Il re di mezza estate

Il re di mezza estate

Con un budget di appena 750 euro, il film del pugliese Francesco Colucci è una originale rivisitazione della Slapstick Comedy americana

di Lino Aulenti
linoaulenti@alice.it

Oscar, stravagante e bambinesco vedovo 36enne, affronta un viaggio con la figlia Stella, di 10 anni. Incontra casualmente Teresa, giovane guida turistica, che diventerà la loro compagna di viaggio, i tre se la vedranno con incontri vari, situazioni rocambolesche e disavventure d’ogni tipo che li porterà a condividere un futuro migliore.
Il re di mezza estate mi porta alla mente Harold LIoyd.
Il film, realizzato con sole 750 euro in 55 giorni effettivi di lavorazione, 79 scene per un totale di 90 attori si è retto su un sottile equilibrio tra entusiasmi, difficoltà e imprevisti; la troupe che ha fondato e appartiene più o meno alla stessa casa di produzione Road 16 è sempre riuscita a venirne fuori grazie alla passione, come Harold LIoyd, che tra un palazzo e l’altro, un’impalcatura traballante, un’acrobazia ed un baratro sempre presente e minaccioso non cadrà mai riuscendo a raggiungere la meta.
Il film di Francesco Colucci è un omaggio al cinema americano, lo si avverte sia dalla costruzione stessa del film incentrata sul viaggio, concetto che appartiene alla cultura americana e sia dalle numerose citazioni: Oscar che canticchia la musica del film Guerre stellari, prima della partita a rugby egli esclama in segno di sfida «chiamami Jena» e poi la maglietta raffigurante superman e Al Pacino.
Tuttavia l’originalità dell’opera consiste nell’aver riproposto e rivisto la Screwball Comedy.
La Screwball Comedy, traducibile come commedia svitata, è la definizione più fortunata della commedia cinematografica americana degli anni trenta e primi anni quaranta.
È una commedia di situazione con elementi di “Slapstick”, abitualmente incentrata sulla guerra dei sessi, sull’incontro/scontro fra personaggi inizialmente antagonisti che inevitabilmente finiscono per innamorarsi, dopo essere passati attraverso una serie di eventi spesso bizzarri e paradossali.
Francesco Colucci potrebbe rappresentare un nuovo caso di rivisitazione dello stile di commedia come appunto quella americana degli anni 30 e 40.
Accostare il film allo stile di Howard Hawks è necessario infatti Il re di mezza estate esplode in molte sequenze con dialoghi davvero serrati e incalzanti amplificati anche da un montaggio contiguo.
Non solo una commedia svitata (alle volte sembra di riassaporare Susanna (1938) o La signora del venerdì del 1940) ma va aggiunta una forte componente umanista.
Il regista è interessato all’uomo e lo si nota dall’attenta trattazione dei personaggi e delle situazioni e anche dalla sapiente direzione degli attori, la recitazione dei protagonisti risulta interessante e di buon livello, soprattutto la protagonista Anna Mila Stella sempre in continua tensione recitativa non mostrando cali e quasi da non credere alla prima prova recitativa oppure la bambina Noemi Barnabà, viso e impegno notevoli, che interpreta la figlia di Oscar ed il regista stesso come attore decisamente spassoso con tempi comici innati, essi sicuramente sono stati lasciati molto liberi nell’azione.
Colucci è un regista di rappresentazione più che un formalista.
Ecco perché la camera non è mai invadente, non ci sono impennate formali, la presenza del regista in questo senso è sobria perché egli è intento a narrare ed agisce tecnicamente con raffinata discrezione, il film non è politico ma prettamente narrativo e ben congegnato e questi secondo me sono e saranno i caratteri distintivi del cinema di Francesco Colucci, come nel cinema di Howard Hawks dove continua improvvisazione registica e pregevolezza tecnica lo caratterizzavano, allo stesso modo nel film di Colucci si realizza questo connubio.
Il regista pugliese, non è condizionato da nessuna regola estetizzante, etica e metodica di cinema che possano costringere e definire il contenuto di un suo film e questo secondo me lo condurrà ad affrontare qualsiasi genere cinematografico con assoluta naturalezza e spettacolarità.
Dopo Il re di mezza estate seguirà un prossimo film già in montaggio ed un suo terzo film in fase di inizio riprese.
Queste tre opere dovrebbero comporre una trilogia “on the road” mista a toni di commedia che acquisteranno anche valenze metafisiche e drammatiche.
Il cinema italiano accoglie un nuovo arrivato e noi ci auguriamo la nascita di un autore.

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