E ora dove andiamo?
Dopo il successo di Caramel, Nadine Labaki racconta le madri coraggio libanesi in un film che unisce delicatamente tragedia e commedia per lanciare un importante messaggio di pace
di Stefania Pala
stefania.pala@gmail.com
Reduce dai trionfi in patria, dal festival di Cannes e da quello di Toronto (dove ha vinto il premio del pubblico) e dal favore critico conquistato negli Stati Uniti, il nuovo film della regista e attrice libanese Nadine Labaki si prepara a fare il suo ingresso nelle sale nostrane.
E ora dove andiamo?, attraverso un mix di generi tra la fiaba e il musical, riflette col sorriso sulle divisioni religiose che stritolano il Libano e l’intero Medioriente.
La storia si svolge in un villaggio sperduto nelle montagne, in un’epoca e un luogo volutamente imprecisati e affida a un gruppo di donne, musulmane e cristiane, il compito di fermare il germe della guerra e dell’odio che serpeggia tra gli uomini. Sono le donne le vere eroine del film: madri, mogli, sorelle disposte a tutto pur di arrestare l’ennesimo scoppio di violenza innescata dall’eterno conflitto religioso. Donne furbe, intelligenti e coese che cercheranno di raggiungere il loro scopo ingegnandosi come possono e dando vita ad azioni esilaranti come cucinare un’intera cena a base di hashish per placare gli animi virili oppure assoldando danzatrici ucraine per distogliere mariti, fratelli e fidanzati dal pensiero della vendetta.
A quattro anni dal successo internazionale di Caramel, Nadine Labaki è riuscita a raccontare un’altra storia in cui l’energia propositiva al femminile è di rara intensità, tanto che viene da chiedersi fino a che punto di sacrificio arriverebbero le donne per vincere i conflitti mediorientali, soprattutto alla luce delle primavere arabe. Per lei infatti il cinema è «un’arma non violenta per cambiare la realtà» e il mutamento auspicato naturalmente va in direzione di un mondo migliore, dove i conflitti lentamente scompaiano.
Con una scelta coraggiosa, il film della Labaki unisce in modo delicatissimo commedia e tragedia, sorriso e pianto e riesce a far convivere pacificamente cristiani e musulmani, raccontando le madri coraggio libanesi con inediti tocchi di leggerezza.





