Il fascino indiscreto dell’inverosimile
In soli tre giorni Sex and the City 2 ha superato Prince of Persia e Robin Hood, collocandosi in cima alla classifica dei film più visti nel weekend
di Sandra Capitano
sandracapitano@gmail.com
Ammettiamolo. Stroncare un film come Sex and the City 2 è un po’ come attaccare il Big Mac e le patatine fritte del MacDonalds, asserendo che i grassi sono fin troppi, e si farebbe meglio a mangiare verdure lesse, pesce al vapore e frutta di stagione. È ovvio. Ma su via, non era davvero questo lo spirito.
Il film che in Italia ha superato in soli tre giorni sia Prince of Persia (2°, con 1.065.000 euro) che Robin Hood (3°, con 802.000 euro per un totale di 9 milioni a oggi), incassando quasi 2 milioni di euro (esattamente come Sex and the city – Le ragazze sono tornate, uscito il 30 maggio 2008) è stato, già prima dell’uscita, snobbato, demolito se non addirittura schifato.
Convinti che si trattasse del sequel di capolavori bergmaniani quali Donne in attesa, Monica e il desiderio o Un’estate al mare, i critici cinematografici hanno tuonato senza esitazione il loro struggente sdegno: “cocente delusione” (Il Manifesto), “inverosimile, inutile” (Il Corriere della sera), “pecoreccio” (Il Foglio), “manca il sex e anche the city, è come il cinepanettone” (La Repubblica), “troppo consumismo” (l’Unità).
Tutti insieme all’unisono, hanno poi denunciato l’inattendibilità delle vicende, nonché il sequestro di persona: due ore e quindici minuti di proiezione logorante, sfibrante, interminabile, opprimente. Insomma, un vero e proprio rapimento. C’è chi infine, stizzito e adirato, ha persino fatto notare che “ben 3 di queste formidabili cretine hanno pure trovato marito!” (Il Giornale) e che tutto ciò è davvero, davvero troppo.
Ussignùr. Le vicende di Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte sono completamente inverosimili, ma sempre lo sono state e necessariamente sempre lo saranno. Che una giornalista di una piccola rubrica settimanale, né troppo bella, né troppo simpatica, potesse permettersi, sin dalla prima stagione della serie tv, di vivere in centro Manhattan, comprare scarpe griffate da 500 dollari ogni settimana, vestire Prada, Dolce & Gabbana e Dior, consumare pasti tutti i giorni nei migliori ristoranti, non cucinare, divertirsi tra feste, vernissage, aperitivi e premiere e finire con l’accalappiarsi l’ uomo più bello e più ricco della finanza newyorkese (Mr. Big, appunto), che non solo lascia la moglie per lei, ma la insegue per tutta Parigi e le regale un attico con armadio da 100 metri quadri, non era esattamente neorealismo verghiano, né tanto meno una trama dai chiari riferimenti a La terra trema di Luchino Visconti. Ed è proprio questo il punto. Gli eccessivi cambi d’abito ad Abu Dabhi, i tacchi da 15 centimetri sul parquet di casa, l’ex fidanzato incontrato in un mercato affollato dell’altro capo del mondo, le donne arabe con la collezione Armani Privé sotto il burqa nero, sono tutte, senza dubbio, vicende stupide ed esasperate, capitate a quattro allegrotte ragazze viziate e un po’ infantili.
Orripilante? Triste? Trash? La domanda è piuttosto un’altra: quale donna non vorrebbe ritrovarsi in vacanza (tutto gratis, tutto compreso) con le proprie amiche in un posto da sogno? Quale non vorrebbe smettere di preoccuparsi del peso dei bagagli, poter portare vestiti da sera griffati e girare tutto il giorno con coraggiosi tacchi vertiginosi? Quale donna non vorrebbe baciare il proprio seducente ex e tornare tra le braccia del favoloso marito, in una casa strabiliante, ricevendo un brillante nero come ricompensa? Sarà anche deludente o squallido, ma la risposta è: nessuna. Perché, senza distinzione di classe sociale, età o istruzione o paese di provenienza, con Sex and the City, serie tv o lungometraggio che sia, ogni donna vola in vacanza nella zona più infantile, scorretta e amorale di se stessa, vivendo minuti di impareggiabile goduria lussuriosa e sfrenata. E mentre lo fa, spera caldamente che il piacere non si interrompa mai, sogna un terzo, un quarto e addirittura un quinto sequel, certa di comprare fra qualche mese anche i dvd, che si aggiungeranno al cofanetto delle 6 stagioni e ritrovarsi sul divano di casa a vederli, rivederli e rivederlo ancora, senza mai stancarsi veramente. Pensate ancora che le due ore e quindici minuti siano un sequestro di persona? E non venite nemmeno a raccontarci che filetto di platessa e zucchine lesse sono più appetitose di un doppio cheeseburger Royal Deluxe.





