New York mon amour

Con Basta che funzioni Woody Allen torna alla sua amata New York e riporta la commedia agli standard della sua âge d’or
di Katia Muscariello
katiamuscariello@libero.it
Dopo la trilogia londinese (Match Point, Scoop, Sogni e delitti) e la parentesi spagnola di Vicky Cristina Barcelona, Woody Allen lascia i set europei e torna al suo primo amore: New York. Lasciatosi alle spalle le storie di uomini disillusi e i legami pericolosi intrecciati dai suoi personaggi, il cineasta americano ritorna a una divertente commedia, sentimentale e ironica, tipica nel suo stile, limitandosi stavolta però al solo ruolo di regista.
A fare le veci di Allen davanti la macchina da presa è Larry David, famoso attore di teatro e televisione statunitense, che interpreta Boris Yellnikoff, ex fisico di successo che sognava il Nobel, ma che oggi vive rintanato nel suo appartamentino di Chinatown, deluso e spaventato dal mondo che lo circonda. La vita di quest’uomo brontolone, egocentrico, misantropo, logorroico e con tendenze suicide viene sconvolta dall’incontro con la giovane Melody (una sorprendente Evan Rachel Wood), ingenua e simpatica ragazza del Mississippi, scappata di casa alla volta di New York e in cerca di ospitalità.
È l’inizio di una serie di intrecci sentimentali che coinvolgeranno persino la puritana madre della ragazza, venuta a New York per cercarla, un aitante pretendente, e il padre di Melody, che troverà il coraggio e l’occasione per dichiararsi gay. Boris comincia a considerare positivamente e inaspettatamente il fattore fortuna, e a valutare la pur scarsa probabilità che le strade di due persone così diverse possano invece incrociarsi.
Basta che funzioni segna dunque il ritorno di Allen a un cinema più personale, dando sfogo al suo pensiero critico, puntando il dito indignato sulle stupidità del mondo, non senza una buona base di autoironia. Allen rispolvera una sceneggiatura vecchia di trent’anni, riadattandola alla personalità comica di Larry David: la mente viaggia verso il cinema alleniano del passato, quello fatto di sproloqui infiniti, pregno di autobiografismo, incentrato su storie d’amore improbabili. Gli argomenti presi di mira sono sempre gli stessi: fede, religione, ebraismo, razzismo, famiglia, potere mediatico. Eppure con questo film Allen ha saputo rinnovarsi, è riuscito a riportare la sua commedia agli standard del passato, a infonderla di quell’aria nuova che si respira nei suoi ultimi lavori. Woody Allen oltre a divertire, fa riflettere invitando lo spettatore a un cauto ottimismo, a credere che in fondo, anche se tutto attorno è un totale disastro, bisogna vivere facendo sempre quello che ci piace, quello che per noi è giusto. Insomma tutto va bene, «basta che funzioni»!

