L’arte dell’irriverenza

Luigi Zampa

Il Festival di Roma celebra Luigi Zampa ripercorrendo i suoi più grandi successi nella retrospettiva a lui dedicata

di Mattia Lento
mattialento@virgilio.it

Luigi Zampa è cineasta restio alle etichette. L’intero corpus della sua opera appare superficialmente privo di quella unitarietà che fa di un regista un autore. Eppure, Zampa non è stato un semplice mestierante ma una personalità forte che, a fortune alterne, è riuscita ad attraversare più epoche della storia del cinema, regalandoci anche film di notevole spessore e opere che hanno anticipato estetiche e gusti successivi. L’avventura nel cinema del regista capitolino comincia negli anni Trenta: Zampa abbandona gli studi universitari d’ingegneria e s’iscrive al centro sperimentale di cinematografia. Nel 1939 entra ufficialmente nell’industria cinematografica nel ruolo di sceneggiatore. Poco dopo si dedica anche alla regia confezionando opere inscrivibili all’interno del genere cosiddetto dei “telefoni bianchi”. Nell’immediato dopoguerra Zampa è considerato dalla critica regista di punta del movimento neorealista e ottiene un successo internazionale nel 1947 grazie al film Vivere in pace. Questo titolo in realtà presenta già caratteristiche che informeranno il genere della commedia rosa e mostra la propensione di Zampa verso un impegno civile stemperato dal registro comico e da un’ideologia dai caratteri fortemente populisti. La collaborazione con Brancati produce uno dei titoli più pregevoli della filmografia del regista, ovvero Anni difficili, che suscitò nel 1948 non poche polemiche tra i critici. Nel 1952 gira Processo alla città, una lucida analisi dell’infiltrazione camorrista nei gangli della società napoletana d’inizio Novecento. Successivamente Zampa si mostra sempre più sensibile nei confronti della letteratura nostrana e da questo interesse nascono film quali La patente, con Totò, e La romana, dall’omonimo romanzo di Moravia con Gina Lollobrigida nei panni della protagonista. Da ricordare anche la collaborazione con Alberto Sordi, uno degli ultimi capitoli significativi di una carriera lunga e variegata.

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