Gli abbracci spezzati

Tornando al melodramma puro, Almodóvar contiene la furia della passione tra le pareti di un metacinema che collega il presente al passato, la regia al sentimento
di Michele Zanlari
michez@iol.it
Occhio e macchina da presa. Un quadro color seppia lega l’immagine, tra passato e futuro, alla storia che vedremo. Stacco. Particolare di un occhio femminile, attraverso il quale si animano i movimenti della prima sequenza.
Con Gli abbracci spezzati Pedro Almodóvar torna a una forma pura di melodramma, priva di elementi di alleggerimento e forte di una vicenda collegata al suo cinema passato e al metacinema in generale, a partire dai particolari della sequenza iniziale. Mateo Blanco (Lluís Homar) è un regista che ha chiuso la sua carriera e ora scrive sceneggiature, Lena (Penelope Cruz) è un’attrice che accetta il compromesso per poter sfondare. Insieme si trovano a fare i conti con il mondo del cinema e quello ancora più travolgente della passione.
Il contesto carico di particolari tipici della scrittura di Almodóvar (i salti temporali, gli inganni narrativi e gli infortuni fisici dalla natura simbolica) non solo non si stempera in battute o momenti di comicità al femminile – siamo distanti da Volver – ma tinge al nero le situazioni, ingabbiando anche quel rosso almodovariano che è di per sé sinonimo di passione. È così che il rosso fuoco si trova alternativamente costretto nel grigio degli ospedali, celato nell’oscurità di stanze chiuse o diluito nell’esplosione improvvisa di paesaggi romantici.
Per piegare verso una forma di pessimismo contro se stesso, Pedro dissemina Gli abbracci spezzati di riferimenti narrativi alla meccanica cinematografica. C’è l’invenzione da parte di un personaggio di un soggetto originale creato in pochi minuti, la recitazione che lascia il set per invadere la vita, la pratica del doppiaggio (in una sequenza destinata a restare celebre) e l’autocitazione spinta quasi all’autolesionismo. È qui che Almodóvar pare confessarsi con una schiettezza che lede il pudore. Dentro Gli abbracci spezzati si gira un film dal titolo Chicas y maletas che altro non è che Donne sull’orlo di una crisi di nervi, di cui si sta girando la sequenza del sonnifero nel gazpacho. Pedro mette a nudo lo scheletro del suo capolavoro mostrandocelo dall’interno del set. Le battute irresistibili pronunciate da Carmen Maura passano sul viso di Penelope Cruz (eletta in questo modo a nuova musa) senza quel contorno che ne legittima il divertimento. Un’operazione perturbante che mette in comunicazione le differenti forme prese dal suo cinema con il passare degli anni.
Sentimento e regia trovano una corrispondenza. Il film è nudo. La passione è nuda. Solo la compromissione dell’amore può decretare la conclusione del film girato all’interno de Gli abbracci spezzati. E allora la risposta di Pedro non può che essere una. Ritornare.






[...] The Day After Tomorrow del 2004 (sempre del tedesco Emmerich), è stato invece il fine settimana de Gli abbracci spezzati (1 milione di euro in 350 sale), dal regista spagnolo Almodovar, esperto in debolezze-umane, [...]