L’isola che non c’è

Nel film in concorso Dawson Isla 10, le testimonianze dei sopravvissuti alla Guantanamo cilena
di Giusy Paesano
g.paesano@libero.it
Dawson Isla 10 (titolo originale Isla 10) è tratto dal romanzo autobiografico di Sergio Bitar, ex-ministro di Salvador Allende.
Dopo il colpo di stato del ’73, i più stretti collaboratori di Allende vennero rinchiusi nel campo di concentramento dell’isola di Dawson, definita la “Guantanamo cilena” dove, per cancellarne le identità, furono ribattezzati con un numero.
Grazie alle pressioni della Croce Rossa Internazionale venne risparmiata loro la vita, ma non il clima inospitale, le torture e i lavori forzati.
Trent’anni dopo, alcuni sopravvissuti tornano sull’isola e vi ritrovano i luoghi in cui hanno imparato a sopravvivere. A riceverli sono gli ufficiali della marina, un tempo loro carcerieri, oggi servitori del potere democratico.
L’ultimo lungometraggio di Miguel Littin, regista cileno tra i più noti in Europa, amico e sostenitore di Salvador Allende, mette in scena un macabro microcosmo in cui memoria e disinganno si fondono dando luogo a una densa sintesi espressiva. Il ritmo è serrato, il montaggio segue l’andamento del flusso di coscienza che non rinuncia a scavare nel fondo della nostra “anima civile”.
Littin ama il neorealismo italiano da cui ha più volte sostenuto «esser rimasto contaminato».
«I miei film non sono spettacolari come quelli americani. Non mi interessa fare cassetta ma descrivere la realtà,trasmettere idee ed emozioni. In America Latina non abbiamo grandi mezzi di produzione ma – per fortuna – non mancano gli autori». Autori come Littin o Ruiz, i migliori che il Cile potesse mai sperare di ottenere.

