L’uomo che fissa le capre

L'uomo che fissa le capre

Rinnovando la tradizione cinematografica degli “Uomini che…”, il film con Clooney è terzo al botteghino dopo Nemico pubblico e Up

di Sandra Capitano
sandracapitano@gmail.com

Ricorderete George Clooney arrivare in elicottero a Venezia insieme ad Elisabetta Canalis. Avrete presente anche il vestito blu cobalto indossato da lei, a braccetto con lui, sul tappeto rosso della 66a Mostra del Cinema. Quello che sicuramente non vi sovviene esattamente è lo stravagante titolo del film che il bel George presentava fuori concorso in quell’occasione. Era The Men Who Stare at Goats, uscito questo weekend nelle nostre sale come L’uomo che fissa le capre e arrivato al terzo posto (esattamente come in Usa in questo stesso week) con un incasso di 1.200.000 euro in 268 sale, preceduto da Nemico Pubblico (2 milioni di euro con 395 copie) e Up (1.350.000 con 370 copie).
Di uomini sommersi in azioni tra le più svariate, i titoli dei film sono imbottiti, almeno prendendo in esame l’ultimo quarantennio. Il primo a utilizzare questa tecnica fu probabilmente Hitchcock nel lontano 1956, con L’uomo che sapeva troppo, divenuto successivamente L’uomo che visse due volte (sempre Hitchcock, 1958) e solo nel 1977 L’uomo che amava le donne, regia di Francois Truffaut. Balzando agli anni novanta ecco L’uomo che guarda (Brass, 1994), quello Che sussurrava ai cavalli (1998, Redford), quello Che non c’era (Joel Coen, 2001), quello In più (Sorrentino, 2001). E ancora: L’uomo del treno (2002, Leoconte), Senza passato (2002, Kaurismaki), L’uomo senza sonno (Anderson, 2004), Perfetto (Lucini, 2005), Spezzato (Calcagna, 2005), Che ama (Maria Sole Tognazzi, 2008), Che verrà (Diritti, 2009). Ultimissimo, ma solo per data di uscita, L’uomo che voleva ingannare Il Diavolo, ovvero Parnassus, ancora presente tra le vette della nostra classifica weekend con un totale di 6 milioni di euro di incasso ad oggi.
E se il titolo, L’uomo che fissa le capre, cita la tradizione, rinnovandola con ironia ed estro (basti pensare all’irriverente payoff “No Capre. No Glory”), lo stesso avviene con la trama.
Definito da Nepoti «un grottesco che pare fatto dai fratelli Coen», questo lungometraggio, diretto da Grant Heslov, (già conosciuto come sceneggiatore e attore in Good Night and Good Luck, sempre con Clooney), racconta una storia allettante, nonché «la più vera di quanto possiate credere», così come viene ribadito dalla didascalia nei titoli di testa. L’idea di un manipolo di soldati educati agli ideali del flower-power e addestrati a combattere soltanto mediante lo sviluppo di poteri paranormali di veggenza e manipolazione psichica, incanta parecchio, per quanto faccia uscire dalla sala un tantino increduli. E il cast è senza’altro prelibato. Oltre ai pupilli dei Coen (Clooney e Bridges), c’è il perfido e sempre eccellente Kevin Spacey insieme a un tonto, ma delizioso, Evan McGregor.
E se tutto questo non è ancora sufficiente, andatelo a vedere semplicemente per gustare il prossimo-al-matrimonio-presunto-gay-Clooney ballare sfrenato al suono delle incitazioni di un hippie Bridges. Magistrale.

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