Biutiful

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Un duro noir metropolitano nel sottobosco di Barcelona. Ma il nuovo Inarritu non convince

di Giacomo Visco Comandini
gviscocomandini@yahoo.it

Dimenticatevi le strutture a incastri altmaniane o i viaggi esotici intorno al mondo. Nel nuovo Inarritu si riga dritto, seguendo una linea narrativa e un solo personaggio. Il protagonista assoluto di Biutiful è Javier Bardem, presente praticamente in tutte le scene del film, nei panni di un ex drogato che vive di traffici nel sottobosco di Barcelona, il quartiere di Santa Coloma, un ritrovo di poveracci e immigrati. Lui si prende cura di tutti, è un sensitivo (sente le voci dei morti), sua moglie  è una prostituta bipolare, e neanche a farlo apposto, ha anche la custodia di due figli. Un quadro di ordinaria disperazione che risucchia tutti i protagonisti, dal quale tenterà di ribellarsi.
Il regista messicano se ne era andato dalla Croisette con un premio alla regia per il suo Babel, e ritorna, purtroppo, con un film che non convince. Troppo caricato, troppo sofferto. Un noir metropolitano che non emoziona. Il tutto orchestrato con il compasso ed il rischio, come puntualmente avviene, è quello di scivolare nel melodramma.
Senza il braccio destro della penna di Arriaga (i due si sono separati per problemi di credits), la scrittura del film ne risente, incapace di affondare nei sentimenti e nelle psicologie dei personaggi. Peccato perché Inarritu era la carta sulla quale molti avevano puntato per la Palma d’Oro. Sempre che Burton, presidente di giuria, non gli dia una mano.

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