Fish Tank

Nel pluripremiato film della regista britannica Andrea Arnold, una storia di ordinaria follia adolescenziale nell’anonima periferia inglese. Da non perdere
di Silvia Frigo
aristobimba@gmail.com
Il pluripremiato film della promettente Andrea Arnold (Premio della Giuria al Festival di Cannes 2009, Miglior Film BAFTA 2010) narra una storia-non storia: la vicenda non ha propriamente un inizio e una fine, ma racconta uno spezzone di vita di quella che potrebbe essere una teenager qualunque nata nella provincia inglese.
La protagonista è Mia (Katie Jarvis): 15 anni, una madre (Kierston Wareing – In questo mondo libero) troppo giovane ancora impegnata a divertirsi e una sorella, Tyler (Rebecca Griffiths) più piccola ma decisamente precoce e incline al turpiloquio. Mia vive in una cittadina del Sussex, è stata espulsa da scuola e aspetta di essere trasferita in un istituto per ragazze “difficili”. La sua vita fatta di giorni-fotocopia comincia a cambiare quando entra in scena Connor (Michael Fassbender – Hunger, Bastardi senza gloria), il nuovo “amichetto” della madre, che con fare tra il seduttivo e il paterno la invita a portare avanti la sua passione per la danza hip-hop.
Il titolo (Fish Tank - acquario) racconta e commenta insieme l’essenza del film: l’acquario è un’immagine efficace del condominio che fa da sfondo alle vicende di Mia, è la vita stessa della ragazza, che si muove dentro confini invisibili ma ben definiti, è lo stile cinematografico, quasi una lente di ingrandimento sugli esseri viventi che popolano questo piccolo pezzo di mondo.
Il movimento della macchina da presa è studiatamente “amatoriale”, sembra che molte scene siano riprese dalla videocamera che Mia usa per registrare il suo provino di danza.
Tutto il film sa di vita, di realtà. I personaggi sono persone, con i loro lati buoni e cattivi, i loro momenti no, gli attimi di follia.
Le vicende si snodano un passo dopo l’altro, con ritmo e lentezza al tempo stesso, proprio come la quotidianità: una sensazione che nasce da un progetto ben preciso della regista, che ha scelto di girare le scene in sequenza temporale, senza rivelarne precedentemente lo svolgimento agli attori. Non è un caso che la Arnold, nella sua seppur breve carriera dietro la macchina da presa, si sia già guadagnata, oltre ai riconoscimenti per Fish Tank, il Premio della Giuria al Festival di Cannes 2006 con Rer Road e il Premio Oscar, nel 2003, per il cortometraggio Wasp.
Fish Tank si inserisce nel continuum spazio-temporale in modo fluido e spontaneo, facendo scivolare inevitabilmente lo spettatore al suo interno.
Grazie all’interpretazione credibile degli attori, dai più esperti come Fassbender all’esordiente Jarvis (che interpreta nient’altro che se stessa), all’atmosfera avvolgente, al ritmo gradevole (nonostante, forse, la durata eccessiva), si esce dalla sala con una sensazione piacevole, rientrando dolcemente nella propria vita dopo un breve e delicato viaggio in quella di qualcun altro.





