Another Year

In concorso Mike Leigh dipinge la quotidianità della borghesia inglese. Il primo candidato al Leone d’Or è lui…
di Giacomo Visco Comandini
gviscocomandini@yahoo.it
Avete presente, quando siete a cena con i vostri genitori, e a un certo punto comincia a parlare l’amica zitella della madre che inizia a raccontarvi di tutto, dai giri sotto il palazzo con il suo cagnolino, voi con uno sguardo misto di passione e pietà, cercate l’approvazione dei commensali della sua folle logorrea? Ecco, questi sono i caratteri della protagonista di Another Year, il ritorno al cinema di Mike Leigh, che qualcuno ha definito “il pittore della vita borghese”, con i suoi protagonisti, i loro intrecci, i loro problemi della vita quotidiana. Se due anni fa con Happy Go Lucky il suo cinema aveva virato su una vis comica sorprendente, narrando le vicende della folle matta trentenne Lucky, anche questa volta la protagonista è un personaggio borderline è Mary, una bella cinquantenne, con il fegato a pezzi dall’alcol e con una vita sentimentale disastrosa. L’esatto opposto della sua amica Gerri che con il marito Tom (il bravo Jim Broadband) vive una felice vita da coppia matura e appagata, in una bella casa.
Leigh, allora, si diverte a dipingere le vite dei suoi personaggi in un quadro scandito da quattro stagioni (primavera, estate, autunno, inverno). Da una parte i loser, gli infelici e gli egoisti (proprio come Mary), dall’altra la coppia Tom e Gerri, non un fumetto, ma una coppia che va avanti, non più con la forza non della passione ma della solidità di una vita trascorsa assieme.
Chissà quanto c’è di autobiografico nei due personaggi, eppure il pacioccoso Leigh sembra fermarsi un attimo e fare una dichiarazione d’amore alla moglie. Lo fa, come suo solito, senza urlate o sceneggiate, quasi chiedendo il permesso, filmando con garbo la vita di persone “normali ma sempre affascinanti”. E i momenti chiave sono quelli che riteniamo meno importanti: le chiacchere e i sorrisi davanti a una tazza di tè oppure mentre si sta cucinando un sugo all’arrabbiata. E così, un altro anno è trascorso, felicemente. E non è poco.

