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	<title>filmakersmagazine.it &#187; admin</title>
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		<title>New York mon amour</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 14:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con "Basta che funzioni" Woody Allen torna alla sua amata New York e riporta la commedia agli standard della sua âge d’or]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-457" title="basta-che-funzioni1" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2009/09/basta-che-funzioni1-500x333.jpg" alt="basta-che-funzioni1" width="500" height="333" /></p>
<p><strong>Con <em>Basta che funzioni </em>Woody Allen torna alla sua amata New York e riporta la commedia agli standard della sua âge d’or</strong></p>
<p>di <strong>Katia Muscariello</strong><br />
<a href="mailto: katiamuscariello@libero.it">katiamuscariello@libero.it<br />
</a><br />
Dopo la trilogia londinese (<em>Match Poin</em>t, <em>Scoop</em>, <em>Sogni e delitti</em>) e la parentesi spagnola di <em>Vicky Cristina Barcelona</em>, Woody Allen lascia i set europei e torna al suo primo amore: New York. Lasciatosi alle spalle le storie di uomini disillusi e i legami pericolosi intrecciati dai suoi personaggi, il cineasta americano ritorna a una divertente commedia, sentimentale e ironica, tipica nel suo stile, limitandosi stavolta però al solo ruolo di regista.<br />
A fare le veci di Allen davanti la macchina da presa è Larry David, famoso attore di teatro e televisione statunitense, che interpreta Boris Yellnikoff, ex fisico di successo che sognava il Nobel, ma che oggi vive rintanato nel suo appartamentino di Chinatown, deluso e spaventato dal mondo che lo circonda. La vita di quest’uomo brontolone, egocentrico, misantropo, logorroico e con tendenze suicide viene sconvolta dall’incontro con la giovane Melody (una sorprendente Evan Rachel Wood), ingenua e simpatica ragazza del Mississippi, scappata di casa alla volta di New York e in cerca di ospitalità.<br />
È l’inizio di una serie di intrecci sentimentali che coinvolgeranno persino la puritana madre della ragazza, venuta a New York per cercarla, un aitante pretendente, e il padre di Melody, che troverà il coraggio e l&#8217;occasione per dichiararsi gay. Boris comincia a considerare positivamente e inaspettatamente il fattore fortuna, e a valutare la pur scarsa probabilità che le strade di due persone così diverse possano invece incrociarsi.<br />
<em>Basta che funzioni </em>segna dunque il ritorno di Allen a un cinema più personale, dando sfogo al suo pensiero critico, puntando il dito indignato sulle stupidità del mondo, non senza una buona base di autoironia. Allen rispolvera una sceneggiatura vecchia di trent’anni, riadattandola alla personalità comica di Larry David: la mente viaggia verso il cinema alleniano del passato, quello fatto di sproloqui infiniti, pregno di autobiografismo, incentrato su storie d’amore improbabili. Gli argomenti presi di mira sono sempre gli stessi: fede, religione, ebraismo, razzismo, famiglia, potere mediatico. Eppure con questo film Allen ha saputo rinnovarsi, è riuscito a riportare la sua commedia agli standard del passato, a infonderla di quell’aria nuova che si respira nei suoi ultimi lavori. Woody Allen oltre a divertire, fa riflettere invitando lo spettatore a un cauto ottimismo, a credere che in fondo, anche se tutto attorno è un totale disastro, bisogna vivere facendo sempre quello che ci piace, quello che per noi è giusto. Insomma tutto va bene, «basta che funzioni»!</p>
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		<title>District9: il ritorno della fantascienza</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 14:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[in sala]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella pellicola d’esordio di Neil Blomkamp, la metafora degli alieni come “immigrati” sulla Terra in cerca di una vita migliore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-435" title="District9" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2009/09/district-91-500x375.jpg" alt="District9" width="500" height="375" /></strong></p>
<p><strong>Nella pellicola d’esordio di Neil Blomkamp, la metafora degli alieni come “immigrati” sulla Terra in cerca di una vita migliore</strong></p>
<p>di <strong>Massimiliano Pistonesi</strong><br />
<a href="mailto: m.pistonesi@gmail.com">m.pistonesi@gmail.com</a></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">C&#8217;è una domanda che è sempre stata nell&#8217;aria e District9 ha finalmente risposto dopo: ma perché diavolo gli extraterrestri atterrano sempre in America? Bene, in <em>District9 </em>questa è la prima cosa affrontata. Sì, perché gli alieni parcheggiano la loro astronave sopra Johannesburg. Qui ci troviamo di fronte a una storia parallela rispetto alla nostra reale. Infatti gli alieni sono arrivati nei primi anni Ottanta, e se i calcoli non mentono, allora, all&#8217;epoca, in Sudafrica c&#8217;era ancora l&#8217;apartheid, la segregazione razziale. Stessa sorte ai poveri alieni, che non sono approdati sulla Terra per fare la guerra, no, scordatevi <em>Independence Day</em> o <em>Guerra dei mondi</em>, ma ci sono arrivati perché in fuga dalla fame, dalla miseria, sono dei reietti dello spazio alla ricerca di un posto dove stare. E a questo punto prende il via il film. Gli alieni, piuttosto brutti, sembrano dei gamberi, vengono piazzati all&#8217;interno di una baraccopoli alle porte di Johannesburg, il Distretto9, e qui vivranno per vent’anni, come rifugiati, profughi, disgraziati. La popolazione comincia a stufarsi di questi mostri, del loro aspetto, della loro puzza, del loro rovistare fra i cumuli dei rifiuti, degli strani traffici che si sono sviluppati alla loro baraccopoli. E poi stanno diventando troppi. I governi mondiali se li tengono per cercare di appropriarsi della loro tecnologia, militare soprattutto. Siamo ai giorni nostri, gli alieni verranno spostati in un posto più consono per loro: in mezzo al nulla a 200 km dal centro abitato più vicino: un campo di concentramento.<br />
Incaricato di “sfrattare” gli alieni è Wikus van der Merwe, impiegato della multinazionale MNU che gestisce il trasferimento/deportazione fra le proteste degli alieni e qualche tentativo di resistenza. Tutto filerebbe liscio se Wikus non sfrattasse l&#8217;alieno sbagliato contagiandosi di uno strano virus che lo inizia a modificare geneticamente. Ergo, Wikus si sta trasformando in un gambero. Fugge e c&#8217;è solo un posto dove può nascondersi, il Distretto9, e forse lì c&#8217;è qualcuno disposto ad aiutarlo.<br />
<em>District9 </em>è tante cose insieme, che sono anche la ragione del suo incredibile successo al botteghino americano, successo ancora più incredibile se si pensa che in questa pellicola non ci sono superstar da tappeto rosso, che gli effetti speciali sono ok ma non così invadenti. Forse tanta ragione del successo di questo film è che c&#8217;è una storia, una storia vera. Parliamoci chiaro, <em>District9 </em>segna un nuovo punto all&#8217;interno del cinema di fantascienza, un suo ritorno prepotente dopo che per anni ha inseguito il suo specchio (gli effetti speciali). Magari è una storia già sentita, ma fa sempre impressione rivedersela sbattuta sotto il naso ogni volta. Non manca occasione ogni giorno per sentirla. Pensiamo a tutti quei poveracci che si fanno il deserto a piedi, che montano su barconi di fortuna e solcano il mare con solo addosso la loro vita, con l&#8217;unica speranza di un posto migliore, che poi saremmo noi! E se la sabbia del deserto non li inghiotte prima, quando arrivano per mare li fermano, danno loro un salvagente, un po&#8217; d&#8217;acqua e buona fortuna.<em> District9 </em>è un film su di noi, sui nostri giorni, siamo noi là dentro.<br />
Certo, poi il cinema ci mette del suo. L&#8217;esordiente Neil Blomkamp (sudafricano) fa un gran lavoro, utilizzando uno stile mockumentary, e ricrea un effetto iperreale, insieme a riprese normali. C&#8217;è dentro di tutto: il reportage, il documentario, webtv, immagini di repertorio, ecc. Ha fatto bene Peter Jackson a credere in questo ragazzo.<br />
Alla fine sedetevi e godetevi lo spettacolo, perchè sì, in <em>Distric9 </em>c&#8217;è anche una buona dose di spettacolo adrenalinico. Ben tornata fantascienza. Era ora.</p>
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		<title>L&#8217;antidoto</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 17:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[i nostri DVD]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la trilogia degli italiani (Manuli, Vendruscolo, Salani) Filmaker's continua la riscoperta di piccoli cult stranieri con la satira francese sulle "fragilità" del potere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1236" title="L'antidoto" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2009/09/Lantidoto-247x350.jpg" alt="L'antidoto" width="247" height="350" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>Dopo la trilogia degli italiani (Manuli, Vendruscolo, Salani) <em>Filmaker&#8217;s</em> continua la riscoperta di piccoli cult stranieri con la satira francese sulle &#8220;fragilità&#8221; del potere</strong></p>
<p>di <strong>Veronica Flora e Giovanni Iacomini</strong><br />
<a href="mailto:aldoflor@tin.it">aldoflor@tin.it</a><br />
<a href="mailto:jacodamus@tiscali.it">jacodamus@tiscali.it</a></p>
<p>Dai tempi di Rosebud, cinematograficamente parlando, l&#8217;origine di tutto va cercata nel passato; umanamente, nell&#8217;infanzia.<br />
Se lo slittino, simbolo di un paradiso troppo presto perduto, era la causa parecchio freudiana della frustrazione più profonda e mai sanata di <em>Citizen Kane</em>, genio spregiudicato del quarto potere wellesiano, così – in forma di commedia – ne <em>L&#8217;antidoto</em>, film di Vincent de Brus uscito inosservato nel nostro paese nel 2006, è un mite orsacchiotto di pezza, o per meglio dire la sua espressione goffa e rassicurante, a racchiudere il segreto che potrà salvare (o definitivamente mandare in malora) i grossi affari, il matrimonio e la vita più in generale del piccolo-grande tycoon francese Jacques-Alain Marty (Christian Clavier).<br />
Appartenente alla schiera dei film francesi &#8220;per tutti&#8221;, che ormai da parecchio tempo hanno cominciato a fare da contraltare al classico film francese &#8220;parlato&#8221; e da interni, <em>L&#8217;antidoto</em>, con una tragicomicità impiegatizia un po&#8217; a <em>La cena dei cretini</em> (dove ritroviamo lo stesso bravissimo Jacques Villeret, prematuramente scomparso nel 2005) o se vogliamo a un Fantozzi versione glamour, sembra azzardare almeno all&#8217;inizio una non acre, né inclemente, tuttavia presente critica a usi e costumi di certi ambienti economico-politici francesi, ma non solo. Uomini tutti lavoro e psicologo; mogli tutte massaggi elettrici addominali e Dior, che non riescono a comprendere la natura delle sofferenze del marito se lievemente si distacca dalla tonalità della cravatta prevista per il prossimo consiglio d&#8217;amministrazione o discorso in tv.<br />
In tutto questo <em>bailamme</em>, la favola del principe e il povero fa anch&#8217;essa il suo ingresso nella storia. Al grave problema di balbuzie e anagramma involontario che colpisce Jacques-Alain proprio nel bel mezzo dell&#8217;importante scalata finanziaria a un grosso pesce dell&#8217;editoria australiana (in versione supereroe), il berluscotto d&#8217;oltralpe trova rimedio nella voce e nelle movenze di un umile, ma più che contegnoso contabile di una delle sue infinite società, André Morin (Jacques Villeret).<br />
Dopo un avvio che sembrerebbe preludere alla rivelazione di chissà quale magagna da finanza allegra, i poveri cristi – Morin e un&#8217;amica altrettanto buona e impacciata, innamoratisi dopo esser stati lasciati entrambi dai rispettivi – si rivelano sempre più inadeguati, imbranati, mangiano robe puzzolenti come salsicce e trippa. E non possono che sognare, seppur senza malizia e ansia di potere, l&#8217;ascesa nell&#8217;area del privilegio, in un non traumatico semi-seppellimento della lotta di classe.<br />
Lotta di classe che sembra non esistere più, perché il ligio Morin, nella puntuale critica alla società per cui lavora, trova il consenso (agevolato certamente dal fatto di &#8220;essere l&#8217;antidoto&#8221;) dei suoi padroni. L&#8217;intrigo s&#8217;ingarbuglia, le gag si moltiplicano e arriva quasi improvviso un finale conciliatorio che riesce a unire inquadrature e atmosfere di una dynasty in salsa francese con la più amena passione per la pesca lacustre e la carne alla griglia.</p>
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		<title>America oggi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 17:57:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa è vero e cosa è falso nell’America di oggi? In uscita con Filmaker’s il dvd di Terrorists di JTerroristsay Martel, la storia dell’attentato allo sgabello più alto del mondo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2009/09/terrorists.gif" alt="" width="207" height="268" /><strong>Cosa è vero e cosa è falso nell’America di oggi? In uscita con <em>Filmaker’s</em> il dvd di <em>Terrorists</em> di J<img class="alignleft" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2009/07/terrorists.gif" alt="Terrorists" />ay Martel, la storia dell’attentato allo sgabello più alto del mondo</strong></p>
<p>di <strong>Gionata Zarantonello</strong><br />
jonathan@zarantonello.com</p>
<p>Per presentare il nuovo dvd &#8220;cult&#8221; in uscita con questo numero di <em>Filmaker’s</em> vi propongo un quiz ad altissima difficoltà, che assimila una commedia a un documentario&#8230; <em>Terrorists</em> è l’opera prima di Jay Martel (2 nomination agli Emmy Award per le serie tv di Michael Moore <em>Tv Nation</em> e <em>The Awful Truth</em>), un’autoproduzione da $ 80.000, girata con un gruppo di attori di improvvisazione teatrale. La trama verte sulle vicende di uno studente universitario dai lineamenti medio orientali che si reca in una cittadina per fare delle fotografie all’orgoglio locale: lo sgabello più alto del mondo. A seguito di un equivoco viene scambiato per un terrorista che vuole far saltare in aria il monumento. Scattano le misure di massima sicurezza che sembrano finalizzate più all’affermazione della virilità della polizia locale che alla sicurezza nazionale&#8230;</p>
<p>Ecco dunque il quiz: scoprire per ciascuna coppia di scene quale appartiene al documentario <em>Farheneit 9/11</em> e quale al film <em>Terrorists</em>:</p>
<p>A1) Un capitano della polizia mostra la sua targa, dove invece di essere scritto &#8220;Chief of Police&#8221;, è scritto &#8220;Chef of Police&#8221;.<br />
A2) Un inventore progetta un paracadute per lanciarsi dai grattacieli, ma in diretta al telegiornale la sua assistente fatica a indossarlo.</p>
<p>B1) Per un errore dell’FBI, una cittadina di provincia viene creduta obiettivo di un attentato e i cittadini confermano di nutrire forti sospetti verso i forestieri.<br />
B2) Per un errore di interpretazione del termine &#8220;blow up&#8221; (&#8221;ingrandire&#8221; e &#8220;esplodere&#8221;), una cittadina viene messa sotto coprifuoco.</p>
<p>C1) Dei Marine si recano nei centri commerciali e cercano di arruolare dei poveracci, assicurando loro che anche il cantante Shaggy è stato un Marine.<br />
C2) Approfittando del livello di allarme elevato, dei poveracci si arruolano in polizia solo per poter abusare del loro potere.</p>
<p>D1) A seguito di una norma del &#8220;Freedom act&#8221;, vengono messi per errore sotto controllo i telefoni di casa di alcuni poliziotti.<br />
D2) A seguito di una norma del &#8220;Patriot act&#8221;, vengono tenuti sotto controllo dalla polizia alcuni testi nelle biblioteche.</p>
<p>Soluzioni:</p>
<p><em>Terrorists</em> A1, B2, C2, D1.<br />
<em>Farheneit 9/11</em> A2, B1, C1, D2.</p>
<p>Buona visione.</p>
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		<title>Quell&#8217;utopia chiamata Occidente</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 17:57:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con Occidente di Corso Salani Filmakers riscopre un altro piccolo capolavoro dimenticato del cinema italiano, a cavallo tra reportage dautore e finzione narrativa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2009/09//occidente.gif" alt="Occidente" /></p>
<p><strong>Con Occidente di Corso Salani Filmaker&#8217;s riscopre un altro piccolo capolavoro dimenticato del cinema italiano, a cavallo tra reportage d&#8217;autore e finzione narrativa</strong></p>
<p>di <strong>Marco Giallonardi</strong><br />
m.giallonardi@tiscali.it</p>
<p>L&#8217;Occidente non esiste: solo un&#8217;idea, forse una speranza, probabilmente un&#8217;utopia. Per la ribelle rumena Malvina, che combattè il regime di Ceausescu dieci anni prima e perse tutti i suoi amici negli scontri di piazza, l&#8217;Occidente rappresentato oggi (fine degli anni 90) da Aviano, il piccolo centro del Friuli in cui si mischiano confusamente il dialetto locale e i suoi provincialismi, gli italiani che svogliatamente insegnano inglese ai ragazzi e gli americani che come nuovi colonizzatori riempiono strade e locali. Ad Aviano risiede infatti l&#8217;enorme base militare statunitense, che nel bene o nel male determina la vita dei due protagonisti del film di Corso Salani, <em>Occidente</em>, uscito nelle sale nel 2000, prodotto dalla Pablo di Gianluca Arcopinto e ora resuscitato da Filmaker&#8217;s magazine.<br />
Da una parte c&#8217;è il mondo di Malvina, la sua solitudine e la sua vana ricerca di sentimenti, in un luogo che non può e non vuole riconoscerla come essere umano; dall&#8217;altra l&#8217;esistenza grigia di Alberto (interpretato dallo stesso Salani), che si trascina in noiose serate col suo gruppo di amici e rimane colpito dal fascino di Malvina, con cui instaura un non-rapporto delicato e sospeso, fatto di sguardi e silenzi, piccoli interessamenti solo accennati e mai concretizzati. In quanto Occidente, exemplum del suo funzionamento interno (secondo Salani e il suo film), Aviano impedisce sia la comunicazione che l&#8217;amore, trasformando la speranza in dramma, anche nel caso di una notizia lieta come quella di una gravidanza. D&#8217;altronde il film vuole raccontare proprio questo, il ritorno alla realtà dopo il sogno della fine del comunismo sovietico, il ritrovarsi in un Occidente che non ha nulla a che fare con quella terra promessa tanto sbandierata a Est sotto il regime.<br />
In questa landa di solitudine e dolore si muove la macchina di Corso Salani, ultimo romantico capace di fare davvero solo il cinema che vuole fare. E si muove con pudore e rassegnazione, in cerca di una verit che riesce a trovare e a mostrare nel silenzio e nelle passeggiate infinite (retaggi di neorealismo zavattiniano), negli incontri mancati tra i due protagonisti e nei ripetuti carrelli con cui insiste a inquadrare la realtà. Quello che ne viene fuori un cinema dautore in senso stretto, personale e vero, che ha il coraggio di forzare i confini del cinema raccontando una non-storia e permettendosi di non giustificare/motivare lagire del personaggio, adottando la soluzione radicale di un finale sospeso per chiudere la vicenda, indeciso se sprofondare nel baratro della desolazione o sforzarsi di trovare la luce alla fine del tunnel. Unica, possibile interpretazione di una contemporaneit tanto afflitta quanto bisognosa di una speranza.</p>
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		<title>Che vuol dire normale?</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 17:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piovono Mucche

Piovono mucche di Luca Vendruscolo: tra humour e dramma, viaggio nel pianeta poco conosciuto dell’handicap e dell’obiezione di coscienza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2009/09/piovono-mucche.jpg" alt="Piovono Mucche" /></p>
<p><strong>Piovono mucche di Luca Vendruscolo: tra humour e dramma, viaggio nel pianeta poco conosciuto dell’handicap e dell’obiezione di coscienza</strong></p>
<p>di <strong>Raffaella Borgese</strong></p>
<p>L’allegato di febbraio a Filmaker’s magazine è Piovono mucche di Luca Vendruscolo, film italiano, indipendente, prodotto dalla Pablo di Gianluca Arcopinto nel 2003. Sacrificato in sala ma salutato come uno dei migliori esordi (la sceneggiatura aveva vinto il Premio Solinas) degli ultimi anni dalla critica e dal pubblico che ebbe la fortuna di vederlo.<br />
Per chi quella fortuna non l’ha avuta a suo tempo, ecco finalmente il Dvd di questa originale tragicommedia che ha come protagonisti portatori di handicap e obiettori di coscienza assegnati alla Comunità di Ismaele per svolgere il servizio civile. Tra i primi Franco, un ex-camionista burbero ma buono colpito da una terribile malattia e Renato, un criminale reso tetraplegico da un incidente. Tra i secondi Matteo, che vive prima il rifiuto e poi la completa identificazione con il gruppo. In mezzo Flora, cinica responsabile degli obiettori, costretta su di una carrozzina, bravissima a scoprire i più piccoli sotterfugi dei ragazzi e Rodovalerio, vicepresidente della Comunità, sbrigativo e pragmatico, il cui unico interesse è far tornare i conti a fine mese. Un anno di difficoltà e di risate, di fughe in pulmino e prove di immaturità, fino a quando arriva il tanto agognato ultimo giorno del servizio civile: finalmente gli obiettori sono liberi di andare via, ma qualcosa gli manca.<br />
Il film di Vendruscolo racconta uno spaccato sempre più comune ai giovani italiani. Un’esperienza scelta a volte per convinzione, a volte solo per evitare il servizio militare e “imboscarsi”. Ad alcuni toccano biblioteche e musei, ad altri le comunità di disabili. Nel mondo degli “anormali” occorre del tempo per prendere confidenza con le persone ed il posto e la stessa cosa accade allo spettatore vedendo il film: all&#8217;inizio questo mondo sembra triste e basta; poi, man mano che si conoscono i protagonisti, ci si affeziona loro e si impara perfino a divertirsi. Grazie anche al regista, che adotta un linguaggio semplice ed essenziale, mescolando con maestria umorismo e dramma, proprio come capita nella vita reale di queste persone. Che non sono cattive ma neanche buone in modo manicheo, semplicemente sono “persone” e come tali vanno trattate.<br />
Vendruscolo confessa che il suo sogno è che le persone credano veramente a ciò che cerca di raccontare con questo film: che l’esperienza degli obiettori, anche solo per un periodo limitato, ti insegna a vivere. E che sempre più giovani siano indotti a sperimentarla.</p>
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		<title>Lady Caligola</title>
		<link>http://www.filmakersmagazine.it/archives/299</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 14:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel romanzo storico del pioniere del porno Lasse Braun, un affresco inedito di piaceri e passioni nell’Antica Roma e il trionfo di una femminilità fuori dagli schemi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-300" title="Lady Caligola" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2009/07/Lady-Caligola.jpg" alt="Lady Caligola" width="323" height="452" />Nel romanzo storico del pioniere del porno Lasse Braun, un affresco inedito di piaceri e passioni nell’Antica Roma e il trionfo di una femminilità fuori dagli schemi</p>
<p>di <strong>Antonio Napolitano</strong></p>
<p>antonionapolitano80@libero.it</p>
<p>Qual è stato il ruolo della donna nel mondo della pornografia? Oggetto, schiava, materia di ribellione per femministe, emblema di liberalizzazione dei costumi?</p>
<p>Di sicuro se prendiamo <em>Lady Caligola</em>,  protagonista del romanzo di Lasse Braun edito in Italia per Malatempora (pag. 840, € 25,00) non ci troviamo di fronte a una donna oggetto bensì una che ha un ruolo forte e di grande appeal.</p>
<p>L’autore, che ha scritto il romanzo in italiano di suo pugno, è meglio conosciuto come uno dei pionieri del porno che più di ogni altro si adoperò per la legalizzazione della pornografia stessa in quanto materia della massa e non semplice vizio privato. Come asserisce un altro maestro come Tinto Brass, chiamato a scrivere la prefazione del libro: «La felicità d’espressione di questo romanzo che Braun definisce storico ma io preferirei chiamare pornografico è l’espressione della felicità dell’autore a parlare liberamente di temi ed argomenti per secoli rimossi, mortificati, mistificati, offesi e cancellati dai truffatori immortali di una Cultura che vorrebbe represso l’impulso sessuale (specie quello femminile) e condannate alla clandestinità le manifestazioni dell’amore fisico…».</p>
<p>Il romanzo narra della 18enne principessa britannica Ladyssa Tudorus, detta Lady, che va in sposa al 25enne imperatore romano Gaio Cesare Germanico, detto Caligola. Bella, bionda, nobile e scatenata viene coinvolta negli intrighi di una Corte Imperiale popolata di personaggi scioccanti. Ne viene fuori uno spettacolare, emozionante thriller in cui congiure, amori carnali, gelosie, inganni e politica, omicidi, lenoni, puttane nobili e plebee, gladiatori, legionari, e colpi di scena si susseguono in pagine eccitanti e mozzafiato. C’è poi la 17enne Messalina, con le altre primedonne della nobiltà romana, che è protagonista di orge e perversioni sessuali in una Roma che nessuno ha mai descritto così vividamente, specie nei suoi risvolti erotici e sessuali, grazie a una ricerca decennale basata su fatti storici accertati.</p>
<p><em>Lady Caligola </em>non è però solo un semplice affresco di piaceri e di passioni. Non è solo un libro d’azione e d’avventura. E non è un libro di riflessioni psico-filosofiche o morali. Va al di là. Come dice ancora Tinto Brass, «all’orgia del Potere dei testi eruditi sulla Roma Antica, agli stronzetti semantici delle opere accademiche sull’Impero Romano, Lasse Braun ha opposto spavaldo e sfacciato il Potere dell’Orgia».</p>
<p>E soprattutto quella che emerge è anche una figura diversa di Caligola, rispetto a ciò che ha voluto tramandare la Storia. Perché Tacito, si chiede Braun, nei suoi Annales composti da 16 libri, ne aveva dedicato ben 5 solo a Caligola (imperatore che regnò solo 4 anni) mentre Tiberio (23 anni), Claudio (12 anni) e Nerone (15 anni) ne ebbero 11 in totale? E soprattutto perché proprio ed unicamente questi 5 libri su tutta l’opera di Tacito scomparvero nel nulla? Coincidenza? La risposta è tra le pagine del libro…</p>
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		<title>Un fantastico futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 14:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[in copertina]]></category>

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		<description><![CDATA[In edicola e in libreria la nuova monografia di Filmaker’s magazine interamente dedicata al fantastico: trent’anni di Mostri, Licantropi, Vampiri e Fantasmi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-296" title="untitled" src="http://www.filmakersmagazine.it/wp-content/uploads/2009/07/FMM-Speciale-Fantastico.jpg" alt="untitled" width="333" height="232" /></p>
<p><strong>La monografia di<em> Filmaker’s magazine </em>interamente dedicata al fantastico: trent’anni di Mostri, Licantropi, Vampiri e Fantasmi</strong></p>
<p>di <strong>Laura Giacalone</strong><br />
<a href="mailto: laura.giacalone@gmail.com">laura.giacalone@gmail.com</a></p>
<p>La rivoluzione monografica di<em> Filmaker’s magazine </em>prosegue con un numero interamente dedicato al fantastico.  Se nel numero sul noir abbiamo seguito un criterio cronologico e in quello sulla commedia abbiamo proceduto per sottogeneri, questa volta il criterio prescelto è particolarmente intrigante: a partire dalla tassonomia delineata da Stephen King nel suo libro<em> Danse Macabre </em>(1981) sulle figure prototipiche dell’horror – mostri, licantropi, vampiri e fantasmi –, abbiamo deciso di proseguire l’analisi estendendola a tutte le diramazioni del fantastico, concentrandoci, in particolare, sugli ultimi trent’anni di cinema.</p>
<p>Si parte quindi dai <strong>Mostri</strong> per raccontare l’evoluzione degli eredi di Frankenstein e dei celebri androidi post-dickiani, passando per i miti dell’animazione e del fantasy, i cult della fantascienza e le rivisitazioni sci-fi in chiave trash-demenziale.</p>
<p>I <strong>Licantropi </strong>contemporanei riesumano il mito di Dr. Jekyll e Mr. Hyde per esplorare le duplicità dell’animo umano, in un percorso che va dal <em>Mary Reilly </em>di Frears al<em> Darkman </em>di Sam Raimi, da<em> La mosca </em>di Cronenberg a <em>Hulk</em> di Ang Lee, dai “freak” di Lynch ai più celebri licantropi dei fumetti, in primis il Batman burtoniano e tutto il suo circo postmoderno.</p>
<p>Ritornano prepotentemente su grande e piccolo schermo anche i <strong>Vampiri</strong>, con nuove modernissime rivisitazioni: dalla versione nordica e minimalista di <em>Lasciami entrare </em>alla celebre trilogia di <em>Blade</em>, ai vampiri post-romantici di <em>Twilight</em>, passando per tutti i sequel e i remake dedicati all’immortale Signore delle Tenebre.</p>
<p>A chiudere la tetralogia del fantastico sono i <strong>Fantasmi</strong>: sotto le candide vesti di un passato che ritorna o di un spettro che si agita in noi, queste invisibili creature trascinano le pesanti catene del rimorso in <em>The Others </em>o ci conducono nei baratri della follia di<em> Shining</em>. Oppure si mostrano ai nostri occhi increduli con il volto amichevole di <em>Casper</em> o quello clownesco di <em>Beetlejuice</em>, per comparire anche nella misteriosa isola di <em>Lost</em>.</p>
<p>Questa, in sintesi, la nostra carrellata sugli archetipi del fantastico: una classificazione sicuramente parziale e opinabile ma che riflette i nostri gusti e le nostre affinità elettive, il nostro modo di vedere il cinema. E poi, ancora, reportage su festival italiani e stranieri, calendari, anticipazioni e fantastiche (ci mancherebbe) sorprese. In vendita in edicola insieme alla rivista, i DVD della serie “I classici di Filmaker’s”.</p>
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		<title>PREMIO COLLIO CINEMA</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 11:13:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[parole]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 9 maggio è il termine di scadenza per partecipare al “Premio Collio Cinema – Le Storie del Collio”, un concorso che intende promuovere il territorio del Collio, offrendo una valida opportunità, ad autori emergenti o affermati, di esprimere la propria creatività scrivendo un storia per il cinema che valorizzi la bellezza della regione friulana. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 9 maggio è il termine di scadenza per partecipare al “Premio Collio Cinema – Le Storie del Collio”, un concorso che intende promuovere il territorio del Collio, offrendo una valida opportunità, ad autori emergenti o affermati, di esprimere la propria creatività scrivendo un storia per il cinema che valorizzi la bellezza della regione friulana. La premazione, che si terrà il 12 e il 13 giugno a Gorizia, prevede una giuria d’eccezione composta dal regista Giuseppe Piccioni, dallo sceneggiatore Francesco Bruni, dal presidente della Film Commission Friuli Venezia Giulia Federico Poilucci, dalla produttrice della Bianca Film Donatella Botti e dal noto disegnatore Altan. Per scaricare il bando del concorso: <a href="http://www.premiocolliocinema.it/" target="_blank">www.premiocolliocinema.it</a></p>
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		<title>INTRIGO INTERNAZIONALE, IL CINEMA DI ROMAN POLANSKI</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 10:12:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mostra fotografica, a Roma dal 4 aprile al 28 giugno 2009 (escluse le festività), presso Cinecittàdue Arte Contemporanea, ripercorre l&#8217;iter artistico del regista polacco attraverso 120 foto fotografie di scena e di set scattate dai fotografi più celebri, e uno schermo al plasma che ripropone alcune scene tratte dai film di maggior successo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mostra fotografica, a Roma dal 4 aprile al 28 giugno 2009 (escluse le festività), presso Cinecittàdue Arte Contemporanea, ripercorre l&#8217;iter artistico del regista polacco attraverso 120 foto fotografie di scena e di set scattate dai fotografi più celebri, e uno schermo al plasma che ripropone alcune scene tratte dai film di maggior successo del cineasta. La mostra è uno degli eventi collaterali della seconda edizione di <em>ROMA. The Road to Contemporay Art</em>, fiera internazionale d’arte contemporanea in programma dal 2 al 5 aprile 2009.</p>
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