Brotherhood
Un amore omosessuale all’interno di un gruppo neo-nazi nel potente film d’esordio del danese Nicolo Donato, vincitore all’ultimo festival di Roma
di Luca Biscontini
lucabiscontini@hotmail.it
Vincitore della scorsa edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, Broterhood (Fratellanza) approda nelle sale italiane in un periodo dell’anno non particolarmente vivo; eppure, a parte l’investitura romana, il film di esordio di Nicolo Donato, regista danese di origini italiane, classe 1974, presenta non pochi punti d’interesse. Forse il tema dell’omosessualità, così ampiamente portato alla ribalta negli ultimi anni, comincia a perdere carisma, anche se, considerati gli ultimi fatti verificatisi nell’ambito della rassegna cinematografica ‘Queer in action’, che avrebbe dovuto regolarmente svolgersi presso l’università La sapienza di Roma, continuare a porre la questione della libertà sessuale è da considerarsi, più che mai, cosa buona e giusta.
Deluso da un mancato avanzamento di carriera, Lars (Thure Lindhardt) decide di lasciare l’esercito e, in preda allo smarrimento, si fa risucchiare all’interno di un patetico movimento neo-nazista, prendendo parte alle becere spedizioni punitive organizzate ai danni di omosessuali, clochard, immigrati.
Le minoranze spaventano terribilmente forse perché, come diceva il professor George Falconer di A Single Man, sono invisibili, o solo perché non vi è in esse la volontà di divenire “maggioranze” e quindi, non aspirando ad alcuna forma di potere, spiazzano coloro che sotto il giogo dell’ordine e del comando sono nati e pasciuti. Ma è l’incontro tra Lars e Jimmy (David Dencik), da tempo affiliato al gruppo di estrema destra, a innescare il cortocircuito che produrrà l’inizio di un nuovo percorso di ricerca d’identità. Il loro approccio, dapprima marcato da una virile complicità (tema ricorrente nei film del maestro Johnnie To), lascia lentamente il passo a una tenerezza che li sorprende, gettandoli nel vortice di una passionale storia d’amore.
E, come ben si può comprendere, una coppia omosessuale all’interno di una smanada di picchiatori inneggianti a Hitler è come una bomba a orologeria. Gli esiti di della vicenda sono particolarmente funesti, e il male dal quale i due sembravano essersi redenti riappare pericolosamente, quasi a voler pareggiare i conti col tentativo di liberazione intrapreso. Rimaniamo sospesi, senza sapere cosa accadrà.
Mentre redigeva l’agile recensione, lo scrivente è stato sorpreso da un’agenzia dell’Adnkronos, di cui riporta il testo integrale: «Roma, 30 Giugno - Brotherhood fa già parlare di sé, anzi scrivere: in Piazzale delle Belle Arti a Roma tutti i manifesti parapedonali del film “omo-nazi” di Nicolo Donato sono stati marchiati in rosso, con simil svastiche. Oltraggio, “ragazzata”, dissenso? Difficile dirlo, ma il film vincitore dell’ultimo Festival di Roma spera di trovare tante sottoscrizioni pure in sala…».

