Nightmare
Freddy Krueger torna a tormentare i sogni degil spettatori nella rivisitazione di Samuel Bayer. Ma l’epigono non è all’altezza dell’originale
di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com
Chi è stato adolescente negli anni ottanta non può non ricordarsi i trailer dei film che all’epoca passavano in tv. Ecco, fra questi, a partire dal 1984, ce ne era uno che avrà tolto il sonno a più di qualcuno che pur volendo cambiare canale rimaneva invece ipnotizzato davanti al volto squagliato e alla mano guainata con artigli d’acciaio di Freddy Krueger. Era Nightmare, uno dei film più paurosi della storia. Poi i trailer sono continuati perché la saga di Nightmare è continuata e alla fine si è trascinata reiterando uno schema che forse non faceva più tanta paura. Forse all’epoca non lo sapevano che stavano creando un media franchise, come si chiamano oggigiorno le saghe, e nel revival di un cinema che non sa più a che santo votarsi si ripigia dal passato cose che potrebbero sembrare buone per i contemporanei degli anni duemila. Sarà, ma credo che c’è ancora chi fatichi la notte a chiudere occhio al ricordo del volto sghignazzante di Freddy Krueger. Quindi eccoci con un nuovo epigono dal titolo appunto di Nightmare (titolo originale Nightmare on Elm Street, dove Freddy abitava quando era ancora fra noi, i vivi) per la regia di Samuel Bayer. Non è un remake vero e proprio semmai siamo di fronte a una rivisitazione dell’originale, però va subito detto che non ci sono molti aggiornamenti al riguardo.
La storia è quella che si conosce: Freddy Krueger è un molestatore e abusatore di bambini, fa il giardiniere in una scuola che è la sua riserva di caccia per adescare le giovani prede. Scoperto, viene fatto fuori, arso vivo, dai genitori dei bambini. Ma Freddy Krueger torna per vendicarsi visitando i figli dei suoi giustizieri nei loro sogni, uccidendoli. Fra le vittime c’è, e non poteva mancare, Nancy Thompson, la sua vittima preferita, da sempre.
Quando Wes Craven creò Nightmare, e Wes Craven è un regista di paura, eravamo alla corda della grande stagione horror made in USA, parliamo di quel cinema che è iniziato con Non aprite quella porta, è continuato passando per Venerdì 13 e Halloween e Zombie dritto fino al mostruoso Freddy Krueger, poi lentamente il genere è andato scemando ricalcando i suoi stessi schemi all’infinito con propaggini anche italiane (la caterva di film da macelleria messicana che i registi nostrani hanno propagato sulla scia del successo degli originali), sarà pure che l’horror è la cenerentola dei generi cinematografici, però il successo dell’ultimo decennio ha rimesso la scarpetta alla paura e scattata la mezzanotte arriva la paura. Però qui c’è poco d’aver paura, non si capisce perché gli americani alle volte sentano questa necessità di diventare didascalici, pedanti e un po’ noiosi quando si tratta di mistero, e pensare che Craven aveva costruito il suo Nightmare sull’inesplicabile. Qui dopo dieci minuti il gioco è scoperto e non si può fare altro che aspettare che passi il settimo cavalleria o una carrozza trainata da topolini. Insomma un film noiosetto, che fa rimpiangere alla grande Robert Englund, che per noi sarà l’unico Freddy Krueger possibile, anche se il buon Jackie Earl Haley fa del suo meglio anche se troppo mingherlino. Tanto vale consumarsi i dvd dell’originale in piena notte. Lasciando sempre una luce accesa.





