Howl

Howl

Tra oscurantismo e ricerca dell’osceno, il film dei documentaristi Rob Epstein e Jeffrey Friedman racconta l’essenza del mitico poema di Allen Ginsberg

di Lorenzo Lamperti
lampe83@tiscali.it

«Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate, nude isteriche trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa».

Genio incontrollato e incontrollabile, Allen Ginsberg, uno dei più grandi poeti del secolo appena concluso, è il protagonista del film Howl (Urlo), realizzato dalla celebre coppia di documentaristi Rob Epstein e Jeffrey Friedman. Uno splendido James Franco interpreta il mitico poeta, che nel 1957 fu portato sul banco degli imputati con l’accusa di oscenità per la pubblicazione del suo poema Howl. Il film adotta un triplice punto di vista: la ricostruzione del processo, la vita privata di Ginsberg e la descrizione del poema stesso.

Epstein e Friedman si discostano ma allo stesso confermano la loro appartenenza al genere documentaristico, in particolare nella ricostruzione del processo. I due registi utilizzano gli autentici verbali per la ricostruzione del suo svolgimento e, anche grazie alle interpretazioni di David Strathairn nel ruolo del pubblico ministero e di John Hamm in quello dell’avvocato difensore di Ginsberg, riescono a restituire al meglio il nocciolo del problema: la definizione di osceno, che va a braccetto con quella di arte. Allo stesso modo, la vita del poeta viene ricostruita non solo attraverso scene di fiction, ma soprattutto con l’intervista a Ginsberg/Franco, composta da stralci di vari interviste dell’epoca riprese dai due autori. In questa immaginifica intervista scandita da flashback, soprattutto sulla sua vita sentimentale, Ginsberg medita sul suo processo creativo e gli ostacoli che la censura ha cercato di mettere sulla sua strada.

Il piano nel quale Epstein e Friedman lasciano maggiormente campo alla sperimentazione è quello della visualizzazione del poema, che appare sullo schermo attraverso l’animazione di alcuni graphic novelists americani, che hanno un forte sapore beat e riportano alla mente la mitica operazione cinematografica effettuata dai Pink Floyd con il film The Wall di Alan Parker. Le animazioni grafiche sono intervallate dalla ricostruzione della prima lettura pubblica di Howl, effettuata proprio da Ginsberg.

Howl riesce a restituire l’atmosfera di un’epoca passata ma ancora molto vicina, intraprende un fantastico viaggio nella mente di Ginsberg e ripone il problema dei limiti dell’osceno e della censura, in un terzo millennio ancora pervaso dai sistemi di controllo che limitano la libertà artistica ed espressiva. Howl è dunque una sorta di documentario espressionista che, lungi dall’allontanarli dal loro campo solito di azione, porta Epstein e Friedman a un’evoluzione del loro linguaggio filmico e li mantiene nel loro territorio di denuncia sociale e rivendicazione culturale. La contro-cultura americana è finita, potrebbe essere il tempo di costruirne una nuova.

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