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	<title>filmakersmagazine.it &#187; libri</title>
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		<title>The Box e altri racconti</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3414</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 11:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[La raccolta di racconti di Richard Matheson, edita da Fanucci, ci trascina dentro l'universo insolito e avvincente di uno dei padri della letteratura fantastica del Novecento]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3418" title="The Box e altri racconti" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/The-Box-e-altri-racconti.jpg" alt="The Box e altri racconti" width="200" height="307" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La raccolta di racconti di Richard Matheson, edita da Fanucc</strong><strong>i, ci trascina dentro l&#8217;universo insolito e avvincente di uno dei padri della letteratura fantastica del Novecento</strong></p>
<p>di <strong>Massimiliano Pistonesi</strong><br />
<a href="mailto:m.pistonesi@gmail.com">m.pistonesi@gmail.com</a></p>
<p>Entrare in questa raccolta di racconti di Richard Matheson, <em>The Box e altri racconti </em>(Fanucci Editore), è come aprire uno scrigno magico o salire sulle montagne russe. Alla fine si è contenti di essere ancora tutti interi e quello che rimane è solo un brivido e una scarica di adrenalina. Forse è per questo che Hollywood si è messa sulle tracce di quello che Stephen King considera il suo maestro, è per questo che negli ultimi anni molti film sono stati adattati da racconti o romanzi di Matheson. Non che questa sia una frequentazione nuova, anzi, Matheson è nel cinema dagli anni cinquanta e quello che sta vivendo oggi è una seconda scoperta. Inizialmente c&#8217;è stato <em>The Shrinking Man</em> (sempre edito da Fanucci con il titolo <em>Tre millimetri al giorno</em>), portato sul grande schermo da Jack Arnold con il titolo <em>Radiazioni BX distruzione uomo</em> (1957), c&#8217;è stato poi il suo capolavoro <em>Io sono leggenda</em>, ultimamente visto con Will Smith protagonista, ma con due riduzioni, una nostrana del buon Ubaldo Ragona,<em> L&#8217;ultimo uomo sulla terra </em>(1962), e un&#8217;altra americana con Charlton Heston, <em>1975: occhi bianchi sul Pianeta Terra </em>(1971). Senza contare che la trama di <em>Io sono leggenda</em> deve avere fornito più di qualche spunto a George A. Romero per <em>La notte dei morti viventi </em>(1968). Senza contare che un giovanissimo e sconosciuto Steven Spielberg ha usato <em>Duel</em> per quel piccolo immenso capolavoro che tutti conoscono o dovrebbero. E poi il nostro nei primi anni sessanta è stato sodale di Roger Corman per il quale scrisse la serie di film ispirati ai racconti di Edgar Allan Poe, e rischiò inoltre di essere lo sceneggiatore di Alfred Hitchcock per il film <em>Gli uccelli</em>.</p>
<p>Però i suoi racconti sono la vera miniera, basti pensare che molti di essi furono usati per realizzare degli episodi di <em>The Twilight Zone</em>, di cui anche il racconto che dà il titolo a questa raccolta, <em>The Box</em>, fece parte. Oggi è diventato un <a href="http://www.filmakersmagazine.it/archives/3344">film</a> di Richard Kelly con Cameron Diaz. Ma tutti i racconti di Matheson sono permeati da un forte senso di realtà ed estraniazione allo stesso tempo. Senza scomodare Freud e il suo perturbante Matheson parte sempre dal quotidiano, da situazioni domestiche e convenzionali, una coppia alle prese con i loro piccoli problemi ed ecco che qualcuno, uno sconosciuto, suona alla loro porta con l&#8217;offerta della vita e i due sciagurati gli aprono. Una meccanica dell&#8217;insolito che potrebbe sembrare banale se non ingenua ma che finito di leggere si rimane con il tarlo del “perché non c&#8217;ho pensato io?”</p>
<p>Se poi dovessi scegliere, a parte <em>The Box</em>, vi consiglierei di buttarvi subito su <em>Una stanza per morire </em>o <em>Scambi indecenti</em> dove l&#8217;American Way of Life è messa alla berlina con tutta la sua dose bigotta e falsa di perbenismo borghese. Insomma, qualcosa da leggere che forse anticiperà qualche film che vedremo prossimamente.</p>
<p>Buona lettura.</p>
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		<title>Tognazzi</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3393</link>
		<comments>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3393#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 07:46:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[altri DVD]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cofanetto, libro+Dvd, di uno dei più grandi maestri della risata. Aneddoti, curiosità e gli indimenticabili capolavori della commedia all'italiana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3394" title="Tognazzi" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Tognazzi-240x350.jpg" alt="Tognazzi" width="240" height="350" /></p>
<p><strong>Il cofanetto, libro+Dvd, di uno dei più grandi maestri della risata. Aneddoti, curiosità e gli indimenticabili capolavori della commedia all&#8217;italiana<br />
</strong></p>
<p>di <strong>Massimiliano Pistonesi</strong><br />
<a href="mailto:m.pistonesi@gmail.com">m.pistonesi@gmail.com</a></p>
<p>Arriva per Einaudi Stile Libero il cofanetto (libro+dvd) <em>Tognazzi</em>, curato da Valentina Pattavina, e non può che far piacere potersi gustare le immagini del grande Ugo. Immagini, beninteso, tratte dai film e non dai suoi sketch televisivi che con la memoria ci riportano a quelli fatti in compagnia di un altro grande, Raimondo Vianello, che tanto bene fecero a una Rai ancora in fasce.</p>
<p>Quindi chi volesse incontrare Ugo Tognazzi, conoscerlo per la prima volta, rivederlo, ricordarlo, o semplicemente avere qualche minuto di puro divertimento cercate allora di accaparrarvi questo articolo. Ne rimarrete soddisfatti. Ma tanto.</p>
<p>Il motivo è semplice: Ugo Tognazzi è uno dei quattro moschettieri della commedia italiana, gli altri li ricordate? Sordi, Gassman, Manfredi e Tognazzi per l&#8217;appunto. Un&#8217;altra Italia, un&#8217;altra storia, fatta in bianco e nero, ma che ancora oggi, per chi comincia a diventare un po&#8217; maturo, sembra quasi che sia sempre stata così o addirittura che l&#8217;Italia l&#8217;abbiano fatta loro, quei quattro insieme a Totò e ai De Filippo, invece di Garibaldi.</p>
<p>Perché la risata e il sorriso sono nel dna degli italiani, gente fatta per l&#8217;allegria e non per il muso lungo, provate a chiederlo a un tedesco che ci guarda e vede quello che vorrebbe essere, ma non ci riesce.</p>
<p>Il libro che accompagna questo cofanetto è una cavalcata biografica sulla vita e sulla carriera di Ugo Tognazzi. Curiosità, aneddoti e tanto altro. Incluso il fatto che Tognazzi si chiamasse Ottavio e non Ugo come poi avrebbe deciso lui da solo stanco delle prese in giro dei compagni di classe (giuro che non lo sapevo!), o di altre cose, come l&#8217;amore per la cucina, celebri tuttora le sue ricette, gliela abbia instillata proprio il suo sodale Raimondo Vianello, o, ancora, come a lui arrivassero le sceneggiatura di terza o quarta mano con i nomi di Sordi o Gassman cancellati sopra. Però pensate un attimo a quel capolavoro di <em>Romanzo popolare</em> di Mario Monicelli, era stato scritto per Nino Manfredi, e il protagonista era un romano, impensabile dopo poter vedere quello che fa Tognazzi in quel film. Tra l&#8217;altro potete rivederlo proprio nel dvd che completa il cofanetto, insieme alle imperdibili scene de <em>I mostri</em>, <em>Il vizietto</em>, il supremo <em>La grande abbuffata</em> e, il mio preferito, <em>Vogliamo i colonnelli</em>, e altri. Ma Tognazzi era capace i giocare anche con il dramma come il falso scoop che lo volle capo del BR insieme, di nuovo, con Vianello. Tutto falso, ovvio, ma la dice lunga sul fatto che la risata è sempre satira, infatti le due parole sono l&#8217;anagramma dell&#8217;altra, fateci caso.</p>
<p>Insomma, se vi va di rilassarvi con qualche buona risata, di quelle che fanno bene all&#8217;anima, prego allora. Accomodatevi.</p>
<p>Buona lettura e buona visione.</p>
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		<title>Io sono Diabolik</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3358</link>
		<comments>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3358#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 07:48:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[L'autobigrafia di uno dei più grandi geni del crimine ci trascina dentro l'avventura della sua vita. Un brivido per questa estate, edito da Mondadori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3362" title="Io sono Diabolik" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Io-sono-Diabolik-223x350.jpg" alt="Io sono Diabolik" width="223" height="350" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;autobigrafia di uno dei più grandi geni del crimine ci trascina dentro l&#8217;avventura della sua vita. Un brivido per questa estate, edito da Mondadori<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Massimiliano Pistonesi</strong><br />
<a href="mailto:m.pistonesi@gmail.com">m.pistonesi@gmail.com</a>
</p>
<p style="text-align: justify;">Eccolo, è proprio lui in persona a raccontarci la sua storia, la sua vita, i suoi trucchi e tutto e di più. Di chi stiamo parlando? Ma del più cattivo e geniale uomo del crimine che si sia mai visto. Parliamo di Diabolik che di suo pugno, o così ci dicono, ha scritto la sua autobiografia, <em>Io sono Diabolik</em> (Mondadori).</p>
<p style="text-align: justify;">Così il re del terrore ci fa scoprire molte cose su di lui e sul suo passato misterioso che per la cronaca ufficiale inizia il 1 novembre del 1962 quando appare il primo albo (intitolato proprio <em>Il re del terrore</em>) dedicato a questo eroe negativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume è impreziosito da un prologo disegnato magistralmente dal grande Giuseppe Palumbo. Diabolik compare in un&#8217;Italia che ancora pensa che il boom economico non avrà mai fine e che tutto durerà per sempre, ma sotto la superficie scorrono torrenti magmatici pronti a scuotere tutto. Non che Diabolik fosse un elemento destabilizzatore, anche se qualche guaio con la censura lo ebbe, ma raccontava in maniera avvincente e catartica l&#8217;azione del male. Male che il nostro infligge a industriali, banchieri e altri, tutti arricchiti criminalmente. A loro vengono sottratti soldi e soprattutto gioielli. Però Diabolik non è un beniamino dei reietti, non agisce per una sorta di vendetta trasversale, no. Anzi. A Diabolik e alla sua compagna Eva Kant piace la bella vita, il lusso, e quello che ruba serve solo ad alimentare tutto questo e in più a programmare nuovi colpi sorprendenti. Insomma siamo sopra le righe, non c&#8217;è nessuna critica sociale perché tutto avviene come un regolamento di conti fra gente della stessa razza. Eccolo il senso del fantastico di Diabolik, è per questo che le sue creatrice, le sorelle Angela e Luciana Giussani, si sono permesse di creare una maschera anche ambigua, con una morale piegata alle sue egoistiche esigenze.</p>
<p style="text-align: justify;">La dice lunga anche la genesi della figura di Diabolik ,nato osservando i pendolari che andavano a lavoro e che per passare il tempo leggevano romanzi gialli. Così le due sorelle, ma sembra che Angela Giussani ebbe la giusta intuizione, pensarono a un personaggio le cui storie durassero il tempo del trasbordo da casa a lavoro per poi finire comodamente nella tasca della giacca. Nacque così il formato Diabolik imitato poi per altri personaggi dei fumetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il successo fu strepitoso e, cosa impensabile, clamoroso presso il pubblico femminile, e lo si può capire dall&#8217;evoluzione di Eva Kent che dalla bella dell&#8217;eroe diventa presto una mente indipendente e geniale quanto quella di Diabolik. Senza dimenticare il film del &#8216;68 diretto da Mario Bava, con John Philip Law nei panni del grande ladro e Marisa Mell in quelli di Eva Kant.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa autobiografia, per chi non conoscesse bene il personaggio di Diabolik, si scopre molto su di lui e sul suo passato. Per chi invece lo conosce sarà divertente rintracciare fra le pagine storie degli albi classici del passato, soprattutto l&#8217;albo <em>Diabolik, chi sei?</em> Anche qui il gioco è svelato, perché egli non può che rispondere <em>Io sono Diabolik</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona lettura.</p>
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		<title>Leviathan</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3354</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 17:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Scott Westerfld porta il futuro nel passato della Storia e rilancia l'idea fantascientifica del racconto d'avventura]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3355" title="Leviathan" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Leviathan-225x350.jpg" alt="Leviathan" width="225" height="350" /></p>
<p><strong>Scott Westerfld porta il futuro nel passato della Storia e rilancia l&#8217;idea fantascientifica del racconto d&#8217;avventura</strong></p>
<p>di <strong>Massimiliano Pistonesi</strong><br />
<a href="mailto:m.pistonesi@gmail.com">m.pistonesi@gmail.com</a></p>
<p><em>Leviathan </em>di Scott Westerfeld (Einaudi Editore) è una lettura sorprendente sotto molti aspetti. Intanto cattura il lettore fin dalla prima pagina, poi sconvolge la storia che tutti noi conosciamo. <em>Leviathan</em> rompe le maglie del genere, non è solo una lettura per ragazzi, intendiamoci ci si diverte, ma ibrida molti generi con il risultato di produrre un grande racconto d&#8217;avventura.</p>
<p>Il set è quello della Prima Guerra Mondiale, l&#8217;arciduca d&#8217;Austria Francesco Ferdinando e sua moglie sono vittime di un attento a Sarajevo con la conseguente guerra tra Austria e Serbia che tracimerà nel Primo conflitto Mondiale. Fin qui niente di strano, tutto come nei libri di storia. E&#8217; Come Westerfeld cambia il registro degli eventi che modifica il panorama. Sì, perché questo mondo che si affaccia alla guerra è ipertecnologico, ma di una tecnologia desueta quanto sorprendente, è come se il futuro fosse stato preso al  cappio e tirato indietro nel passato. I protagonisti sono due ragazzi che si trovano sui fronti opposti: uno è Aleksander “Alek” figlio dell&#8217;arciduca assassinato, l&#8217;altra e Daryn, giovane ragazza scozzese che si spaccia il maschio Dylan al fine di poter essere arruolata nell&#8217;aviazione militare. Ma i due ragazzi rappresentano due modi vedere la storia e l&#8217;evoluzione diametralmente opposti: da una parte i cingolanti austrogermanici con i loro mezzi robotici mossi e alimentati da motori diesel e cherosene, dall&#8217;altra parte i darwinisti inglesi capaci di utilizzare la biotecnologia per creare mostri animali in grado di solcare i cieli (da cui il leviathan del titolo).</p>
<p>Storia alternativa dunque, forse nei paraggi della fantascienza, uno steampunk in piena regola, che mescola belle epoque e invenzioni da genio pazzo. Originale nell&#8217;intuizione e nello svolgimento. Westerfeld sorprende un&#8217;altra volta, capace di spaziare dal fantastico de <em>I diari della mezzanotte</em> al vampiresco <em>VampYrus</em>, costruisce  un&#8217;epica avvincente che con <em>Leviathan </em>segna solo il primo capitolo di una trilogia dove e Alek e Daryn si ritroveranno insieme. Infatti in questo primo capitolo siamo solo nel 1914 e il conflitto è ancora molto lungo, e i due  ragazzi si ritroveranno in volo insieme verso una Costantinopoli ancora non partecipe nel conflitto mondiale. L&#8217;editore Einaudi, con la sua collana Stile Libero, è riuscita a coinvolgere nel lancio del libro anche il rapper Mondo Marcio che ha composto un brano ispirato al romanzo che sarebbe il contributo italiano a quanto già fatto nei paesi anglosassoni con un booktrailer (potete vederlo su youtube) che ha spopolato in rete grazie all&#8217;utilizzo delle illustrazioni di Keith Thompson che rendono il libro già un oggetto di culto. Bè che dire, aspettiamo il secondo capitolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona lettura.</p>
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		<title>Il caratterista basilisco del Cinema Scaturchio</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3336</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 08:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel romanzo di Antonio Petrocelli edito da Hacca, il mondo dello spettacolo diventa una commedia dai toni surreali ma drammaticamente realista. Che strappa più di una risata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-3337" title="Il caratterista basilisco" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Il-caratterista-basilisco-245x350.jpg" alt="Il caratterista basilisco" width="245" height="350" /></strong><strong>Nel romanzo di Antonio Petrocelli edito da Hacca, il mondo dello spettacolo diventa una commedia dai toni surreali ma drammaticamente realista. Che strappa più di una risata<br />
</strong></p>
<p>di <strong>Massimiliano Pistonesi</strong><br />
<a href="mailto:m.pistonesi@gmail.com">m.pistonesi@gmail.com</a></p>
<p>Per favore fate la conoscenza di Jonio Castellucci, attore, attore precario per l&#8217;esattezza e pure pendolare tra Roma e casa sua, che poi è in provincia di Firenze. Incontratelo voi prima che lo incrociate in giro per strada, o dentro un magazzino mentre ammazza il tempo sperando che arrivi una scrittura, anche solo piccola piccola.</p>
<p>Jonio Castellucci non è un attore come tanti, lui appartiene alla nobile categoria dei caratteristi che tanta fortuna e tanto bene hanno al cinema italiano, soprattutto quello del tempo d&#8217;oro della commedia. Arte nobile quella del caratterista, merce rara, anche l&#8217;autore di questo romanzo, <em>Il caratterista basilisco del Cinema Scaturchio</em> (Hacca edizioni) Antonio Petrocelli è attore, con molti anni di cinema e tv alle spalle e tanto mestiere.</p>
<p><em>Il caratterista basilisco del Cinema Scaturchio</em> non è una biografia romanzata, ma una storia vera che racconta un mondo troppo spesso visto dall&#8217;esterno come qualcosa di inarrivabile, roba che vive solo sulle pagine delle riviste, popolato da personaggi fantastici. Invece qui dentro trovate uno spezzato di quel mondo dello spettacolo che fa venire i brividi e fa pure ridere, e di gusto. Sì perché il nostro Jonio è un buono, uno che ci crede pure, è solo quello che gli sta attorno che gli crede meno. Jonio vaga da set a set, aspetta che qualcuno lo chiami per un lavoro e nel frattempo fa su e giù fra Roma e Firenze dove tiene famiglia. Per fortuna sua la moglie ha un lavoro che manda avanti la baracca perché a Jonio le cose non girano molto bene. Fra pubblicità di pannoloni per incontinenza, parti da carabinieri (tra l&#8217;altro si è fatto tutti i corpi d&#8217;arma italiani) con battute scritte da sceneggiatori che si credono Arthur Miller, e tante frustrazioni, qualche magro riconoscimento che non sono premi ma solo qualcuno che lo riconosce per strada senza però chiedergli l&#8217;autografo.</p>
<p>Devo essere sincero, non mi risulta di aver letto su sponde italiane un racconto che descrivesse così bene il mondo del cinema, quello non inquadrato dalla macchina da presa ma quello che sta di dietro, costituito da una strana fauna umana, ma <em>Il caratterista basilisco</em> si spinge un po&#8217; più in là: è un omaggio al mestiere dell&#8217;attore, sincero, che si porta dietro tutta quella fatica che questo mestiere costa. Perché tutto chiede e niente è disposto a dare indietro. Tutti sanno, e pochi lo dicono, che oggi come oggi il cinema non lo vuole far più nessuno, meglio la tv; se si potesse scegliere poi è meglio fare la soubrette, valletta, quello che vi pare piuttosto che essere attore, perché attore vuole dire una fatica mostruosa ed essere anche un po&#8217; sfigato: vuol dire essere in maglione di lana a ferragosto con dei fari sparati addosso, vuol dire studiare e magari essere pure bravi intanto poi il merito se lo prende un altro. Jonio è tutto questo mentre ricorda la sua vita alla vigilia del debutto di una piece teatrale e torna con la mente al suo punto fermo, il Cinema Scaturchio, dove rifugiarsi per sognare un pò. Oltre a Jonio c&#8217;è un altro personaggio fenomenale in questo romanzo: San Marcello. L&#8217;immagine del santo è appesa a fianco alla foto di Enrico Berlinguer e ogni tanto, San Marcello, parla a Jonio, ma come gli parla scopritevelo da soli. Fatevi un favore, incontratelo Jonio, gli vorrete bene.</p>
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		<title>Fantozzi totale</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3327</link>
		<comments>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3327#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 17:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Edita da Einaudi la raccolta di racconti con cui Paolo Villaggio ha inventato il più tragico eroe della storia umana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3328" title="Fantozzi totale" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Fantozzi-totale-224x350.jpg" alt="Fantozzi totale" width="224" height="350" /><strong>Edita da Einaudi la raccolta di racconti con cui Paolo Villaggio ha inventato il più tragico eroe della storia umana</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Massimiliano Pistonesi</strong><br />
<a href="mailto:m.pistonesi@gmail.com">m.pistonesi@gmail.com</a>
</p>
<p style="text-align: justify;">Essere o non essere Fantozzi? Il fatto è che essere Fantozzi non vuol dire essere un buffone o una maschera, non è un dilemma amletico: essere Fantozzi vuol dire appartenere a una categoria umana dall&#8217;anima profondamente italiana. C&#8217;è poi il fatto che un po&#8217; tutti noi siamo dei ragionier Ugo Fantozzi, avanti, ammettiamolo pure, almeno una volta nella vita lo siamo stati, magari a turno, ma pur sempre dei Fantozzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, ecco che l&#8217;editore Einaudi presenta la raccolta di racconti <em>Fantozzi Totale</em> che Paolo Villaggio cominciò a scrivere per l&#8217;Europeo alla fine degli anni Sessanta, quando ancora semisconosciuto e appena sceso dalle navi da crociera dove faceva l&#8217;intrattenitore insieme al del tutto sconosciuto Silvio Berlusconi (vorrei vederlo il giorno da Fantozzi del presidente), debuttava in tv a <em>Quelli della domenica</em>. In questo varietà Villaggio avrebbe proposto tanti altri celebri personaggi, come il diabolico Dr. Kratz, Giandomenico Fracchia, e raccontandone le disavventure, in terza persona, il ragionier Ugo Fantozzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se poi il mito si sposa con la storia allora c&#8217;è da dire che Fantozzi è veramente esistito. Sembra che fosse un collega dello stesso Villaggio quando questi lavorava all&#8217;Italsider, e pare inoltre che fosse confinato con la scrivania in un sottoscala, se entrambi lavorassero all&#8217;ufficio sinistri è difficile dirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Però Fantozzi nasce così, prima racconto orale, poi scritto e alla fine, nel &#8216;75, al cinema con la collaborazione di Luciano Salce. Questi racconti fanno piegare in due dalle risate perchè c&#8217;è già tutto, c&#8217;è la moglie Pina, il curioso animale domestico, la figlia Mariangela, i megadirettori, i colleghi infami, la signorina Silvani, le gite organizzate, gli abbigliamenti in bermuda di lana per le serate e le fantomatiche attrezzature da campeggio, e c&#8217;è pure la nuvola personale degli impiegati, sembra pure di sentire la voce sfiatata. Sorprenderà scoprire nei primi racconti l&#8217;assenza di Filini, che compare al cinema, ma in questi racconti la sua parte è impersonata da Fracchia, coppia atomica (da leggere a tutti i costi la loro giornata di equitazione). Insomma, quello che emerge è la costante catastrofica odissea quotidiana del trascinarsi nella vita di tutti i giorni. Perchè Ugo Fantozzi è un vero perdente, di quelli che veramente non hanno mai una festa nella loro vita. Perdente autentico ma non una maschera, non è un triste picchiatello, o un avventuroso Don Chisciotte. Qui dentro c&#8217;è di più, tanto di più. La ferocia e la cattiveria che contraddistinguono l&#8217;essenza fantozziana travalica l&#8217;assurdo, e per certi aspetti è superiore, scusate l&#8217;eresia, alle disavventure del Marcovaldo di Italo Calvino. Perché Villaggio ha saputo cogliere l&#8217;inesauribile malinconia del quotidiano, come se fosse sempre una giornata grigia d&#8217;autunno. Quindi siamo davanti a letteratura, quella vera, perché il personaggio nato dalla penna di Paolo Villagio discende direttamente dai lombi de <em>Il cappotto</em> e <em>Il naso</em> di Gogol. Tutto per raccontare quello che rischiamo di essere noi, italiani medi se va bene, mediocri se dice male.</p>
<p style="text-align: justify;">Una lettura da fare, dopodiché Berlusca forse il suo giorno da Fantozzi non lo ha mai avuto, forse lui è solo il megadirettoregalatticogranfarabutlupmannar, ma tant&#8217;è.</p>
<p style="text-align: justify;">Però Fantozzi non muore mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona lettura.</p>
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		<title>Il brigadiere Leonardi</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3308</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 08:34:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il personaggio creato da Carlo Lucarelli nel '92 diventa un fumetto che le edizioni bd arricchiscono con il contributo di sette disegnatori con sette stili diversi. Storie noir e drammatiche piene di azione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3311" title="Il brigadiere Leonardi" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Il-brigadiere-Leonardi-252x350.jpg" alt="Il brigadiere Leonardi" width="252" height="350" /></p>
<p><strong>Il personaggio creato da Carlo Lucarelli nel &#8216;92 diventa un fumetto che le edizioni bd arricchiscono con il contributo di sette disegnatori con sette stili diversi. Storie noir e drammatiche piene di azione</strong></p>
<p>di <strong>Massimiliano Pistonesi</strong><br />
<a href="mailto:m.pistonesi@gmail.com">m.pistonesi@gmail.com</a></p>
<p>Nel 1992, d&#8217;estate per l&#8217;esattezza, dalla penna di Carlo Lucarelli è nato <em>Il brigadiere Leonardi</em> (edizioni bd), per il settimanale ravennate <em>Qui</em>, sette racconti con protagonista questo carabiniere, giovane, che attraversa la quotidianità di un mondo che è rimasto senza bussola e senza regole.</p>
<p>Personaggio accattivante e molto noir questo Leonardi che adesso le edizioni bd trasforma in un fumetto con la partecipazioni di cinque sceneggiatori &#8211; Stefano Ascrai, Diego Cajelli, Giuseppe Di Bernardo, Mauro Smocovich &#8211; e sette disegnatori &#8211; Vanessa Belardo, Giacomo Bevilacqua, Matteo Cremona, Federico Giretti, Giorgio Pontrelli, Andrea Riccadonna, Toni Viceconti – che insieme hanno dato un volto e un&#8217;esistenza a Leonardi.</p>
<p>I primi anni novanta furono un periodo seminale per il nostro Lucarelli, infatti in quegli anni vedono la luce il commissario De Luca, debutta l&#8217;ispettore Coliandro e il brigadiere Leonardi, con i primi due che hanno già avuto una fortunata trasposizione televisiva quindi non si può che sperare bene per il terzo. E proprio con Coliandro che Leonardi condivide molte cose, tante, ma tutte all&#8217;opposto del divertente e impacciato poliziotto. Leonardi è un carabiniere in borghese, infilato dentro una realtà viscida, in continuo movimento su un territorio sismico (alcune storie che compongo questo libro richiamano alla memoria fatti di cronaca realmente accaduti), ma a differenza di Coliandro, Leonardi rimane profondamente colpito da ciò che vede intorno, e si muove come se cercasse di difendersi dalla realtà piuttosto che affrontarla.</p>
<p>Poi c&#8217;è il grande lavoro degli artisti che hanno saputo dare un volto a questo nuovo personaggio, tanti disegnatori vuol dire tanti stili ma è qui la ricchezza di questi libro, un continuo cambio di registro che trasforma e adatta ogni storia.</p>
<p>Non aspettatevi quindi una linea rossa che accompagni tutte le storie comprese nel volume, anzi, gustatevi queste schegge impazzite, brandelli di realtà che si costituiscono di tessuto urbano che sembra un disegno tribale, dove tutto corre ma non si riesce mai ad arrivare in tempo. Pezzi di storia che in alcuni momenti ricordano anche il poliziesco anni settanta, dove certe volte le vittime non sono tanto meglio dei carnefici. E Leonardi sembra capirlo molto bene.</p>
<p>Buona lettura.</p>
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		<title>La libraia di Orvieto</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3293</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 11:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Edito da Fanucci l'esordio narrativo di Valentina Pattavina, scrittrice già apprezzata dagli amanti della commedia all'italiana grazie alle sue biografie dei grandi mostri sacri del nostro cinema]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3296" title="La libraia di Orvieto" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/La-libraia-di-Orvieto1.jpg" alt="La libraia di Orvieto" width="200" height="315" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Edito da Fanucci l&#8217;esordio narrativo di Valentina Pattavina, scrittrice già apprezzata dagli amanti della commedia all&#8217;italiana grazie alle sue biografie dei grandi mostri sacri del nostro cinema</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Massimiliano Pistonesi</strong><br />
<a href="mailto:m.pistonesi@gmail.com">m.pistonesi@gmail.com</a>
</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La libraia di Orvieto</em> (Fanucci Editore) segna l&#8217;esordio narrativo di Valentina Pattavina, scrittrice già conosciuta per chi ama il cinema: sono sue, infatti, le biografie di Totò, Alberto Sordi e Paolo Villaggio (tutte targate Einaudi). Il suo primo romanzo è tante cose insieme, dramma, commedia, noir sullo sfondo della provincia. E proprio da questo si deve partire per entrare nei meandri della storia di Matilde, la protagonista, quarantenne romana, sola, in fuga dalla città e dal suo passato. La provincia italiana è stata, ed è, luogo di predilezione di tanti film della commedia italiana, ma anche luogo oscuro e misterioso di tanti fatti di cronaca nera. Insomma, un luogo dove tutti sanno e pochi parlano, dove molti preferiscono dimenticare.</p>
<p style="text-align: justify;">La fuga di Matilde non è un modo per eludere i fantasmi del passato ma un tentativo di ripartire. Ad aiutarla nella sua impresa è un gruppo di persone, una piccola tribù di persone anziane, una comunità con abitudini e comportamenti che permettono a Matilde di inserirsi nella bella Orvieto. Grazie al professor Paolini Matilde inizia a lavorare in una piccolo libreria, realizzando così un suo vecchio sogno, e poi c&#8217;è Michele, giornalista un po&#8217; strampalato e divertente che la coinvolge nelle indagini di una strana morte avvenuta dieci anni prima. E da qui parte la trama nera, che in un modo molto particolare toccherà anche il segreto che Matilde cela.<br />
Ovvio, tutto si ricomporrà all&#8217;interno di questo piccolo universo di provincia, ma anche qui è il modo in cui tutto si ricompone.
</p>
<p style="text-align: justify;">Romanzo leggero e per certi aspetti anche allegro perché spinge su un punto fondamentale, quello della speranza, e come alle volte succede nella vita, quella vera di tutti i giorni, la speranza si fa trovare solo alla fine della corda, e per trovarla bisogna riuscire ad andare in fondo, nel bel mezzo di quella oscurità che perimetra l&#8217;esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">I personaggi della Pattavina, anche se non sono a tutto tondo, conservano uno spirito ideale, di quella leggerezza di cui sopra, non macchiette, ma vite vissute che scavalcano il consueto tran tran quotidiano. Alla fine <em>La libraia di Orvieto</em> e un romanzo giallorosa frizzante, fresco, autentico.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona lettura.</p>
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		<title>Tarantino vs Kitano &#8211; registi senza gloria</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3268</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 08:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[«Per me la violenza è un soggetto assolutamente estetico» Quentin Tarantino
«La violenza è come la comicità: ci colpisce improvvisamente senza preavviso» Takeshi Kitano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img class="aligncenter size-full wp-image-3269" title="Tarantino vs Kitano" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/06/Tarantino-vs-Kitano.jpg" alt="Tarantino vs Kitano" width="120" height="216" /></p>
<p align="center"><strong><em>«Per me la violenza è un soggetto assolutamente estetico» Quentin Tarantino</em></strong></p>
<p align="center"><strong><em>«La violenza è come la comicità: ci colpisce improvvisamente senza preavviso» Takeshi Kitano</em></strong></p>
<p>Negli ultimi anni Quentin Tarantino è diventato la più grande superstar del cinema e il successo di<em> Kill Bill </em>ha riportato in auge il suo talento, tanto criticato per l&#8217;immoralità delle tematiche e per le scelte stilistiche tacciate di smodato citazionismo o di disonesto plagiarism. Un percorso simile nella mediatizzazione è avvenuto quasi contemporaneamente a Takeshi Kitano, che ha dovuto attendere il &#8216;97 (Leone d&#8217;oro ad <em>Hana-bi</em>) per vedersi riconosciuta una genialità che aveva fatto il suo esordio ben otto anni prima. Kitano rappresenta oggi per il Giappone quello che significa Tarantino per gli States: uno slancio verso nuove sperimentazioni, mai sprezzanti del passato, che rimpastano il Cinema in tutte le sue declinazioni e lo configurano secondo un gusto originale. È da tale confronto che nasce questo libro: da una comparazione rinnegata dagli stessi autori ma chiara nei reciproci linguaggi e nella visione del cinema. (Sovera Edizioni | Collana «Ciak si scrive. I protagonisti» | pp. 160 | euro 15,00)</p>
<p><strong>L&#8217;autore</strong></p>
<p><strong>Angela Cinicolo</strong> è nata a Napoli nel 1981 e si è laureata in Storia e Critica del Cinema presso l&#8217;Università degli Studi di Napoli &#8220;L&#8217;Orientale&#8221;. Redattrice del magazine on-line <em>Movieplayer.it</em>, ha collaborato con il free press romano <em>Acchiappafilm</em> e scrive per diverse webzine tra cui <em>Close-Up</em>.</p>
<p><strong>L&#8217;indice</strong></p>
<p>15 <strong>Prefazione  di Valerio Caprara</strong></p>
<p>19 Capitolo primo. <strong>L&#8217;estetica delle contaminazioni.</strong> Impudenti evoluzioni<br />
dal nadir del cinema contemporaneo</p>
<p>27 Capitolo secondo. <strong>Quentin Tarantino: iena vehemens.</strong> Da commesso outsider<br />
a Los Angeles a guest director a Las Vegas</p>
<p>55 Capitolo terzo. <strong>Takeshi Kitano: la poetica della violenza.</strong> La &#8220;camminata&#8221; lungo<br />
i guardrail metropolitani fino al cinema haiku</p>
<p>77 Capitolo quarto. <strong>The blood-splattered movies.</strong> I samurai<br />
postmoderni di Tarantino e Kitano: Beatrix Kiddo e Zatōichi</p>
<p>93 Capitolo quinto. <strong>Ri(e)voluzioni creative. </strong>Inglorious filmakers<br />
tra trash di qualità, trilogie incomprese e fanta-war movies esplosivi</p>
<p>115 <em>Bibliografia</em></p>
<p>127 <em>Siti consultati</em></p>
<p>129 <em>Filmografia</em></p>
<p align="center">
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		<title>La breve seconda vita di Bree Tanner</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/3225</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 14:21:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo spin-off letterario della saga di vampiri più famosa del mondo consegna un nuovo personaggio insieme a Bella ed Edward]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3226" title="La breve seconda vita di Bree Tanner" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2010/06/copj_meyer.jpg" alt="La breve seconda vita di Bree Tanner" width="200" height="276" /></p>
<p><strong>Lo spin-off letterario della saga di vampiri più famosa del mondo consegna un nuovo personaggio insieme a Bella ed Edward</strong></p>
<p>di <strong>Massimiliano Pistonesi</strong><br />
<a href="mailto:m.pistonesi@gmail.com">m.pistonesi@gmail.com</a></p>
<p>Rieccoci di nuovo, il ciclone <em>Twilight</em>, con il nuovo capitolo della saga <em>Eclipse</em>, si sta per abbattere sugli schermi italiani (30 giugno) e ad accompagnarlo, in libreria esce <em>La breve seconda vita di Bree Tanner</em> (Fazi Editore). Sono passati quasi due anni dall&#8217;uscita di <em>Breaking Dawn</em> e Stephenie Meyer aggiunge un nuovo capitolo al blockbuster editoriale che, è il caso di dirlo, ha travolto il Pianeta Terra.</p>
<p>Con schiere di fan ovunque pronte ad attendere le sue ultime fatiche la Meyer ricama una storia laterale alla tormentata quanto quasi impossibile relazione tra Bella ed Edward. Infatti <em>La breve seconda vita di Bree Tanner</em> è una storia parallela che corre a fianco di quello che viene narrato in <em>Eclipse</em>. La protagonista è Bree Tanner, giovane vampiro che compare alla fine di <em>Eclipse</em> dopo la sanguinosa battaglia tra i vampiri “neonati” e il clan dei Cullen, ma i fatti ora sono visti con gli occhi di Bree, dal suo punto di vista si scoprono nuove realtà. Questo romanzo ha due novità: la prima è quella dell&#8217;inserimento di un nuovo personaggio, la seconda riguarda un vecchio progetto che la Meyer ha sempre detto (aveva già affermato che non avrebbe più scritto di Bella ed Edward) di avere in mente, cioè scrivere <em>Twilight</em> dal punto di vista dei vampiri. Nato inizialmente come racconto da postare sul sito della scrittrice, ha invece preso una nuova forma, insomma si è alzato e ha camminato per conto suo. Tanto che i primi a leggerlo non sono stati i fan ma gli attori del film: per capire meglio le sfumature dei personaggi.</p>
<p>Sta di fatto che quello che potrebbe sembrare una mera operazione commerciale risulta alla lettura ben altra cosa, sarà forse il mestiere, ma <em>La breve seconda vita di Bree Tanner</em> ha dei momenti decisamente meno melodrammatici, più oscuri e intriganti rispetto all&#8217;orizzonte neoromantico di tutta la saga di <em>Twilight</em>. Forse siamo a una svolta per Stephenie Meyer? Glielo auguriamo.</p>
<p>Certo, per chi ama questa saga, è un&#8217;occasione importante che potrebbe avere anche un seguito, e comunque staremo a vedere, poiché i produttori della pellicola hanno già deliberato che l&#8217;ultimo capitolo di <em>Twilight</em> sul grande schermo, cioè <em>Breaking Dawn</em>, verrà realizzato in due film. Quindi c&#8217;è tempo, e forse Stephenie Meyer potrebbe tirare fuori qualcos&#8217;altro dal cappello magico, tanto per non far penare troppo in fan in crisi d&#8217;astinenza.</p>
<p>Buona lettura.</p>
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