La libraia di Orvieto

Edito da Fanucci l’esordio narrativo di Valentina Pattavina, scrittrice già apprezzata dagli amanti della commedia all’italiana grazie alle sue biografie dei grandi mostri sacri del nostro cinema
di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com
La libraia di Orvieto (Fanucci Editore) segna l’esordio narrativo di Valentina Pattavina, scrittrice già conosciuta per chi ama il cinema: sono sue, infatti, le biografie di Totò, Alberto Sordi e Paolo Villaggio (tutte targate Einaudi). Il suo primo romanzo è tante cose insieme, dramma, commedia, noir sullo sfondo della provincia. E proprio da questo si deve partire per entrare nei meandri della storia di Matilde, la protagonista, quarantenne romana, sola, in fuga dalla città e dal suo passato. La provincia italiana è stata, ed è, luogo di predilezione di tanti film della commedia italiana, ma anche luogo oscuro e misterioso di tanti fatti di cronaca nera. Insomma, un luogo dove tutti sanno e pochi parlano, dove molti preferiscono dimenticare.
La fuga di Matilde non è un modo per eludere i fantasmi del passato ma un tentativo di ripartire. Ad aiutarla nella sua impresa è un gruppo di persone, una piccola tribù di persone anziane, una comunità con abitudini e comportamenti che permettono a Matilde di inserirsi nella bella Orvieto. Grazie al professor Paolini Matilde inizia a lavorare in una piccolo libreria, realizzando così un suo vecchio sogno, e poi c’è Michele, giornalista un po’ strampalato e divertente che la coinvolge nelle indagini di una strana morte avvenuta dieci anni prima. E da qui parte la trama nera, che in un modo molto particolare toccherà anche il segreto che Matilde cela.
Ovvio, tutto si ricomporrà all’interno di questo piccolo universo di provincia, ma anche qui è il modo in cui tutto si ricompone.
Romanzo leggero e per certi aspetti anche allegro perché spinge su un punto fondamentale, quello della speranza, e come alle volte succede nella vita, quella vera di tutti i giorni, la speranza si fa trovare solo alla fine della corda, e per trovarla bisogna riuscire ad andare in fondo, nel bel mezzo di quella oscurità che perimetra l’esistenza.
I personaggi della Pattavina, anche se non sono a tutto tondo, conservano uno spirito ideale, di quella leggerezza di cui sopra, non macchiette, ma vite vissute che scavalcano il consueto tran tran quotidiano. Alla fine La libraia di Orvieto e un romanzo giallorosa frizzante, fresco, autentico.
Buona lettura.





