Draquila
Nel film denuncia di Sabina Guzzanti in arrivo a Cannes, la tragedia del terremoto abruzzese e lo scandalo della gestione delle emergenze nel Paese di Berlusconi
di Elisa Fontana
lizard_of_eldar@hotmail.com
Già in Viva Zapatero la Guzzanti l’aveva detto: in un paese in cui i giornalisti, per paura o per ostracismo, per indolenza o per convinzione, abdicano al loro ruolo, il comico deve iniziare a fare informazione. Così Sabina abbandona temporaneamente la satira e si dedica all’inchiesta, portando in campo numeri, prove e testimonianze per raccontarci speculazioni e altri orrori da regime che hanno avuto origine dall’emergenza del terremoto in Abruzzo.
Se già nel suo precedente lavoro emergeva uno scenario italiano allarmante, in Draquila la realtà nazionale non fa che agghiacciare sempre più. Sabina sparisce quasi dallo schermo e, rimanendo discretamente dietro la telecamera, documenta con precisione e ricchezza di dati le molteplici vergogne del governo Berlusconi, che si accumulano attorno al caso de L’Aquila formando un elenco infinito: mentre il premier si fa beffa delle leggi, emanando decreti che le modificano a suo uso e consumo, la funzione della Protezione Civile, sotto la guida di Bertolaso, viene totalmente stravolta; storicamente dedita alla gestione delle emergenze, l’organizzazione è ora trasformata in una specie di società per azioni a cui si affida, eliminando ogni concorso e in deroga a tutte le leggi, la gestione dei “grandi eventi” più disparati, dai mondiali di nuoto alle manifestazioni religiose; nelle tendopoli degli sfollati si va instaurando un regime di polizia nel quale la libertà di espressione è duramente messa alla prova; mentre il cuore della città, abbandonato alla distruzione, è costantemente controllato da militari che ne impediscono l’accesso, l’edilizia selvaggia del Presidente del Consiglio costruisce ovunque e comunque, speculando sulle nuove case a danno dei terremotati stessi. Nel frattempo, il suo monopolio televisivo si impegna a raccontare le verità che ritiene più opportune, per fare in modo che l’Italia continui ad amare il suo premier incondizionatamente.
Sabina scende in campo, si sporca le mani, fa domande scomode e soprattutto parla con la gente. E ci mostra un’Italia in cui la sinistra rimane in silenzio, costantemente assente e, mentre alcuni consapevoli cittadini provano a ribellarsi, la maggior parte di loro resta incantata dall’immagine che Berlusconi costruisce attraverso le sue televisioni, come già Videocracy ci aveva efficacemente mostrato.
Guardare un film di Sabina Guzzanti è sempre un’impresa difficile. Difficile perché ci mette davanti a verità che normalmente non affrontiamo, fatti che conosciamo ma spesso tendiamo a sottovalutare. Difficile perché ci fa realizzare la nostra cecità o il nostro disimpegno. L’abilità di Sabina è quella di delineare con passione, con intelligenza e con coraggio lo scenario politico nel quale ci troviamo e risvegliare in questo modo le nostre coscienze assopite. Sempre che queste vogliano essere risvegliate; per tanti sarà molto più facile risolvere tutto con l’ennesima accusa di faziosità.






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