Se l’arte incontra la natura

La tutela dell’ambiente e i cambiamenti climatici nei film in mostra nella sezione Occhio sul mondo
di Dafne Foderà
dafne.fodera@libero.it
«Tutta l’arte è perfettamente inutile», diceva Oscar Wilde. Quando, però, la sensibilità viene condivisa, si verifica qualcosa di straordinario, un intento comune che, a volte, porta a risultati concreti. Ad aprire la sezione Occhio sul mondo, non c’è solo il cinema. È un occhio sul mondo dal punto di vista personale, per affrontare un tema urgente come quello del cambiamento climatico. Registi, ambientalisti, stilisti, musicisti e giornalisti scientifici si uniscono per una causa comune. Lo fanno in modo creativo, usando le componenti spettacolari per mostrare la bellezza che si cerca di salvaguardare. O, semplicemente, con le loro testimonianze. Come nel documentario di David Hinton, Art From a Changing Arctic, che mostra proprio l’impegno del mondo dell’arte, attraverso le spedizioni di Cape Farewell e le narrazioni di coloro che hanno deciso di recarsi personalmente nell’Artico e di tornare per raccontarlo.
Ad aprire la rassegna, per la Giornata mondiale dell’alimentazione, non ci sono soltanto gli scienziati e gli addetti al settore. La musica e la moda entrano in contatto con l’ambiente, attraverso la presenza dello stilista francese Pierre Cardin e delle cantanti Noa e Anggun. L’arte, quindi, incontra la natura, per meravigliarsi, non per spiegarla. Il viaggio nella laguna del Giappone, nel film The Cove, diretto dal fotografo Louie Psihoyos, mostra la voglia di scoprire cosa si cela nel posto in cui sono addestrati i delfini che si esibiscono negli acquari di tutto il mondo. Le Strade d’acqua di Augusto Contento sono, invece, i grandi fiumi dell’Amazzonia, uniche vie percorribili, i luoghi dove tornare a scorrere. La narrazione, ancora una volta, ricorda all’uomo i suoi legami più veri.

