Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo

Il mito del Faust, l’inestricabile intreccio fra bene e male e un cast d’eccezione nell’ultimo film del visionario Terry Gilliam e opera postuma di Heat Ledger
di Gaetano Maiorino
gaetmaior@yahoo.it
Addio Heat. Bentornato Terry. Un senso di vuoto artistico, di speranza impossibile da mantenere, si alterna all’abbraccio che stringe di nuovo chi sembrava smarrito dietro scelte cinematografiche sbagliate e opere mal riuscite. Si può riassumere così la sensazione che si prova al termine della visione di Parnassus, passo d’addio del compianto Ledger e ultimo film del regista Gilliam, che mette alle spalle i fratelli Grimm e Tideland per risorgere a nuova vita (artistica) con un’opera compiuta e completa, difficile e affascinante.
Faust e la sua mitologia a fare da base, il talento visionario del regista e un cast in ogni passaggio perfetto, a fare il resto.
Parnassus è un vecchio imbonitore che, per conquistare la donna di cui si è innamorato, scende a patti con il diavolo: ritorna giovane e diventa immortale. Ottiene il suo scopo, ma in cambio, il demonio, interpretato da Tom Jones, chiede la vita della sua prima figlia, Valentina, nel giorno in cui compirà sedici anni. Intanto Parnassus viaggia con il suo spettacolo itinerante, “L’imaginarium”, nelle buie periferie londinesi cercando il modo di sfuggire al suo patto.
Trama che non stupisce e che suona già nota, ma a questo punto Gilliam decide che questo suo film non resti soltanto la storia del bene che lotta con il male nel più retorico dei discorsi, bensì confonde il bene e il male, confonde luoghi e volti, immerge i suoi personaggi in nuovi mondi che altro non sono se non la propria coscienza (non a caso vi si entra attraverso un finto specchio), e pone il problema della scelta come linea portante della sua narrazione.
La speranza di trattenere sua figlia a sé porta Parnassus a una nuova scommessa con il diavolo, chi riuscirà a conquistare cinque anime avrà come premio Valentina. Per appropriarsi dei cinque trofei, Parnassus si fa aiutare da Tony, ambiguo e sfuggente, salvato dalla sua carovana bizzarra e portato con il gruppo a recitare nello spettacolo. Il giovane è perfetto per attrarre le prede dell’Imaginarium, bravissimo a plagiarle. Ne conquista quattro e pareggia i conti con il diavolo. Poi diventa l’ago della bilancia, l’ultima anima da ghermire, conteso tra i due sfidanti.
L’espediente di Gilliam necessario per sostituire lo scomparso Ledger nell’interpretazione proprio di Tony, diventa un ulteriore spunto narrativo. I tre attori che si alternano nel ruolo, Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrel, diventano così altri volti, nuovi volti, di Tony, che mentre da un lato cerca di portare a sé vecchie signore desiderose di nuove emozioni, si confronta con il suo sfaccettato carattere, con la sua turbolenta coscienza. Passando nello specchio di Parnassus, anche chi è in grado di manpolare le scelte altrui si deve confrontare con il proprio essere e si trova davanti alla scelta. Dentro lo specchio tutto ciò che sembra assurdo prende forma, ogni più indefinito e intimo desiderio, il bizzarro, l’impossibile che esistono dentro di noi, sono resi reali e reali sono le loro conseguenze. Lo specchio si comporta come una lente che ingigantisce ciò che è nell’animo di chi lo attraversa. Il variopinto mondo che si apre ogni volta dietro e dentro l’Imaginarium rappresenta paure e desideri e giunto il proprio turno, scegliere diviene quindi non solo schierarsi, ma determina la sopravvivenza.
A Gilliam non si può chiedere certamente di replicare il capolavoro che è stato Brazil. Ma anche questo nuovo mondo che propone, quest’altro mondo tutto interiore, affascina, rapisce e coinvolge.
Il regista si è paradossalmente trovato a dover combattere contro la fama del suo film, divenuto celebre ancor prima di uscire a causa del drammatico lutto accaduto durante le riprese. Ma il rischio che Parnassus diventasse soltanto l’ultimo film in cui ha recitato Heat Ledger è stato superato.

