Wall Street – Il denaro non dorme mai

Gordon Gekko torna nel mondo della finanza. Il sequel del film di Stone del 1987 funziona, soprattutto per le interpretazioni
di Giacomo Visco Comandini
gviscocomandini@yahoo.it
Tra i personaggi di Michael Douglas, Gordon Gekko è quello rimasto maggiormente impresso nella memoria collettiva cinematografica: sigaro cubano, chioma brillantinata all’indietro, e una parlantina senza tregua. Se venti anni fa era lui lo scarface di Wall Street, oggi i suoi traffici illeciti appaiono spiccioli di fronte al crack della borsa del 2008. E le banche, da vittime si sono trasformate in speculatori. Quale migliore occasione, ha pensato di Stone, di far tornare sulle scene un suo character amatissimo, sia dal pubblico che dalla stessa finanza, quasi una sorta di Hannibal Lecter del denaro.
Un assist glielo ha fornito Russel Crowe, che da buon samaritano, dichiara che «il suo Robin Hood,oggi, tirerebbe le frecce a Wall Street». Detto fatto, è stato accontentato due giorni dopo con lo sbarco sulla Croisette dello “squalo” della finanza. Tuttavia le frecce più avvelenate sono state scagliate dalle armate dei critici, che impietosamente hanno bocciato il film. Giudizio indecoroso, secondo noi.
La sinossi è quella delle più banali: dopo quindici anni di prigione, Gekko esce di prigione. Abbandona il mondo della finanza e si mette a scrivere libri. Il suo scudiero diventa Jacob Moore (Shia Labeouf), un giovane rampante arrivista che vuole vendicare la morte del suo datore di lavoro, costretto al suicidio da oscure transazioni finanziarie. Piccolo particolare: Jacob sta per sposare la figlia di Gekko.
Sembra la fotocopia del primo film, eppure questo Wall Street si lascia godere tranquillamente pe due ore e venti, a patto che non cerchiate una lettura politica della crisi americana. Sedetevi in poltrona, ascoltate le musiche (bellissime, di Craig Armstrong) e godetevi le interpretazioni: Michael Douglas funziona nei panni (credibili) di un loser senza ormai più nulla da perdere; Shia Labeouf fa sempre un lavoro sempre sopra la sufficienza. Ma a rubare la scena però ci pensano i due villain ovvero Josh Brolin (preso per i capelli dai fratelli Cohen, ormai non sbaglia più un film), ma sopratttutto Eli Wallach. A novantacinque anni suonati, interpreta un grande vecchio della finanza, capace in appena tre battute di catturare lo spettatore. Ed è lui il simbolo della finanza moderna: non lo senti, non lo vedi, ma è sempre lì, vigile come un avvoltoio e crudele come uno squalo. Il film vale solo per lui. Guardatelo in originale, mi raccomando.






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