500 giorni insieme

I dilemmi esistenziali e le imprevedibili vie dell’amore nella commedia “post-romantica”di Marc Webb acclamata al Sundance e a Locarno
di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com
Anatomia di una storia d’amore. Con precisione chirurgica, 500 giorni insieme, lungometraggio d’esordio di Marc Webb, ripercorre a ritroso le tappe di una relazione partita con le migliori intenzioni e naufragata sull’onda di impercettibili svolte interiori e fraintendimenti (in)volontari.
Protagonista è Tom (Joseph Gordon-Levitt), aspirante architetto di Los Angeles che lavora come autore di sdolcinati biglietti d’auguri. Quando Sole (Zooey Deschanel) irrompe nel suo ufficio, e nella sua vita, con quegli occhioni azzurri stralunati e l’allegria anarchica di chi sa fare a meno delle regole e di ogni forma d’impegno, per Tom è subito colpo di fulmine. Ma l’euforia dell’idillio d’amore è destinata a durare poco. Le avvisaglie di crisi si nascondono insidiose tra giochi amorosi, karaoke stonati e intime confessioni. E poi, un giorno, l’amara realtà di un amore finito con la stessa rapidità e inesorabilità con cui era iniziato. Tra una bottiglia di whiskey e i consigli dei fedelissimi amici e della sorella minore, toccherà a Tom ripercorrere avanti e indietro i momenti più significativi di quei 500 giorni insieme, per individuare quali sono stati i segnali di svolta, cosa è successo a quell’amore che sembrava perfetto. Come sopravvivere a una delusione di tale portata? Quali parole scrivere sugli insulsi bigliettini d’auguri quando Tom è ormai a corto di certezze su se stesso e su quella che continua a pensare come la donna della sua vita?
In un caleidoscopico collage di passato e presente, che mescola sequenze reali e divagazioni fantastiche, prende forma così la dissezione ironica e beffarda di una storia d’amore come tante, raccontata col ritmo vivace di una canzone pop. Una commedia “post-romantica” che strizza l’occhio ai dilemmi esistenziali alla Woody Allen e utilizza in maniera creativa i linguaggi visionari dell’animazione cari a Michel Gondry. D’altronde anche Webb arriva al cinema da una lunga esperienza maturata nel campo dei video musicali e degli spot pubblicitari, di cui usa sapientemente le tecniche per confezionare un prodotto ironico e accattivante capace di sfuggire ai rischi di banalizzazione delle tradizionali commedie sentimentali. Complice anche una colonna sonora d’eccezione, che spazia dagli Smiths a Simon & Garfunkel, per arrivare ai più recenti successi “indie” di Doves, Spoon, Wolfmother e Feist. Un piccolo cult acclamato a Locarno e all’ultimo Sundance Film Festival, che vale la pena di gustarsi per disintossicarsi dalle romanticherie patinate dei teen movie che imperversano implacabili sui nostri schermi.

