Cannes: così lontano, così vicino
Direttamente dalla Croisette, Robin Hood e Draquila fanno il pieno al botteghino. Ma per gli altri titoli in concorso bisognerà aspettare ottobre…
di Sandra Capitano
sandracapitano@gmail.com
Cannes. Cose-buone-dal-mondo. Vetrina mediatica d’imponente richiamo internazionale, il festival del cinema più famoso, glamour e snob al mondo è un po’ come la Kraft: un marchio in grado di rassicurare il pubblico sulla qualità del prodotto internazionale selezionato. A tratti formaggio Galbani (Vuol-dire-fiducia), a tratti lavatrice Rowenta (Per-chi-non-si- accontenta), Le Festival International du Film (chiamato così fino al 1992) è per i cinefile senz’altro come la Nutella: che-mondo-sarebbe-senza. Sinonimo di autorialità delle opere, moltiplicatore esponenziale di notorietà, fama e promozione, Cannes rappresenta però anche una garanzia di ottime performance d’incasso sia per i produttori che per i distributori di tutto il mondo.
Alla Universal è bastato infatti trascinare sul red carpet un appesantito Russel Crowe e una splendida Cate Blanchett in tailleur Armani, per riuscire a somministrare l’adeguata allure a Robin Hood, l’ultimo film di Ridley Scott, al primo posto in tutte le classifiche europee quest’ultimo week-end. Uscito in contemporanea mondiale, la pellicola d’apertura di questa 63a edizione della kermesse francese, in Italia ha incassato ben 5 milioni di euro, furoreggiando tra le platee di cinefile e non solo.
Medesimo impatto sembra aver acquisito Sabrina Guzzanti, protagonista mercoledì scorso del Montée des Marches insieme ad una piccola pattuglia di cinquanta persone, tutte orgogliose di presentare al mondo intero Draquila – L’Italia che trema. Distribuito due settimane fa nelle nostre sale con un risultato di botteghino non esaltante (260.000 euro in 3 giorni), il polemizzato, applaudito, boicottato docu-film ha raddoppiato la sua perfomance (+46%) proprio all’indomani della proiezione sulla Croisette, realizzando così la seconda media per sala più alta di tutta la classifica weekend (900.000 mila euro ad oggi).
La dinamica non è affatto nuova. In concorso a Cannes lo scorso anno, Vincere di Marco Bellocchio aveva incassato più di 2 milioni di euro grazie ad un’uscita strategica in contemporanea con la kermesse (20 Maggio 2009). Apprezzabile l’esito anche di Antichrist, nelle sale italiane sempre a maggio e che realizzava addirittura lo stesso risultato al botteghino (500.000 euro) del vincitore della Palma d’oro 2009, Il nastro bianco di Micheal Haneke, erroneamente distribuito in sala parecchi mesi dopo (30 ottobre 2009). Ottimi anche i risultati raggiunti da Gomorra (10 milioni di euro) e da Il divo (5 milioni), entrambi in concorso nell’edizione del 2008 arrivati in sala con una visibilità talmente elevata da riuscire a trascinare al cinema anche quel pubblico italiano più ostico o meno abituato alle opere d’autore. Lo stesso non è purtroppo accaduto con film come La classe (vincitore della Palma d’oro nel 2008), Valzer con Bashir (in concorso nel 2008) o Il mio amico Eric, distribuiti con tempistiche rallentate rispetto a quelle della kermesse e dunque circoscritti alla solita cerchia di intenditori. Ma pare che tra gli addetti ai lavori, solo pochi siano in grado di capire quanto formativo (e lucrativo) possa essere un migliore sfruttamento di Cannes quale vetrina promozionale per far conoscere anche al grande pubblico i capolavori della cinematografia attuale.
Senza disperarci troppo, armiamoci ancora di tanta pazienza e aspettiamo ottobre, mese in cui anche noi che il red carpet non l’abbiamo calpestato, potremo intravedere nelle nostre sale You Will Meet A Tall Dark Stranger, Biutiful, Another Year, Wall Street – Money Never Sleep e tutti gli altri. Vi sembra troppo?
O così, o Pomì.

