Che vuol dire normale?

Piovono mucche di Luca Vendruscolo: tra humour e dramma, viaggio nel pianeta poco conosciuto dell’handicap e dell’obiezione di coscienza
di Raffaella Borgese
L’allegato di febbraio a Filmaker’s magazine è Piovono mucche di Luca Vendruscolo, film italiano, indipendente, prodotto dalla Pablo di Gianluca Arcopinto nel 2003. Sacrificato in sala ma salutato come uno dei migliori esordi (la sceneggiatura aveva vinto il Premio Solinas) degli ultimi anni dalla critica e dal pubblico che ebbe la fortuna di vederlo.
Per chi quella fortuna non l’ha avuta a suo tempo, ecco finalmente il Dvd di questa originale tragicommedia che ha come protagonisti portatori di handicap e obiettori di coscienza assegnati alla Comunità di Ismaele per svolgere il servizio civile. Tra i primi Franco, un ex-camionista burbero ma buono colpito da una terribile malattia e Renato, un criminale reso tetraplegico da un incidente. Tra i secondi Matteo, che vive prima il rifiuto e poi la completa identificazione con il gruppo. In mezzo Flora, cinica responsabile degli obiettori, costretta su di una carrozzina, bravissima a scoprire i più piccoli sotterfugi dei ragazzi e Rodovalerio, vicepresidente della Comunità, sbrigativo e pragmatico, il cui unico interesse è far tornare i conti a fine mese. Un anno di difficoltà e di risate, di fughe in pulmino e prove di immaturità, fino a quando arriva il tanto agognato ultimo giorno del servizio civile: finalmente gli obiettori sono liberi di andare via, ma qualcosa gli manca.
Il film di Vendruscolo racconta uno spaccato sempre più comune ai giovani italiani. Un’esperienza scelta a volte per convinzione, a volte solo per evitare il servizio militare e “imboscarsi”. Ad alcuni toccano biblioteche e musei, ad altri le comunità di disabili. Nel mondo degli “anormali” occorre del tempo per prendere confidenza con le persone ed il posto e la stessa cosa accade allo spettatore vedendo il film: all’inizio questo mondo sembra triste e basta; poi, man mano che si conoscono i protagonisti, ci si affeziona loro e si impara perfino a divertirsi. Grazie anche al regista, che adotta un linguaggio semplice ed essenziale, mescolando con maestria umorismo e dramma, proprio come capita nella vita reale di queste persone. Che non sono cattive ma neanche buone in modo manicheo, semplicemente sono “persone” e come tali vanno trattate.
Vendruscolo confessa che il suo sogno è che le persone credano veramente a ciò che cerca di raccontare con questo film: che l’esperienza degli obiettori, anche solo per un periodo limitato, ti insegna a vivere. E che sempre più giovani siano indotti a sperimentarla.


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