Alain Resnais, elogio della follia

Alain Resnais racconta a Filmaker’s come nascono i suoi film, selvaggi e forti come erbacce tra i ciottoli grigi della città
di Barbara Zorzoli
barbara.zorzoli@inwind.it
A 87 primavere, il cineasta francese Alain Resnais realizza Gli amori folli (ispirato al romanzo L’incident di Christian Gailly), storia di una passione irragionevole, spuntata come l’erba sull’asfalto (a cui si riferisce il titolo originale). È tutto un rincorrersi tra Marguerite (Sabine Azema), dentista con la passione per il volo a cui viene rubata la borsa, e Georges (André Dussolier), uomo sposato che le ritrova il portafoglio e si innamora di lei dalle foto dei documenti. «Non ho un metodo, giro un film come viene».
Allora le sue riprese devono essere avventurose…
«Lo è di più la preparazione: non so mai se perderò 5 o 6 Kg! Ma mi rimpolpo in fretta, con il primo ciak l’ansia sparisce».
Come mai ha deciso di partire da un romanzo di Christian Gailly?
«È colpa della radio».
Sarebbe?
«Per caso ho ascoltato in un programma radiofonico su France Culture e Christian Gailly era l’ospite. Mi ha colpito la sua voce affascinante e ironica. Allora ho letto i suoi romanzi e ho trovato la sua scrittura musicale; i suoi dialoghi sono assoli o duetti che aspettano solo di essere recitati».
Perché ha intitolato il film Les Herbes Folles (NdR: letteralmente “le erbe folli”, mutato in italiano ne Gli amori folli)?
«Perché rappresenta bene queste due persone che seguono impulsi irragionevoli, come quei semi che germogliano dove nessuno si aspetta, tra le crepe dell’asfalto o tra le rocce. Siamo tutti erbacce che crescono tra i ciottoli grigi della città».
Anche lei?
«Io? Sì, lo sono! Lascio crescere i miei film come erbe folli e vedo cosa succede».





