Una notte blu cobalto

Una-notte-blu-cobaltoIl film d’esordio del catanese Daniele Gangemi è una favola urbana contemporanea, impreziosita da una rappresentazione della sicilianità fuori dagli schemi

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Film d’esordio del giovane regista catanese Daniele Gangemi, Una notte blu cobalto arriva in sala districandosi tra le insidie della distribuzione cinematografica italiana dopo aver ricevuto il premio per la Migliore opera prima al 42° Worldfest International Independent Film Festival di Houston in Texas.

A metà tra racconto di formazione post-adolescenziale e ricerca d’autore, il film, ambientato a Catania, narra le vicende di Dino Malaspina (Corrado Fortuna), studente universitario fuori corso alle prese con i postumi di una delusione amorosa da cui non riesce proprio a riprendersi. La ragione del suo tormento è la fascinosa e imperscrutabile Valeria (Regina Orioli), che dinanzi ai suoi penosi tentativi di riconciliazione lo rimprovera di essere «come una biglia, che per muoversi ha bisogno di qualcuno che la spinga». Incapace di trovare una soluzione al suo malessere, Dino inizia, quasi per caso, a consegnare pizze a domicilio per la pizzeria Blu Cobalto, che ha appena aperto i battenti sotto l’egida del bizzarro proprietario Turi (Alessandro Haber), che parla solo attraverso le metafore belliche dell’Arte della guerra di Sūnzǐ. Complice l’incontro con una singolare carrellata di clienti notturni e l’effetto di una misteriosa sostanza che pare sia all’origine del successo delle pizze Blu Cobalto, Dino affronterà i fantasmi del proprio passato e troverà il modo di dare una spinta in avanti alla sua vita.

Sin dalle sequenze iniziali è subito evidente come il film calzi straordinariamente a pennello ai due protagonisti. Reduce dai successi virziniani (My name is Tanino e Caterina va in città) e televisivi (Tutti pazzi per amore), Corrado Fortuna è perfettamente a suo agio nei panni del giovane siciliano sensibile e incompreso e il suo personaggio ispira inevitabilmente una immediata empatia, soprattutto nel suo vagabondare morettianamente in Vespa per le strade di una incantevole Catania.
Battezzata anche lei da Virzì nel 1997 con Ovosodo, Regina Orioli è esattamente il suo contraltare femminile: tanto lui è timido e impacciato, quanto lei sicura di sé e conturbante. Seppur abbastanza prevedibili, insomma, le dinamiche fra i due funzionano appieno sul grande schermo. Anche le figure minori sono ben calibrate, alternando sapientemente realismo e originalità (splendido esempio di sicilianità d’altri tempi è, per citarne una, la figura dell’anziana cliente della Blu Cobalto che Dino incontra alla sua prima consegna).

Spacciatore di felicità e guerriero impenitente, anche il personaggio di Alessandro Haber ben si inserisce in questo singolare affresco urbano, che trova il suo elemento di maggiore fascino nell’atmosfera notturna, blu cobalto appunto, che pervade l’intera scena ed esalta la bellezza silenziosa del paesaggio metropolitano. Ben lontana, per fortuna, da rappresentazioni forzatamente pittoresche o stereotipate, Catania emerge in tutto il suo splendore di fabbrica culturale underground, come sottolinea tra l’altro la performance musicale della rock band “Francois e le coccinelle”, che si aggiunge alla colonna sonora firmata dal salentino Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro.

Seppur con qualche perdonabile ingenuità, il film esplora inoltre il labile confine tra realtà e sogno, confondendo inesorabilmente i due piani in un finale teso a suscitare domande, più che promettere soluzioni. Pigmento magico o ingrediente stupefacente, quale sia il segreto della Blu Cobalto – e dunque l’arcano antidoto all’infelicità – resta un mistero a cui ciascuno dovrà trovare risposta.

Comments are closed.