Jamestown: l’amore ai tempi dell’apocalisse

JamestownNella migliore tradizione del racconto post-apocalittico, l’autore americano Matthew Sharpe racconta la storia di Pochaontas in un romanzo commovente, feroce e surreale, che è una parodia dei nostri giorni

di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com

Se avete visto Avatar di James Cameron, e probabilmente lo avete visto, vi consiglierei di buttare un occhio a Jamestown (Edizioni BD) di Matthew Sharpe. Le analogie fra i due ci sono, anche se a prima vista sembrano non esserci contatti tra le due opere. Intanto Avatar è un film ad alto budget pieno di effetti tanto speciali da far lasciare gli occhi sugli occhiali 3D dopo che ve li siete tolti; poi c’è che è un film pieno d’azione ambientato su un altro pianeta. In questo romanzo, Jamestown, non ci sono effetti speciali ma un puro continuo corto circuito narrativo, un libro che fa piegare in due dalle risate come se i ruoli di Steven Seagal l’interpretasse l’immenso John Belushi.

Scusa e le analogie? direte voi. Bè, la storia è la stessa: quella di Pochaontas. Perché Avatar si rifà alla storia della intrepida e coraggiosa principessa nativa americana che difese il suo popolo e la sua terra dalla minaccia predatoria del perfido uomo bianco. Ecco, Matthew Sharpe racconta quella storia in un’America non tanto lontana nel futuro devastata dalla contaminazione e dalla fine del Mondo. All’interno di questo paesaggio immobile e grigio, un gruppo di cinquanta uomini a bordo di un autobus blindato viene spedito da Manhattan in Virginia a verificare la possibilità di stabilirvi una colonia da dove ripartire alla conquista di praterie ormai sgombre dalla presenza umana. Nome della colonia da costruire: Jamestown, come il primo avamposto inglese nel Nord America.
Storia nota, la bella principessa si innamora del colono John Rolfe e insieme cercano di costruire una convivenza pacifica fra i due popoli. Ma in questo romanzo la storia è narrata nei particolari.

In Jamestown John Rolfe è un povero sfigato, un po’ intimorito dai suoi compagni di viaggio — e ne ha ben donde — Pochaontas è un po’ bruttina, sfacciata e dai pruriti sessuali in subbuglio. Insomma, non è la solita storia di cowboy e indiani, anche se qui se le danno di santa ragione con mitra automatici e frecce vecchio stile. Il povero John Rolfe e la sua compagnia fanno un viaggio surreale accerchiati da cannibali e lepri mutanti che staccano le orecchie a morsi per giungere nel luogo tanto agognato solo per ritrovarsi accerchiati da indiani leggermente scontrosi, per usare un eufemismo.

Scritto in forma di diario che offre il punto di vista dei singoli personaggi, il romanzo di Matthew Sharpe racconta la storia di un amore impossibile durante il tentativo di colonizzazione, ma l’autore avrebbe potuto farlo anche con Romeo e Giulietta, tanto sempre la stessa storia sarebbe stata, e allo stesso tempo racconta tutte le disfunzioni del vivere quotidiano dei nostri giorni non risparmiando niente, una narrazione senza tregua.
Richiamando la migliore tradizione del racconto post-apocalittico, Jamestown è un romanzo surreale, commovente e feroce, da cui dovrebbero fare un film che forse non sarà in 3D, ma diamine, ci sarebbe da divertirsi.
Buona lettura.

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