Pietro

Pietro

L’ultima opera di Gaglianone è un film a basso costo, necessario, che restituisce senza fronzoli l’immobilità del vuoto di una contemporaneità che inghiotte

di Luca Biscontini
lucabiscontini@hotmail.it

Il vuoto, prima che venga riempito: questa potrebbe essere la rapida didascalia per introdurre Pietro, l’ultimo film di Daniele Gaglianone. Il terzo lungometraggio del regista anconetano fotografa con precisione estrema l’immobilità della fase storico politica attuale, in cui a mancare è proprio quel gesto attraverso il quale introdurre nuovi contenuti negli spazi desaturati della contemporaneità. Se fare politica oggi significa smascherare le false questioni poste dal teatro capitalista, per poi arrivare al cuore delle situazioni, attraverso una riformulazione che rinnova, allora Pietro risulta particolarmente incisivo nel cogliere quella zona di sospensione che determina il passaggio dall’una all’altra fase.

Il protagonista, interpretato da un sorprendente Pietro Casella, incarna in maniera esemplare la debolezza di una categoria umana e sociale schiacciata dal peso di un mondo sempre più separato dagli individui che lo abitano. Disagio, diversità, periferie, sfruttamento, rapporti di produzione, impossibilità di accedere alle risorse: tutto questo è la brutalità becera di un futuro che, quando non gia presente, è sinistramente alle porte. Pietro ha problemi psichici, è indifeso, non può sostenere la competizione lacerante e sleale di un mercato del lavoro opprimente e clientelare. Il fratello, Francesco (Francesco Lattarulo), è caduto nella trappola delle droga, sconfitto prima ancora di poter cominciare ad inserirsi all’interno del circuito economico. E allora assistiamo ad una vivace rassegna di miserie, allo straziante tentativo di rimanere a galla in un vuoto che, invece di aprire nuovi orizzonti di comprensione o costituire lo spunto per un movimento di deterritorializazzione, inghiotte voracemente coloro che lo frequentano. La cosa certa è che la politica esercitata nelle forme classiche delle democrazie parlamentari borghesi non solo è inadeguata a fornire delle soluzioni, ma è irrimediabilmente latitante. E Pietro, la cui vulnerabilità lo espone pericolosamente a tutte le minacce provenienti da un ambiente ostile, si produrrà, suo malgrado, in un gesto estremo ma tragicamente inutile, inefficace a scalfire la struttura in cui è rigidamente inserito.

Il basso costo di produzione del film costituisce l’altro elemento decisivo per indicare il valore di un’operazione più che buona, paradigmatica nel rappresentare la possibilità di fare un ottimo cinema con poche risorse, interrompendo l’insopportabile nenia intonata dalla folta schieri degli addetti ai lavori, spesso incapaci e presuntuosi. Da segnalare infine l’ottima resa fotografica ottenuta grazie all’utilizzo della macchina da presa Red One, la nuova tecnica digitale che riduce notevolmente le spese, con risultati oramai quasi al livello dell’inaccessibile pellicola.

Forse una nuova era del cinema si sta stagliando all’orizzonte: un cinema della verità, della testimonianza, della trasformazione. Insomma un cinema necessario.

One Response to “ Pietro ”

  1. [...] Gaglianone, un cinema che come dimostrato dai film precedenti (I nostri anni, Nemmeno il destino e Pietro) non ha bisogno solo di parole, ma anche di lunghi silenzi, sguardi nel vuoto, gesti appena [...]