E se fosse possibile
Attrice di talento, Giulia Steigerwalt approda alla scrittura con il suo primo romanzo: una storia di adolescenti di oggi e di ieri da gustare come se fosse un film
di Stefano Papalia
stevenpap@hotmail.it
Giulia Steigerwalt esordisce sul grande schermo accanto a Silvio Muccino in Come te nessuno mai di Gabriele Muccino, dove interpreta il ruolo di Claudia. Da allora la sua carriera prosegue in un crescendo di successi cinematografici come L’ultimo bacio, Mari del sud e Sotto il sole della Toscana. Dopo qualche anno di fiction torna al cinema nel 2007 con The Eternal City e Si può fare. Un anno dopo inizia un sodalizio col regista Volfango De Biasi, che la sceglie come protagonista per Come tu mi vuoi e Iago, entrambi accanto a Nicolas Vaporidis. Ma la Steigerwalt è anche laureata con lode in Filosofia e ha sempre coltivato, senza mai nasconderla, la sua passione per la scrittura, attraverso sceneggiature e soggetti cinematografici.
E se fosse possibile è il suo primo romanzo e racconta la storia di una diciassettenne che, arrivata a Roma con la sua famiglia da Torino, è costretta a confrontarsi con una realtà del tutto nuova. La protagonista è Silvia, una timida adolescente in lotta tra il vissuto quotidiano di una realtà che non conosce, nuovi amici, una situazione familiare movimentata e la sua timidezza. Giunta nella nuova abitazione, inciampa in un diario scritto ottant’anni prima da Emma, la sua vecchia padrona di casa, attraverso cui riuscirà a trovare le risposte giuste da dare a se stessa e alla sua vita. Grazie alle parole di Emma, la protagonista scoprirà i punti di riferimento sempre cercati, ma non ancora trovati. Comprendendo il significato dell’amore vissuto dalla protagonista di quel diario, riuscirà a chiarirsi anche con se stessa.
Da cosa nasce la voglia di scrivere un libro?
«Per me la scrittura è sempre stata una passione. È una cosa che faccio da quando sono piccola, così quando mi è stato proposto di scrivere un romanzo mi è sembrato fosse la cosa più naturale di tutte. Tra l’altro è da qualche anno che scrivo sceneggiature e lo faccio davvero con grande entusiasmo».
Nel cinema hai esordito con un film sulla vita di alcuni liceali. In questo tuo primo libro parli proprio di una liceale. Analogia? Superstizione? Cosa?
«Beh, devo dire che sono molto legata a quella fase della mia vita. L’adolescenza ha rappresentato un periodo fondamentale e ho dei ricordi nitidi e straordinari della scuola, soprattutto del liceo. Alcuni dei miei professori, per le loro peculiarità, resteranno per sempre nella mia memoria ed è per questo che non ho potuto evitare di riportare nel libro anche qualcosa di loro».
Questo romanzo è un’autobiografia?
«No, ma come dicevo, non ho saputo, né potuto, evitare di fare alcuni riferimenti alla mia esperienza da liceale e ad esperienze di miei conoscenti. Voglio citare uno degli episodi inseriti nel libro: una delle professoresse protagoniste si chiama Adama, ma a causa dei suoi modi terroristici gli studenti l’hanno soprannominata Osama. Insomma ho voluto, e spero di esserci anche riuscita, raccontare questa storia e i suoi personaggi come l’avrei potuto fare a 17 anni».
Cosa pensi dell’amore?
«Credo che l’amore sia una cosa fondamentale per tutti, e a tutte le età. Circoscriverlo alla sola adolescenza, come un sogno che sono capaci di fare soltanto i giovani, ritengo sia un grande errore. L’amore è un sentimento che abbraccia tutto: l’età, il tempo, la vita».
La famiglia protagonista del tuo libro è una di quelle moderne, poco solida e piena d’incomprensioni. Tu cosa ne pensi?
«La mia non vuole essere una critica né tanto meno un giudizio. Ponendo al centro della storia una famiglia composta da genitori separati e con nuovi compagni e una diciassettenne che si sente trascurata e incompresa, ho voluto semplicemente fare una constatazione della realtà».
La famiglia di cui parli, si sposta da Torino a Roma. Come mai proprio Torino?
«Il motivo è davvero molto semplice. Questa scelta, infatti, è dovuta a una conversazione sostenuta qualche tempo fa con una mia amica che fa l’università a Torino, che mi ha parlato della puntualità e della precisione dei tram di questa città del nord, in confronto al caos assoluto della Capitale».
Il romanzo sembra scritto per diventare un film. Hai già ricevuto offerte o proposte da registi interessati a mettere in scena il tuo romanzo?
«A dire il vero non ho ancora ricevuto nessuna vera proposta, ma ci sono stati molti apprezzamenti e poiché sono convinta che sia scritto in uno stile molto vicino a quello con cui si stende una sceneggiatura, spero che possa diventare presto un film. Naturalmente, la parte della protagonista non la farei mai e poi mai io».





