Il sentiero

Il sentiero (Na Putu)L’islamismo salafita nel cuore dell’Europa. Riuscirà a sopravvivere una piccola storia d’amore alla prova di un grande conflitto di civiltà?

di Giuliano Colucci
giulianocolucci@yahoo.it

Probabilmente il titolo italiano, Il sentiero, non rende esattamente l’idea che questa pellicola vuole trasmettere. Più fedele è la resa che ne dà la versione inglese: On The Path, espressione che traduce, in modo letterale, la locuzione Na Putu, titolo originale del film. “Na Putu”, in bosniaco, vuol dire essere in cammino, inteso anche e soprattutto come cammino spirituale. E, in effetti, è di questo che parla il film, di qualcosa che è in viaggio, un viaggio tutt’altro che compiuto, ma che porta in sé tutta la speranza del cammino. È il viaggio dei due protagonisti, che si sforzano di procedere mano nella mano, anche se vanno a due velocità diverse, ma è, soprattutto, il viaggio di un intero popolo, quello bosniaco, impegnato nel difficile cammino della ricostruzione.

Jasmila Zbanic, figlia della guerra, ci mostra, infatti, una Sarajevo che cerca di ricostruire le sue case, le sue strade, i suoi palazzi, ma soprattutto cerca di ricostruire la propria identità. E allora, a prima vista, il cammino di questo popolo sembra un cammino verso l’occidente e, per tutta la prima parte del film, vediamo una Sarajevo molto diversa da quella che ci veniva raccontata dai telegiornali di qualche anno fa, una Sarajevo molto più simile a una qualunque delle nostre città. Poco a poco, però, viene fuori una realtà diversa, anch’essa in cammino, ma che sembra andare nella direzione opposta, verso l’oriente, verso la spiritualità, verso il passato. Ed è qui che il tocco dell’autrice si rivela sapientemente delicato. La Zbanic, infatti, si identifica nel punto di vista della sua protagonista Luna, una ragazza perfettamente calata in uno stile di vita occidentale, che rifiuta, con l’orgoglio della donna emancipata, l’ideologia retriva dell’islamismo salafita, quella che invece il suo compagno, Amar, vorrebbe abbracciare. Tuttavia la cineasta bosniaca, che già ci aveva commosso con il premiatissimo Grbavica, non cade mai nella trappola del giudizio univoco, particolarmente insidiosa quando si tratta di questi argomenti, soprattutto quando a farlo è una donna cresciuta lì, dove tali istanze hanno reso molto più difficile essere donna. Lei qui, invece, riesce a cogliere quell’anelito di spiritualità e di purezza che pure c’è in tali movimenti integralisti, mescolato con il fanatismo e con il cieco rifiuto del progresso. In questo modo tali questioni, apparentemente estranee alla nostra cultura, ci sembrano molto più vicine e ci fanno riflettere su quel ritorno prepotente all’elemento religioso che non è caratteristica esclusiva del mondo islamico. A ben vedere, infatti, il cammino intrapreso da Amar, il quale, per sfuggire all’anomia di una società post-bellica che non ha ancora
rimarginato le proprie ferite, si rifugia dapprima nell’alcool e poi trova protezione nei confini certi della ferrea osservanza religiosa, ricorda molto da vicino alcune vicende analoghe che accadono ogni giorno nella società occidentale, in apparenza del tutto secolarizzata. Basti pensare a colui che, qualche anno fa, si era erto a guida di tale civiltà, il presidente degli Stati Uniti George Bush, il quale, dopo aver superato i suoi problemi di alcolismo, con l’aiuto di un gruppo ultracattolico, aveva abbracciato il fondamentalismo religioso.

Oltre a tutto ciò, e in conseguenza di ciò, Il sentiero è anche una piccola storia di sentimenti privati, la storia di due ragazzi che si amano e che cercano di portare avanti il loro amore, anche quando le loro visioni del mondo prendono strade drammaticamente divergenti. E qui, ancora una volta, l’autrice mostra la sua grande capacità nel costruire delle grandi figure femminili, figure potenti e allo stesso tempo credibili, aiutata, in questo, dall’ottima interpretazione di Zrinka Cvitesic, promettente attrice croata, selezionata, per questa interpretazione, all’edizione 2010 di Shooting Stars, la kermesse che premia i migliori giovani attori d’Europa.

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