Il Capitalismo secondo Michael Moore

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Arriva in Italia Capitalism: A Love Story, un viaggio attraverso il fallimento del libero mercato. Ecco come Moore racconta la sua ultima battaglia a difesa della verità

di Barbara Zorzoli
barbara.zorzoli@inwind.it

T-shirt nera, jeans comodi e un cappellino da baseball in testa… potrebbe benissimo essere Leonardo DiCaprio o Matt Damon… se non fosse per la stazza, quella stazza che a quanto pare va tenuta con tutte le forze tale, visto che durante l’intervista si fa portare nell’ordine: una cioccolata calda (e fuori ci sono 3o°), un piattino di cioccolato fondente a pezzi e un dolce non ben identificato. Ma la simpatia, quella, è unica. È una macchietta, un chiacchierone, uno alla mano, uno che già da solo fa spettacolo. Non avete ancora capito? Se aggiungo che è una taglia XXXL, che tête-à-tête ma soprattutto nei suoi docu-film dice quel che pensa con un candore spiazzante, allora non vi sovviene che forse si tratta di uno dei registi più ‘faccia tosta’ in circolazione? Ladies and Gentleman, Michale Moore!
Sforna documentari di denuncia sociale e lo fa con il piglio giusto, ossia trasformandoli in un mezzo per risvegliare le masse. Il suo motto? Dire “la verità e nient’altro che la verità”. Il suo nemico? Il potere delle classi dominanti. Per tutto questa voglia di dire la verità, da Roger e io, a Bowling a Columbine, passando per Fahrenheit 9/11 e Sicko, Moore, ça va sans dire, rischia in prima persona. Lui da buontempone se ne fa un baffo; arriva, saluta, sorride, si siede, e inizia a parlare del suo nuovo film-documentario, presentato a Venezia, Capitalism: A Love Story.
Allora, qual è la tua definizione di Capitalismo?
«Il capitalismo non è buono né cattivo. Il capitalismo non funziona e basta. La mia intenzione con questo film era di dire la verità sulla crisi finanziaria, sul salvataggio delle banche da parte del governo e sulla grande truffa perpetrata a danno della stragrande maggioranza di ignari cittadini americani. Voglio dimostrare come la libera impresa si sia rivelata un fallimento. Nel film parlo di un documento segreto che le grandi compagnie hanno siglato per creare un sistema per cui solo l’1% della popolazione rimarrà ricco. Devono saperlo tutti».
Il tuo obiettivo è risvegliare la gente o colpire i colpevoli?
«(ride) Entrambe le cose!»
Anche a costo di farti dei nemici?
«Mi sentirei solo senza di loro! I miei avversari mi considerano uno da combattere, ma non vogliono scoprire chi è davvero Michael».
E com’è il vero Michael?
«È una persona timida, un ideale interlocutore con cui parlare per trovare una soluzione».
Alla fine di un film del genere, non sei stanco?
«Certo che lo sono! Mettere insieme questo film è stata una vera fatica!».
Ma dove trovi l’energia necessaria per buttarti in progetti così impegnativi. Tu scuoti la masse, risvegli l’animo delle persone, le fai arrabbiare, le fai prendere coscienza delle cose e del mondo…come svelassi a tutti che la realtà è un’altra e che noi viviamo tutti in una sorta di Matrix! Per fare questo devi avere energia da vendere!
«(Scoppia a ridere e con il sorriso sussulta tutto il corpo) Grazie, non credevo di far tanto! Devo risponderti che è sempre la voglia di mostrare come stanno davvero le cose che mi tiene su».
Perdona la franchezza… ma chi te lo fa fare?
«Come cineasta faccio quello che posso e quello che devo, mi sento vivo con progetti del genere…sono sempre stato un tipo così, sin da bambino».
Hai fiducia nelle persone?
«Abbastanza. Vedi, è facile che durante i miei film la gente si scaldi, si carichi e abbia voglia di cambiare le cose… poi, però, è altrettanto facile che tutta questa infatuazione per la verità si esaurisca nel giro di un paio d’ore!».
E questo non va bene…
«Sarebbe meglio rimanere uniti e non mollare. Pensa a come è andata con Bush, sono stato il primo ad attaccarlo, c’è voluto un po’ di tempo, ma poi la mia lotta è diventata la lotta di tutti e Bush ha fatto la fine che meritava!».
Ti senti più un regista, o una sorta di giornalista o di politico atipico?
«Sono solo un regista che ama raccontare la verità alla gente. Se questo film potrà illuminare le persone, sarò felice».
Il giorno più felice della tua vita?
«…quando Obama ha licenziato il capo della General Motors!».
Prossimo impegno?
«Broadway!».
Ti dai al musical?
«No! (ride) Ma è un’idea…».
Così potresti cantarne quattro a tutti!
«(Ride di gusto e si tuffa con compiaciuta gola un pezzo di cioccolato in bocca)».

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