</em>, Nanni Moretti in <em>Sogni d’oro </em>e Mario Monicelli, per il quale ha interpretato <em>Amici miei atto II</em> e <em>Parenti serpenti</em>. Vincitore di tre Nastri d’Argento e di un David di Donatello per il cinema, Haber è un attore capace di adattarsi ai diversi linguaggi, che mantiene la stessa intensità sul palcoscenico, nell’interpretazione delle opere teatrali di Pasolini, Molière e Cechov. Per <em>Zio Vania</em> di Cechov ha anche ricevuto il Premio Gassman.</p>
<p>Il vincitore, oltre al compenso per l’acquisizione dei diritti, vedrà questa storia tramutarsi in immagini. La BCC San Marzano di San Giuseppe, sempre attenta al panorama artistico e culturale, e Alessandro Contessa, produttore del pluripremiato lungometraggio <em>Focaccia Blues</em>, in collaborazione con la società di produzione cinematografica romana Bunker Lab, produrranno il film breve diretto dal giovane regista Mirko Dilorenzo. La location prevista è la Puglia, in particolare l’area ionico-salentina. Le riprese saranno effettuate nel mese di agosto e l’opera concorrerà in un prestigioso festival del cinema. E’ già in corso il casting coordinato dal filmaker Alessandro Zizzo.</p>
<p>Per la categoria under 30, tra le ventisei opere in concorso, la borsa di studio per il Master annuale in Scrittura Cineradiotelevisiva, offerta dall&#8217;Istituto Europeo di Design (IED), è stata vinta dal giovane critico e sceneggiatore napoletano Armando Chianese con <em>Tutta un’altra storia</em>, un’opera che riesce a descrivere la realtà, mostrandone l’aspetto più bello e più raro, che però non andrebbe mai dimenticato: le sorprese positive che la vita ci riserva, prima o poi.</p>
<p>«La creatività dei nostri giovani – spiega il Direttore Generale della BCC San Marzano di San Giuseppe, Emanuele di Palma &#8211; si esprime non solo con attività materiali ma anche con opere di ingegno artistico. Il notevole successo quantitativo e qualitativo della nostra iniziativa, ci spinge a proseguire sulla strada intrapresa: valorizzare le forze sane, giovani, impegnate nel nostro territorio. Riteniamo che in questo modo si possa concretizzare in maniera innovativa e probabilmente diversa anche la nostra missione di Banca locale attenta ad aspetti culturali vicini ai giovani e al grande pubblico. E il cinema è tutto questo».</p>
<p>«Con la scelta delle due sceneggiature vincitrici della prima edizione del concorso “Finanziamo il tuo sogno. Anche se Corto” si conclude la prima fase che mi ha visto lavorare gomito a gomito con la BCC di San Marzano di San Giuseppe – dice il Produttore Alessandro Contessa. Si è trattato di un momento entusiasmante che rafforza l&#8217;idea di un Cinema che riesce anche ad attirare investimenti privati. Tutto diventa più semplice quando un progetto viene discusso con gente illuminata che considera la Cultura un&#8217;occasione per migliorare la qualità della nostra società.</p>
<p>Ogni produttore ha però il dovere di ricambiare la fiducia lavorando su progetti cinematografici di qualità. Personalmente ho trovato nella sceneggiatura <em>La roulette</em> gli elementi utili per la realizzazione di un piccolo film capace di raggiungere l&#8217;interesse di festival e critica, un modo quindi per contribuire alla visibilità e alla promozione del nostro territorio».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3380/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
