Io sono Diabolik

L’autobigrafia di uno dei più grandi geni del crimine ci trascina dentro l’avventura della sua vita. Un brivido per questa estate, edito da Mondadori
di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com
Eccolo, è proprio lui in persona a raccontarci la sua storia, la sua vita, i suoi trucchi e tutto e di più. Di chi stiamo parlando? Ma del più cattivo e geniale uomo del crimine che si sia mai visto. Parliamo di Diabolik che di suo pugno, o così ci dicono, ha scritto la sua autobiografia, Io sono Diabolik (Mondadori).
Così il re del terrore ci fa scoprire molte cose su di lui e sul suo passato misterioso che per la cronaca ufficiale inizia il 1 novembre del 1962 quando appare il primo albo (intitolato proprio Il re del terrore) dedicato a questo eroe negativo.
Il volume è impreziosito da un prologo disegnato magistralmente dal grande Giuseppe Palumbo. Diabolik compare in un’Italia che ancora pensa che il boom economico non avrà mai fine e che tutto durerà per sempre, ma sotto la superficie scorrono torrenti magmatici pronti a scuotere tutto. Non che Diabolik fosse un elemento destabilizzatore, anche se qualche guaio con la censura lo ebbe, ma raccontava in maniera avvincente e catartica l’azione del male. Male che il nostro infligge a industriali, banchieri e altri, tutti arricchiti criminalmente. A loro vengono sottratti soldi e soprattutto gioielli. Però Diabolik non è un beniamino dei reietti, non agisce per una sorta di vendetta trasversale, no. Anzi. A Diabolik e alla sua compagna Eva Kant piace la bella vita, il lusso, e quello che ruba serve solo ad alimentare tutto questo e in più a programmare nuovi colpi sorprendenti. Insomma siamo sopra le righe, non c’è nessuna critica sociale perché tutto avviene come un regolamento di conti fra gente della stessa razza. Eccolo il senso del fantastico di Diabolik, è per questo che le sue creatrice, le sorelle Angela e Luciana Giussani, si sono permesse di creare una maschera anche ambigua, con una morale piegata alle sue egoistiche esigenze.
La dice lunga anche la genesi della figura di Diabolik ,nato osservando i pendolari che andavano a lavoro e che per passare il tempo leggevano romanzi gialli. Così le due sorelle, ma sembra che Angela Giussani ebbe la giusta intuizione, pensarono a un personaggio le cui storie durassero il tempo del trasbordo da casa a lavoro per poi finire comodamente nella tasca della giacca. Nacque così il formato Diabolik imitato poi per altri personaggi dei fumetti.
Il successo fu strepitoso e, cosa impensabile, clamoroso presso il pubblico femminile, e lo si può capire dall’evoluzione di Eva Kent che dalla bella dell’eroe diventa presto una mente indipendente e geniale quanto quella di Diabolik. Senza dimenticare il film del ‘68 diretto da Mario Bava, con John Philip Law nei panni del grande ladro e Marisa Mell in quelli di Eva Kant.
In questa autobiografia, per chi non conoscesse bene il personaggio di Diabolik, si scopre molto su di lui e sul suo passato. Per chi invece lo conosce sarà divertente rintracciare fra le pagine storie degli albi classici del passato, soprattutto l’albo Diabolik, chi sei? Anche qui il gioco è svelato, perché egli non può che rispondere Io sono Diabolik.
Buona lettura.





