Girl Power

Il corpo delle donneMentre Il corpo delle donne di Lorella Zanardo diventa un libro, al cinema trionfano figure femminili anticonformiste, dall’Ipazia di Amenábar alla Nanà-Buy di Nina Di Mayo

di Sandra Capitano
sandracapitano@gmail.com

Sono le donne belle e colte le eroine dell’ultimo week-end al botteghino. Se la temeraria filosofa Ipazia (Rachel Weisz) di Amenábar conquista il terzo posto della classifica weekend, con un incasso di 650.000 euro in 250 sale, l’amabile libraia Nanà di Matrimoni e altri disastri (interpretata dall’irrefrenabile Buy e diretta da Nina di Majo), incassa addirittura un milione e mezzo di euro (2°, in 300 sale), sorpassando per media sala anche Scontro tra Titani in 3d (1°, con 5 milioni e mezzo ad oggi). Sebbene si sia riscontrato un notevole calo in affluenza cinematografica rispetto allo stesso weekend di Aprile dello scorso anno (-8%), interessante appare la predilezione registrata dagli italiani per i film con protagonista il gentil sesso. E che gentil sesso.

Nello stesso fine settimana d’uscita nelle librerie de Il corpo delle donne,  libro-denuncia di Lorella Zanardo sulla condizione della donna nel piccolo schermo (tratto dall’omonimo documentario cult uscito nel 2007), questa casuale coincidenza appare quanto mai avvincente. Laddove la Zanardo, riallacciandosi a Popper e Debord, segnala la riduzione della donna a mero oggetto di abbellimento, zittito e umiliato in decine di programmi di intrattenimento televisivo, il cinema esige di portare sul grande schermo figure storiche come  quella della matematica e astronoma Ipazia o donne semplici dei nostri giorni, che rifiutano la chirurgia e i compromessi sociali, come la quarantenne Nanà. Contrapposte e radicalmente differenti per età, periodo storico, congiunture di vita, e più che mai per il loro destino, le due protagoniste sono accomunate dalla stessa tenacia nel lottare in difesa dei propri ideali.
Dove l’instancabile Buy da vita a una Bridjet Jones nostrana, frutto dei tempi moderni, dell’era di Apple, delle cene combinate, dei parenti serpenti, sostenitrice di Emergency, del mercato equo solidale e sensibile alla cultura e alla poesia (si commuove con A Silvia di Leopardi), Ipazia, filosofa di millesettecento anni fa, lotta contro il maschilismo, la morte della cultura, il fanatismo violento.
E se Matrimoni e altri disastri è stato confezionato come una (per nulla) divertente commedia italiana, dal titolo furbo e gli attori di sicuro richiamo (Volo, Littizzetto) e Agorà proposto come il film della polemica alla Chiesa e al cristianesimo, entrambi sono in realtà una dedica sincera alla saggezza delle donne.
Dove Ipazia è la protagonista, il maschio è l’antagonista della storia, quello che risolve i problemi con la violenza, che desidera la morte della cultura, che prende d’assalto l’architettura, vandalizzando le statue e dando fuoco ai libri della collezione. Ipazia si oppone con la sua caparbietà e l’ossessione per gli studi, fino a ritrovarsi sola contro la legge del linciaggio e del più forte, in una città terrorizzante.
È all’interno della diatriba moderna, tutta italiana, dell’intellettualismoRadicalChic contro il beceroSottoculturalismoLegistaContaSoloLa Grana, che procede invece la Nanà-Buy. Mettendosi in discussione dinnanzi alla crudele aspettativa sociale e familiare di una realizzazione professionale e personale ad ogni costo («Secondo voi io non valgo niente, visto che non ho un uomo e guadagno anche poco»), Nanà con forza persevera i suoi valori, nonostante la solitudine. Soffre, piange, urla, ma senza mai arrendersi o scendere a compromessi.
Ed è proprio così facendo che, alla fine, saranno gli altri a muoversi intorno a lei e non il contrario.

Per quanto totalmente differenti e sicuramente lontani dal poter essere definiti dei masterpiece, Agorà e Matrimoni e altri disastri dovrebbero essere visti.
Senza velleità neofemministe o discussioni su schematismi vecchi e nuovi, crediamo davvero che lungometraggi come questi rassicurino e delizino maggiormente dei corpi e delle labbra deformi di Celebrity bisturi o dei soft-porno delle buone bomeniche e dei mezzogiorni in famiglia.  Evadiamo da questo orrore allora e corriamo al cinema.

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