Italiani popolo di sognatori

Up

Up, Bastardi senza gloria e Baarìa sbancano il botteghino: strategie commerciali, prove d’autore o diffuso desiderio di riscatto?

di Sandra Capitano
sandracapitano@gmail.com

Dal momento che i sogni non hanno età, l’arzillo e solitario vecchietto Carl lega palloncini colorati al tetto della sua casa e vola finalmente a Paradise Fall. Un gruppetto di ebrei violenti d’altra parte, piuttosto che attendere il suicidio di Hitler nel 1945, ne organizza l’attentato perfetto, incendiando un piccolo cinema di Parigi, all’interno del quale si trova non solo il Fuhrer, ma proprio tutti i leader del Terzo Reich. Nella calda e torrida Sicilia invece, il piccolo Peppino Torrenova assiste alle lotte sociali post-belliche e decide di inseguire a tempo pieno l’illusione di un paese guidato dal partito comunista.
Stiamo parlando di Up della Walt Disney (4.790.000 di euro in 652 sale in soli quattro giorni) di Bastardi senza gloria della Universal (1.174.000 di euro in 393 sale per un totale di quasi 7 milioni) e di Bàaria della Medusa (811.000 euro in 362 sale, per un totale di 9.300.000), i tre film più visti dagli italiani in questo gelido weekend autunnale.
Ma perché nell’ampio panorama di offerta cinematografica (Halloween II, Orphan, Lo spazio bianco, Viola di mare, Funny People, Di me cosa ne sai, La doppia ora, per citarne solo alcuni) il pubblico ha scelto proprio questi tre film?
A prima vista sembrerebbe impossibile il contrario. Il cartone Pixar (Alla ricerca di Nemo, Monsters&Co., Ratatouille) ha totalizzato solo negli Stati Uniti quasi 300 milioni di dollari.
E tante famiglie (46% del totale spettatori week-end) non hanno esitato ad affollare centri commerciali e sale-multiplex-alla-fragranza-di-pop-corn, pur di gustare in versione tridimensionale (con “soli” 3 euro in più) le avventure del settantaduenne provvisto di dentiera e apparecchio acustico e del cicciotello boyscout.
Come resistere d’altro canto a Brad Pitt, diretto dal maestro del pulp Quentin, alla guida di un gruppo di brillanti (e vendicativi) ebrei, nell’omaggio a Quel maledetto treno blindato di Castellari? (12% del totale spettatori weekend).
Per Bàaria le motivazioni non si contano neanche più. Mereghetti lo ha elogiato per la sua non-retorica e non-ridondanza, Berlusconi lo ha definito “un capolavoro” (pur non avendolo visto), la Aspesi ha invitato Berlusconi a (ri)vederlo con più attenzione (per via dell’elogio generoso al comunismo perduto), la Medusa ha dichiarato costi di produzione oltre i 35 milioni di euro (addirittura proposto in una doppia edizione, per la Sicilia e il resto del mondo in dialetto sottotitolato, per tutto il resto d’Italia in italiano), e il cast è certamente stellare. Se non vi basta e ancora non lo sapete, il film è anche in corsa verso le nominations.
Ma sono solo queste le ragioni del comportamento d’acquisto dei consumatori di cinema durante lo scorso weekend?
Noi amiamo pensare che ci sia dell’altro. I tre registi – Pete Docter/Bob Peterson, Quentin Tarantino e Giuseppe Tornatore – raccontano all’unisono, seppur con modalità difformi, il sogno di poter portare a termine qualcosa di mai realizzato. Carl intraprende il viaggio desiderato per tutta la vita da lui e dalla defunta moglie Elli. I Bastardi senza gloria carbonizzano i nazisti, evitando in questo modo l’orrore dell’Olocausto. E il piccolo Peppino rinuncia a ogni soldo – proprio come si rinuncia a un cappotto di sartoria se è il partito a richiederlo – pur di realizzare il sogno di lotta sociale. Dunque, italiani popolo di sognatori-nostalgici?
Al quarto posto della classifica box office si piazza il musical Fame (415.000 euro), remake del film che Alan Parker diresse negli anni 80 (riproposto anche in versione telefilm su Raidue).
E cos’è Fame se non la messa in scena del vero sogno di tutti gli italiani? Quale? Diventare Famosi.

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