Adam
Nell’opera di Max Mayer, anche i mondi lontani si incontrano, perché l’amore basta all’amore, almeno per un po’
di Dafne Foderà
dafne.fodera@libero.it
«Così ho trascorso la mia vita solo, senza nessuno cui poter parlare, fino a sei anni fa quando ebbi un incidente col mio aeroplano, nel deserto del Sahara. Qualche cosa si era rotta nel motore, e siccome non avevo con me né un meccanico, né dei passeggeri, mi accinsi da solo a cercare di riparare il guasto. Era una questione di vita o di morte, perché avevo acqua da bere soltanto per una settimana. La prima notte dormii sulla sabbia, a mille miglia da qualsiasi abitazione umana. Ero più isolato che un marinaio abbandonato in mezzo all’oceano, su una zattera, dopo un naufragio. Potete immaginare il mio stupore di essere svegliato all’alba da una strana vocetta: “Mi disegni, per favore, una pecora?”». La vocetta è del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. La voce narrante è del pilota. Due solitudini che si incontrano, nell’immenso universo.
Adam, opera sentimentale del regista Max Mayer, racconta due modi di essere estranei, due mondi che non si comprendono, di due esseri umani troppo piccoli per la vita.
Adam è un genio, un fragile genio. Adam ha la sindrome di Asperger, disturbo della personalità che limita le relazioni sociali. «Io non so cosa pensano gli altri. Ho imparato a chiederlo», rivela a Beth, la ragazza che si è trasferita nel suo stesso palazzo.
Beth scrive libri per bambini e insegna in una scuola. Beth è innamorata di suo padre, del quale si fida ciecamente, finché il suo mondo non comincia a sgretolarsi. Finché non scopre la verità. Ma Beth è un essere umano e mente anche lei, come tutti. Adam, invece, è un puro. Non è che non voglia mentire, non ci riesce, non può. Ha quattro spine da niente, per proteggersi dal mondo.
Adam ha una passione, il cielo e le costellazioni, l’universo infinito e ciò che non conosceremo mai. Beth ha bisogno di essere amata e si ritrova, invece, ad amare.
Adam, però, non vuole nulla in cambio. Vuole solo essere normale. Studia a memoria le regole di comportamento. Per lui ogni giorno è un giorno in cui ricominciare da capo. Ogni giorno la sua mappa mentale viene riprogrammata e ogni volta qualcosa sfugge. Come quando scopre che Beth ha mentito e non può sopportarlo.
Adam e Beth sono solo due anime che si sono incontrate in un istante dell’esistenza, due convergenze parallele. Non vivono nello stesso universo. E, così, alla fine, dovranno separarsi. Perché l’amore ha attraversato il loro cammino solo per poco. Lui dovrà ricominciare a costruire la sua vita. Lei dovrà decidere il suo futuro, da sola.
«E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così, per il piacere … E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu dirai: “Sì, le stelle mi fanno sempre ridere!” e ti crederanno pazzo». Dice Antoine de Saint-Exupéry.
Perché Beth, per Adam, ci sarà sempre. Attraverso il suo ultimo dono, il libro che scrive per lui e che riuscirà a finire. Poiché l’amore basta all’amore.





