American Prince: l’inedito di Scorsese riproposto da Tommy Pallotta

Alla fine degli anni 70 circolava con copie di contrabbando. Dopo trent’anni, finalmente anche noi sapremo chi era Steven Prince
di Sandra Capitano
sandracapitano@gmail.com
Dopo The Departed – proiettato durante la prima edizione della Festa del Cinema di Roma nel 2006 – Martin Scorsese ritorna sugli schermi dell’Auditorium con il suo lost documentary del 1978 American Boy, ripresentato adesso con il titolo American Prince dal regista Tommy Pallotta (conosciuto per aver prodotto l’animation-thriller-crime A Scanner Darkly, uscito in Italia con Warner Bros. nel 2006).
Ma chi è questo american boy di cui parlava Scorsese? E perché, dopo trent’anni, un altro regista americano decide di rilanciare l’attenzione sulla sua vita?
È Steven Prince, amico e coinquilino di Scorsese (tanto da affidargli la parte del trafficante di armi in Taxi Driver), nonché un ex tossicodipendente che amava raccontare aneddoti, molti dei quali realmente frutto della sua esperienza di vita. Divenuto road manager di Neil Diamond, Prince fu considerato da Scorsese un personaggio talmente affascinante «che nessuno sceneggiatore avrebbe mai potuto immaginarlo o sognarlo». Egli decise pertanto di ritrarlo su pellicola, ma senza mai diffondere ufficialmente quanto aveva girato.
«La prima volta che vidi American Boy ne rimasi impressionato», dichiara Pallotta. «Riuscii a vederlo durante un filmstudio, mentre ero al college a studiare filosofia. A quei tempi era visibile solo attraverso copie di contrabbando. Era un cult sia per i filmakers che per i cinéphile dell’epoca. Ricordate la scena di Pulp Fiction in cui Travolta deve colpire al cuore con una siringa di adrenalina Uma Thurman per terra in overdose?» – continua Pallotta – «questa che ormai è divenuta una delle più famose della storia del cinema non è altro che un omaggio di Tarantino a Prince. Era tra le storielle della sua vita che Prince amava particolarmente raccontare. Gli era veramente accaduto. E anche Tarantino aveva visto il documentario con una di quelle copie di contrabbando».
L’incontro tra Pallotta e Scorsese è avvenuto per caso nel 2006. «Ho talmente amato American Boy - dichiara Pallotta – che ho ritenuto necessario riproporre un ritratto di Prince dopo trent’anni, in modo da farlo conoscere al grande pubblico. Anche a Scorsese è piaciuta l’idea e ha pensato che bisognava finalmente dargli la giusta attenzione».
Acclamato all’Sxsw, il Sothwest Film Festival, American Prince è senza dubbio un irrinunciabile doppio dipinto d’autore.





