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	<title>filmakersmagazine.it &#187; news</title>
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		<title>A Venezia  due “Mezzanotti” nel segno di Zebraman</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 13:17:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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Sarà il superhero Zebraman il protagonista di due film della Mezzanotte della 67ª Mostra Internazionale d’Arte, con Zebraman (2004) e l’attesissimo sequel Zebraman: Zebra City no gyakushu (Zebraman 2: Attack on Zebra City) (2010) del visionario regista giapponese Miike Takashi. Il primo dei due film, Zebraman uscito in Giappone nel 2004, sarà proiettato fuori concorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3531" title="Zebraman 2 Attack on Zebra City (2)" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/08/Zebraman-2-Attack-on-Zebra-City-2-400x266.jpg" alt="Zebraman 2 Attack on Zebra City (2)" width="400" height="266" /></p>
<p>Sarà il superhero Zebraman il protagonista di due film della Mezzanotte della 67ª Mostra Internazionale d’Arte, con <em>Zebraman</em> (2004) e l’attesissimo sequel <em>Zebraman: Zebra City no gyakushu</em> (<em>Zebraman 2: Attack on Zebra City</em>) (2010) del visionario regista giapponese Miike Takashi. Il primo dei due film, <em>Zebraman </em>uscito in Giappone nel 2004, sarà proiettato fuori concorso la notte dell’ 8 settembre (Sala Perla ore 0.15), il secondo, <em>Zebraman: Zebra City no gyakushu </em>(<em>Zebraman 2: Attack on Zebra City</em>) sarà proiettato fuori concorso il 9 settembre (Sala Grande alle ore 0.30), subito dopo la visione del suo attesissimo samurai/action <em>13 Assassins</em> (in concorso, in prima mondiale) a chiudere quindi un’intera serata votata alla genialità di uno degli autori più estremi e innovatori del cinema mondiale.</p>
<p>L’opera di Miike Takashi, contrassegnata dagli eccessi della sua coraggiosa efferatezza (si pensi a<em> Audition</em> o a <em>Ichi The Killer</em> o al censurato <em>Imprint</em>) ed esemplare nella sua unica prolificità (più di 70 film in vent’anni di carriera, nessuno ha un ritmo di lavoro pari al suo), non è certo inedita a Venezia. A cinque anni dalla presentazione fuori concorso del “fantastico” <em>The Great Yokai War</em> (Venezia 2005) un bizzarro racconto capace di immergersi nelle leggende locali dell’eterna lotta tra il male e il bene e a tre anni dall’impareggiabile <em>Sukiyaki Western Django</em> (Venezia 2007) esempio irripetibile di “macaroni western in salsa nipponica”, Venezia non poteva che inoltrarsi nuovamente nell’universo Miike.  Un universo stravagante dominato da uno stile grottesco e anarchico che mostra assoluta indifferenza sia verso i generi cinematografici &#8211; li ha sostanzialmente frequentati tutti “violentandoli” e reinventandoli &#8211; che verso le gerarchie tra film di serie A e B; uno spazio espressivo totalmente libero la cui nascita e definizione è indubbiamente uno degli eventi che più hanno segnato il cinema di questi ultimi anni.</p>
<p>Miike Takashi ha realizzato i film di genere in modo diverso da qualsiasi altro regista e il genere dei supereroi non fa certo eccezione. I due <em>Zebraman</em> appartengono a questa categoria e al contrario dei film hollywoodiani non posseggono un tono dark e metaforico, ma appaiono rumorosi, impertinenti, straripanti di inventiva e di mistero nonché dominati da creature mutanti, tartarughe in fuga, gag, riferimenti alla cultura anni Settanta e coreografie musicali con movenze anche salaci o per meglio dire espressamente sensuali. I due <em>Zebraman</em>, entrambi sceneggiati dall’eccentrico Kudo Kankuro, raccontano la vittoria sul male di un uomo qualunque, un professore di scuola media, che appassionato del serial TV “Zebraman” scopre di possedere gli stessi poteri magici (decisivi per combattere gli alieni) indossando il costume del suo idolo televisivo. Nel secondo episodio, Z<em>ebraman: Zebra City no gyakushu</em> (<em>Zebraman 2: Attack on Zebra City</em>), ambientato nel 2025 il protagonista (l’oramai canuto Aikawa Show) si sveglia dopo un sonno di 15 anni in una nuova Tokyo che porta il nome di Zebra City. In questa città al confine tra il bene e il male, i potenti hanno decretato che per cinque minuti due volte al giorno, nello &#8220;Zebra Time,&#8221; la polizia mascherata e vestita di  cuoio può uccidere chiunque per le strade come &#8220;prevenzione&#8221; della criminalità. E’ in questo scenario apocalittico che avrà inizio la controffensiva di Zebraman.</p>
<p>Con la presentazione dei due <em>Zebraman </em>a mezzanotte si rinnova il legame tra la Mostra del Cinema di Venezia e il Far East Film Festival di Udine. Legame che negli scorsi anni aveva portato alla proposta notturna di due sorprendenti film asiatici di genere: il bizzarro e parodistico <em>Guilala gyakushu &#8211; Samitto kiki ippatsu! </em>(<em>Monster X Strikes Back: Attack The G8 Summit!</em>) del regista giapponese Minoru Kawasaki e l’epico film “salgariano” di pirati <em>Puen-yai-jom-sa-lad </em>(<em>Queens of Langkasuka</em>) di Nonzee Nimibutr, la più ambiziosa (e costosa) produzione del cinema thailandese degli ultimi anni.</p>
<p>Miike Takashi è stato di Udine uno dei beniamini più amati. Nel 2002 con <em>Ichi The Killer</em>, nel 2003 con <em>Shangri-la</em> e <em>Graveyard Of Honour</em>, e nel 2006 con <em>Imprint</em>, l’episodio della serie <em>Masters of Horror</em> e nel 2009 con <em>Yatterman</em> trasposizione del celebre cartone animato <em>Yattaman</em>.</p>
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		<title>Amos Poe Fuori Concorso a Venezia</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 11:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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La Commedia, il nuovo film prodotto e diretto da Amos Poe, uno dei protagonisti del movimento underground cinematografico della &#8220;No Wave Cinema&#8221; newyorkese e capostipite del cinema indipendente americano, sarà ultimato in tempo per la 67ª Mostra. Il film sarà presentato in prima mondiale, Fuori concorso venerdì 3 settembre a mezzanotte in Sala Grande. Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3521" title="La Commedia - PHOTO CREDIT  v. cohen" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/08/La-Commedia-PHOTO-CREDIT-v.-cohen-266x350.jpg" alt="La Commedia - PHOTO CREDIT  v. cohen" width="266" height="350" /></p>
<p><em>La Commedia</em>, il nuovo film prodotto e diretto da Amos Poe, uno dei protagonisti del movimento underground cinematografico della &#8220;No Wave Cinema&#8221; newyorkese e capostipite del cinema indipendente americano, sarà ultimato in tempo per la 67ª Mostra. Il film sarà presentato in prima mondiale, Fuori concorso venerdì 3 settembre a mezzanotte in Sala Grande. Le letture dei versi di Dante all&#8217;interno del film sono recitate da Roberto Benigni (Paradiso) Alfonso Santagata (Inferno), Sandro Lombardi (Purgatorio). Loretta Mugnai è la raffigurazione metaforica di Beatrice Portinari; le musiche sono di Debbie Harry, Decay of Angels, Hayley Moss, Peter Gordon, Muchael Duclos, Brenda Elthon, Paraphilia, Dave Mitchell, Riccardo Moretti e Andres Nazrala.</p>
<p>La 67ª Mostra avrà luogo al Lido di Venezia dall&#8217;1 all&#8217;11 settembre 2010, diretta da Marco Mueller e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.</p>
<p><em>La Commedia </em>di Amos Poe si ispira per la maggior parte al capolavoro letterario di Dante Alighieri e a <em>The Horse in Motion </em>di Eadweard Muybridge, considerato da molti uno dei pionieri del cinema, per la rivoluzionaria scoperta della fotografia in movimento alla fine dell&#8217;Ottocento. L&#8217;idea chiave del film è quella di un viaggio in movimento: il viaggio delle nostre vite attraverso l&#8217;Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, tracciando uno schema di eventi. Amos e Dante sono due &#8220;viaggiatori&#8221; che si confrontano nel pieno di una crisi di mezz&#8217;età: «Nel mezzo del cammin di nostra vita | mi ritrovai per una selva oscura», come recita l&#8217;incipit dell&#8217;Inferno. La Commedia è concepito come un documento di &#8220;cinema-verità&#8221; sull&#8217;esilio di Poe in Italia e Francia, in particolar modo a Firenze. Si concentra innanzitutto sulla percezione del movimento nel cinema, pur mantenendo una &#8220;struttura narrativa&#8221; completamente soggettiva. Il film è composto da ventimila  suddivise in tre sequenze cinematografiche (100 minuti, come i cento canti della Commedia) che richiamano il viaggio allegorico di Dante Alighieri alla ricerca di Beatrice attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso: una sorta di reinvenzione della Divina Commedia per il nostro tempo, settecento anni dopo il rivoluzionario capolavoro di Dante Alighieri. Poe sbozza sullo schermo un nuovo volgare, un &#8220;dolce stil novo&#8221;.</p>
<p>Il regista ha dichiarato: «Volevo girare un film, ed ero alla ricerca di un buon scrittore. Ho immediatamente pensato a Dante. <em>La Commedia</em> è cresciuta in modo organico a partire dalle mie letture della <em>Divina Commedia</em>, dal fascino evocato dalla riscoperta delle origini del cinema come flusso di immagini in movimento e come poesia, e grazie  all&#8217;aiuto di migliaia di fan su Facebook. Mi auguro che lo spettatore sia rapito da ciò che accade sullo schermo e da ciò che verrà evocato in lui a livello emotivo. Credo che la magia del cinema stia proprio in questa interazione di universi narrativi, quello visivo e quello interiore».</p>
<p>Il film è una produzione d&#8217;avanguardia, che si fonda sull&#8217;ampio sostegno derivante dai social network quali YouTube, Facebook e Kickstarter, come impulso all&#8217;attività di produzione cinematografica di oggi, ed è stato prodotto dal suo stesso autore, in collaborazione con i produttori Elena Santamaria, Ben Bindra, JR Skola e Victoria Bousis.</p>
<p>Amos Poe (Tel Aviv, Israele, 1950) è considerato uno dei padri del cinema indipendente americano, nonché uno dei fondatori della corrente cinematografica denominata No Wave Cinema, assieme a Jim Jarmusch, Eric Mitchell, James Nares, John Lurie e Richard Kern. Ambasciatore di un cinema libero e innovativo, le cui maggiori influenze vanno ricercate nel cinema d&#8217;avanguardia, nei B-movies e nella Nouvelle Vague, Poe fa il suo esordio alla regia col documentario <em>Night Lunch </em>(1975), diretto assieme ad Ivan Kral. L&#8217;anno successivo realizza il documentario cult <em>The Blank Generation</em> (1976), considerato un vero e proprio manifesto del cinema punk, cronaca delle prime performance di grandi musicisti quali Patti Smith, Blondie, Ramones, Talking Heads, Heartbreakers. Nel 1976 scrive, dirige e produce <em>Unmade Beds</em>, dichiarato omaggio alla Nouvelle Vague e in particolare ad uno dei suoi film simbolo, <em>À bout de souffle</em> (1960) di Jean Luc Godard. Nel 1978 realizza <em>The Foreigner</em>, con Eric Mitchell e Debbie Harry, opera tra le più rappresentative di tutto il No Wave Cinema.<em> Subway Riders</em> (1981) è il film che chiude la cosiddetta trilogia underground e rappresenta la prima opera a colori del regista americano. <em>Alphabet City</em> (1984) segna il passaggio al mainstream da parte di Poe, con un film che narra le vicende del pusher Johnny nella New York degli anni 80. Da quel momento Poe si dedica anche alla regia di videoclip musicali (per artisti quali Run DMC, Animotion, Anthrax, Juice Newton, etc.) e alla scrittura di sceneggiature, tornando alla regia cinematografica solo nel 1990 con <em>Triple Bogey on a Par 5 Hole</em>, deliziosa commedia dalle tinte noir interpretata ancora una volta da Eric Mitchell e presentata al Festival di Berlino. Nel 1994 dirige il film per la TV <em>Dead Weekend</em>, ispirato ai film di fantascienza di Ed Wood, e due anni dopo <em>Frogs for Snakes</em> &#8211; <em>Delitti d&#8217;autore</em> (1998). Nel 1999 inizia a insegnare cinema alla NYU/Tisch School of the Arts, mentre fra il 2002 e il 2003 torna al mondo della musica, sua grande passione, producendo e dirigendo <em>Steve Earle: Just An American Boy</em>, ritratto a tutto tondo del poeta e cantautore di protesta statunitense.</p>
<p>Nel 2007 Amos Poe partecipa alla 64ª Mostra d&#8217;Arte Cinematografica di Venezia presentando nella sezione Orizzonti l&#8217;opera <em>Empire II</em>, ispirata a <em>Empire </em>(1964) di Andy Warhol. In <em>Empire II</em> Poe filma nell&#8217;arco di un anno la città di New York e l&#8217;Empire State Building dalla finestra del suo appartamento. Le immagini, velocizzate e compresse fino ad ottenere una durata complessiva di 180&#8242;, rappresentano un singolare affresco della grande mela, appassionato e molto suggestivo. Sempre nel 2007 Poe scrive la sceneggiatura di <em>The Guitar</em> di Amy Redford, presentato al Sundance Film Festival, e si dedica alla realizzazione del progetto www.pianospecs.com, piattaforma per filmmakers, designer e artisti. L&#8217;anno successivo, nel 2008, Poe torna alla Mostra di Venezia in veste di presidente di giuria della sezione Corto Cortissimo. Poe vive tra New York e Firenze. Attualmente sta lavorando allo sviluppo di progetti cinematografici da realizzare in Italia.</p>
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		<title>Skolimowski in concorso a Venezia</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 12:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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Sarà ultimato in tempo per la 67ª Mostra anche  il nuovo film del regista polacco Essential Killing, Jerzy Skolimowski, interpretato da Vincent Gallo ed Emmanuelle Seigner: è l&#8217;ultimo titolo, in prima mondiale, del Concorso della 67ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il film è un sorprendente thriller (quasi interamente senza dialoghi) che conferma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3463" title="Essential Killing" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/08/Essential-Killing-400x232.jpg" alt="Essential Killing" width="400" height="232" /></p>
<p align="center">
<p>Sarà ultimato in tempo per la 67ª Mostra anche  il nuovo film del regista polacco <em>Essential Killing</em>, Jerzy Skolimowski, interpretato da Vincent Gallo ed Emmanuelle Seigner: è l&#8217;ultimo titolo, in prima mondiale, del Concorso della 67ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il film<em></em> è un sorprendente thriller (quasi interamente senza dialoghi) che conferma la &#8220;forma&#8221; ritrovata dell&#8217;enfant terrible del Nuovo Cinema Est-europeo, il polacco Jerzy Skolimowski. Nella vicenda del film, un talebano, catturato dalle forze americane in una valle del Nord dell&#8217;Afganistan, viene trasportato in un paese europeo senza nome. Il prigioniero fugge e trova rifugio tra i boschi gelati: un mondo totalmente diverso rispetto ai deserti della sua terra d’origine, dalle condizioni estreme. Finirà per uccidere tutti coloro che trova sulla sua strada.</p>
<p>Accanto a Vincent Gallo, protagonista assoluto del film, l&#8217;interprete femminile di <em>Essential Killing</em> è l’attrice francese Emmanuelle Seigner (<em>Lo scafandro e la farfalla</em>, 2007; <em>La vie en rose</em>, 2007; <em>La nona porta</em>, 1999).</p>
<p>La sceneggiatura di <em>Essential Killing</em> è scritta dallo stesso Jerzy Skolimowski e da Ewa Piaskowska. Il film, prodotto dalla Skopia Film, è una co-produzione polacca, irlandese, norvegese ed ungherese, con la partecipazione del Polish Film Institute, di Canal+ Cyfrowy, dell’irlandese Element Pictures, della norvegese Cylinder Productions, dell’ungherese Mythberg Films, con il supporto di Eurimages. HanWay si occupa della distribuzione internazionale del film. <em>Essential Killing</em> è stata anche l’occasione per una nuova collaborazione tra Skolimowski e Jeremy Thomas. Nel 1978, infatti, Thomas ha prodotto <em>L’australiano</em> (<em>The Shou</em>t), per la regia di Skolimowski, Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes.</p>
<p>Per Skolimowski si tratta di un ritorno alla Mostra di Venezia, dove ha partecipato più volte. Come regista ha presentato con successo <em>Na samym dnie </em>(<em>La ragazza del bagno pubblico</em>, 1970); <em>The Lightship</em> (<em>La nave faro</em>, 1985), in Concorso alla 42. Mostra e Premio speciale della Giuria; <em>Ferdydurke</em> (1991) in Concorso alla 48. Mostra. Nel 2001 ha fatto parte della Giuria internazionale del Concorso, e figurava come interprete in <em>Zakonnica</em> e come regista del suo corto d’esordio <em>Oko Wykol</em>, in occasione della retrospettiva dedicata quell’anno ad Andrzej Munk. Nel 2000 figurava nel cast del film di Julian Schnabel <em>Before Night Falls</em> (<em>Prima che cada la notte</em>), in concorso alla 57ª Mostra.</p>
<p>Jerzy Skolimowski (Lodz, 1938), regista, sceneggiatore e attore polacco, è cresciuto artisticamente accanto ad Andrzej Wajda e Roman Polanski. Ancora giovanissimo, ha collaborato con Wajda alla sceneggiatura di <em>Niewinni czarodzieje (Ingenui perversi</em>, 1960) e con Polanski alla sceneggiatura di <em>Nóz w wodzie</em> (<em>Un coltello nell’acqua</em>, 1962), film-manifesto del nuovo cinema polacco. Testimone di due mondi e culture differenti, costantemente in bilico tra l’Europa orientale e quella occidentale, Skolimowski ha diretto più di venti film nell’arco della sua carriera, ottenendo alti riconoscimenti nei più importanti festival internazionali, tra cui l’Orso d’oro a Berlino per <em>Le départ</em> (1967) e il Premio per la sceneggiatura a Cannes per l’acclamata commedia nera <em>Moonlighting</em> (1982). Come attore, ha recitato di recente anche in <em>Eastern Promises</em> (<em>La promessa dell’assassino</em>, 2007) di David Cronenberg. Nel 2008 Skolimowski ha presentato a Cannes <em>Four Nights With Anna</em>, un suo apprezzato &#8220;ritorno alle origini&#8221;.</p>
<p>Vincent Gallo, dopo aver catturato l’attenzione per le sue performance in <em>Arizona Dream</em> (1993) di Emir Kusturica e in <em>Palookaville</em> (1995) di Alan Taylor (presentato nella sezione Corsia di Sorpasso della 52. Mostra di Venezia), ha scritto, diretto e interpretato il film-cult <em>Buffalo 66</em> (1998). Protagonista del film di Francis Ford Coppola <em>Tetro</em>, presentato a Cannes 2009 nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, Vincent Gallo quest’anno torna nelle vesti di regista a Venezia con <em>Promises Written in Water</em>, in Concorso, e con il cortometraggio <em>The Agent</em>, presentato in Orizzonti.</p>
<p align="center">
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		<title>Venezia 67: il programma</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 21:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ventitrè opere in concorso, di cui quattro italiane firmate da Ascanio Celestini, Saverio Costanzo, Mario Martone e Carlo Mazzacurati. Si apre con Aronofsky e a seguire, tra gli altri, Sofia Coppola, Vincent Gallo, Ozon e Schnabel]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-3450" title="Marco Mueller, Quentin Tarantino" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Marco-Mueller-Quentin-Tarantino.jpg" alt="Marco Mueller, Quentin Tarantino" width="270" height="188" /></strong><strong>Ventitrè opere in concorso, di cui quattro italiane firmate da Ascanio Celestini, Saverio Costanzo, Mario Martone e Carlo Mazzacurati. Si apre con Aronofsky e a seguire, tra gli altri, Sofia Coppola, Vincent Gallo, Ozon e Schnabel<br />
</strong></p>
<p>di <strong>Dafne Foderà</strong><br />
<a href="mailto:dafne.fodera@libero.it">dafne.fodera@libero.it</a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il nuovo è ciò che rimane del passato. Il nuovo è il futuro, è la direzione verso cui tutto evolve. Il nuovo nel cinema nasce dal laboratorio, dall’unione di esperienze e dalle porte sempre aperte a diversi linguaggi, formati e tipologie di narrazione. Il cinema nuovo non ha a che fare solo con l’età, non è un fatto anagrafico, come ha ricordato il direttore Marco Mueller durante la conferenza di presentazione del programma della 67ª Mostra internazionale d’Arte cinematografica di Venezia (tenutasi il 29 luglio presso l’Hotel Excelsior di Roma), che avrà luogo dall’1 all’11 settembre, presieduta quest’anno dal regista Quentin Tarantino.</p>
<p>La Biennale, in fondo, è nata con questo obiettivo. Essere attenti ai cambiamenti, per mostrarli e, spesso, per anticiparli. Ma il nuovo, per essere tale, deve avere le sue radici nella certezza, in quello che non deve cambiare: i luoghi, non necessariamente fisici, la qualità delle pellicole e l’attenzione al talento. Dal Festival di Venezia ci si aspetta questo. Al Lido ci si va per questo motivo.</p>
<p>È dalle novità che si comincia, dall’evoluzione di una delle sezioni, “Orizzonti”, che quest’anno mette insieme tutti, opere prime e grandi artisti, insieme per dire qualcosa. Insieme nelle diverse sale della Mostra del Cinema, ridotte di numero, a causa dell’assenza della sala Perla 2. «La scenografia, lo stile, l’allestimento rimangono uguali», ci tiene a precisare il presidente Paolo Baratta.</p>
<p>Perché poi, in fondo, ci sono cose che non cambiano. Per fortuna.</p>
<p>I grandi film, per esempio. Le anteprime, quest’anno settantanove mondiali e quattro nazionali, una delle anime del Festival, come ha affermato Mueller: «Questa è una Mostra che vuole avere più di un’anima, almeno tre». Le altre due: un luogo in cui non c’è separazione tra film commerciale e film d’Autore e il posto in cui si può osare, scommettere.</p>
<p>L’anima che non può cambiare, sicuramente, è quella che ha a che fare con i film.</p>
<p>Si apre con <em>Black Swan</em> di Darren Aronofsky, in concorso. Ventitrè opere in competizione ufficiale, di cui quattro italiane: <em>La pecora nera</em> di Ascanio Celestini, <em>La solitudine dei numeri primi</em> di Saverio Costanzo, <em>Noi credevamo </em>di Mario Martone, <em>La passione </em>di Carlo Mazzacurati. E, tra gli altri: <em>Somewhere</em> di Sofia Coppola, <em>Promises Written in Water </em>di Vincent Gallo, <em>Road to Nowhere </em>di Monte Hellman, <em>Barney’s Version</em> di Richard J. Lewis, <em>Potiche </em>di François Ozon e <em>Miral </em>di Julian Schnabel.</p>
<p>Ventisette lungometraggi fuori concorso, tra i quali: <em>Machete</em> di Robert Rodriguez, <em>The Town </em>di Ben Affleck, <em>Sorelle mai</em> di Marco Bellocchio, <em>The Last Movie (1971) </em>di Dennis Hopper, <em>Vallanzasca – Gli angeli del male </em>di Michele Placido<em>, 1960 </em>di Gabriele Salvatores<em>, A letter to Elia </em>di Martin Scorsese e Kent Jones<em>, L’ultimo Gattopardo: ritratto di Goffredo Lombardo </em>di Giuseppe Tornatore,<em> Passione </em>di John Turturro.</p>
<p>Per la sezione “Controcampo italiano”, in concorso: <em>I baci mai dati</em> di Roberta Torre, <em>20 sigarette </em>di Aureliano Amadei, <em>Il primo incarico</em> di Giorgia Cecere, <em>A Woman</em> di Giada Colagrande, <em>Tajabone </em>di Salvatore Mereu, <em>Ma che storia</em> di Gianfranco Pannone, <em>Into Paradiso </em>di Paola Randi.</p>
<p>Per la sezione “Orizzonti”, saranno proiettati ventuno lungometraggi. Una parte del Festival sarà poi dedicata al cinema comico italiano, in particolare, ai suoi protagonisti, con la retrospettiva dal titolo “La situazione comica”, che prevede la proiezione di una trentina di opere dagli anni 30 ai pieni anni 80. Iniziativa che porterà alla Mostra alcuni dei più popolari comici italiani. Perché l’internazionalità non esiste se si dimenticano le proprie radici.</p>
<p>Infine, uno spazio sempre maggiore ai film realizzati con tecnologia 3D. Il futuro con il quale abbiamo già cominciato a convivere.<em> </em></p>
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		<title>Giornate degli Autori 2010</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3433</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 17:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.filmakersmagazine.it/?p=3433</guid>
		<description><![CDATA[Presentato il programma della rassegna, che si svolgerà per il settimo anno all’interno della Mostra del Cinema di Venezia. Dodici film in tutto, quattro opere prime e, fra le pellicole italiane, "L’amore buio" di Antonio Capuano, ultima prova d'attore del compianto Corso Salani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3435" title="L'amore buio" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/lamorebuio-400x265.jpg" alt="L'amore buio" width="400" height="265" /></p>
<p><strong>Presentato il programma della rassegna, che si svolgerà per il settimo anno all’interno della Mostra del Cinema di Venezia. Dodici film in tutto, quattro opere prime e, fra le pellicole italiane, <em>L’amore buio</em> di Antonio Capuano, ultima prova d&#8217;attore del compianto Corso Salani</strong></p>
<p>di <strong>Dafne Foderà</strong><br />
<a href="mailto:dafne.fodera@libero.it">dafne.fodera@libero.it</a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>«Ce la faremo», sono le prime parole pronunciate dal presidente Roberto Barzanti, durante la conferenza, tenutasi il 27 luglio presso la Casa del Cinema a Roma, nella quale è stato presentato il programma delle “Giornate degli Autori”, l’iniziativa che si svolge all’interno della Mostra internazionale del Cinema di Venezia, per il settimo anno, dall’1 all’11 settembre 2010. Perché, in un periodo in cui tutto ciò che ha a che fare con la cultura viene tagliato, esserci è un traguardo sempre da rincorrere.</p>
<p>Se poi si appartiene a una categoria che ha come obiettivo la ricerca della qualità, del talento e della creatività emergente o da mettere in evidenza, allora bisogna correre più forte.</p>
<p>Dodici film nella selezione ufficiale. Tra questi quattro opere prime: l’italiano <em>Et in terra pax</em> di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, presenti alla conferenza; <em>Notre etrangere </em>di Sarah Bouyain; <em>Pequenas voces</em> di Jairo Carrillo e Oscar Andrade; <em>Cogunluk</em> di Seren Yüce. Altre due opere italiane: <em>L’amore buio</em> di Antonio Capuano, con Corso Salani, occasione per ricordare la sua ultima presenza sul set, e <em>Cielo senza terra</em> di Giovanni Davide Maderna e Sara Pozzoli. E poi le altre opere, provenienti da tutto il mondo, nello spirito dell’internazionalità intesa come forma più alta di conoscenza tra gli uomini: <em>La vida de los peces</em> di Matias Bize; <em>Le bruit des glacons</em> di Bertrand Blier; <em>The happy poet</em> di Paul Gordon; <em>Noir ocean</em> di Marion Hänsel; <em>Cirkus Columbia</em> di Danis Tanovic; <em>Incendies</em> di Denis Villeneuve.</p>
<p>Un percorso attraverso dodici nazionalità quello che si svolgerà a settembre a Venezia, ma anche un racconto della realtà più vicina a noi, con una sezione dedicata ai “Ritratti e paesaggi italiani”, che si propone di ricostruire una geografia umana, come ha sottolineato il direttore Giorgio Gosetti, durante la presentazione del programma. Un programma che prevede, inoltre, la sezione “Spazio aperto” e un evento speciale a sorpresa.</p>
<p>E poi altre iniziative legate alla rassegna. Quella in collaborazione con il Parlamento Europeo, insieme con Europa Cinemas e Cineuropa, che porterà a Venezia 27 giovani, provenienti dai 27 paesi dell’Unione Europea, chiamati a esprimersi in veste di critici. Sempre nella stessa ottica sono stati scelti i tre film finalisti del premio Lux, vinto lo scorso anno da <em>Welcome </em>di Philippe Lioret.</p>
<p>È stato, inoltre, presentato il progetto “100 + 1. Cento film e un paese, l’Italia”, un progetto che fa entrare il cinema nelle scuole, realizzato grazie alla collaborazione della Provincia di Roma e Cinecittà Luce.</p>
<p>Questa mattina, alla Casa del Cinema, sembrava già di essere a Venezia. Qualche immagine proiettata, le aspettative sui film che vedremo, l’entusiasmo dei progetti che viaggiano paralleli. Progetti che nascono dalla collaborazione, come quella con ANAC, con l’associazione 100 Autori e con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. O quella con la BNL &#8211; Gruppo BNP PARIBAS.</p>
<p>Perché, quando è necessario correre più forte, è meglio avere intorno un compagno. Che corra quando tu ti riposi.</p>
<p>Questa mattina, alla Casa del Cinema, è stato presentato il programma delle “Giornate degli Autori”, si è parlato di film. Poi, una frase del direttore Giorgio Gosetti ci ha riportati alla realtà: «Non abbiamo più la sala Perla 2, dedicata a noi». E nella mente di molti sicuramente sarà passata l’immagine più forte. Una sala vuota. Il cinema, alla fine, è fatto dagli spettatori.</p>
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		<title>Haber nel corto vincitore del concorso BCC San Marzano</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 22:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La roulette è la sceneggiatura vincitrice per il concorso "Finanziamo il tuo sogno. Anche se corto", dalla quale sarà prodotto un film interpretato dall'attore Alessandro Haber. Per la sezione Giovani premiata "Tutta un'altra storia"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3385" title="Alessandro Haber" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Alessandro-Haber-237x350.jpg" alt="Alessandro Haber" width="237" height="350" /></p>
<p><strong><em>La roulette </em>è la sceneggiatura vincitrice per il concorso &#8220;Finanziamo il tuo sogno. Anche se corto&#8221;, dalla quale sarà prodotto un film interpretato dall&#8217;attore Alessandro Haber. Per la sezione Giovani premiata <em>Tutta un&#8217;altra storia</em></strong></p>
<p>Quarantanove sceneggiature giunte da tutta Italia per raccontare i risvolti umani della grande crisi economico-finanziaria. Così, il progetto “Finanziamo il tuo sogno. Anche se corto”, si prepara al ciak. “Storie di piccola e grande economia nella società”, l’iniziativa promossa dalla BCC San Marzano di San Giuseppe, in collaborazione con Bunker lab e in partnership con Studio Universal, Istituto Europeo di Design e il Taranto Finanza Forum, si appresta ad entrare nella fase operativa.</p>
<p>Un progetto culturale che, come aveva sottolineato il Direttore Generale della BCC San Marzano di San Giuseppe, Emanuele di Palma, nella presentazione ha l’obiettivo di «favorire la discussione su temi ritenuti fino a poco tempo fa ostici ma con i quali siamo chiamati a confrontarci».</p>
<p>Obiettivo che si rende concreto nella realizzazione dell’opera premiata, <em>La roulette</em>, una sceneggiatura di Fabio Ferretti De Virgilis, giovane artista di Manduria, in provincia di Taranto. Una storia che trae spunto dalla realtà quotidiana per affrontare temi universali. E che lo fa con un linguaggio originale, attraverso i sogni, una narrazione visionaria e profonda, ma allo stesso tempo realistica. È una storia aspra, come spesso è la vita, ma che ha in sé la capacità di reagire tipica dell’uomo. Un uomo che, in un contesto fatto di apparenza e ostentazione, di cultura del consumo e di incubi reali, come la perdita del lavoro, ritrova la strada dopo essere entrato nel suo incubo personale.</p>
<p>A dare il volto al protagonista sarà l’attore Alessandro Haber, già interprete di molti capolavori del cinema italiano, diretto da registi come Pupi Avati, nei film <em>Regalo di Natale</em> e <em>La rivincita di Natale</em>, Nanni Moretti in <em>Sogni d’oro </em>e Mario Monicelli, per il quale ha interpretato <em>Amici miei atto II</em> e <em>Parenti serpenti</em>. Vincitore di tre Nastri d’Argento e di un David di Donatello per il cinema, Haber è un attore capace di adattarsi ai diversi linguaggi, che mantiene la stessa intensità sul palcoscenico, nell’interpretazione delle opere teatrali di Pasolini, Molière e Cechov. Per <em>Zio Vania</em> di Cechov ha anche ricevuto il Premio Gassman.</p>
<p>Il vincitore, oltre al compenso per l’acquisizione dei diritti, vedrà questa storia tramutarsi in immagini. La BCC San Marzano di San Giuseppe, sempre attenta al panorama artistico e culturale, e Alessandro Contessa, produttore del pluripremiato lungometraggio <em>Focaccia Blues</em>, in collaborazione con la società di produzione cinematografica romana Bunker Lab, produrranno il film breve diretto dal giovane regista Mirko Dilorenzo. La location prevista è la Puglia, in particolare l’area ionico-salentina. Le riprese saranno effettuate nel mese di agosto e l’opera concorrerà in un prestigioso festival del cinema. E’ già in corso il casting coordinato dal filmaker Alessandro Zizzo.</p>
<p>Per la categoria under 30, tra le ventisei opere in concorso, la borsa di studio per il Master annuale in Scrittura Cineradiotelevisiva, offerta dall&#8217;Istituto Europeo di Design (IED), è stata vinta dal giovane critico e sceneggiatore napoletano Armando Chianese con <em>Tutta un’altra storia</em>, un’opera che riesce a descrivere la realtà, mostrandone l’aspetto più bello e più raro, che però non andrebbe mai dimenticato: le sorprese positive che la vita ci riserva, prima o poi.</p>
<p>«La creatività dei nostri giovani – spiega il Direttore Generale della BCC San Marzano di San Giuseppe, Emanuele di Palma &#8211; si esprime non solo con attività materiali ma anche con opere di ingegno artistico. Il notevole successo quantitativo e qualitativo della nostra iniziativa, ci spinge a proseguire sulla strada intrapresa: valorizzare le forze sane, giovani, impegnate nel nostro territorio. Riteniamo che in questo modo si possa concretizzare in maniera innovativa e probabilmente diversa anche la nostra missione di Banca locale attenta ad aspetti culturali vicini ai giovani e al grande pubblico. E il cinema è tutto questo».</p>
<p>«Con la scelta delle due sceneggiature vincitrici della prima edizione del concorso “Finanziamo il tuo sogno. Anche se Corto” si conclude la prima fase che mi ha visto lavorare gomito a gomito con la BCC di San Marzano di San Giuseppe – dice il Produttore Alessandro Contessa. Si è trattato di un momento entusiasmante che rafforza l&#8217;idea di un Cinema che riesce anche ad attirare investimenti privati. Tutto diventa più semplice quando un progetto viene discusso con gente illuminata che considera la Cultura un&#8217;occasione per migliorare la qualità della nostra società.</p>
<p>Ogni produttore ha però il dovere di ricambiare la fiducia lavorando su progetti cinematografici di qualità. Personalmente ho trovato nella sceneggiatura <em>La roulette</em> gli elementi utili per la realizzazione di un piccolo film capace di raggiungere l&#8217;interesse di festival e critica, un modo quindi per contribuire alla visibilità e alla promozione del nostro territorio».</p>
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		<title>Venezia 67: retrospettiva sul cinema comico</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 15:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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Sarà dedicata al cinema comico italiano, e in particolare ai suoi protagonisti (e in particolare ai grandi dimenticati), la retrospettiva della 67ª Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica, intitolata La situazione comica (1937-1988). La 67ª Mostra avrà luogo al Lido dall&#8217;1 all&#8217;11 settembre 2010, diretta da Marco Mueller e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3350" title="Aldo Fabrizi e Totò" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Aldo-Fabrizi-e-Totò.jpg" alt="Aldo Fabrizi e Totò" width="295" height="235" /></p>
<p>Sarà dedicata al cinema comico italiano, e in particolare ai suoi protagonisti (e in particolare ai grandi dimenticati), la retrospettiva della 67ª Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica, intitolata <em>La situazione comica (1937-1988)</em>. La 67ª Mostra avrà luogo al Lido dall&#8217;1 all&#8217;11 settembre 2010, diretta da Marco Mueller e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. <em>La situazione comica</em> <em>(1937-1988)</em>, curata da Marco Giusti, Domenico Monetti e Luca Pallanch, prevede la proiezione di una trentina di opere dagli anni 30 ai pieni anni 80. E&#8217; realizzata dalla Biennale di Venezia in coproduzione con il Centro Sperimentale di Cinematografia &#8211; Cineteca Nazionale, ente deputato alla promozione e preservazione del patrimonio cinematografico italiano, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.<br />
Di tutti i generi italiani, il comico è sempre stato il grande polmone economico e popolare del nostro cinema, dai tempi di Totò giù fino ai cinepanettoni. Non ottenendo però che raramente un vero interesse critico. Il fatto quindi che la Mostra di Venezia dedichi al cinema comico italiano una retrospettiva, va letto anche come un omaggio a un genere troppo spesso rimasto nell&#8217;ombra.</p>
<p>Alcuni dei più popolari comici italiani (Diego Abatantuono, Lino Banfi, Lando Buzzanca, Christian De Sica, Enrico Montesano, Renato Pozzetto, Gigi Proietti, Carlo Verdone, Paolo Villaggio) saranno alla Mostra per ricordare film e comici del passato, ai quali possono essere accostati nel gioco delle discendenze e delle affinità, che caratterizza la storia della comicità nel nostro cinema. Alessandro Gassman, Gianmarco e Ricky Tognazzi presenteranno opere di Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Testimoni eccellenti (registi, sceneggiatori, attori), della nostra comicità &#8220;scorteranno&#8221; a Venezia i film della retrospettiva: Lorenza Indovina, Mario Monicelli, Marco Risi, Emanuele Salce, Franca Valeri, Carlo ed Enrico Vanzina.</p>
<p><em>La situazione comica</em> rappresenta un ideale proseguimento delle retrospettive presentate con successo a Venezia negli ultimi anni (da <em>Italian Kings of the B&#8217;s &#8211; Storia segreta del cinema italiano</em> nel 2004, fino a <em>Questi fantasmi 2. Cinema italiano ritrovato</em> nel 2009) che hanno contribuito alla riscoperta della nostra produzione ingiustamente rimossa. <em>La situazione comica</em> <em>(1937-1988)</em> si innesta su questa linea, completando la ricerca con il genere comico.</p>
<p>La retrospettiva si divide in due programmi, uno più legato al cinema del passato in Sala Volpi (Palazzo del Cinema) e uno più contemporaneo in Sala Perla. Il programma che avrà luogo in Sala Volpi include 20 lungometraggi oltre ad alcuni episodi, e ripercorre le gesta dei più grandi comici italiani attraverso la scelta di un film che li rappresenti degnamente, in un arco temporale che va dagli anni &#8216;30 fino alla metà degli anni &#8216;70, quando l&#8217;avvento delle tv private ha cambiato radicalmente faccia alla comicità. Fra i film proiettati: <em>Tutta la città canta</em>, rara incursione nel comico del maestro del cinema di paura Riccardo Freda; <em>L&#8217;onorata società</em>, una delle prime prove della coppia Franchi-Ingrassia, lanciati da Domenico Modugno, qui attore e produttore, e diretti da uno dei futuri mattatori della Banda Arbore, Riccardo Pazzaglia; <em>Io non spezzo&#8230; rompo</em>, con uno strabiliante Alighiero Noschese che fa il verso al Volontè di <em>Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto</em>; l&#8217;inedito Gassman de <em>Lo scatenato</em> dell&#8217;outsider Franco Indovina.</p>
<p>Il programma che avrà luogo in Sala Perla include 7 lungometraggi, ed è più legato alla contemporaneità (anni &#8216;70-&#8217;80). Popolari comici italiani (Abatantuono, Banfi,  Christian De Sica, Enrico Montesano, Renato Pozzetto, Gigi Proietti, Carlo Verdone, Paolo Villaggio) hanno scelto, nella loro filmografia, un&#8217;opera alla quale sono particolarmente legati e che in molti casi rappresenta un autentico cult<em> (</em>come<em> Febbre da cavallo,</em> <em>Eccezzziunale&#8230; veramente</em> o <em>Vacanze di Natale</em>, il capostipite del più fortunato filone del cinema italiano contemporaneo).</p>
<p>Efficace esempio di collaborazione tra istituzioni che possono dimostrarsi complementari, come festival e cineteche, il programma della retrospettiva veneziana si è arricchito ancora una volta attraverso una sistematica attività di ricerca, in primo luogo nei &#8220;sotterranei della Cineteca Nazionale&#8221;. Come gli scorsi anni, i film presentati sono oggetto di un accurato lavoro di preservazione e talvolta di restauro, e dopo la Mostra di Venezia saranno proiettati nel circuito culturale in Italia e all&#8217;estero, offrendo una nuova vita ai film del passato, e al pubblico di oggi la possibilità di farsi raccontare dal cinema la propria storia.<br />
Nel quadro delle attività permanenti e dei giacimenti culturali riscoperti e restaurati, la scelta de <em>La situazione comica (1937-1988)</em> rappresenta la continuazione del lavoro iniziato dalla Mostra nel 2004, e che da allora ha rilanciato con successo il recupero del cinema italiano invisibile (<em>Italian Kings of the Bs</em>; <em>L&#8217;underground italiano</em>; <em>Casanova sullo schermo</em>; <em>Omaggio a Fulvio Lucisano</em>; <em>Centenario Rossellini, Soldati, Visconti</em>; <em>Western all&#8217;italiana</em>; <em>Questi fantasmi: cinema italiano ritrovato (1946 &#8211; 1975)</em>, <em>Questi fantasmi 2. Cinema italiano ritrovato</em>, accanto ai cantieri internazionali della <em>Storia segreta del cinema asiatico</em> nel 2005 e della <em>Storia segreta del cinema russo</em> nel 2006.</p>
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		<title>Roma Fiction Fest 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 07:25:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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Si è svolta il 10 luglio presso l’auditorium Conciliazione di Roma la serata conclusiva del Roma Fiction Fest, giunto ormai alla sua quarta edizione.
La serata dedicata alle premiazioni dei vincitori di questa edizione è stata condotta da Veronica Pivetti.
Sugli Orange Carpet del festival hanno sfilato quasi 1.500 ospiti tra attori, registi, sceneggiatori e produttori, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3341" title="Emilio Solfrizzi al Roma Fictin Fest 2010" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Emilio-Solfrizzi-al-Roma-Fictin-Fest-2010-400x300.jpg" alt="Emilio Solfrizzi al Roma Fictin Fest 2010" width="400" height="300" /></p>
<p>Si è svolta il 10 luglio presso l’auditorium Conciliazione di Roma la serata conclusiva del Roma Fiction Fest, giunto ormai alla sua quarta edizione.</p>
<p>La serata dedicata alle premiazioni dei vincitori di questa edizione è stata condotta da Veronica Pivetti.</p>
<p>Sugli Orange Carpet del festival hanno sfilato quasi 1.500 ospiti tra attori, registi, sceneggiatori e produttori, segno del crescente interesse anche da parte del mondo professionale.</p>
<p>Vanno poi aggiunti i numerosi spettatori degli eventi all’aperto che si sono svolti tutte le sere al Villaggio della Fiction a Castel Sant’Angelo e i fan accorsi da tutt’Italia alle proiezioni e agli incontri presso il Multisala Adriano.</p>
<p>Il festival ha offerto al pubblico e agli addetti ai lavori la possibilità di avere qualche anticipazione di cosa si vedrà prossimamente sulle reti italiane.</p>
<p>L’Italia è stata rappresentata dalle migliori produzione edite e inedite dei più importanti broadcaster nazionali. In anteprima il pubblico ha potuto vedere: <em>Il sorteggio</em>, <em>Agata e Ulisse</em>, <em>Il peccato e la vergogna</em> e <em>Le ragazze dello swing</em>.</p>
<p>Il cartellone del RomaFictionFest ha portato nella capitale una selezione di alto livello, titoli di recentissima produzione inediti in Italia e in molti casi in Europa, che stanno riscuotendo notevoli consensi: basta citare il Tv Movie <em>Temple Grandin</em>, che ha appena ottenuto quindici nomination agli Emmy Award, incluso quello come miglior attrice protagonista a Claire Danes, ospite premiata del festival.</p>
<p>Durante la serata, sono stati assegnati RomaFictionFest Award for Artistic Excellence all’attore americano Andy Garcia, e a Marg Helgenberger, protagonista ‘storica’ di <em>CSI – Scena del Crimine</em>.</p>
<p>La Giuria TV Sorrisi e Canzoni, composta dai lettori del settimanale, ha assegnato i numerosi premi al RomaFictionFest, tra cui quello a Emilio Solfrizzi come miglior attore per la categoria TV Movie per <em>Mi ricordo di Anna Frank</em> e ad Alessandro Preziosi come miglior attore per la categoria Miniserie per <em>Sant’Agostino</em>. Premio anche per Virna Lisi come migliore attrice per la categoria Lunga Serie per <em>Caterina e le sue figlie</em>.</p>
<p>Per quanto riguarda la fiction italiana edita il premio come miglio prodotto è stata ricevuta dalla miniserie <em>C’era una volta la città dei matti</em>, che ha visto premiato anche Fabrizio Gifuni come miglior interprete maschile.</p>
<p>La fiction su Basaglia, prodotta da Claudia Mori e anch’essa premiata, è stata un grande successo su Raiuno e ha fatto incetta di premi in Italia e all&#8217;estero.</p>
<p>Bilancio di questa quarta edizione senz’altro positivo, che conferma la crescita dell’appuntamento romano sia in termini di attenzione da parte del mercato audiovisivo italiano ed estero che di interesse e presenze di pubblico e media. (<em>Stefania Onofrillo</em>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Globo d’oro 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 07:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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Si è svolta il 1 luglio 2010 la cinquantesima edizione del Globo D’oro, premio Cinematografico dell’Associazione Stampa Estera in Italia. Una premiazione al cinema italiano e alla sua ultima stagione ricca di successi. Premiati e presenti in sala tre premi Oscar: Giuseppe Tornatore, Ennio Morricone e Vittorio Storaro. Tra gli artisti insigniti del prestigioso riconoscimento: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-3285" title="Negli-occhi" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Negli-occhi-400x295.jpg" alt="Negli-occhi" width="400" height="295" /><br />
</strong></p>
<p>Si è svolta il 1 luglio 2010 la cinquantesima edizione del Globo D’oro, premio Cinematografico dell’Associazione Stampa Estera in Italia. Una premiazione al cinema italiano e alla sua ultima stagione ricca di successi. Premiati e presenti in sala tre premi Oscar: Giuseppe Tornatore, Ennio Morricone e Vittorio Storaro. Tra gli artisti insigniti del prestigioso riconoscimento: Christian De Sica, Stefania Sandrelli, Ferzan Ozpetek con il cast del suo ultimo film <em>Mine vaganti</em>, Rocco Papaleo, Francesco Rosi, Tony Renis, Stefania Sandrelli, Giovanna Mezzogiorno, Carlo Verdone, Domenico Procacci e tanti altri. Globo d’Oro del Cinquantenario a Gina Lollobrigida per la sua brillante carriera artistica internazionale.</p>
<p>Tanti riconoscimenti anche per le nuove promesse del cinema italiano e le rivelazioni della passata stagione: globo d’oro come attore esordiente a Nicola Nocella, protagonista dell’ultimo film di Pupi Avati <em>Il figlio più piccolo</em>. Come attrice rivelazione premiata Nicole Grimaudo per <em>Mine Vaganti</em> di Ferzan Ozpetek e Globo d’Oro anche per Checco Zalone come attore rivelazione per <em>Cado dalle nubi</em>.</p>
<p>Globo d’oro speciale al film <em>Negli occhi</em>, documentario che ripercorre la vita di Vittorio Mezzogiorno, a ritirare il premio Giovanna Mezzogiorno e Francesco Del Grosso.</p>
<p>Un globo d’oro al film da non dimenticare per <em>Focaccia Blues</em> di Nico Cirasola, prodotto da Alessandro Contessa, scritto da Alessia Lepore, con Dante Marmone, Luca Cirasola, Tiziana Schiavarelli, Renzo Arbore e Lino Banfi.</p>
<p>La serata è stata presentata da Tonino Pinto della Rai con la  partecipazione di Barbora Bobulova come madrina della serata. A fare da  cornice all’evento gli splendidi giardini dell’Accademia Tedesca di  Villa Massimo.</p>
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		<title>&#8230;Alice non lo sa!</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3261</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 07:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una produzione indipendente per un film/pilot sul genere teen ambientato in un suggestivo paese della Val di Chiana. La magia della tradizione e la leggerezza di un sogno raccontati attraverso lo sguardo di una sedicenne]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3262" title="Alice non lo sa" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/06/locandina-252x350.jpg" alt="Alice non lo sa" width="252" height="350" /><strong>Una produzione indipendente per un film/pilot sul genere teen ambientato in un suggestivo paese della Val di Chiana. La magia della tradizione e la leggerezza di un sogno raccontati attraverso lo sguardo di una sedicenne</strong></p>
<p>di <strong>Cristina Locuratolo</strong><br />
<a href="mailto: cristina.elle@hotmail.it">cristina.elle@hotmail.it</a></p>
<p>Alice, dopo le mirabilie di Burton, sembra essere il nome più inflazionato nella cinematografia di questi tempi. Il regista Oreste Crisostomi ha scelto questo nome per la protagonista e come titolo del suo film d&#8217;esordio, ma prima di lui un gruppo di giovani talenti della Scuola Nazionale di Cinema di Roma ha fondato l&#8217;Associazione <em>AliceCinema</em> e girato il cortrometraggio .<em>.Alice non lo sa! </em>che rievoca, anche se solo nel titolo, la ballata struggente e malinconica di De Gregori.</p>
<p>Forse Alice è un nome amuleto, uno di quei nomi che portano fortuna. O forse, in realtà, tutte le storie riconducono a lei, la fanciulla carrolliana, per il suo essere sospesa tra sogno e realtà, innocenza e maturità, mistero e rivelazione.</p>
<p><em>&#8230;Alice non lo sa</em>, girata da Alessandro Guida, nasce come pilot di una serie tv dalle menti creative di Elena Giogli e Gaia Musacchio. È la storia di una ragazza in un&#8217;età transizione, quella adolescenziale, che seppur senza Stregatti che evaporano e regine crudeli, si trova suo malgrado a fare i conti con una realtà diversa dalla sua e a tratti difficile. Rimandata a scuola e con i genitori in crisi si trasferisce per l&#8217;estate a casa dello zio con la madre, passando dal caos metropolitano di Roma alle viuzze strette e ripide di un paesino toscano, Castiglion Fiorentino. Per Alice il borgo medievale è  un mondo nuovo che non comprende fino in fondo e i suoi abitanti appaiono ai suoi occhi bizzarri, per la mentalità provinciale e l&#8217;attaccamento a tradizioni secolari come il Palio dei Rioni.</p>
<p>L&#8217;incubo di un&#8217;estate noiosa e solitaria si trasforma in un sogno ad occhi aperti: l&#8217;incontro con Sandro sarà per Alice una gioiosa scoperta, ma anche fonte di dubbi e perplessità.</p>
<p>Alice è interpretata dall&#8217;esordiente Giulia Castellini, mentre Sandro ha il volto di Lorenzo Richelmy, già protagonista dei <em>Liceali </em>insieme a Giuditta Avossa alias Anschana, una giovane castiglionese figlia di hippy. Tra i nomi noti del cast anche Alan Cappelli, ex batterista della T-Band degli spot Tim e controfigura italiana del bel vampiro Edward nella saga <em>New Moon</em>. Completano il cast un gruppo di giovani attori del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, tra i quali Claudia Gaffuri e Robin Mugnaini. Ottima anche la scelta della colonna sonora: dal ritmo della band <em>Rio </em>di Marco Ligabue, fratello di Luciano, alle sonorità più soft della cantante texana Vanessa Peters.</p>
<p>Il paese toscano, scenograficamente immerso in una valle senza tempo, è teatro perfetto per una storia d&#8217;amore leggera e frizzante, che ha la vitalità e l&#8217;ironia della giovinezza, quella spensierata ma anche quella più insicura che non sa che direzione prendere e che a volte si perde per seguire il cuore e i cieli d&#8217;estate. Il film, uscito in anteprima nazionale a Castiglio Fiorentino il 18 giugno, sarà a breve proiettato anche a Roma. La produzione è già in trattative per il lancio della serie, di cui il film costituisce la puntata pilota, con le più importanti reti televisive nazionali. La “favola” di Alice, precipitata nel borgo medievale di Castiglion Fiorentino, con la sua torre, i suoi cavalli e gli incontri clandestini al chiar di luna ci aspetta prossimamente sul piccolo schermo.</p>
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