Toy Story 3 – La grande fuga

La Pixar chiude il ciclo con il solito capolavoro. Divertimento, risate e commozione per un nuovo grande classico
di Angelo Mozzetta
angelomozzetta@tiscali.it
Parlare di Toy Story 3 – La grande fuga significa per forza di cose parlare di storia del cinema, più precisamente della nascita e dell’evoluzione del genere meglio sviluppato degli ultimi anni, il film d’animazione in 3D, e ovviamente dell’artefice Pixar, che sempre più nell’immaginario collettivo sostituisce la Disney. Cambiano i tempi, cambiano i bambini: la fantasia si adegua.
Mai allegoria fu più azzeccatta di quella dello stesso fantastico mondo di Toy Story: il primo film (Toy Story – Il mondo dei giocattoli, 1995) disegnato a mano e poi interamente ridigitalizzato della storia (realizzazione Pixar, distribuzione Disney…) è uno scontro-incontro fra vecchi (il Cowboy Woody) e nuovi (lo Space-Ranger Buzz) giocattoli, che alla fine si alleano per amore del loro proprietario, il piccolo Andy. Alla Pixar lo considerano “Il nostro Biancaneve e i sette nani” (Steve Jobs). Nel secondo episodio invece (Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa, 1999) Woody si rompe ed ha paura di essere abbandonato, viene tentato dalle luci della ribalta ma, grazie anche all’aiuto di Buzz e soci, rimane fedele ad Andy. L’intera progettazione avviene ormai in digitale, e la stessa Pixar abbandona lo stile narrativo da fiaba Disney: ritmo e sceneggiatura frizzante, musical all’osso, divertimento assicurato.
E arriviamo all’attualità: terzo episodio. La Pixar non ha fretta, si prende più di 10 anni e tira fuori un prodotto maturo, complesso e curatissimo. Stavolta Andy è cresciuto e sta per partire per il college, e quasi tutti i giocattoli, tranne Woody, stanno per finire in soffitta. Ma c’è un’alternativa: l’Asilo Sunnyside, che si presenta paradiso ma si rivelerà prigione. Una grande sceneggiatura mescola sapientemente nel ricco intreccio narrativo gags esilaranti in quantità industriale ad alcuni momenti di riflessione e commozione ben costruiti e collocati, ma il punto forte è certamente l’innumerevole quantità di personaggi a cui basta una sola battuta per entrare nella storia. Il nuovo linguaggio del cinema d’animazione è giunto ormai a maturazione, forse proprio con questa ora e quarantasette che incolla allo schermo senza mai stancare. Il sincretismo culturale e la fusione di registri sono stile: in Toy Story 3 – La grande fuga c’è horror, western, commedia, tragedia, dramma, melodramma, musical, spy-story, action-movie, fantascienza, documentario… ed addirittura un paio di idee ispirate al rivale Shrek: la comicità iconoclasta nel duo Barbie/Ken e la caliente modalità spagnola di Buzz. Montaggio, colonna sonora, fotografia: tutto perfetto, bello anche il doppiaggio italiano, grandissimo De Luigi/Ken.
Il finale strappa qualche lacrimuccia e ci fa mettere nei panni di un Andy ormai cresciuto ma con un po’ di nostalgia per la sua infanzia, immagine perfetta di un cinema per bambini che ormai da almeno un decennio punta anche ad un’infinita schiera di adulti Peter-Pan.
“Il primo era carino, gli altri insomma…” è diventato il luogo comune del cinema degli ultimi decenni, al pari di “Era meglio il libro…”. Nel caso di Toy Story, trilogia degna di questo nome, la qualità dei singoli episodi è invece andata crescendo ed anzi rappresenta in se stessa l’anello di congiunzione di un passaggio ormai ultimato dalla tenerezza dei grandi classici Disney alla vulcanicità del nuovo mondo Pixar che, consapevole del ruolo, non rinnega ma anzi rinnova ed omaggia la tradizione. E così, come quando c’era Walt, prima dell’inizio un piccolo corto di animazione che è un gioiello, e da solo varrebbe il doppio del prezzo del biglietto: Quando il giorno incontra la notte, che mai come nessuno miscela animazione classica Disney e 3D, ispirandosi alle visioni surrealiste di Magritte e plasmandole in gag slapstick per un inno all’amicizia e all’accettazione del diverso. E il film ancora non è cominciato…






[...] non protagonista). Due statuette a testa per Alice in Wonderland (scenografia e costumi) e per Toy Story 3 – La grande fuga (film d’animazione e miglior canzone). Meritatissimo l’Oscar per la migliore attrice [...]