Il segreto dei suoi occhi

Il segreto dei suoi occhiDall’Argentina di oggi a quella dei primi anni 70: viaggio a ritroso nella memoria individuale e sociale del Paese. Oscar 2010 per il miglior film straniero

di Claudio Zito
zito.claudio@gmail.com

Benjamin Espósito è un ex impiegato del tribunale penale, appena andato in pensione. È un uomo solo, cui rimangono il rimpianto per un amore mai dichiarato (verso una collega raccomandata, Irene Menéndez Hastings)  e  il tormento per il caso Morales -  un omicidio il cui colpevole è stato graziato dalla corrotta giustizia argentina dei primi anni settanta – e per la morte del suo miglior amico Pablo Sandoval, ucciso al posto suo durante le indagini. Benjamin non sa darsi pace, ma alla fine si accorge che, in fondo, a qualcosa si può ancora porre rimedio.

Un’indagine sulla psiche dell’uomo, in primis. Sulle passioni – per una donna, per il calcio, per il lavoro, per la giustizia  – che si tramutano in ossessioni. Ma a metà film si innesta perfettamente la riflessione sul contesto storico di riferimento. Campanella non ci mostra – come tanto cinema negli ultimi anni, a partire da Garage Olimpo – l’epoca più sanguinaria della storia del suo paese: la dittatura dei generali. Ci suggerisce piuttosto che quel periodo ha origine nella fase precedente, il tardo peronismo reazionario, segnato dall’assenza di legalità e di meritocrazia, dalla totale impunità degli uomini vicini al regime, dal diffuso degrado morale della società nel suo complesso.

Il risultato è un’opera dalla generosità non comune. C’è di tutto: noir e melò, risate e tensione, passato e presente, scrittura letteraria e cinema puro. Un allucinante piano-sequenza che parte con un’inquadratura aerea dallo spazio e termina con un inseguimento nei bagni dello stadio di Buenos Aires. Una scena seguente – l’interrogatorio – che doveva essere tra le più importanti e che appare invece tutto sommato raffazzonata. Un’ulteriore testimonianza per cui, in questo lavoro grandioso, il controllo della regia non è maniacale. Comunque, non va mai a scapito delle emozioni.

L’autore fa tesoro dell’esperienza maturata nelle serie televisive statunitensi ma conserva uno spirito squisitamente latino-americano. E realizza un disturbante capolavoro che fonde la classicità dell’origine letteraria (il romanzo La pregunta de sus ochos di Eduardo Sacheri) con il post-moderno di Lynch e Nolan, che va oltre il film della passata stagione che, nella diversità stilistica e tematica, per complessità e ambizione più gli assomiglia: The Reader. Che stramerita il prestigioso premio dell’Academy: l’Oscar 2010 per il miglior film straniero.

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