Il Nazismo secondo Quentin

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I “Bastardi senza gloria” di Tarantino si scagliano contro il Führer e riscrivono la storia del Terzo Reich

di Stefano Papalia
stevenpap@hotmail.it

Tarantino torna indietro nel tempo. Torna alla seconda guerra mondiale. Torna a quando il mondo intero fu scosso dalla follia di un solo uomo e dalla vigliaccheria di un popolo intero. Lo fa a modo suo senza risparmiare sangue, proiettili e battute taglienti come coltelli affilati da decenni di ricordi amari. Lo fa dando una risposta sonora e assestando un duro colpo a tutti quelli che lo dichiaravano “finito”. È un Tarantino perfetto quello che sta dietro la macchina da presa, in grado di dirigere con straordinaria maestria, ineguagliabile accortezza e inconfondibile “pulp fiction” un tema delicato come quello del Nazismo.
Lui stravolge la storia, creando una realtà parallela e mai esistita, in cui un gruppo di statunitensi ebrei conosciuto, in tutta la Francia del Terzo Reich, come “I Bastardi” e capitanato dal Tenente Aldo Raine alias Brad Pitt, perseguita, terrorizza e uccide con inaudita violenza ed esplosiva rabbia più Nazisti che può e alla fine si prende il loro lo scalpo. I “Bastardi” fanno parte delle forze speciali americane e non sanno fallire. Le loro incursioni sono rapide, silenziose e letali. Il loro comandante non sbaglia un colpo e conclude sempre con eccellenza le missioni. L’obiettivo vero, quello per cui sono stati mandati lì, è arrivare alle più alte sfere militari e mietere vittime fino allo sterminio totale di tutti i nazisti, Hitler compreso. Così Tarantino sui suoi bastardi: «Non sono i soliti eroi stereotipati, ma uomini comuni catapultati in uno sporco affare durante la seconda guerra mondiale». Un obiettivo audace per molti, ma non per una squadra così, soprattutto se può sfruttare l’aiuto involontario di una ragazza francese ebrea assetata di vendetta e proprietaria di un cinema nel centro di Parigi che, per una serie di assurde coincidenze, finirà con l’essere la sede della prima assoluta, per l’annunciato film su Frederick Zoller, il militare-nazista-attore-eroe. A tutto questo ricordatevi di aggiungere l’immancabile colpo di scena.
Nel film non si rivede il passato, lo si può soltanto ricordare, ma durante la proiezione i ricordi si confondono, quello che si è studiato sui libri di scuola inizia ad essere confuso. Le certezze di sessant’anni diventano una cosa lontana e tutto ciò che resta è una domanda: ma perché le cose non sono andate così?
Tarantino è un genio e ha creato l’impossibile liberandolo dalle catene della storia, tappando occhi e bocca di benpensanti e maldicenti ed esaltando una volta tanto, e una volta per tutte, le qualità “guerriere” di un popolo, quello ebreo, ucciso, non una, ma mille volte nel corso della sua storia, dalle crudeltà subite e dalle critiche mai concluse. Il regista di capolavori come Pulp Fiction, torna così a gridare al mondo del cinema «ci sono anch’io, e non me ne sono mai andato, stavo solo fermo ad aspettare di concludere la perfezione».
Memorabile la scena in cui Brad Pitt gioca a fare il siciliano e si ripropone come un Marlon Brando “padrino” di tempi andati.

2 Responses to “ Il Nazismo secondo Quentin ”

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