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Sacha Baron Cohen torna al cinema nei panni di un presentatore gay e, tra ironia e disgusto, ci sconvolge ancora una volta

di Elena Mandolini
mand.mae@libero.it

C’era d’aspettarselo. Ironico, divertente ma anche dissacrante e squallido. Sacha Baron Cohen crea, dopo Borat, un altro paradossale personaggio:  Brüno Gehard. E se prima si parlava di razzismo, antisemitismo e omofobia, ora si parla dei pregiudizi legati all’omosessualità. Bruno è un presentatore austriaco gay, bandito dalla sua trasmissione per un errore commesso durante la settimana della moda di New York. Deciso a riconquistare la notorietà, parte alla volta di Los Angeles; farà di tutto e di più (ricorrendo anche ai mezzi più meschini) per riuscirci. Al suo fianco il fedele assistente Lutz, segretamente innamorato di lui.
Come il precedente film anche Brüno è un falso documentario, mockumentary, così realizzato per meglio cogliere reazioni il più sincere possibili da chiunque gli si avvicini, polizia compresa. In questo caso, è persino riuscito a farsi mandare allegramente a quel paese da Harrison Ford e prendere per il naso importanti esponenti politici.
Indubbiamente l’intera pellicola si fonda sull’abilità di Cohen di trasformare il proprio corpo e voce e rendersi praticamene irriconoscibile. Nessuno, nonostante la notorietà dell’attore, lo ha mai riconosciuto. Il dubbio viene più che altro per i titoli di coda, accompagnati dal video musicale di beneficenza a cui partecipano Sting, Elton John e uno stralunato Bono. Chissà se realmente non sapevano nulla neanche loro.
Spunti di riflessione emergono per tutto il film, così anche frecciatine irriverenti al mondo dello spettacolo, come le madri che farebbero fare una liposuzione a dei bambini pur di farli entrare nello show business. Si ride, a volte di gusto e altre per imbarazzo. Inevitabile in alcune sequenze l’irrefrenabile voglia di coprirsi gli occhi tanto si cade in basso. Una per tutte? La puntata pilota del nuovo programma di Bruno, con tanto di pene in primo piano.
Si esce dal cinema fra la meraviglia e il disgusto. Ma, d’altra parte, è proprio l’intento di Sacha Baron Cohen. Racconta verità, con un nuovo stile che è ormai diventato sinonimo del suo stesso nome. A modo suo un genio.

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