Il caratterista basilisco del Cinema Scaturchio

Il caratterista basiliscoNel romanzo di Antonio Petrocelli edito da Hacca, il mondo dello spettacolo diventa una commedia dai toni surreali ma drammaticamente realista. Che strappa più di una risata

di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com

Per favore fate la conoscenza di Jonio Castellucci, attore, attore precario per l’esattezza e pure pendolare tra Roma e casa sua, che poi è in provincia di Firenze. Incontratelo voi prima che lo incrociate in giro per strada, o dentro un magazzino mentre ammazza il tempo sperando che arrivi una scrittura, anche solo piccola piccola.

Jonio Castellucci non è un attore come tanti, lui appartiene alla nobile categoria dei caratteristi che tanta fortuna e tanto bene hanno al cinema italiano, soprattutto quello del tempo d’oro della commedia. Arte nobile quella del caratterista, merce rara, anche l’autore di questo romanzo, Il caratterista basilisco del Cinema Scaturchio (Hacca edizioni) Antonio Petrocelli è attore, con molti anni di cinema e tv alle spalle e tanto mestiere.

Il caratterista basilisco del Cinema Scaturchio non è una biografia romanzata, ma una storia vera che racconta un mondo troppo spesso visto dall’esterno come qualcosa di inarrivabile, roba che vive solo sulle pagine delle riviste, popolato da personaggi fantastici. Invece qui dentro trovate uno spezzato di quel mondo dello spettacolo che fa venire i brividi e fa pure ridere, e di gusto. Sì perché il nostro Jonio è un buono, uno che ci crede pure, è solo quello che gli sta attorno che gli crede meno. Jonio vaga da set a set, aspetta che qualcuno lo chiami per un lavoro e nel frattempo fa su e giù fra Roma e Firenze dove tiene famiglia. Per fortuna sua la moglie ha un lavoro che manda avanti la baracca perché a Jonio le cose non girano molto bene. Fra pubblicità di pannoloni per incontinenza, parti da carabinieri (tra l’altro si è fatto tutti i corpi d’arma italiani) con battute scritte da sceneggiatori che si credono Arthur Miller, e tante frustrazioni, qualche magro riconoscimento che non sono premi ma solo qualcuno che lo riconosce per strada senza però chiedergli l’autografo.

Devo essere sincero, non mi risulta di aver letto su sponde italiane un racconto che descrivesse così bene il mondo del cinema, quello non inquadrato dalla macchina da presa ma quello che sta di dietro, costituito da una strana fauna umana, ma Il caratterista basilisco si spinge un po’ più in là: è un omaggio al mestiere dell’attore, sincero, che si porta dietro tutta quella fatica che questo mestiere costa. Perché tutto chiede e niente è disposto a dare indietro. Tutti sanno, e pochi lo dicono, che oggi come oggi il cinema non lo vuole far più nessuno, meglio la tv; se si potesse scegliere poi è meglio fare la soubrette, valletta, quello che vi pare piuttosto che essere attore, perché attore vuole dire una fatica mostruosa ed essere anche un po’ sfigato: vuol dire essere in maglione di lana a ferragosto con dei fari sparati addosso, vuol dire studiare e magari essere pure bravi intanto poi il merito se lo prende un altro. Jonio è tutto questo mentre ricorda la sua vita alla vigilia del debutto di una piece teatrale e torna con la mente al suo punto fermo, il Cinema Scaturchio, dove rifugiarsi per sognare un pò. Oltre a Jonio c’è un altro personaggio fenomenale in questo romanzo: San Marcello. L’immagine del santo è appesa a fianco alla foto di Enrico Berlinguer e ogni tanto, San Marcello, parla a Jonio, ma come gli parla scopritevelo da soli. Fatevi un favore, incontratelo Jonio, gli vorrete bene.

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