C’erano una volta i campioni

Con La maglietta rossa Mimmo Calopresti porta al Festival di Roma la storia di Adriano Panatta, simbolo di uno sport capace di essere testimonianza sociale e politica
di Lucia Santarelli
lucia.santarelli@libero.it
Regista di rilievo internazionale, giurato a Venezia nel 2004 e a Cannes nel 2001, vincitore di un Nastro d’Argento con La parola amore esiste e del Premio Solinas con La seconda volta, Mimmo Calopresti insiste nell’impegno documentario e, a un anno di distanza da La fabbrica dei tedeschi, sulle morti nel rogo ThyssenKrupp, arriva al Festival di Roma con un altro episodio di storia italiana. È il 1976 e, tra proteste e dissensi, la nazionale italiana di tennis partecipa a una discussa Coppa Davis vincendola, in finale, contro il Cile di Pinochet. In campo, Adriano Panatta indossa una maglietta rossa.
Perché scegliere di farne un docufilm?
«In qualche modo mi pare che oggi la società non abbia più quella capacità di reagire, appassionarsi, discutere. All’epoca, la decisione di partecipare alla coppa alimentò un dibattito molto accesso. Anche lo sport si dimostrò un mezzo per testimoniare qualcosa. Oggi, invece, tutto è vissuto come un reality, lo sport, la politica».
Il parere positivo di Berlinguer, come lo stesso Panatta dichiara, fu decisivo per autorizzare la partenza della squadra e la vittoria arrivò quando in Italia il clima politico e sociale era al culmine della tensione. Come in altri momenti è accaduto, pensa che anche allora si volesse utilizzare un successo sportivo per distogliere l’attenzione da altri problemi?
«Non credo. Penso ci sia stato un intento sincero nel fare in modo che la squadra partecipasse al torneo. Sicuramente quella vittoria è servita ad avvicinare al tennis tantissimi ragazzi, aprendo anche a chi non poteva permettersi il circolo Parioli».
Il docufilm ricompone la vicenda attraverso le parole del suo protagonista principale, Adriano Panatta, accompagnate da immagini di repertorio…
«Il linguaggio documentario ha potenzialità altissime perché è in grado di raccontare la realtà per quello che è. Le storie delle persone, dei fatti accaduti sono in grado di coinvolgere il pubblico spesso molto più della pura finzione. Andrebbe utilizzato molto di più».
Dopo il Festival di Roma, dove sarà presentato fuori concorso, La maglietta rossa sarà, per cominciare, distribuito in dvd. Ma la maglietta originale, esiste ancora?
«Certo che sì. L’ho vista custodita insieme alle racchette di legno che Panatta si faceva realizzare a mano. Era un tennis d’altri tempi, un tennis antico».

