I mercenari – The Expendables

Sylvester Stallone torna agli antichi fasti dell’action movie in un film pirotecnico che riporta in auge le vecchie glorie degli anni ottanta
di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com
Allora, dove eravamo rimasti?
Questo è l’incipit perfetto che apre il film I Mercenari-The Expendables di Sylvester Stallone. Sì, perchè alla base del film c’è un’idea romantica, nostalgica, per un cinema che non si fa più e non si vede più da tanto tempo. Che detto per inciso è l’action movie, classico, con tutti i crismi, sparato dritto dagli anni Ottanta ai giorni nostri. Potrebbe suonare retrò o un’affermazione solipsistica, ma se vi capita di vedere la nuova pellicola di Stallone vi sembrerà che il tempo si sia veramente fermato agli 80 e che in mezzo, tra ieri e oggi, ci sia stata soltanto noia. Per lo meno potrebbe essere così per chi in quegli anni non si è mai perso un Rocky, un Rambo, un Commando, una Trappola di cristallo, ma va bene così, I Mercenari sarà pure un’operazione old fashion, ma è un fuoco pirotecnico dall’inizio alla fine, azione pura e dura che non stacca mai e diverte, tanto.
Poi la trama la si può raccontare in due righe: Barney “Schizzo” Ross (Sylvester Stallone) è a capo di un gruppo di mercenari, uomini duri dalla vita personale disastrata, con poche cose o niente che si possano chiamare casa. Arriva una commessa, una missione molto pericolosa: liberare un’isola sudamericana dall’ennesimo presidente-generale. Barney accetta, ma in perlustrazione sull’isola si rende conto che il committente, la CIA, li ha assoldati non solo per far fuori il caudillo ma anche un traditore della CIA stessa che lo manipola per controllare il traffico di droga. Peccato che sull’isola tra i ribelli ci sia anche la bella Sandra, giovane e idealista, che sembra restituire un attimo di dignità e senso della giustizia al vecchio Barney. Non scatta l’amore, ma la missione parte.
Spesso il cinema di Sylvester Stallone ha fatto sorridere per una elementarità o certa faciloneria, più spesso perché criticato di non contenere nessun messaggio e essere solo un concentrato di muscoli pompati da esibire. Mah, che dire, quel che è certo è che questo signore a sessantaquattro anni si rimette in discussione, è stato dato per finito negli ultimi quindici anni e oggi si è ripreso la testa del box office, è rimasto a lungo imbalsamato nel mito di se stesso e alla fine lo ripropone e il pubblico lo torna a seguire.
Sarà pure un’operazione nostalgia, per chi una volta teneva appeso in camera il poster di Rambo o di Rocky, ma è certo che Stallone forse è quanto di meglio Hollywood abbia mai prodotto da tanto tempo. Perché la sua biografia si reincarna di volta in volta nei suoi personaggi, tutti lì a ricordargli che la vita è fatta di alti e bassi, si può anche perdere ma si può tornare vittoriosi. È per questo che il cinema di Stallone, con tutti i suoi difetti, le sue pecche, è sincero, vero, autentico. Qualcosa che salta i fronzoli e va dritto al cuore con una semplicità infantile, perché i muscoli non ti servono a niente se non hai un cuore che batte per qualcosa. Tutti figli di un dio minore i personaggi di Stallone, uomini che sono carne e muscoli ma con un cuore da bambino. E, ripeto, Hollywood saprebbe tirare fuori di meglio? Meglio di un uomo che arriva dal nulla che va giù al tappeto e non sa fare altro che rialzarsi? Il cinema di Stallone è un cinema intimo che racconta sempre la stessa storia come se non fosse mai successa.
I mercenari è un film per divertirsi, senza dovere andare a fare le pulci, anche perché quando all’inizio del film ti ritrovi con Sylvester Stallone, Bruce Willis e Arnold Schwarzenegger tutti e tre insieme nella stessa stanza, che poi sarebbe una chiesa nello specifico, poi aggiungeteci che c’è pure Mickey Rourke, beh, se non è cinema questo…





