Alice

AliceL’opera prima di Oreste Crisostomi si ispira alla fiaba di Carroll e ai grandi maestri del cinema, ma soffre di un taglio televisivo e di dialoghi spesso banali

di Stefania Pala
stefania.pala@gmail.com

Opera prima del ventottenne ternano Oreste Crisostomi, che l’ha scritto, pensato e diretto, Alice è una commedia dalle molte ambizioni che si risolve, ahinoi, in un nulla di fatto.

Il regista si è ispirato all’Alice nel paese delle meraviglie di Carroll e ha infarcito la pellicola di citazioni cinematografiche, da Allen a Moretti, da Ozpetek ad Almodovar, arrivando persino a scomodare l’universo onirico felliniano nel tentativo di celare la totale mancanza di contenuti.

Il film racconta le vicende personali di una ragazza alle prese con l’amore, l’amicizia, la famiglia, la voglia e la difficoltà di diventare grandi.

Alice (Camilla Ferranti) vive in provincia tra famiglia grottesca, amici gay, amori illusori e la fioraia new age (cameo di Catherine Spaaak) che è una specie di grillo parlante. Troverà il suo specchio nel nerd ma simpatico Carlo (Antonio Ianniello), il classico ragazzo che non avevi mai preso in considerazione ma che si rivela su misura per te.

I dialoghi sono spesso banali, e il film soffre di inquadrature al limite dell’amatoriale e di una sceneggiatura scontata e poco originale che lascia spazio ad una carrellata di infinite ovvietà e personaggi stereotipati: il classico brutto anatroccolo che riesce a trasformarsi in cigno, la madre isterica e frustrata (Fioretta Mari) la nonna eccentrica (Gisella Sofio), il belloccio donnaiolo bastardo e per questo affascinante (Giulio Pampiglione).

Tutt’altro discorso vale invece per la fotografia vivida e brillante di Antonello Emidi, frutto di uno studio su Hopper e sul fotografo Gregory Crewdson, capace di creare immagini fulgide e vivaci che contrastano con la piattezza della sceneggiatura e della recitazione da fiction televisiva.

Comments are closed.